Il 28 febbraio scorso l’agenzia
Ansa riportava le notizie relative ad una “inchiesta” in Basilicata: «Inviti a presentarsi, perché siano sottoposti a interrogatorio, al senatore di An
Nicola Buccico e al sostituto procuratore di Potenza,
Felicia Genovese; un villaggio turistico del valore di 200 milioni di euro sequestrato; case e uffici di magistrati perquisiti; accelera l’inchiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro sul presunto ‘comitato d’affari’ che avrebbe agito in Basilicata, con interessi in vari settori.
Si muove anche il Csm che ha deciso l’apertura di una pratica sui magistrati indagati.
Ieri il magistrato che conduce l’inchiesta, il sostituto procuratore Luigi De Magistris, è stato in Basilicata per dirigere personalmente gli accertamenti delegati alla Guardia di finanza.
De Magistris si è recato nel palazzo di giustizia di Matera, dove sono stati perquisiti gli uffici del procuratore della Repubblica, Giuseppe Chieco, e del presidente del Tribunale, Iside Granese.
Perquisizioni sono state fatte negli uffici e nelle abitazioni del procuratore della Repubblica di Potenza, Giuseppe Galante, e del sostituto Felicia Genovese; di Michele Cannizzaro, marito di Felicia Genovese, direttore generale dell’Azienda ospedaliera San Carlo di Potenza, incarico che il sostituto procuratore di Potenza indagato avrebbe favorito con alcune sue condotte; del presidente della Banca popolare del Materano, Attilio Caruso; dell’ex colonnello dei carabinieri Pietro Gentili, responsabile della sicurezza del villaggio turistico Marinagri di Policoro, e di Vincenzo Vitale, rappresentante legale della società proprietaria del Marinagri.
Il villaggio turistico, intanto, è stato sottoposto a sequestro preventivo d’urgenza.
Un gruppo di finanzieri è stato inviato a Roma per notificare l’invito a presentarsi al senatore Buccico, nei confronti del quale si ipotizzano i reati di abuso d’ufficio e favoreggiamento per avere garantito coperture, all’epoca in cui era componente del Csm e nella qualità di avvocato, ad Iside Granese per i suoi rapporti con la Banca popolare del Materano.
Buccico dovra presentarsi nell’ufficio del sostituto de Magistris il 3 aprile prossimo».
Fin qui l’Ansa del 28 febbraio.
Quella che segue è il testo di una conversazione con il sen. Filippo Bubbico (Ex Vice Presidente della Giunta Regionale (1995-2000), Presidente della Giunta (2000-2005) e del Consiglio Regionale (2005-2006) di Basilicata, eletto al Senato alle ultime consultazioni politiche del 9 e 10 aprile 2006; appartenente ai Democratici di Sinistra, ricopre l’incarico di Sottosegretario al Ministero per lo Sviluppo Economico retto dal Ministro Bersani), che interviene su questo ennesimo “scandalo” lucano. L’intervista è di Andrea Di Consoli.
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Senatore Bubbico, ciclicamente in Basilicata emergono inchieste giudiziarie roboanti e mediaticamente rilevanti.
È così corrotta la Basilicata? Esiste davvero un “comitato d’affari”, comprendente magistrati, banchieri, politici e imprenditori?
Io posso rispondere per la politica, e dico di no. Considerato che ciclicamente vengono annunciate inchieste, che si concludono nel nulla, c’è veramente da chiedersi quale sia la situazione reale, e perché avvengano queste cose.
Penso che l’economia lucana sia sostanzialmente sana ed abbia bisogno di politiche pubbliche adeguate e di un sistema creditizio che la sostenga veramente.
Le imprese lucane per crescere hanno bisogno di un’amministrazione pubblica efficiente e di mantenere un contesto di legalità e trasparenza. Cose che si perseguono con la collaborazione delle diverse istituzioni e non con i polveroni mediatici.
Con la lotta per impedire alle organizzazioni criminali di penetrare nel nostro territorio.
In questo senso trovo molto appropriata la richiesta avanzata dalle forze politiche, e dal presidente della Regione Basilicata Vito De Filippo, perché la commissione antimafia venga in Basilicata per esaminare lo stato di pervasione e di relazioni tra la criminalità organizzata, l’economia e la politica.
Questa regione deve poter contare su elementi di certezza, anche riguardo all’amministrazione della giustizia, i cittadini lucani hanno diritto di sapere qual è la situazione reale, e sono gli organi di controllo quali il Csm e il Ministero della Giustizia a dover dare risposte certe.
Ci sono problemi che emergono palesemente nell’ambito della magistratura lucana?
E’ da un po’ che si percepiscono divisioni all’interno della Procura della Repubblica e tra questa e la Procura generale della Corte d’Appello.
Emergono, anche a partire dalle relazioni inaugurali degli ultimi anni giudiziari, letture diverse se non addirittura divaricanti sulla consistenza ed il profilo delle organizzazioni criminali in Basilicata, oltre che sulle stesse procedure poste in essere dai vari uffici giudiziari.
Sono situazioni richiamate recentemente sulla stampa dal Procuratore generale della Corte d’Appello, dottor Tufano, che ha dichiarato di aver portato a conoscenza del Csm una serie di circostanze negli ultimi due anni.
Tutto ciò preoccupa perché nel frattempo viene da più parti segnalata un’espansione del fenomeno dell’usura, mentre rimangono tuttora irrisolti alcuni efferati delitti di matrice tipicamente mafiosa avvenuti nel Vulture e, caso ancora più preoccupante, il misterioso delitto dell’avvocato Lanera.
E tuttavia, va ricordato che in Basilicata le forze dell’ordine e la magistratura recentemente hanno sgominato diverse organizzazioni criminali dedite a vari traffici illeciti.
Il suo nome è stato fatto in tutti gli articoli usciti in questi giorni sul “caso Basilicata”. A che titolo?
Mi pongo la stessa domanda, anche ripensando alla vicenda “Iena 2”, quando il mio nome fu associato ancora una volta a fenomeni criminali.
Anche lì si parlava di relazioni tra politica, istituzioni e organizzazioni criminali. Ma nulla di tutto ciò è poi stato dimostrato.
Ed anche questa volta, com’è evidente dalla lettura dei giornali, non si capisce a che titolo io sia coinvolto. Mi piacerebbe tanto scoprire perché.
Posso aggiungere solo una cosa: che in tutti questi anni nei quali ho avuto responsabilità istituzionali in Basilicata non ho mai fatto sconti a nessuno circa il rispetto della legge, della trasparenza, della legalità e ho sempre servito con lealtà la mia Regione.
Ha ricevuto avvisi di garanzia?
No, nessun avviso di garanzia.
Cosa è accaduto con il dottor Giuseppe Panio, ex direttore dell’Asl di Venosa? Perché lo licenziò? E perché questo processo è finito nell’inchiesta di Catanzaro?
La giunta che ho presieduto non ha mai operato discriminazioni. Nessun dirigente, nessun responsabile ereditato dalle precedenti fasi amministrative è stato rimosso o non valorizzato.
Lo stesso Panio, che ricopriva già l’incarico di direttore generale della Asl 1 nel ’95 (anno dell’insediamento della giunta di centrosinistra con Bubbico assessore alla sanità, ndr), è stato da noi confermato.
Questo per dire che non c’era nessuna volontà, alcun interesse a “punire” Panio o chicchessia. L’ultima conferma di Panio avvenne nel luglio del 2000, quando io ero presidente della giunta regionale su proposta dell’allora assessore alla Sanità, Vito De Filippo (attuale presidente della Regione, della Margherita, ndr).
Il licenziamento di Panio venne proposto dallo stesso De Filippo il 4 ottobre 2000, perché Panio aveva adottato provvedimenti nei confronti di un medico della sua azienda (dott. Maratia) che a parere della giunta erano lesivi di diritti costituzionalmente garantiti.
Cosa era successo? Semplicemente che questo medico si era sottoposto a intervento chirurgico presso l’ospedale di Potenza e non presso l’ospedale di Venosa, dove prestava servizio.
Una colpa gravissima per Panio, che decise di licenziarlo. Poi però il direttore della Asl 1 tornò sui suoi passi, revocando le due precedenti delibere con le quali aveva disposto il licenziamento di Maratia dimostrando così di aver tenuto una condotta arbitraria e contraddittoria, incompatibile la funzione di amministratore pubblico dotato di ampi poteri gestionali.
E per questa sua condotta fu, appunto, licenziato. Panio successivamente ha iniziato una specie di “guerra santa” contro di me e la giunta regionale.
Che conseguenze sortisce questa denuncia?
Questa sua denuncia produsse un’attività istruttoria e il Pubblico ministero Felicia Genovese dispose l’archiviazione, verso la quale Panio si oppose, e quindi il Gip Iannuzzi dispose a sua volta l’imputazione. Ricevuta la notifica, ho chiesto il giudizio immediato, e ora si sta celebrando un processo che mi vede imputato, insieme alla Giunta regionale che con me aveva assunto l’atto di licenziamento del dottor Panio, per abuso d’ufficio.
Siamo alla seconda udienza e il processo deciderà al riguardo.
Questa vicenda finisce a Catanzaro nel giugno del 2006 perché, a quanto si è poi appreso dalla stampa, la pm Genovese è stata accusata di aver chiesto l’archiviazione per favorire il marito, dottor Michele Cannizzaro, che successivamente alla stessa richiesta di archiviazione era stato nominato dalla giunta regionale alla direzione dell’ospedale San Carlo di Potenza.
Il posto di direttore generale del San Carlo si era liberato all’improvviso, perché il dottor Tosolini, manager friulano che avevamo nominato un anno prima con un contratto di 5 anni, si era dimesso dopo pochi mesi per assumere un incarico nella sua regione di origine. E quindi dovemmo procedere ad un nuovo bando.
C’è qualcosa di sospetto nei suoi rapporti con Felicia Genovese?
Assolutamente no. Non sapevo neanche che avesse chiesto l’archiviazione del procedimento.
E Cannizzaro?
Il dottor Cannizzaro aveva i requisiti per essere nominato Direttore generale. Naturalmente tutte le nomine di natura fiduciaria sono opinabili.
Il dottor Cannizzaro partecipò al bando, una commissione esaminò i requisiti, e la Giunta regionale, su proposta dell’allora assessore alla sanità Chiurazzi (esponente della Margherita, ndr), valutando tutti i candidati, decise di nominare un manager di buon profilo proveniente dalla sanità privata.
Peraltro, in questi due anni di attività ha dato buona prova del suo operato.
Sulle costruzioni dei megavillaggi nel Metapontino lei è coinvolto in qualche inchiesta giudiziaria? Cosa non ha funzionato?
Non sono coinvolto in nessuna vicenda giudiziaria, salvo che il Corriere della Sera non abbia anche la funzione di cancelleria del tribunale.
Va precisato che i villaggi turistici sono stati autorizzati in conformità agli strumenti urbanistici e di tutela paesistica vigenti, e sono stati valutati e validati dagli uffici preposti nel pieno rispetto della normativa nazionale ed europea.
Alcune associazioni ambientaliste fecero ricorso all’Unione europea, che archiviò la pratica a conclusione di una attività di verifica delle procedure adottate.
Quali sono i suoi rapporti con Nicola Piccenna, ideatore di Anthill ed ora “grande accusatore” di tutto e di tutti?
E’ una persona che conosco, che ho guardato anche con simpatia, per il suo dinamismo, per la sua volontà di fare. Non ho motivo di astio o di animosità nei suoi confronti.
Questo lo dico oggi e questo valeva anche quando la Giunta regionale gli ha revocato un finanziamento per un progetto di formazione professionale finalizzato all’occupazione, per il quale erano venuti meno i presupposti richiesti dal bando regionale.
Francamente non capisco perché ha cominciato a diffondere una serie di illazioni gratuite e del tutto false anche nei miei confronti, a cui in verità finora non avevo dato peso.
Cosa la preoccupa e amareggia di più di tutta questa vicenda?
La malafede di chi con determinazione cerca di buttare fango sulla Basilicata e sulla sua classe dirigente. Io non voglio credere che ci sia un disegno, e tuttavia rilevo che vi sono state in questi anni accuse infondate, campagne diffamatorie svolte in maniera esplicita o obliqua, che finiscono inevitabilmente per danneggiare la democrazia e la legalità.
Non vorrei che attraverso queste azioni, e non mi riferisco certamente all’azione della magistratura, che mi auguro sia rapida, si finisca per indebolire il tessuto sociale, culturale e politico della Basilicata, agevolando così la penetrazione di organizzazioni, logiche e fenomeni che in altre parti del Mezzogiorno hanno segnato la storia di quei territori.
Non vorrei che la creazione di un clima torbido favorisca proprio chi opera e vive nel torbido.
Una cosa è certa: io ho sempre lavorato contro la criminalità e contro l’illegalità. E continuerò a lavorare per un Sud diverso, per le sfide della modernità, per la legalità e per le pari opportunità.
Andrea Di Consoli
Fonte: Nuova Agenzia Radicale