Iannuzzi: Vallettopoli resta a Potenza
“Verità degli atti e verità dei fatti. Giornalismo e giustizia a confronto”. Questo il tema del dibattito che si è svolto a Potenza nell’aula magna dell’Università, ed organizzato dall’Ordine dei Giornalisti della Basilicata. Un appuntamento reso attualissimo dalle vicende giudiziarie legate al caso Vallettopoli, che hanno fatto di Potenza una sorta di “caput mundi” nel delicato rapporto tra giustizia ed informazione. Un incontro che è ruotato tutto intorno al ruolo del giornalista: Chi è? Cosa fa? Cosa è giusto e cosa non è giusto scrivere? Come si può raccontare ciò che accade nel Paese cercando di mantenere la “schiena dritta”? Qual è il limite della libertà di cronaca ed è normale che un Garante, oggi, ne possa stabilire i confini?
Ricca la platea degli interlocutori che, per la dovizia e la vivacità delle cose dette, non hanno deluso l’attesa. L’incontro, coordinato dal presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Basilicata, Oreste Lo Pomo, ha messo insieme le riflessioni critiche dei diversi relatori: il rettore dell’ateneo lucano Antonio Mario Tamburo, l’amministratore unico dell’istituto per la formazione al giornalismo della FNSI, Renato Cantore, il direttore del master in giornalismo della Basilicata, Ruben Razzante, il presidente del Gip presso il tribunale di Potenza, Alberto Iannuzzi, il sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia, Alberto Cisterna, il direttore di TgCom, Paolo Liguori, l’inviato speciale del settimanale “L’Espresso”, Peter Gomez e il presidente dell’Ordine nazionale dei Giornalisti, Lorenzo Del Boca. Sullo sfondo della strettissima attualità, si è parlato di notizie e di intercettazioni, di diritti e di doveri, di morale, di coscienza e di responsabilità.
Una cosa è apparsa chiara: la materia è complessa e, al di là del codice deontologico da rispettare sempre, le opinioni sono molteplici. «Il mestiere di giornalista è certamente quello di riportare notizie – ha sostenuto Renato Cantore – ma soprattutto quello di contestualizzarle e di spiegarle. Le inchieste finiscono ed i riflettori si spengono. Proprio allora – ha concluso – dovrebbe iniziare davvero il nostro lavoro». Per Ruben Razzante i giornalisti escono indeboliti da queste vicende: «considero una sconfitta della categoria – ha commentato – l’intervento di un’Authority che si arroga il potere di stabilire i confini del diritto di cronaca e minaccia sanzioni non simboliche nei confronti dei giornalisti, sia pure a fronte di gravi violazioni della privacy». «Accertare i fatti e tenere segreti gli atti», ha sostenuto il procuratore Cisterna. Gli investigatori, dal canto loro, evidenziano l’importanza dello strumento delle intercettazioni, e anche la necessità di non divulgare, in alcune fasi, determinate notizie. Sulla stessa scia anche il presidente del Gip Iannuzzi che ha definito le intercettazioni “utili e necessarie” alle indagini per far emergere dei reati in mancanza di una denuncia.
Chiaro il pensiero di Lorenzo Del Boca sulla questione: «i giornalisti cercano di raccontare i fatti. Le intercettazioni vanno usate in modo critico facendo ricorso alla propria coscienza e al proprio cuore per capire quello che è realmente pubblicabile». Ma cosa deve fare, allora, un giornalista quando viene in possesso delle carte? Sicuramente smetterla con la pratica di pubblicare in pagina fiumi di intercettazioni prese a caso dalle ordinanze, con l’aggravante di apporvi la propria firma.
«Si tratta di una vera e propria appropriazione indebita – ha affermato Paolo Liguori – Il fatto che ci siano degli atti pubblici, non vuol dire necessariamente che questi siano pubblicabili. I giornalisti possono prenderli e lavorarci sopra, ma non certo pubblicarli tout court con l’aggravante di metterci sotto il proprio nome». Per Peter Gomez le intercettazioni sono “importanti per ricostruire pezzi di verità”. «La libertà, però, non può adeguarsi – ha sottolineato – sulla base di chi sia la persona, o il potere, oggetto delle indagini. Il rischio – ha concluso – è la perdita di autorevolezza per chi fa questo mestiere». A margine del convegno, inoltre, una dichiarazione del Gip Iannuzzi incalzato dal direttore del TgCom Liguori sull’esito delle inchieste potentine e sul trasferimento degli atti ad altre procure. «Come è gia avvenuto per il caso Savoia – ha affermato Iannuzzi – anche per Vallettopoli ho chiesto che per i reati principali l’inchiesta resti a Potenza. In casi come questo, dove i reati emergono dalle intercettazioni e non è possibile stabilire dove essi siano stati commessi realmente, il Codice stabilisce che si continui a far capo alla procura di appartenenza del Pubblico Ministero che ha indagato per primo. E dunque a Potenza».
Gianni Di Lascio
Fonte: TG COM