PostHeaderIcon Moliterno Successo per l’opera teatrale presentata dall’associazione "La tarantola" di Sarconi

Gli “scugnizzi” protagonisti di un musical


MOLITERNO ­ In scena, nei giorni scorsi, nel cine-teatro Pino di Moliterno il Musical teatrale napoletano “C’era una volta . . Scugnizzi”. L’opera, un due atti scaturito dalle penne di Claudio Mattone ed Enrico Vaime, è ispirato al film “Scugnizzi” realizzato da Nanni Loy nel 1989 e di cui lo stesso Mattone compose la colonna sonora.

Uno spettacolo che da quando è stato messo in scena la prima volta, Teatro Augusteo di Napoli il quindici marzo del 2002, è stato visto da oltre quattrocento mila spettatori nei teatri di tutta la penisola. Il musical racconta lo spaccato di una Napoli ancora attuale e narra di due giovani teppisti che trascorrono insieme in carcere un periodo di reclusione, partecipando anche ad uno spettacolo intitolato “Scugnizzi”. Uno, Saverio, sensibile ed appassionato di musica, l’altro, Raffaele, cinico ed aspirante boss della malavita campana.

Espiata la pena ed usciti dal carcere i due si perdono di vista salvo poi ritrovarsi, dopo venti anni, impegnati su fronti diametralmente opposti. Saverio ha scelto la strada del sacerdozio ed è quotidianamente impegnato nel quartiere in cui vive in opere di volontariato, sempre attorniato da giovani che cerca di tenere lontani dalle insidie della strada, impegnandoli nell’apprendimento di quella musica che lui ama tanto. Raffaele, invece, si è affermato nel mondo della malavita e non vede di buon occhio il lavoro del prete nel quartiere. Lui, difatti, quei ragazzi tanto cari a don Saverio li vede unicamente quale manodopera da impiegare nei suoi traffici illeciti.
Lo scontro tra i due ex compagni di reclusione è violento ed eccede quando don Saverio riesce a sottrarre dalle grinfie del boss, non solo uno dei ragazzi del quartiere, ma anche parte della merce che Raffaele commercia: la droga. Il boss resosi conto che quel prete gli sta gradualmente togliendo il controllo del quartiere non sa far altro che reagire nel solo modo che conosce: la violenza. Due colpi di pistola mettono brutalmente fine all’esistenza di Saverio, ma non certamente alla voglia di nuova vita dei giovani del quartiere che continuano a cantare come il sacerdote ha insegnato loro.

Una storia popolare, dunque, forte e piena d’ironia, sfrontata e irriverente come i ragazzi che ne sono protagonisti. Una storia che, seppur ambientata nei vicoli di Napoli, non sfigurerebbe in un qualunque quartiere di una qualunque città del mondo.
A rappresentarla, nell’occasione, i ragazzi dell’associazione culturale “La tarantola” di Sarconi che hanno raccolto il sincero apprezzamento nel numeroso pubblico presente, scandito da applausi a scena aperta.
I responsabili dell’associazione hanno fatto sapere di avere già avuto diverse richieste di ripetere lo spettacolo in altri Comuni della provincia.


Gerardo Tempone

Fonte: Il Quotidiano della Basilicata

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