CVD. Così alle scuole superiori e all’Università i professori di matematica erano soliti terminare la dimostrazione di un teorema “Come Volevasi Dimostrare”, in cinque anni di governo continuato (una legislatura intera senza interruzioni, come non accadeva oramai dai tempi della Prima Repubblica) e ne avessero fatta una giusta! Almeno questo è il pensiero che pervade gran parte della ex opposizione, divenuta maggioranza alle scorse Politiche 2006 per una incollatura (ed è questo il vero problema!).
Il nuovo Governo appena insediatosi ha immediatamente iniziato la sua tipica politica del disfattismo, del ri-azzeramento, dell’abrogazione, della ripartenza, sentenziando in altre parole: il Centro-Destra ha sbagliato su tutto, non ha mantenuto una ed una sola promessa, ecc… ma non vi preoccupate (Italiani) arriviamo noi, cancelliamo tutto e ripartiamo. Ripartenza: termine di recente introdotto nel gergo calcistico (infatti il WORD 2003 lo sottolinea in rosso, non ce l’ha nel vocabolario) che sostituisce l’ormai obsoleto “contropiede”. Ma come ben sanno gli appassionati di questo sport per una buona ripartenza servono centrocampisti generosi e dai piedi buoni e attaccanti veloci dotati di ottime capacità di finalizzazione. Ciò significa anche notevole sacrificio e dispendio di energie. La squadra di governo messa in piedi dal nuovo Presidente del Consiglio Romano Prodi ha già chiaramente dimostrato di essere pronta a sopportare i necessari sacrifici del caso: li abbiamo visti tutti come sono stati pronti ad azzannarsi per le poltrone, per le deleghe, gli incarichi. I vecchi “cagnolini” della politica hanno acchiappato l’osso e cercheranno di tenerselo stretto in nome del benessere nazionale!
Così dopo aver denigrato il precedente Governo su ogni atto da esso prodotto come la Legge Biagi, la Riforma Moratti, la Legge Fini-Bossi, ecc…ci ritroviamo con l’ennesimo proclama: No alla Riforma della Parte II della Costituzione Italiana che contiene il provvedimento descritto come “Devolution”, ossia la devoluzione dallo Stato alle Regioni di competenze e potestà legislative esclusive in talune materie come la Sanità, la Scuola e la Polizia amministrativa e locale.
Innumerevoli sono stati gli interventi della Sinistra per lo screditamento di questo provvedimento di revisione costituzionale, tacciando in talune circostanze il Centro-Destra delle più infime calunnie. Abbiamo sentito di tutto: è un provvedimento che porterà ad una netta spaccatura tra regioni ricche e regioni povere! Si accentueranno ancora di più i divari economici, sociali e culturali tra il Nord e il Sud! E’ in pericolo la stabilità stessa dello Stato! il Primo Ministro viene quasi descritto come un futuribile dittatore, il ruolo del Presidente della Repubblica è visto ridursi a quello di un “notaio” che attesta le “volontà” del Primo Ministro. Attentato! Si tratta di attentato! (alla Costituzione Italiana) – come soleva dire un noto comico di Zelig.
Menzogne!! Menzogne !! Menzogne !!
La verità è che adesso che il Centro-Sinistra è “riapparso” al governo vuole ripristinare il vecchiume burocratico e clientelare che ha demolito la “Prima Repubblica“ consolidando quei rapporti STATO>REGIONE>PROVINCIA>COMUNE>AMICI E COMPAGNI di “democristiana memoria” e che a loro sono tanto “cari”! Una prova è stata l’elezione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Persona stimabile e uomo di Stato degno di rappresentare la Nostra Repubblica. Ma hanno proposto solo lui! Come ci si poteva confrontare e dialogare sulla nomina del Capo dello Stato con un solo nome? Ah, si è vero avevano proposto inizialmente anche Massimo D’Alema, persona meno stimabile sicuramente, visto il benservito che aveva dato al Professore nell’ottobre del 1998 sguinzagliandogli dietro il “mastino” Bertinotti e dando luogo ad una delle legislature (la XIII dal 1996 al 2001) più “variopinte” dal ’46 a oggi.
Quel “papocchio“ di fine millennio, con Prodi, D’Alema I, D’Alema II e Amato è stato un ulteriore freno alla già grave situazione economica nazionale e mondiale in atto in quegli anni e esplosa con gli eventi del 2001. Nel momento in cui bisognava serrare le fila e tenere la situazione nazionale sotto il maggior controllo possibile, questi signori si alternavano al governo (girotondini! Mi spiace Moretti sei arrivato tardi, loro ci avevano già pensato!), non legittimati (tranne Prodi) da regolari elezioni e facendo aumentare oltremodo l’incertezza economica del Paese anche a breve termine. Sono sempre gli stessi attori che puntualmente si ripresentano sulla scena in un atto successivo e ci ripropongono le stesse litanie. No, grazie non vi crediamo più!!!!
Procedure legislative più dirette, semplici e snelle, emanate “ad hoc” in termini regionali e locali, tendono a costruire uno stato più forte e più sburocratizzato, ossia uno Stato più vicino ai cittadini. Un rapporto diretto e maggiormente coinvolgente dei cittadini con le istituzioni è sicuramente sinonimo di FIDUCIA e avvicinamento dei cittadini alle istituzioni stesse. L’ottenimento della fiducia del cittadino è la base a cui deve aspirare e da cui deve partire l’azione di qualsiasi forza di governo. Il Referendum confermativo del 25 e 26 Giugno prossimi chiama il popolo italiano ad una scelta che da molti è ritenuta fondamentale per la riforma, già in atto da tempo, in chiave federale e moderna delle istituzioni.
Alcuni dei punti salienti della riforma della Parte II della Costituzione possono essere riassunti come descritto di seguito:
• si mette ordine tra le competenze delle Regioni (organi locali) e quelle dello Stato (organi centrali).
• si mette fine al bicameralismo perfetto, razionalizzando e velocizzando la procedura di emanazione delle leggi e riducendo quindi i rallentamenti oggi posti all’azione di governo.
• con il premierato e le norme anti-ribaltone si conferma il potere dei cittadini di scegliere un leader, un programma, una coalizione, evitando le già menzionate vicissitudini del recente passato politico italiano. Con i maggiori poteri attribuiti al Primo Ministro (scioglimento delle camere, revoca dei ministri), la riforma rafforza la governabilità e il bipolarismo, togliendo potere alla partitocrazia.
• si riduce il numero dei parlamentari in modo significativo, riducendo al contempo tutta una serie di figure “professionali” collegate ad essi a più livelli.
• l’ampliamento del federalismo è la vera democrazia perché significa più autonomia e maggiore possibilità dei cittadini di controllare l’operato dei loro rappresentanti e dei loro amministratori.
• la clausola di supremazia, quella di essenzialità e la norma sull’interesse nazionale mettono al riparo dalle sperequazioni tra Regioni e garantiscono la effettiva unità della nazione. Infatti il Governo può impugnare una legge regionale, che ritenga pregiudichi l’interesse nazionale, davanti al Senato federale che rinvia la legge alla Regione per la rimozione della causa d’impugnazione. In caso negativo la legge viene sottoposta al Parlamento in seduta comune che a maggioranza assoluta, può proporre al Capo dello stato l’annullamento parziale o totale della legge.
• il federalismo fiscale introduce due concetti chiave:
- vengono fissati dei limiti per cui in nessun caso l’attribuzione dell’autonomia impositiva alle Regioni, alle Province, alle città metropolitane e ai Comuni può determinare un incremento della pressione fiscale complessiva.
- viene inserito il concetto di sussidiarietà fiscale, ossia il cittadino, su alcune spese come a esempio quelle di mantenimento dei figli, invece di pagare le tasse per richiedere poi il rimborso a livello regionale, può detrarle direttamente dalla dichiarazione dei redditi.
Per quanto riguarda in modo più specifico la “Devoluzione”, vengono assegnate alle Regioni materie che possono essere gestite al meglio dal punto di vista organizzativo e finanziario in termini locali:
• Sanità: Le Regioni avranno competenza legislativa esclusiva su assistenza sanitaria e organizzazione ospedaliera. Allo Stato spettano le norme generali sulla tutela della salute.
• Scuola: Le Regioni avranno competenza legislativa sull’organizzazione degli istituti scolastici e di formazione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche. Potranno definire programmi scolastici e di formazione di interesse regionale. Allo Stato il compito di assicurare l’omogeneità complessiva degli studi.
• Polizia: Le Regioni avranno competenza legislativa sulla organizzazione della polizia amministrativa e locale, la cui attività andrà coordinata con quella degli altri corpi dello Stato.
Questa riforma costituzionale non spacca ma anzi ricompatta il Paese perché definisce con chiarezza le materie assegnate alla competenza delle Regioni e determina il ritorno di alcune materie importanti alla competenza dello Stato come:
• le norme generali sulla tutela della salute.
• la sicurezza e la qualità alimentare.
• l’ordinamento della Capitale federale.
• le reti strategiche di trasporto e navigazione di interesse nazionale e le relative norme di sicurezza.
• l’ordinamento della comunicazione.
• l’ordinamento delle professioni intellettuali.
• l’ordinamento sportivo.
• produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia.
• promozione internazionale del sistema economico e produttivo italiano.
• la politica monetaria.
• la tutela del credito.
• le organizzazioni comuni di mercato.
Il trasferimento allo Stato di queste materie è il miglior antidoto per evitare che nascano processi di divaricazione tra le Regioni. Finora, senza federalismo, non sono stati colmati i diversi divari – sociali, economici, organizzativi – tra Nord e Sud. La sinistra afferma che il federalismo aumenterà questo divario. Ma quello che è certo è che il centralismo, finora, non lo ha eliminato mentre il federalismo può essere la grande risposta veramente innovativa al problema del divario Nord-Sud. La riforma federalista può essere una grande opportunità di modernizzazione del Paese. Federalismo significa responsabilità, semplificazione, sburocratizzazione, amministrazione opportuna ed oculata, collaborazione tra pubblico e privato. Le Regioni, assumendo una responsabilità esclusiva, dovranno dimostrare di essere responsabili nel varare le leggi. Buone leggi consentiranno di utilizzare le risorse in modo più efficiente. Il passaggio di competenze dallo Stato alle Regioni può rendere più trasparente l’utilizzo delle risorse attraverso la responsabilità delle autonomie locali, la cui spesa diventa molto più controllata dai cittadini che non a livello centrale.
Il decentramento dei poteri dallo Stato alle Regioni diminuisce le sperequazioni che una gestione centralizzata delle risorse produce: di tali risorse, passando per un numero più elevato di competenze, addirittura a volte se ne perde traccia oppure le cosiddette “perdite fisiologiche” diventano tanto elevate da raggiungere percentuali significative del totale.
Guardiamo alla situazione locale, tutti noi siamo testimoni di quanto accade ormai quotidianamente nella nostra Val d’Agri e allo stesso modo in ogni area della Lucania: spopolamento dei paesi (più del 20% della popolazione persa dal 1990 ad oggi), attività commerciali che cessano del tutto o che si ricollocano solo in alcune aree “privilegiate”, aziende manifatturiere e fornitrici di servizi che nascono e dopo pochi anni falliscono (basta vedere quotidianamente il quarto d’ora di TG3) provocando più problemi di quelli promettevano di risolvere e “sperperando (?)” inoltre ingenti quantità di denaro in gran parte proveniente da fondi pubblici. Promesse di posti di lavoro che verranno…col tempo…che passa…e…nel frattempo…è arrivata una nuova tornata elettorale locale, piena di promesse di posti di lavoro che si creeranno…ma…ci vuole un pò di tempo…”Perchè si deve programmare…si deve definire…si deve pianificare…ma… non vi preoccupate…alla fine vedrete che tutto andrà a posto”…e…il…tempo…passa, inesorabilmente! Quante volte abbiamo ascoltato queste parole in clima elettorale nelle nostre piazze?
La verità è che dobbiamo assumerci le nostre responsabilità e staccarci una buona volta da questa situazione di assistenzialismo storico e culturale che ci portiamo dietro ormai dalla notte dei tempi.
E’ proprio in questa parola, responsabilità, che sta la chiave di lettura della riforma federale. Responsabilità nell’amministrazione delle risorse economiche, responsabilità nella gestione delle risorse ambientali e territoriali, responsabilità nella gestione delle risorse umane, responsabilità e oculatezza nella gestione e nell’investimento dei fondi (Statali, Regionali, Comunitari, Royalties, ecc…). Tutto questo significa crescita sociale, economica e culturale.
La legge sulla riforma della Parte II della Costituzione Italiana, approvata in seconda votazione a maggioranza assoluta, ma inferiore ai due terzi dei membri di ciascuna camera, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n° 269 del 18-11-2005 e ora sottoposta a Referendum confermativo, è da ritenersi un significativo passo in avanti nella riforma di uno Stato che possa essere sempre più vicino ai cittadini, che tenda a modernizzarsi in concomitanza con il mutare dei tempi e il verificarsi di eventi nazionali ed internazionali di natura sociale, economica e culturale di portata storica.
Per non arrestare il progressivo adeguamento delle istituzioni alle necessità dei cittadini, dotandoli di uno stato forte, moderno, efficiente e democratico, l’unica scelta opportuna è quella di votare un SI forte e deciso al Referendum del 25 e 26 Giugno prossimi.
Hickok