Gaetano Fierro, assessore all’Agricoltura, sviluppo rurale ed economia montana: «Il programma regionale per lo sviluppo rurale, che impegnerà fondi europei e regionali per i prossimi sei anni, cercherà di dare impulso all’economia montana attraverso misure idonee ad eliminare le situazioni di svantaggio in cui versano le comunità»
«La montagna per le popolazioni lucane ha rappresentato, da sempre, un pezzo importante del loro corredo urbano, qualcosa insito nel loro spirito di difesa e autoconservazione. Non a caso i borghi antichi, i castelli, i monasteri della Basilicata si inerpicano in posti strategici e ben custoditi perché assolvevano a precise scelte e a compiti sociali legati alla sopravvivenza. Oggi questi canoni essenziali vanno rivalutati, incanalati verso una precisa programmazione istituzionale che può ridare nel Sud dignità alla montagna smontando l’architettura medioevale che l’ha vista emarginata, povera, contenuta nelle sue aspettative». Lo ha detto l’assessore all’Agricoltura, sviluppo rurale ed economia montana Gaetano Fierro, concludendo ieri il convegno sul tema «Il futuro dei Piccoli Comuni e lo sviluppo della montagna».
«Nel tempo si sono indeboliti i criteri della sua economia, della sua forte potenzialità, perché – ha aggiunto – non è stata opportunamente stimata ed accompagnata dai presidi istituzionali locali. Per gli economisti la montagna lucana offriva “risorse male e difficilmente utilizzabili”; gli unici interventi possibili riguardavano la sistemazione ed utilizzazione dei complessi pastorali e delle poche aree coltivabili. Oggi, invece, la montagna può trasformarsi in una risorsa strategica per l’ambiente e l’economia lucana. Il programma regionale per lo sviluppo rurale, che impegnerà fondi europei e regionali per i prossimi sei anni, cercherà di dare impulso all’economia montana attraverso misure idonee ad eliminare le situazioni di svantaggio in cui versano le comunità, dovute per lo più all’isolamento e alla difficoltà di accedere ai servizi, e ad incentivare la crescita delle attività montane legate all’agricoltura, all’agriturismo e all’ambiente.
Per la Basilicata, dunque, la montagna può significare zootecnia, enogastronomia, presidio del territorio e turismo. Non è poco in una regione – ha sostenuto Fierro – in cui circa il 47 per cento del territorio è prevalentemente montano. In tali aree occorre intervenire elevando la qualità della vita delle popolazioni e incentivando la politica, richiamata più volte dall’Unione europea, della “multifunzionalità”. Solo diversificando le attività delle aziende agricole montane, può essere garantito agli imprenditori un reddito più alto. In definitiva, la montagna lucana costituisce un fattore economico produttivo per le popolazioni locali, trainante perché costa poco tenerla intatta e perché può offrire molto in termini di ricaduta occupazionale se la si sa rispettare, conservare e vendere».
Per l’assessore «questo, naturalmente richiede un cambio di rotta culturale da parte di tutti e una differente percezione semantica del termine montagna, dove nell’immaginario collettivo il bosco evoca paure, lupi famelici e briganti. L’approccio verso la montagna va rivisto dunque dal punto di vista pedagogico, facendo nuovi proseliti nel campo della Scuola, cui dovrebbe essere affidato il compito di educare gli adolescenti al rispetto e alla conoscenza dell’habitat appenninico in ogni suo aspetto. A differenza della scuola, la Chiesa è stata più previdente quando, nei secoli, ha elevato simbolicamente la montagna a luogo di fede e di vicinanza con il Divino. In questa interessante ricerca sono presentati, a livello conoscitivo, alcuni itinerari nelle aree rurali e montane, individuati in funzione del patrimonio religioso, naturale e culturale dell’Europa».
Fierro ha ricordato «il successo inarrestabile di “Caminos de Europa”: la via Francigena e il cammino di Santiago. Un progetto, maturato nell’ambito della cooperazione transnazionale Leader plus, che si propone la valorizzazione turistica di diverse realtà rurali e montane italiane, francesi e spagnole» e che non dimentica la Basilicata. «Nel progetto “La via Francigena” – ha spiegato – non rimane fuori la terra dei Lucani, degli Enotri, i cui santuari sono stati scoperti a Rossano e Serra di Vaglio sono in questi ultimi decenni diventati apprezzate mete turistiche. A Viggiano, a Orsoleo, a Pietrapertosa, a Brienza, a Melfi, è tutto un susseguirsi di icone e di santuari dedicati alla Madonna. Icone e sculture lignee del Tre e Quattrocento nella quali si è combinata la mano bizantina con un tardo gusto angioino. Madonne che salgono ai santuari sue montagne in primavera e ridiscendono a valle in autunno. In un pellegrinaggio sacro che segue la via delle stagioni, fioritura e preparazione dei campi, ma anche l’andirivieni degli armenti in transumanza. I limiti, le difficoltà di vita della montagna nel tempo hanno permesso di conservare intatto – ha concluso – il patrimonio culturale e le tradizioni, che di per sé costituiscono un valore aggiunto ai paesaggi incontaminati e ai suoi borghi caratteristici. Non consideriamo più la montagna come area depressa, marginale, nemica dello sviluppo. La montagna come la sua storia, invece, è il nostro futuro se sappiamo coglierlo».
Fonte: Villaggio Globale