Daily Archives: 6 maggio 2007

Potenza – Convegno di studi sul Mezzogiorno d’Italia in età napoleonica

Si terrà dal 7 al 9 maggio prossimi un Convegno di Studi presso il Teatro “F. Stabile” e l’Università degli Studi della Basilicata

Promosso dal Comune di Potenza insieme alla Associazione per la Storia Sociale del Mezzogiorno e dell’Area Mediterranea, Università degli Studi della Basilicata – Dottorato di ricerca in Storia dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea, si terrà dal 7 al 9 maggio prossimi un Convegno di Studi presso il Teatro “F. Stabile” e l’Università degli Studi della Basilicata – Aula Magna. L’iniziativa è patrocinata dal Comitato nazionale per le celebrazioni del Bicentenario del “Decennio Francese”.

Il Convegno intende approfondire, con una verifica specifica su una buona parte delle regioni del Mezzogiorno d’Italia, i grandi cambiamenti sociali provocati in Italia dall’instaurazione di un moderno Stato amministrativo come voluto durante il periodo della dominazione francese, uno dei quali, emblematicamente per gli aspetti di organizzazione amministrativa della regione lucana, è la creazione di Potenza quale città capoluogo. Tali cambiamenti si ritrovano piú che a Roma e nel Lazio, nel Regno d’Italia, nel Regno di Napoli e in Toscana.

Fu infatti in queste regioni che i napoleonidi pensarono di intervenire con strumenti di politica economica, con istituti giuridici, con magistrature rinnovate per ottenere risultati soddisfacenti e per piegare definitivamente ogni resistenza dei ceti politici tradizionali. Nel Nord e in Toscana si trattava anzitutto di riorganizzare il sistema finanziario, di rivedere i consunti sistemi di prelievo fiscale, di inserire l’agricoltura in piani di riforma di patti agrari e con precisi investimenti capitalistici. Diverso, in parte, fu il disegno di rifondazione del Regno di Napoli sotto la guida duttile ed equilibrata di Giuseppe Bonaparte, che regnó dal febbraio 1806 al giugno 1808 quando, divenuto re di Spagna, lasció il trono al cognato Gioacchino Murat.

Il primo dei due governi, che si avvalse di ministri francesi e napoletani abbastanza competenti (uno fra i migliori, Giuseppe Zurlo, sarà a lungo responsabile del governo) fu contraddistinto anzitutto da un legato che risaliva alla repubblica del ’99: l’abolizione della feudalità: un progetto radicale di ricomposizione delle strutture economiche e sociali e dell’assetto proprietario del regno che sarebbe arrivato in porto al momento dell’assunzione del regno da parte di Giuseppe. Questi il 2 agosto 1806 promulgó la famosa legge sull’ «eversione della feudalità» che, qualunque siano stati i limiti della sua applicazione, rimane un esempio straordinario di trasformazione in senso capitalistico e borghese della proprietà fondiaria sulla quale era fondato il potere della nobiltà meridionale.

A questi aspetti è dedicata specificamente una delle cinque sessioni del Convegno. Da questa trasformazione (che una successiva legge del 1 ° settembre acceleró consentendo agli ex feudatari di appropriarsi delle terre demaniali, cioè appartenenti allo Stato, alle comunità locali, agli ecclesiastici, secondo metodi non sempre regolari e ordinati) non trassero grandi benefici i contadini poveri e i comuni, perchè non fu chiaro (e il problema si trascinerà per decenni confluendo nella futura «questione meridionale») che l’assegnazione delle terre demaniali doveva favorire tutti gli strati sociali e non solo quelli piú forti sul piano finanziario ed economico. Anche le strutture ecclesiastiche furono investite da tale processo e varie furono le reazioni degli ecclesiastici di vertice o di base che ne subirono le conseguenze: a ció è dedicata una apposita sessione del convegno.

Con altre sessioni il convegno approfondisce il fenomeno politico-sociale, nuovo, relativo all’affiancamento, ai baroni di origine aristocratica, di un ceto di proprietari borghesi che avrebbero potuto diventare in futuro una classe dirigente piú dinamica e liberale e maggiormente in sintonia con l’evoluzione dei tempi. Soprattutto di tale fenomeno il convegno intende approfondire alcuni aspetti significativi con numerose relazioni dedicate ai ceti dirigenti. Altre relazioni sono di conseguenza dedicate al miglioramento degli apparati amministrativi, ma non mancano approfondimenti relativi alla lotta all’analfabetismo ed ad altri aspetti ancora di sicuro rilievo storiografico. Il quadro generale, in quegli anni, della società meridionale, i rapporti tra le classi, i limiti e i privilegi delle classi stesse, l’insinuarsi all’interno del sistema napoleonico di forme amministrative e giuridiche meno sulbalterne al potere nobiliare, ma il contemporaneo rafforzarsi di una arrogante aristocrazia di nuovo conio, creavano uno stato conflittuale di principi e di valori, tra tradizione e rinnovamento, che si prolungherà fino alla fine stessa del periodo preso in esame: anche a questi importanti aspetti dell’esperienza di governo condotta dal governo francese il Convegno dedica attenzione con alcune importanti relazioni (red).

Fonte: ASG Media

«Il Parco del Pollino tornerà ai cittadini»

La promessa del neocommissario Domenico Pappaterra, per una più corretta gestione di un’area naturale a cavallo tra la Basilicata e la Calabria e che ha rischiato l’abbandono
COSENZA – «La prima cosa che mi propongo di fare è riaccendere la speranza e riconquistare la fiducia dei cittadini nei confronti del Parco. È un’impresa non facile, ma spero di potercela fare in quanto «uomo del territorio», conoscitore di ogni angolo di questo splendido pezzo di Meridione d’Italia». Lo afferma Domenico Pappaterra, neo commissario del Parco nazionale del Pollino. «Il mio primo impegno – aggiunge Pappaterra – sarà quello di ascoltare i cittadini, le istituzioni, gli attori del territorio. Non per fare sterili passerelle, ma per comprendere meglio da dove ripartire per restituire l’istituzione Parco alle genti che hanno saputo conservare, nonostante anni di attesa e di speranze andate deluse, l’ambiente, agendo per trasformare il fallimento e la rabbia delle popolazioni in fiducia e in possibilità di sviluppo».

Pappaterra ringrazia «per la fiducia concessami il ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, i presidenti e gli assessori all’Ambiente di Calabria e Basilicata per l’intesa data alla mia nomina. Rivolgo anche un sentito apprezzamento a tutti i sindaci che hanno in questi mesi, sostenuto e richiesto la scelta compiuta dal ministro, insieme con i rappresentanti politici e istituzionali delle due regioni. Ora bisognerà puntare a rendere il Pollino – continua Pappaterra – un Parco produttivo sul serio, puntando alla creazione effettiva di nuove possibilità occupazionali per i giovani e i meno giovani che hanno deciso di vivere qui, così come da tempo è stato fatto in altre aree protette che vantano meno potenzialità delle nostre, e risolvere la difficile vertenza dei lavoratori precari del Parco».

«Per far questo – secondo il neo commissario – sarà necessario recuperare, sul piano istituzionale, rapporti di massima collaborazione con Province e Regioni e dare il giusto ruolo alla Comunità del Parco, instaurando un raccordo tra gli organi dell’Ente e i 70 amministratori che la compongono in maniera tale da fare della Comunità non un semplice organo di ratifica, ma una vera e propria Consulta da tenere in debita considerazione sulle questioni strategiche della vita dell’area protetta. Rendendo i sindaci e i presidenti di Province, Comunità del Parco e Regioni i veri protagonisti del futuro del territorio».

La nuova gestione del Parco dovrà puntare, secondo Pappaterra, ad eliminare la conflittualità pure esistente sul territorio, attuando un confronto costruttivo con tutte le associazioni nella consapevolezza che «occorre imprimere un nuovo dinamismo alle politiche ambientali, puntando a creare sviluppo e occupazione. Bisognerà, poi, dare al Parco adeguati strumenti di pianificazione, in grado di dare risposte concrete alle esigenze delle comunità. Al pari andrà chiusa la questione riperimetrazione, d’intesa con il Ministero e la Conferenza Stato-Regioni». Infine, tra i punti programmatici di Pappaterra c’è il rilancio dell’accordo quadro di programma, sottoscritto dalle Regioni Calabria e Basilicata, dalle organizzazioni sindacali e da Legambiente. «Costituisce una nuova e sempre attuale opportunità da utilizzare – commenta Pappaterra – facendo riferimento alle risorse nazionali e regionali e, soprattutto, a quelle europee».

5/5/2007

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno