Monthly Archives: giugno 2006

COMMENTI

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REFERENDUM COSTITUZIONALE: VOTARE SI O VOTARE NO! MA DI COSA SI TRATTA?


Il 25 e il 26 giugno italiani al voto per il referendum confermativo della legge di modifica della II Parte della Costituzione. Tale consultazione deciderà se la modifica introdotta dalla legge sulla “Devolution e premierato forte” potrà entrare in vigore.

Le modifiche più rilevanti apportate da questa legge sono:

1. la riduzione del numero dei deputati dagli attuali 630 ai 518, nonché la riduzione degli anni necessari per l’elezione a deputato: dagli attuali 25 ai 21.
2. l’introduzione della nozione di Senato federale composto da 252 senatori: 63 senatori in meno di quelli attuali e anche un senatore in meno per regione, nonché l’abbassamento dell’età di eleggibilità a senatore da 40 attualmente previsti a 25.

3. Anche l’età per essere eletto Presidente della Repubblica si abbasserà da 50 a 40; Egli terminato il suo mandato non diviene più”senatore” ma “deputato a vita” e non potrà nominare più di 3 deputati di diritto.
4. IL Presidente della Repubblica potrà sciogliere le Camere:
– su richiesta del Primo Ministro;
– in caso di morte, impedimento permanente e dimissioni del Presidente del Consiglio;
– nel caso in cui il Governo non ottiene la fiducia nei primi dieci giorni dalla sua formazione come previsto costituzionalmente.
Egli non potrà più nominare e revocare i Ministri: tale ruolo, infatti, spetterà al Presidente del Consiglio.

Formazioni delle leggi:

Oggi vige il bicameralismo perfetto, che disegna due Camere strutturalmente molto simili e dotate dello stesso potere: questo comporta che ogni legge deve essere approvata nello stesso testo da entrambe le Camere prima di essere promulgata.

La riforma costituzionale disegna ugualmente due Camere ma ciascuna avente un potere differente:
1. la Camera dei deputati esamina i disegni di legge concernenti le materie di potestà esclusiva dello Stato;
2. il Senato Federale della Repubblica esamina i disegni di legge concernenti la determinazione dei principi fondamentali nelle materie di legislazione concorrente tra Stato e Regione.

Il pregio di questa riforma e che si vuole eliminare il bicameralismo perfetto evitando che ogni disegno di legge faccia avanti e indietro tra le due Camere numerose volte per la mancata approvazione di un solo articolo o emendamento comportando questo un dispendio di tempo e denaro. Tuttavia il lato negativo è rappresentato dal fatto che potrebbero sorgere dei contenziosi circa la competenza legislativa tra le due Camere, che dovrebbero essere risolti dai Presidenti delle due Camere o da un comitato composto da quattro senatori e quattro deputati la cui decisione è insindacabile.

Questa legge potrà essere promulgata solo se otterrà il maggior numero di voti validi; in caso contrario, il risultato negativo viene promulgato sulla Gazzetta U fficiale.

Maria Teresa Fiore

Il Grande Fratello;


Dalla paura della dittatura
al voyerismo

A cosa pensate se leggete o sentite dire Grande Fratello?
Non tutti, per fortuna e per amor di varietà di gusti, sono attualmente sotto la morsa dei reality, e soprattutto del pioniere di questo modo di far tv in Italia.

Tuttavia se si usa l’espressione “Grande Fratello”, il processo mentale che ci accomuna è quello che ci riporta alla casa di specchi con le telecamere che ti spiano 24 ore su 24. Identifichiamo alcuni personaggi non più con il loro cognome ma con il genitivo “del Grande Fratello” (Vedi Rocco del Grande Fratello, Marina del Grande Fratello e via dicendo).
Non intendiamo cambiare i meccanismi mentali di nessuno, ma forse, di tanto in tanto è doveroso quanto meno sapere da cosa provengono le cose che sono continuamente sulla nostra bocca.
Il format è nato in Olanda, col nome di Loft Stories ossia, storie d’appartamento. È stato poi comperato dall’Inghilterra che lo ha intitolato Big Brother. Da qui il nome da noi adottato, Grande Fratello.
Ma perché Grande Fratello? Chi è il Grande Fratello?


Nel 1948 l’artista Inglese George Orwell scrive un romanzo dal titolo 1984. Il romanzo ipotizza un futuro dominato da una dittatura mediatica in cui i sudditi vivono costantemente sotto il controllo delle telecamere. Dietro ad esse vi è l’equipe governativa che tiene d’occhio le ore di sonno, uguali per tutti, e il risveglio, accompagnato per tutti dall’immagine su un maxi schermo di un gerarca che costringe a fare dei salubri esercizi prima di andare al lavoro.
Un mondo in cui tutto è controllato, persino le emozioni; non si può né amare né odiare perché i meccanismi dei sentimenti sono nocivi alla produzione sul lavoro, le pulsioni portano a riflettere, la riflessione rappresenta un pericolo per chi governa.
Il meccanismo dittatoriale è presentato nel libro in tutto il suo subdolo potere. Una lobotomia sociale che si ripete ogni giorno, porta all’indifferenza verso tutto ciò che non è il dittatore, manovratore di tutto, il grande fratello.
Dunque, è bene sapere, che ciò che è diventato parte del nostro linguaggio comune, era in origine, la personificazione dell’incubo di una generazione di intellettuali. Una generazione che temeva non solo la dittatura ma anche e soprattutto l’appiattimento del pensiero e dei modelli da seguire, la strumentalizzazione del progresso nelle mani del potere e la perdita del pensiero critico come arma degli individui.
Ciò che per noi diviene sinonimo di voyerismo era in origine la paura di una nuova dittatura, più subdola perché insita, silenziosamente, nella quotidianetà delle persone. Tanto che la gente stessa credeva di non poterne fare a meno perché quel sistema era la verità unica e inconfutabile.

Frequenti nel romanzo sono i richiami alla frase «Il grande Fratello ti guarda». Tutt’altro che rassicurante o divertente, il romanzo di Orwell manifesta la paura di un futuro dominato da uno schermo onnipresente che ci dice come amare, come odiare, come tenerci in forma, come essere sempre iper produttivi, convincendoci che sia quella la cosa giusta, il nostro bene. In realtà, il meccanismo che Orwell dipinge, è solo il mezzo utilizzato per gli interessi della società politica e produttiva, del grande fratello, che ci guarda. Anche quando fingiamo di non saperlo.

Sabrina Barbante

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George Orwell
Nasce nel Bengala, da famiglia scozzese, nel giugno del 1903, con il nome di Eric Arthur Blair.
La sua famiglia appartiene alla borghesia umile, denominata sahib sul territorio indiano, caratterizzata da finezza culturale ma scarsità di mezzi economici.
I suoi studi infantili, nel Sussex, sono duri e gli causano complessi di inferiorità nonostante la sua bravura. Ha tuttavia modo di dar prova del suo valore accademico durante il percorso formativo alla Public School di Eton.
Contrariamente alle aspettative non continua gli studi universitari, ma si arruola nel 1922 nell’Indian Imperial Police. Diviso tra il crescente disgusto per l’arroganza imperialista e la funzione repressiva imposta dal suo ruolo, si dimette dopo cinque anni.
Sperimenta la miseria dei quartieri umili di Londra e Parigi, per poi tornare in Inghilterra dove alterna la sua attività di romanziere e giornalista a quella di insegnante.
Partecipa alla Guerra Civile spagnola al fianco del partito di Unificazione Marxista, ma per lui come per molti suoi coetanei l’esperienza e la mancata unità dei gruppi di sinistra è fonte di forte disillusione. L’amarezza lo porta a scrivere Omaggio alla Catalogna (1938) diario-reportage drammatico e polemico.
Da qui in poi, ogni sua parola viene spesa contro il totalitarismo.
Come giornalista segue e documenta le fasi drammatiche della Seconda Guerra Mondiale in India, Francia e Germania.
Nel 1945 pubblica La fattoria degli animali, fiaba politico-satirica sulla prevaricazione delle classi dirigenti sul ceto operaio.
Nel 1948 vede la luce 1984, ultimo capolavoro del suo filone idealistico e “distopico”, come lui amava definirlo, contro i regimi totalitari.
La tubercolosi lo stronca nel 1950 in un ospedale di Londra.

“DUE DI DUE” DI ANDREA DE CARLO


Due di due è la storia di una generazione cresciuta a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, con le sue passioni, emozioni ed incertezze. Il titolo già suggerisce in qualche misura il focus su due personaggi principali: l’io narrante del romanzo è Mario, un adolescente dapprima un po’ introverso che fa la conoscenza di un suo coetaneo, Guido ,scontroso ed ombroso, dal temperamento estremamente affascinante. Il ragazzo avrà un ruolo fondamentale nella sua esistenza: con lui condividerà dapprima lo studio, poi la vita sociale, in seguito l’impegno politico. Milano fa da sfondo almeno alla prima parte del romanzo: la città viene percepita da entrambi i personaggi come ostile, priva di opportunità, quasi soffocante.
De Carlo descrive parallelamente le vite dei due ragazzi, come per far emergere una differenza: Guido è il ribelle, colui che rifiuta le regole, un vero e proprio bohémien; Mario, invece, pur seguendo l’amico, cerca una strada personale per arrivare all’affermazione della propria esistenza, costruendosi un mondo con le sue proprie mani. In Guido la sofferenza è palpabile, come un male di vivere flaubertiano, non c’è nessun luogo al quale egli senta di appartenere realmente, pertanto è continuamente in viaggio, un percorso dunque non solo fisico, ma soprattutto introspettivo.
Mario è ugualmente figlio di una generazione alla ricerca di ideali e conferme, ma le sue vicende personali, i momenti di incertezza sul futuro, vengono riconvertiti in una nuova linfa, che gli servirà per reinventarsi una vita. In realtà entrambi i personaggi sono le due facce di una stessa medaglia, ognuno di loro da solo è incompleto e si sente tale, perché è nell’altro che trova ciò che gli manca per dare un senso pieno alla sua esistenza. E’ un rapporto simbiotico, ma non eccessivo, sia l’uno che l’altro attraversano fasi in cui non si relazionano e continuano a vivere la propria realtà. Tuttavia l’esigenza del confronto è sempre presente e riemerge con forza in determinate circostanze del loro vissuto.
La cornice storica si inserisce con naturalezza nelle vicende dei personaggi, senza forzature: la storia pur avendo inizio negli anni settanta si conclude quasi ai giorni nostri. De Carlo riesce a mettere in relazione il tempo che scorre con la maturità che si avverte soprattutto in Mario, che traspare dai suoi discorsi più equilibrati, meno accesi ed impetuosi e da un’ottica che è ormai influenzata da un notevole vissuto. Guido, invece, viene cristallizzato in una dimensione atemporale, nella quale il suo animo rimane sempre giovane ed impetuoso.
Nell’introduzione al romanzo, l’autore afferma che ha incominciato a dedicarsi alla stesura parecchi anni addietro, ma poi il progetto dell’opera era stato accantonato. In seguito, tuttavia, ha avvertito l’esigenza di far vivere quei personaggi su carta e così è nato Due di due, un testo che ha appassionato e continua ad appassionare intere generazioni.

Chiara Liguori

Devolution: la legge della vergogna e dell’ingiustizia

La riforma costituzionale voluta dalla Lega assassina il mezzogiorno

MARSICONUOVO (PZ) – Con la modifica del titolo V della Costituzione, ancora una volta la destra palesa la propria volontà di compiere ingiustizia e di calpestare l’unitarietà dello stato e i diritti delle persone. Su iniziativa dell’ex ministro Umberto Bossi, il Parlamento ha approvato la riforma dello Stato Costituzionale in Stato Federale con un Senato, costituito da 252 membri, in rappresentanza non più degli interessi nazionali ma degli specifici interessi delle comunità locali.
Questa scellerata riforma si pone il fine ultimo di scardinare l’unitarietà della formazione scolastica, del diritto alla salute e di smembrare le forze di sicurezza creando una fantomatica polizia regionale.
Forze politiche che in passato hanno difeso strenuamente l’unità nazionale, hanno ceduto, chiudendo tutti e due gli occhi, alle pretese di un gruppo politico minoritario ma, altamente rappresentativo di una piccola parte del nostro paese; insomma si tratta di un scalpo tributato a Bossi dagli altri partiti della CdL per mantenere l’alleanza di governo per cinque anni.
Illustri personaggi del mondo della politica e della cultura, dal presidente Oscar Luigi Scalfaro ai premi Nobel come Rita Levi Montalcini e Renato Dulbecco, hanno espresso la loro più viva e allarmata preoccupazione in merito alla riforma costituzionale denominata “Devolution”.
Il timore manifestato da questi personaggi, e condivisibile da molti di noi che amano questo paese e che si riconoscono nel lavoro svolto dall’Assemblea Costituente alla fine seconda guerra mondiale, si riferisce al progetto federale secondo il quale, ciascuna regione può assumere, autonomamente, poteri esclusivi in materia di sanità, istruzione e sicurezza generando forti disomogeneità.
Forti critiche alla Devolution giungono anche dalla Cei (Conferenza Episcopale Italiana) la quale, chiede di porre la massima attenzione nel formare venti servizi sanitari diversi poichè non sono previsti meccanismi di perequazione.
Perchè, non è accettabile questa riforma? Perchè, in sostanza, i territori che ne hanno le risorse, ovvero le aree più forti del paese come la Lombardia e le regioni del Nord Est, decideranno di “fare da sé” in queste essenziali materie, uscendo dai sistemi nazionali sanitario e scolastico, e dotandosi di un proprio, ulteriore corpo di polizia che complicherebbe inevitabilmente il già difficile coordinamento tra le autorità e le forze che si occupano, in Italia, di sicurezza.
Lo stato, e non le singole regioni, deve avere competenza sulle linee generali della sanità e sulla distribuzione e conseguente efficacia e qualità dei servizi al cittadino, ne deve garantire la pari accessibilità ed equità alle cure.
Il progetto prevede anche che ciascuna Regione possa definire, attraverso una propria legge, la parte dei programmi scolastici e formativi di suo specifico interesse, con grave minaccia dell’autonomia scolastica e in definitiva della stessa coesione culturale del Paese.
Nel malaugurato caso in cui la legge sulla Devolution fosse approvata, saranno, inoltre, previste delle assunzioni regionali per insegnanti cosiddetti “d.o.c.” , ovvero nati e vissuti sullo stesso suolo nel quale sorge l’edificio scolastico, la situazione oltre che gravissima è paradossale.
Non si comprende inoltre il senso e la necessità della creazione di una ulteriore polizia locale, che andrebbe a sovrapporsi ai corpi già esistenti, senza portare alcun beneficio, in termini di maggiore sicurezza, per i cittadini. La strada indicata dalla devolution non va nella direzione del maggiore coordinamento delle forze di polizia sul territorio, da più parti auspicato.
In questo modo, si prospetta una frammentazione del sistema di tutela di fondamentali ed essenziali diritti dei cittadini, a danno delle regioni più disagiate e meno sviluppate tra le quali si pone in primo piano la Basilicata.
Questo non è federalismo, il federalismo valorizza le iniziative e le potenzialità locali in un quadro di solida garanzia dei diritti essenziali e di forte cooperazione tra tutti i livelli istituzionali, mentre qui, all’opposto, si lacerano le basi di unitarietà e di solidarietà su cui si fonda la nostra Costituzione.
Fortunatamente, come prevede la Costituzione, il testo potrà essere sottoposto a referendum, poiché non è stato approvato “nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti”.
Il referendum, che si terrà il 25 giugno, è importante per far capire che questa riforma della Costituzione è da respingere in blocco perchè non è federalismo ma secessione a danno del mezzogiorno.

Michele Rivelli

DEVOLUTION: UNO SGUARDO OGGETTIVO SUL REFERENDUM COSTITUZIONALE DEL 25/26 GIUGNO 2006

Il 25 e 26 giugno il popolo italiano sarà chiamato alle urne per lo svolgimento del referendum costituzionale avente ad oggetto la conferma o la bocciatura della legge di riforma organica del Titolo V della II parte della Costituzione. Questa consultazione popolare costituisce il secondo appuntamento degli italiani con il voto per un referendum confermativo, dopo quello del 7 ottobre 2001 sulla riforma del titolo V della Costituzione introdotta dalla legge Cost. n.3 del 2001

Ma di cosa si occupa il titolo V della costituzione?
Il titolo V della cost. disciplina il rapporto che intercorre tra lo Stato e gli enti locali, essendo la Repubblica costituita dai Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni e Stato (art.114). Ed è proprio in questa definizione che troviamo il primo elemento di riforma: in un sistema in cui è prevista la parità di rango dei predetti enti territoriali, la legge statale perde la posizione di prevalenza, cioè la potestà legislativa generale, che aveva nel precedente sistema legiferando esclusivamente nelle materie individuate dalla Costituzione; ed inoltre legge regionale e legge statale sono sottoposte agli stessi limiti: rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli dell’ordinamento comunitario e degli obblighi internazionali.

Qual è l’impatto di questa riforma nell’assetto costituzionale?
La nuova disciplina cost. ha profondamente mutato l’assetto dei rapporti tra Stato- Regione ed Enti locali realizzando un forte decentramento politico. La riforma piuttosto che delineare uno “Stato Federale”, basato sullo Stato centrale e i singoli Stati membri, ha disegnato una Repubblica delle autonomie, articolata su più livelli territoriali di governo, ciascuno dei quali dotati di autonomia politica (art.115), legislativa (117), amministrativa (118), e in chiave strumentale, autonomia finanziaria (119) costituzionalmente garantita.

Da dove nasce questa riforma?
Nell’originario sistema costituzonale operava il principio del “parallelismo delle funzioni”, per cui nelle materie di competenza legislativa delle regioni queste esercitavano anche le funzioni amministrative, mentre tutte le altre funzioni amministrative erano imputate allo Stato.
Con la riforma Bassanini si introdusse il principio secondo il quale alle Regioni e agli enti locali dovevano essere attribuite tutte le funzioni e i compiti amministrativi relativi alla cura ed alla promozione dello sviluppo delle rispettive comunità con l’eccezione di quei compiti e funzioni riservate espressamente dalla legge allo Stato. Sulla base di questo principio sono stati emanati alcuni decreti legislativi che hanno avviato un processo di riorganizzazione dello Stato in senso regionalista e autonomista. Questo processo, tuttavia, era avviato a “Costituzione invariata” e dunque vi potevano essere dei dubbi sulla legittimità o meno delle soluzioni attuate.
In questo modo, le forze politiche spostarono sul terreno della riforma costituzionale il processo di ristrutturazione dello Stato raggiungendo due obiettivi:
1. dare la copertura costituzionale delle riforme degli anni novanta;
2. superare l’insufficiente disciplina costituzionale sulla definizione dei rapporti tra Stato- Regioni ed Enti locali nella prospettiva della valorizzazione del ruolo delle Regioni.

Qual è il corpo centrale di questa riforma?
Punto centrale di questa riforma è la discussa DEVOLUTION: atto che realizza il trasferimento della titolarità di determinate funzioni da un soggetto ad un altro.
Il termine devolution è ormai di uso comune nel linguaggio giuridico (oltre che in quello politico e giornalistico). Nel governo Berlusconi insediatosi nel 2001, il leader leghista Bossi è Ministro delle riforme istituzionali e per la devolution. In tale veste egli ha presentato una proposta di modifica Costituzionale, approvata dal consiglio dei ministri il 13 dicembre 2001.

Il fulcro del progetto ruota intorno alla possibilità prevista per ciascuna Regione di attivare la propria competenza esclusiva nelle seguenti materie
• Assistenza e organizzazione sanitaria;
• Organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione;
• Definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico della Regione;
• Polizia locale.

A differenza dei referendum abrogrativi, la validità di questo referendum non sarà condizionata dal raggiungimento del quorum.

M. T. Fiore