Roma, 21 mar. (Adnkronos) – Per l’agricoltura italiana è
un’emergenza continua. Il clima mite dell’autunno e dell’inverno ha provocato un vero disastro per l’ortofrutta:
i danni superano gli 800 milioni di euro, secondo quanto ha stimato la
Cia, Confederazione italiana agricoltori. Le conseguenze maggiori in
Puglia, Calabria, Sicilia e Basilicata, ma anche in altre regioni la situazione è critica. Non solo. Sulle nostre campagne, che in questi giorni fanno i conti con l’ondata di maltempo, aleggia lo spettro della siccità che per la prossima estate si preannuncia in termini drammatici.
Si rischia di ripetere la dolorosa esperienza del 2003, ‘anno horribilis’ per gli agricoltori. In quell’occasione
il settore primario registrò una ‘ferita’ di 5 miliardi di euro.
Ecco regione per regione la situazione rilevata dall’associazione agricola.
Puglia: In Puglia si registra la più grave crisi del settore orticolo mai verificatasi negli ultimi decenni a causa delle alte temperature di questo inverno, assolutamente anomalo. Le produzioni di ortaggi si sono concentrate e accavallate, senza la naturale scalarità che si verifica con il freddo. I danni alla produzione orticola nella Regione hanno superato i 200 milioni di euro. Non sono più commerciabili e, quindi, invenduti migliaia di ettari di insalata, cavolfiore, sedano, cicoria, finocchi, lattughe, broccoletti, cime di rape. Per queste ragioni gli agricoltori stanno distruggendo la produzione in campo.
I prezzi alla produzione sono crollati, anche se quelli al consumo sono maggiorati di quattro volte. Permangono le distorsioni di mercato che penalizzano il produttore e il consumatore finale. Il settore orticolo è in ginocchio. I produttori non sono in grado di far fronte al pagamento delle spese per l’acquisto e il trapianto delle piantine, dei concimi, degli antiparassitari, del carburante agricolo, dell’energia elettrica e delle tantissime giornate lavorative per la coltivazione degli ortaggi. Infatti, i riflessi negativi riguardano anche l’occupazione, se si considera che un solo ettaro di ortaggi impiega mediamente 100 giornate. Infine, per mancanza di disponibilità finanziarie sarà pressoché impossibile effettuare la coltivazione delle produzioni orticole primaverili ed estive.
Sicilia: I comparti più colpiti sono quelli orticolo e degli agrumi. Questi settori stanno soffrendo una crisi profonda, causata dal crollo dei prezzi alla produzione di tutti i prodotti. Si assiste ad un divario sempre maggiore tra i prezzi alla produzione ed i prezzi al dettaglio, che in una fase economica di generalizzata diminuzione dei consumi, tende a penalizzare gli anelli più deboli delle filiere, cioè quelli degli agricoltori e dei consumatori.
Più del 40 per cento della produzione orticola è rimasta invenduta ed è andata distrutta. Per gli agrumi situazione analoga, con crolli nelle vendite da parte dei produttori tra il 15 e il 25 per cento. Tutte le province siciliane hanno fatto registrare danni. Questo processo di estremo indebolimento del comparto, che ha visto la variazione percentuale degli indici dei prezzi scendere di livello anche di oltre il 50 per cento, come nel caso del pomodorino ciliegino, si ripercuote pesantemente sui redditi dei produttori agricoli.
Per le produzioni orticole si registra una riduzione dei listini, anche cospicua, soprattutto per carote (-50,70 per cento), cavolfiori (-42,39 per cento), lattughe (-60,92 per cento), indivie (-60,96 per cento), pomodoro costoluto (-36,84 per cento), carciofi (-40 per cento) e finocchi (-37,84 per cento). Analoga situazione si ha per gli agrumi che subiscono una generale flessione dei prezzi all’origine. La causa, anche in questo caso, è il persistere di temperature insolitamente elevate. Esse, alterando i cicli produttivi, hanno determinato sovrapproduzioni e accavallamenti degli ordini sui circuiti distributivi.
Calabria: Le aziende agricole non sono riuscite a collocare sui mercati tutta la loro produzione. Per cui oltre al danno per il crollo dei prezzi, si aggiunge anche la beffa del prodotto invenduto e rimasto a marcire sui campi. Il prodotto ortivo più colpito dalla crisi di mercato è stato il finocchio. Nella provincia di Crotone sono 3.500 gli ettari coltivati a finocchio. A fronte di un costo di produzione minimo di 4.000 euro per ettaro, il prezzo di vendita è risultato di 3 centesimi di euro/Kg, ovvero 1200-1500 euro per ettaro.
Ma anche altri ortaggi invernali, quali cavolfiori e broccoli, hanno registrato stasi nella commercializzazione, oltre che prezzi inferiori ai costi di produzione. Crollo totale per il mercato agrumicolo, anche se vi sono stati timidi tentativi, ma non perfettamente riusciti, di esportazione sui mercati nordamericani. Il prezzo medio dei prodotti corrisposto ai produttori non ha superato gli 8-10 centesimi di euro/Kg per le arance della Piana di Rosarno, lievemente superiore nella zona di Corigliano. 15-20 centesimi di euro i prezzi pagati per le clementine.
Ma vi è da rilevare che i quantitativi dei prodotti commercializzati a questi prezzi, hanno interessato il 10-15 per cento della produzione destinata al mercato del fresco per le arance e il 50 per cento delle clementine prodotte. A fronte di un mancato realizzo, la maggioranza degli agricoltori ha preferito non raccogliere il prodotto, per non aggravare ulteriormente, sul proprio bilancio, i costi. Diventa, quindi, ancora più misterioso il forte divario tra prezzo corrisposto al produttore e prezzo di vendita al consumo.
Basilicata: Il comparto ortofrutticolo in Basilicata vive una crisi drammatica. Non è più commerciabile e, quindi, resta invenduta oltre il 60 per cento della produzione orticola regionale che ha visto in questa campagna un investimento di circa 3.500 ettari (tra scarola, lattuga, finocchi, prezzemolo, cavoli), a cui bisogna aggiungere le quantità di agrumi (arance e mandarini) invenduti che – da una prima stima – corrisponde a circa il 50 per cento dell’intera produzione. I danni alla produzione ortofrutticola nella regione si attestano -da una valutazione ancora provvisoria- tra gli 50 e i 70 milioni di euro.
Una situazione senza precedenti che costringe gli agricoltori a distruggere sul campo le produzioni, perdendo in questo modo sia una prospettiva di reddito che gli investimenti realizzati. Intanto i prezzi alla produzione sono crollati e quelli al consumo hanno, invece, subito inspiegabili aumenti. In Basilicata si è così registrata una drammatica crisi. Gli agricoltori, che già lo scorso anno avevano subito un ‘taglio’ ai loro redditi, si trovano in un momento delicato e non sono in grado di fare investimenti produttivi. Un vero e proprio tracollo.
Altre regioni: La situazione del settore ortofrutticolo è difficile anche in altre regioni, in particolare nelle Marche, in Emilia Romagna, in Sardegna e in Campania. Si registrano danni un po’ per tutte le produzioni orticole (carciofi, finocchi, spinaci, lattughe, cavolfiori, pomodori) che sono rimaste invendute. E quelle collocate sui mercati hanno registrato prezzi molto bassi. Per i produttori le conseguenze sono state pesanti, soprattutto in termini di reddito.
Fonte: ADN KRONOS