BARI - «Non sono stati individuati annunci con le caratteristiche ricercate». Per chi è in cerca di un’occupazione, trovarsi di fronte una scritta del genere su un motore di ricerca specifico, solo per aver imposto come criteri «qualsiasi tipologia di contratto» e «Basilicata» come Regione oggetto della ricerca, è assolutamente disarmante. Ti senti impotente. E non importa se per giungere a questa desolante informazione hai dovuto muoverti tra siti e link magari poco chiari, l’obiettivo da raggiungere era chiarissimo, solo che tutte le speranze sembrano infrangersi contro un muro di cemento.
Non è facile trovare il lavoro attraverso i siti internet delle amministrazioni pubbliche. Il Formez ed il Censis insieme hanno appena chiuso il «Primo rapporto di monitoraggio sui Siti dei servizi per l’impiego» arrivando ad una conclusione che come al solito timbra negativamente il Sud, anche se non nella sua totalità: la Puglia è ultima nella graduatoria dei servizi offerti a livello regionale, ottenendo un punteggio di 28/100. In cima alla classifica c’è l’Emilia Romagna (63/100); la Basilicata è quart’ultima con 43/100 ma con la possibilità di fregiarsi dell’onore di aver superato il Veneto (42/100) e la Toscana (38/100). nella «top ten» spicca il Molise al secondo posto con 58/100, seguito a ruota dalla Campania (57/100).
L’indagine del Formez-Censis ha misurato la facilità di navigazione sui portali specializzati di Province e Regioni, ovvero come l’eGovernance delle amministrazioni pubbliche affronta il nodo «ricerca del lavoro» ed ha messo in luce che il livello di accessibilità dei portali analizzati è basso, «nonostante la sempre più diffusa consapevolezza dell’importanza di rendere accessibili i propri siti».
«Nei servizi per il lavoro si è avuta una profonda trasformazione», ha sottolineato durante la presentazione della ricerca il direttore generale del Censis Giuseppe Roma, ricordando che nel passato erano servizi «dedicati più alla disoccupazione che non all’occupazione, mentre oggi non è più così, risultando essere appieno terminali pubblici sul territorio per la valorizzazione del capitale umano».
Il sottosegretario all’Innovazione, Beatrice Magnolfi, ha espresso la necessità di «sviluppare l’interattività dei servizi per dare vita a un unico sistema di accesso telematico a livello nazionale», più facilmente utilizzabile dai giovani rispetto ai tanti portali sparsi sul territorio, «un servizio essenziale sia per il recupero della competitività, sia per la garanzia delle pari opportunità, in un Paese in cui molti dichiarano di aver trovato lavoro grazie a un amico o a una raccomandazione».
La chiave di volta nella corretta lettura dei dati del rapporto forse è proprio l’accenno fatto dal sottosegretario Magnolfi. Magari non ricchissimi di informazioni, magari non navigabilissimi, ma sia la Puglia, sia la Basilicata, si sono dotate di strumenti informatizzati per aiutare chi è in cerca di un lavoro, il punto dolente però non è nella possibilità di rendere più grandi i caratteri e migliorare il livello di lettura on line, ma nel non riuscire a trovare le informazioni cercate, perché nessuno le rende disponibili.
Più che portali per il lavoro poco accessibili, interattivi o ricchi di link e documenti scaricabili, a penalizzare i giovani (ma non solo) del Sud è la scarsa possibilità ad accedere ad un’opportunità di lavoro, un po’ per la caratteristica del tessuto imprenditoriale locale, che tra centinaia di piccolissime imprese preferisce il passaparola nel cercare un lavoratore, e un po’ per la Rete stessa, che ha bisogno di persone che la sappiano aggiornare e tenere continuamente attiva, oltre a saper mantenere i contatti, rispondere agli utenti e fornire un serio servizio di front office via web.
Al momento invece sembra che le amministrazioni locali preferiscano potenziare i servizi territoriali, dove tra l’altro il giovane o il lavoratore può trovare servizi ulteriori di orientamento e di accompagnamento al lavoro.
E allora vediamo una panoramica dei siti regionali e provinciali di Puglia e Basilicata collegati alle strutture dei Centri per l’impiego e alla Borsa del lavoro.
In Basilicata (che risulta offrire servizi informativi migliori del mitico nord-est, dove il lavoro sembra trovarsi con la facilità con cui si coglie una margherita) il portale di accesso è www.basilicatanet.it, tra le news in primo piano, anche l’avviso di «4 borse di studio per giovani informatici», un po’ più defilato il link alla Borsa lavoro, in basso a destra sul timone di navigazione tra i «siti di interesse». In compenso sono segnalati i siti di riferimento per le Provincie di Potenza e Matera. Da www.provincia.potenza.it è abbastanza intuitivo cliccare su «Osservatorio provinciale del lavoro» e trovare subito gli ultimi bandi e annunci di lavoro; da www.provincia.matera.it la porticina di accesso alla Borsa lavoro è nel timone a sinistra, mentre a destra in basso si trovano «offerte di lavoro» e le informazioni per i centri per l’impiego. Sarebbe più utile forse unificare il tutto.
In Puglia due sono i servizi migliori: Eures per chi cerca opportunità di impiego nella rete europea (le informazioni sono accessibili attraverso www.regione.puglia.it, Aree tematiche, Cultura, istruzione, formazione, lavoro) e la rete dei Centri per l’impiego della Provincia di Lecce (www.pugliaimpiego.it), l’unico vero portale attivato, tanto che è grazie a questo che il Formez-Censis ha concesso un 28/100 alla nostra Regione.
Altro portale da citare (anche se non è raggiungibile dal sito delle Regione Puglia) è www-puglia.borsalavoro.it di Italialavoro.
Poi oggettivamente navigando per i siti delle altre provincie pugliesi il panorama crolla: da www.provincia.ba.it, ad esempio, cliccando a destra «opportunità di lavoro» si trova una schermata dove il primo annuncio «n.2 apprenditi (è proprio scritto così, ndr.) serramentista e saldatore» per Gioia del colle e Noci è scaduto il 30 maggio 2005; a seguire la ricerca per due farmacisti iscritti all’albo da almeno due anni, con data di pubblicazione 30 ottobre 2006 e scadenza 30 marzo 2007. Cinque mesi per trovare due farmacisti sembrano veramente eccessivi.
Rita Schena
29/3/2007
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno