Monthly Archives: aprile 2007

Approvati gli Statuti dei consorzi di bonifica

Il Consiglio regionale della Basilicata ha approvato quelli dei consorzi Vulture Alto Bradano, Alta Val d’Agri e Bradano e Metaponto. Nasce la figura del direttore generale
POTENZA – Il Consiglio regionale della Basilicata ha approvato oggi a maggioranza (favorevoli i consiglieri del centrosinistra e dell’Idm, astenuti i consiglieri del centrodestra e del Prc) i nuovi Statuti dei Consorzi di Bonifica Vulture Alto Bradano, Alta Val d’Agri e Bradano e Metaponto. Tra le novità degli impianti statutari l’autonomia gestionale rispetto a quella programmatica e di indirizzi e l’istituzione del catasto consortile, in cui vanno iscritti tutti gli immobili siti nell’ambito del comprensorio e che deve essere aggiornato annualmente ai fini della elaborazione dei ruoli di contribuenza. Altra novità è rappresentata dalla figura del direttore generale, che esercita la responsabilità piena e diretta della gestione amministrativa, operativa e finanziaria del Consorzio e cura anche i piani di intervento di competenza del Consorzio stesso. L’approvazione degli Statuti dei Consorzi di bonifica era molto attesa dai lavoratori e dagli operatori agricoli perchè in questa maniera gli enti consortili avranno piena operatività.

27/4/2007

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

Basilicata, in aumento donazione organi

È in crescita la cultura delle donazioni in Basilicata: nella regione si registra un’attività annua di 33,5 donatori, con 11,7 organi effettivamente utilizzati per milione di abitanti, valori in aumento rispetto al passato. Molto è stato fatto dall’istituzione del Centro di riferimento dei trapianti (Crt) di Matera, istituito in seguito alla legge 91 del 1999. Il Crt è parte dell’Ocst, organizzazione che nasce dalla collaborazione tra Basilicata e Umbria e che oggi coinvolge Lazio, Abruzzo, Molise, Sardegna, Campania, Calabria e Sicilia. Per approfondire: www.regione.basilicata.it

Fonte: RAI UTILE

Potenza "Città rifugio", rete che si propone di sviluppare poli di solidarietà nel mondo

Progetto nell’ambito del programma europeo INTERREG III B “ARCHIMED” Progetto “PEOPLES”

Dallo scorso mese di marzo è in fase di realizzazione un progetto internazionale promosso dal Comune di Potenza, Assessorato alle Politiche per la Pace e l’Immigrazione- Unità di Direzione Servizi Sociali, nell’ambito del Programma Europeo INTERREG III B “ARCHIMED” Progetto “PEOPLES” – Nuove relazioni tra i popoli nel Mediterraneo orientale. Nel luglio dello scorso anno il Comune di Potenza ha aderito alla rete internazionale delle Città Rifugio, rete che si propone di sviluppare poli di solidarietà nel mondo mettendo a disposizione di artisti e scrittori in pericolo e ostacolati nella loro libertà di espressione l’ospitalità per un anno ed una borsa di studio, agevolandone la loro integrazione nel territorio ospite.

La rete delle Città Rifugio comprende oltre Potenza decine di città nel mondo quali Barcellona, Stoccolma, Francoforte, la Regione dell’Ile de France e, per l’Italia, la Provincia di Napoli e la Regione Toscana. L’occasione per finanziare l’ospitalità è stata l’adesione del Comune di Potenza al progetto INTERREG III B “ARCHIMED” promosso dalla Regione Basilicata-dipartimento della Presidenza della Giunta insieme alla regione Puglia. Per effetto dell’attivazione di queste risorse è stato possibile ospitare la registra Francisca Uriri, proveniente dallo Zimbawe e segnalata dalla Rete Internazionale delle Città Rifugio.

Nell’ambito del Progetto il Comune di Potenza ha assegnato alla regista ospite un alloggio messo a disposizione dall’Ardsu, una borsa di studio, ha facilitato le procedure per ottenere i visti di permessi di soggiorno, ha garantito una copertura di assicurazione sociale, ha agevolato la sua integrazione, garantendole l’accesso ai servizi comunali pubblici e sta realizzando un piano di attività per la creazione di laboratori e di corsi artistici con gli studenti. Per questo motivo sono stati avviati contatti con la Università degli Studi di Basilicata e la regista sarà coinvolta, grazie alla disponibilità del Rettore, nelle attività connesse al master di giornalismo.

Altri contatti sono in corso con la Biblioteca nazionale di Potenza (per le manifestazioni previste nella Settimana della Cultura) e con Potenza Film Festival per attività connesse alla produzione di un documentario su questa esperienza.”È motivo di grande orgoglio per la Città di Potenza -hanno commentato il Sindaco di Potenza, Vito Santarsiero e l’assessore Roberto Mancino- essere entrata in un prestigioso circuito internazionale finalizzato a promuovere la cultura della pace e dei diritti umani in collaborazione con il Parlamento Internazionale degli Scrittori che si avvale di testimoni privilegiati quali Salman Rushdie ed altri artisti che hanno potuto esprimersi anche grazie all’apporto della Rete Città Rifugio” (red).

Fonte: ASG MEDIA

“ABRIOLA-SELLATA” GARA DI REGOLARITA’ PER FERRARI

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giovedì 26 aprile 2007
ferrari_di_alboretoalle 11 nella sede dell’Automobil Club di Potenza in viale del Basento si terrà la conferenza stampa di presentazione della gara di regolarità riservata alle Ferrari che si svolgerà sul percorso storico della Abriola-Sellata il 28 e il 29 aprile prossimi (prima giornata Potenza-Abriola andata e ritorno; seconda giornata Potenza-Melfi). Quella lucana è una delle sei gare di regolarità per auto storiche e di attuale produzione valide per il Campionato Ferrari Club Italia 2007. All’incontro con i giornalisti parteciperà il presidente dell’Aci Potenza, Francesco Solimena e la responsabile del Club Ferrari Italia, Ilaria Maraviglia.

Fonte: Basilicatanews

Potenza tra delitti e consorterie

Misteri noir e lotte di potere

dal nostro inviato ALBERTO STATERA

PASSI il Basento, scali a ottocentodiciannove metri sul livello del mare Potenza, da due secoli il capoluogo regionale più alto d’Italia, dove come dice il proverbio “a Santa Caterina la neve sova a spina”, e pensi di trovarti nel “reality show” più appassionante dell’anno. Belle “gnocche” come qui non si sono mai viste – così dice il barista che serve il caffè a giudici, avvocati e giornalisti vicino al palazzo di Giustizia – Lele Mora che sgambetta in passerella al comando di una coorte di ragazze squittenti e prorompenti.

E poi il ciglioso piemme biondo che fa impazzire il mondo e tanti “Vipps”, che Mina, signora un po’ snob, su “La Stampa” ha ribattezzato “Pipps”. E invece altro che “vallettopoli” e “puttan tour”. Appena arrivi in cima alle scale di Potenza, che il sindaco Vito Santarsiero chiama la “città verticale”, ti senti risucchiato in un cupo romanzo gotico: potere, politica, soldi, speculazioni, sesso e assassinii. Altro che veline.

Sì, perché in questo ex borgo montanaro, voluto capoluogo regionale da Giuseppe Bonaparte nel 1806, che vide tra i suoi cittadini Giustino Fortunato, vagheggiatore della nascita di una moderna borghesia imprenditoriale nel Mezzogiorno, in questa capitalina di 69 mila abitanti, tra monti bellissimi, ma di una bruttezza palazzinara che fa male all’anima, c’è un tasso di omicidi irrisolti che dev’essere proporzionalmente il più cospicuo d’Italia. Non tanto gli omicidi di camorra, di mafia, di ‘ndrangheta, che pure qui arrivano ma che altrove non si contano neanche più. Ma casi in cui s’intrecciano potere, politica, massonerie, magistratura, corruzioni, abusi, sesso e droga.


Tanti misteri alla Montesi. Chi non ricorda il caso di Wilma Montesi? La ragazza fu trovata morta sulla spiaggia di Torvajanica, litorale di Roma, dopo una notte di festini. Quella morte aprì una partita all’ultimo sangue nella Democrazia cristiana, con le dimissioni del ministro degli Esteri Attilio Piccioni, per i sospetti sul figlio Piero, musicista e viveur, che in realtà quando Wilma fu uccisa si trovava in Costiera Amalfitana con Alida Valli, sua amante del momento, come poi testimoniò l’ex ministro Paolo Emilio Taviani. Lo scandalo favorì l’ascesa nel partito di Amintore Fanfani. Emilio Colombo, ex presidente del Consiglio, ex ministro in decine di governi, tuttora venerata icona cittadina e nume tutelare di Potenza, era giovane, ma di quell’epoca ha sicura memoria.

Qui, oggi come allora, la partita incrocia i partiti, ma non è solo politica, coinvolge pezzi rilevanti di magistratura e di società, la nuova borghesia locale fatta soprattutto di burocrati, non quella sognata da Giustino Fortunato, né quella contadina dell’Ottocento e del Novecento dei Ricciuti, dei Lioy, dei Santangelo, dei d’Errico, dei Lacava. A incrementare le inchieste incrociate c’è un Robin Hood locale “antimagistratura corrotta”.

Si chiama Nicola Picenna e non ha requie da quando nel marzo 2003 il Tribunale civile di Matera, presieduto da Iside Granese, dichiarò il fallimento del consorzio Anthill, di cui era presidente, fondato dal banchiere Attilio Caruso per partecipare alla gara per la concessione delle licenze telefoniche Umts.
Sali a Potenza, sulla scala mobile più lunga d’Europa, piccolo ma rivendicato orgoglio cittadino che ti porta al centro della città, e subito ti raccontano dell’omicidio dei coniugi Gianfredi, Giuseppe e Patrizia, ammazzati a fucilate otto anni fa davanti ai figlioletti.

Un mistero irrisolto, uno dei tanti. Prendi il caffè in via Pretoria, vicino a Palazzo Biscotti, dove abitò Giovannino Russo, gloria giornalistica cittadina, e ti intrattengono sul giallo di Elisa Claps. Sedicenne, mora, carina, alta un metro e cinquantacinque, scomparve una domenica, il 12 settembre 1993. Fu sospettato Danilo Restivo, il ragazzo che aveva appuntamento con lei. Ma tutto finì nel nulla. Salvo che, trasferitosi in Inghilterra, il giovanotto di ottime relazioni familiari a Potenza, manifestò lo stesso vizietto che, a quel che disse la polizia, coltivava a casa: tagliare ciocche di capelli a signore e signorine, per strada, in autobus, ovunque gli capitasse. Scotland Yard, passati gli anni, è ancora lì a studiare il profilo psicologico dell’uomo sospettato per l’assassinio britrannico di Heather Barnett, vicina di casa del sospetto potentino, trovata morta con una ciocca in mano. A Potenza si narra che il cadavere di Elisa, mai più ritrovato, fu sciolto nell’acido o incorporato nella colonna di cemento di un palazzo di undici piani. Ma soprattutto si strologa sulle connivenze, di cui “Chi l’ha visto”, i giornali locali e i capannelli di via Pretoria parlano con ridondanza di nomi e cognomi. Il “parrucchiere” sarebbe stato protetto da Michele Cannizzaro, attuale direttore dell’ospedale San Carlo e marito di Felicia Genovese, magistrato di Potenza, ora trasferita dal Csm e indagata per aver archiviato una denuncia contro esponenti dei Ds e della Margherita, in cambio – questa l’accusa – della nomina del marito all’ospedale. Il pentito Gennaro Cappiello sostenne che il marito della Genovese fu anche il mandante del duplice omicidio Gianfredi. Ma l’inchiesta è stata archiviata e il pentito, considerato inattendibile dalla procura di Salerno, denunciato per calunnia.

Tanti anni dopo, innescato dalle inchieste a raffica del pm anglo-napoletano Henry John Woodcock, che agiscono come una sorta di moltiplicatore d’interesse per le antiche vicende, in cima alla città delle scale, che ancora dibatte su un antico stemma raffigurante un “leone gradiente su di una scala” (ma i leoni salgono le scale? ) torna l’incubo degli omicidi insoluti. Non solo Elisa e i Gianfredi, anche i “fidanzatini di Policoro” uccisi nel 1988.

Policoro, sulla costa jonica, è oggi in qualche modo l’epicentro, il luogo epitomico, dell’inestricabile “Basilicata connection”, che copre come una nevicata di Santa Caterina l’intera regione e fa lacrimare nel Duomo San Gerardo, patrono di Potenza, e l’arcivescovo Agostino Superbo, indignato non solo per le vergogne locali, ma per i “modelli di vita” dell’Italia televisionara scoperchiati da Henry John. E’ lì, a Policoro, che carabinieri e Guardia di Finanza hanno messo i sigilli al villaggio turistico “Marinagri”, un complesso di alberghi, ville, marina, del valore di 200 milioni di euro, costruito su terreno demaniale, per il quale è indagata, anche in inchieste connesse su un “gruppo di potere” trasversale, un bel pezzo di giustizia e di politica regionale. Non solo Felicia Genovese, col marito direttore dell’ospedale, ma anche, tra gli altri, i procuratori potentini Giuseppe Galante e Giuseppe Chieco, il presidente del Tribunale di Matera Iside Granese, l’ex presidente della Regione e attuale sottosegretario diessino nel governo Prodi Filippo Bubbico, l’attuale presidente della Regione Vito De Filippo, della Margherita, il senatore Emilio Nicola Buccico, di An, ex componente del Consiglio superiore della Magistratura e candidato a sindaco di Matera alle elezioni del prossimo maggio, la responsabile dell’Agenzia del Demanio Elisabetta Spiz, all’anagrafe moglie di Marco Follini, ex leader dell’Udc appena “scisso” dal socio Pierferdinando Casini, il cui nome ha aleggiato nei pettegolezzi fioriti ai margini delle inchieste televisionarie di Woodcock. Almeno tre, per quel che ne sappiamo, i tronconi dell’inchiesta “Basilicata connection” che pericolosamente s’intersecano: filone sanità, incentrato sulla coppia Cannizzaro – Genovese, filone banche per finanziamenti della Banca Popolare del Materano, Gruppo Popolare dell’Emilia, al presidente del tribunale di Matera, filone speculazione edilizia per “Marinagri” di Policoro. Ma, tra i tanti filoni, torna cupo dal passato, con un’inchiesta riaperta dalla procura di Catanzaro, l’assassinio dei “fidanzatini di Policoro”, Luca e Mariarosa, che Carlo Vulpio ha dettagliatamente ricostruito sul “Corriere della Sera”.
Ventun’anni di età entrambi, trovati morti nella vasca da bagno, si disse che i due ragazzi furono folgorati per il cattivo funzionamento dello scaldabagno. Nessuno fece l’autopsia. Ma, riesumati i corpi otto anni dopo, si ebbe la quasi certezza che i fidanzati in realtà siano stati prima uccisi e poi gettati nella vasca da bagno. “La vicenda – disse in Parlamento l’allora ministro della Giustizia Piero Fassino – ha risentito in modo determinante dell’insufficienza degli accertamenti espletati”.

Perché furono così insufficienti gli accertamenti espletati? Perché la ragazza, Mariarosa, aveva confessato in una lettera al fidanzato Luca: “Amore mio, spero che resterai accanto a me anche quando ti confesserò una piccola parte di me, che voglio cancellare per sempre”. La parte da cancellare erano festini con personaggi potenti, serate allegre di sesso e droga, ben retribuite, che facevano tremare mezza Basilicata. Quelle serate, secondo la pentita Maria Teresa Biasini, sarebbero state frequentate, tra gli altri – come hanno riferito le cronache – dal giudice del Csm Nicola Buccico, dall’avvocato Giuseppe Labriola, segretario provinciale di An, e da un giudice “dai capelli bianchi e dagli occhi di ghiaccio”, l’unico di cui il nome non viene fatto esplicitamente. Chi era? Per saperlo basterebbe ascoltare le chiacchiere da bar di via Pretoria. Ma la vicenda è stata archiviata a Potenza perché priva di ricontri. Buccico, magistrato del Csm e senatore di An, per parte sua, prima difende come avvocato la famiglia dell’assassinato, poi diventa avvocato del pubblico ministero Vincenzo Autera, quello che per l’omicidio dei due ragazzi aveva chiesto l’archiviazione.

Strilla il segretario diesse della Basilicata Piero Lacorazza: si complotta contro la dignità di un’intera Regione. Gli risponde sul “Riformista” Emanuele Macaluso: finiamola con la retorica, l’intreccio tra “nuova classe” e poteri locali è politico e coinvolge anche Diesse e Margherita. Il sindaco di Potenza è della Margherita ed è il più “preferenziato” d’Italia, con il 75 per cento dei voti. Lui, Vito Santarsiero, estimatore dell’antico leader Emilio Colombo, non parla di complotti. Enumera appassionatamente i lavori “cantierizzati”, le mostre straordinarie aperte in città, come quella di De Chirico, perché “la cultura viene prima di tutto” in una città che ha sofferto dell’immensa “incultura urbanistica” prima e anche dopo il terremoto del 1980, che pure tanti fondi condusse qui per una ricostruzione dissennata. Ci parla dell’area industriale, della Pittini Siderurgica, delle aziende di prefabbricati, del debito che ha ereditato, 150 milioni di euro che solo di interessi gli costa 10 milioni all’anno, del “piano metropolitano” messo a punto con nove comuni vicini per lo sviluppo economico dell’area. Ma qualcosa ha da dire anche su “vallettopoli”: “Sei milioni di euro di costo per le intercettazioni telefoniche a Potenza mi sembrano francamente un’enormità, basta fare il confronto con la cifra infinitesimale che si spende a Matera. Io rispetto il magitrato Woodcock, ma credo anche che la giustizia abbia delle priorità, che ci debba essere una gerarchia nel perseguimento dei reati. Allora mi piacerebbe finalmente sapere non solo quale Vip in mutande ha fotografato Corona, chi c’era sulla barca in navigazione nei pressi di Capri col transessuale, quale ragazza amministrava Lele Mora. Mi piacerebbe anche sapere che cosa si fa contro la droga, che qui dilaga, che cosa contro l’usura, contro la mafia, che incede dalle regioni limitrofe. E possibilmente che fine ha fatto Elisa Claps, perché, diciamolo, questa città è ancora scossa da quello e dagli altri omicidi impuniti. Potenza ha bisogno di serenità per poter fare ciò che le serve: lavoro, tutela dell’ambiente, qualità della vita, riqualificazione urbana”.

Sessantamila miliardi di vecchie lire piovvero dopo il terremoto del 1980 e 18 mila si fermarono qui in Basilicata. Il 60 per cento per un’industria mai nata o fallita, il 40 per recuperare abitazioni che hanno perpetuato uno scempio urbanistico che viene da lontano, da quando nella prima parte del secolo scorso approdarono qui invano gli architetti Piacentini e Quaroni a progettare il manicomio. E manicomio urbanistico fu. Tanto che la “riqualificazione” sembra oggi una missione impossibile anche per gli architetti Giuseppe Campos Venuti e Federico Oliva, chiamati in città dal sindaco Santarsiero. Quanto all’industria, se si tolgono la Fiat di Melfi e il polo dei salotti nel materano, ce ne sono scarse tracce in una terra strappata alla pastorizia con un profluvio di incentivi.

Nonostante il fiume di denaro pubblico, il valore aggiunto per abitante è di poco più di 16 mila euro, l’ottantaduesimo posto nella classifica italiana, la disoccupazione è pari a circa un terzo della popolazione attiva residente. C’è il petrolio della Val d’Agri, ma sembra che l’oro nero lucano, che copre più o meno il dieci per cento del fabbisogno energetico nazionale, qui sia vissuto più che come un’occasione, soprattutto come un fastidio. Ne sa qualcosa l’ex presidente della Regione e attuale sottosegretario allo Sviluppo economico Filippo Bubbico che ha dovuto difendersi anche dall’accusa di aver consentito l’estrazione nella Val d’Agri: “Le ricerche – ha spiegato – avvenivano da molto tempo, c’erano concessioni minerarie risalenti agli anni Cinquanta. Ma solo nel 1996 il governo nazionale ha autorizzato l’Eni a sfruttare i giacimenti petroliferi della Val d’Agri. In quella situazione nessuno avrebbe potuto fermare l’attività petrolifera. Noi abbiamo scelto di non perderci nella disputa nominalistica petrolio sì, petrolio no e abbiamo faticosamente trovato il modo di portare l’Eni e il governo al tavolo delle trattative per tutelare l’ambiente e creare opportunità per la Basilicata”.

Ciò di cui oggi la Basilicata non difetta sono i sottosegretari: oltre a Bubbico, dispone di Mario Lettieri all’Economia e di Gianpaolo D’Andrea alle Riforme, entrambi della Margherita. Altri tempi rispetto a quelli di Colombo e di Angelo Sanza, quando Potenza, borgo montanaro a ottocento e più metri sul livello del mare, comandava a Roma. Altri tempi, di pastorizia, clientele sì, quasi una patria. Ma non c’era “Potenza noir”.

(14 aprile 2007)

Fonte: Repubblica

Basilicata: bando per le Pmi all’estero

24 Aprile 2007
Con la deliberazione in oggetto, è approvato il bando per l’acquisizione i servizi reali finalizzati all’internazionalizzazione delle Pmi, con allegatala modulistica necessaria per la presentazione delle domande. Soggetti beneficiari dei contributi sono le micro, piccole e medie imprese, i consorzi di Pmi, le Ati (Associazioni temporanee di imprese) o Ats (Associazioni temporanee di scopo) fra Pmi costituite o da costituirsi. Risultano ammesse al finanziamento le acquisizioni di servizi reali e consulenze specialistiche per la pianificazione di progetti integrati di internazionalizzazione, comprendenti: piano marketing strategico per l’estero, organizzazione ufficio export, assistenza all’avvio di contatti e per la costituzione di rappresentanze e reti di vendita, partecipazioni a fiere, materiali di comunicazione, azioni promozionali presso i punti vendita, di sensibilizzazione della stampa estera e di direct marketing. È previsto un contributo a fondo perduto nella misura massima del 75% delle spese, fino al raggiungimento dell’importo di 50.000 euro, entro i limiti della regola de minimis vigente (200.000 euro massimi negli ultimi 3 esercizi finanziari). Il bando dispone di una dotazione finanziaria pari a 1.000.000 euro.

D.G.R. 29 dicembre 2006, n. 2160 (B.U.R. 1° marzo 2007, n. 13)
D.G.R. 2 febbraio 2007, n. 148 (B.U.R. 1° marzo 2007, n. 13)

Fonte: Distretto PMI