Potenza, incontro Colombo-Andreotti
E’ come ce lo immaginiamo tutti, con quell’andatura che lo ha caratterizzato sin dai tempi dell’Azione Cattolica. Lui, l’highlander della politica italiana, Giulio Andreotti, rilassato sulla poltroncina blu sopra il palco del Conservatorio di Potenza. Come se fosse a casa sua. Poco più in là Emilio Colombo, che in Basilicata è davvero a casa. “Andreotti e Colombo raccontano l’Europa” lo slogan alle loro spalle, mentre sul video scorrono le immagini di un’Italia in ginocchio tra le macerie di un’Europa che stava per nascere.
A far compagnia ai due senatori a vita, il governatore della Regione Basilicata Vito De Filippo e il direttore di Tgcom Paolo Liguori in veste di moderatore. Dopo un breve saluto del presidente della giunta regionale, ha avuto inizio il racconto sul filo della memoria su come si è sviluppato il percorso europeo: dal 1957, con i trattati di Roma, in poi. Andreotti ha esordito individuando nell’assenza dell’Unione Sovietica una novità assoluta della politica internazionale, dopo il crollo del muro di Berlino. «Con quello di Eltsin sono arrivato al terzo funerale di presidenti moscoviti», rompendo sin da subito il clima istituzionale dell’evento. «Se ci guardiamo indietro capiamo di aver fatto moltissimo, ma se pensiamo al futuro sembra di essere all’inizio»: un concetto che indica come l’idea di una Costituzione europea si trovi ancora ad uno stadio embrionale. Evidente il riferimento al veto di Francia ed Olanda in merito.
Dal taglio più storico l’intervento di Colombo. Un passo indietro sino al 1951, data della dichiarazione del ministro degli esteri francese Schumann. «De Gasperi ebbe l’intuito di promuovere un accordo come la Comunità Economica del Carbone e dell’Acciaio con l’obiettivo di stabilire una pace duratura tra Germania e Francia». Un treno da prendere al volo che permise all’Italia di entrare in Europa dalla porta principale. Colombo, eletto presidente del Parlamento europeo nel 1977, ha sottolineato come una riconciliazione tra Germania e Francia fosse il punto di partenza nella costruzione di un’organizzazione federale, alla base dello sviluppo europeo. Andreotti e Colombo hanno invitato i giovani a credere nell’Europa, con lo stesso entusiasmo che hanno provato loro davanti a un evento così rivoluzionario. «Noi apparteniamo all’antichità», con questa battuta Andreotti ha scatenato l’ilarità della platea.
Ma nel sentirlo parlare di Erasmus e di un necessario adeguamento dei programmi scolastici a quelle che sono le esigenze culturali dell’Europa, è evidente la voglia di dare un indirizzo alle nuove generazioni. Penalizzate, dice Colombo, da «una politica fondata sul contrasto tra gli uomini e non tra le idee». Dall’altra poltrona democristiana si leva una critica sul ruolo ambiguo dell’informazione: «la troppa luce può abbagliare e non illuminare». Con questa metafora il senatore romanista pone l’accento sull’eccessiva ondata di informazione di cui siamo vittime. Per realizzare uno Stato europeo che possa contrastare le nuove potenze emergenti come la Cina, l’India o il Brasile, è necessaria una cooperazione totale tra i 25 stati membri: questo e ciò che è emerso dall’incontro con i due esponenti storici della Democrazia Cristiana. E quando Liguori ammette: «sareste stati una bella coppia all’interno della Dc». «C’è ancora tempo…», risponde il solito Andreotti.
Fonte: TGCOM