
Altri venticinque milioni di Euro per il rifinanziamento alla missione in Afghanistan. È curioso notare come nell’economia di uno stato alcune cifre tornino sempre. Ad esempio, sempre di 25 milioni di euro sono i tagli previsti per la pubblica istruzione in questo paese che da anni cerca di far quadrare il bilancio (come cercano di farlo le circa 2 milioni e 674mila famiglie che secondo l’Istat vivono in Italia in condizioni di povertà).
Più alti invece pare siano i tagli per il pubblico impiego; questo infatti, come molti già sanno, vedrà le cesoie dello stato fare tagli per circa 4 miliardi di euro.
Il che non vuol dire solo che ci saranno meno fogli nelle stampanti e meno inchiostro da sprecare nelle sedi dei comuni e delle regioni (e qui l’ambiente potrebbe persino ringraziare il governo), bensì anche meno fondi per i rinnovi contrattuali e le contrattazioni integrative.
Se poi proprio dobbiamo far dei tagli, non è il caso di farle alle missioni militari laddove si possono recuperare 10 miliardi di euro dai tagli alla sanità.
Dunque ricapitoliamo: meno soldi alle scuole, ergo, minore efficienza nell’istruzione dei figli, intendendo con “nostri” i figli della gente comune, non certo dei politici italiani che possono studiare nelle scuole private cattoliche.

Minore garanzia di poter avere una sicurezza economica persino nell’impiego pubblico, minore garanzia per la malattia per i momenti difficili della vita di chi non può permettersi cliniche private, per non parlare di una generazione che si affaccia al lavoro nell’assoluta certezza che la pensione non la vedrà mai.
Ma i soldi per le missioni di pace o di guerra si trovano.
Per la cronaca, il ministro per la difesa, Arturo Parisi ha annunciato nello specifico l’invio di carri armati Dardo, elicotteri d’attacco A-129 Mangusta, blindati Lince, e 145 militari
(fonte, www.peacereporter.net).
La riflessione successiva è: ma siamo sicuri che la “minaccia alla famiglia” provenga dal relativismo morale e dal laicismo anticlericale incalzante degli ultimi, malatissimi e appestati tempi? In uno stato in cui non sappiamo se poter mettere al mondo dei figli perché siamo tutti un po’ precari, in cui questi figli non sappiamo nemmeno in che tipo di scuola li potremo mandare e che tipo di assistenza verrà data a loro e a noi nei momenti di malattia, in cui non sappiamo mai con certezza se avremo la pensione ma almeno sappiamo per certo che tra mille anni, con i carri armati e gli elicotteri d’attacco porteremo la pace nel mondo, qual è l’incoraggiamento che ci viene dato nell’idea bislacca di crearci una famiglia, una nostra?
Sono giorni che si sente richiamare all’articolo 29 della costituzione in cui si dice che La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Ma ricordo anche la lezione di scuola elementare in cui mi hanno detto che:
L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro… e che ripudia la guerra (rispettivamente art. 1 e art. 11).
Se proprio sta costituzione dobbiamo leggerla, leggiamola tutta e non saltiamo gli articoli. Andiamo per ordine e non bariamo come siamo abituati a fare.
Sabrina Barbante