Monthly Archives: giugno 2007

Economia lucana, un brusco calo

I dati del I trimestre 2007

La nota congiunturale del primo trimestre 2007 elaborata da Regione Basilicata e Centro Studi Unioncamere – Osservatorio Economico Regionale – evidenzia il brusco rallentamento dell’attività manifatturiera in Basilicata dopo i trend positivi evidenziati nel 2006, ma lascia aperta una speranza sull’immediato futuro.

“La nota positiva – evidenzia il presidente di Unioncamere Basilicata, Pasquale Lamorte – è rappresentata dall’assenza di nuovi segnali recessivi, il che si evidenzia analizzando il clima di fiducia tra gli operatori. Ciò che preoccupa, invece, sono le apparenti difficoltà competitive dell’apparato produttivo regionale nell’attuale fase di ripresa dell’economia italiana, di cui beneficiano soprattutto le imprese che operano sui mercati internazionali e che hanno realizzato processi di ristrutturazione volti a conseguire più elevati livelli di produttività. In questo contesto, solo l’adozione di misure finalizzate a favorire un riposizionamento sul mercato delle imprese locali, attraverso il sostegno all’innovazione strutturale e allo sviluppo delle funzioni strategiche al loro interno, può assicurare l’avvio di un percorso stabile di crescita. La nati-mortalità aziendale che registra un bilancio ‘in rosso’ e i segnali negativi provenienti dal mercato del lavoro, infine, segnalano criticità che andrebbero attentamente analizzate”.

I DATI
I dati di sintesi sulle imprese manifatturiere fino a 500 dipendenti evidenziano un calo della produzione (-1,6%) e del fatturato (-1,1%), in linea con le performances del Mezzogiorno ma in controtendenza con i trend nazionali. Tra le cause, lo scarso dinamismo delle imprese di medio-grandi dimensioni, che avevano “trainato” il 2006. Ma se questa frenata non sembra indicare nuove possibili fasi recessive, è la situazione di regresso delle piccole (fino a 10 dipendenti, -4,4%) a preoccupare sensibilmente. Tra i settori, tornano a sorridere il “legno e mobile” (+3,1%) e la “meccanica e mezzi di trasporto” (+3,1%) e prende una piccola boccata di ossigeno il “tessile e abbigliamento” (+0,6% e soprattutto +7,1% in termini di fatturato). Male il resto del manifatturiero, anche se iu segnali di fiducia degli operatori mostrano un orientamento nettamente positivo. Nonostante l’arretramento, la maggioranza degli operatori (45%) ritiene che la recente frenata produttiva sia solo temporanea e che, a partire dal II trimestre, il trend possa tornare positivo. Per il 39% gli attuali volumi di produzione dovrebbero rimanere sostanzialmente invariati e soltanto per il 16% è probabile una flessione. Le aspettative di ripresa sono relativamente diffuse anche tra le imprese di piccole dimensioni.

Export in lieve flessione, in un certo senso attesa dopo il boom del 2006 (+55,2%). Non accenna a fermarsi il prolungato trend negativo dell’export del mobile, più che dimezzatosi nell’ultimo biennio (-19,5% la variazione registrata nella prima frazione del 2007); per contro, si conferma il buon dinamismo dei prodotti metalmeccanici (la crescita ha sfiorato il 25%). Si “rilanciano”, infine, i prodotti della gomma e materie plastiche (+ 90,0% nelle vendite) mentre l’inizio d’anno è stato negativo per i prodotti chimici (-4,6%), tra i più espansivi nel corso del 2006.

L’indagine congiunturale sul comparto delle costruzioni continua a segnalare un trend negativo del volume d’affari delle imprese, indipendentemente dalla loro classe dimensionale. Nel I trimestre 2007, in particolare, il fatturato ha accusato una flessione del 3,8% su base annua, in linea con la variazione media registrata nell’intero 2006; a livello nazionale, invece, l’andamento è risultato pressoché stazionario (-0,1%), dopo aver registrato un progressivo miglioramento durante l’anno precedente.

In progressiva attenuazione la crisi delle vendite al dettaglio (-1,1%), che scontano il mancato rilancio dei consumi delle famiglie lucane (+0,7%). I consumi si spostano tuttavia sempre più verso la Grande Distribuzione Organizzata, che continua a crescere (+3,7%) a discapito delle piccole imprese commerciali (meno di 5 dipendenti, -2,9%). Ottimismo tra gli operatori della media e grande distribuzione, forte cautela tra i piccoli in merito ai segnali del II trimestre 2007.

L’anagrafe delle imprese si segnala per una certa vivacità (818 nuove imprese extra-agricole tra gennaio e marzo di quest’anno, è il valore più elevato registrato negli ultimi 4 anni), cui fa da contraltare un altro record, in negativo, quello delle imprese cessate, 982. Il dato nati-mortalità, dunque, evidenzia un –135%. Il -0,33% della base imprenditoriale è tuttavia in linea con l’andamento nazionale. Nello specifico, le società di capitale fanno registrare un certo dinamismo, mentre rallentano le società di persone e frenano le ditte individuali, facendo registrare un saldo di nati-mortalità superiore al biennio precedente.

Segnali negativi, infine, provengono dal mercato del lavoro: i dati Istat segnalano un –2,4% (corrispondente a un calo di 4.000 unità) per gli occupati a fronte di una certa stazionarietà registrata nel resto del Paese (+0,4%). Più accentuata la flessione dei disoccupati, diminuiti del 26% (7,5 mila unità), caratterizzata dalla componente “in cerca di prima occupazione”, maggiormente soggetta a fenomeni di scoraggiamento. E’ aumentata del 48,5% rispetto al I trimestre 2006 la quota dei soggetti che hanno dichiarato di non cercare attivamente un lavoro ma che sono disponibili a lavorare. In questo contesto, l’ulteriore calo del tasso di disoccupazione (sceso al 10,2%) è assai poco significativo, dal momento che si è ridotta notevolmente l’offerta di lavoro complessiva.

Il bilancio negativo dell’occupazione riflette soprattutto la contrazione degli occu-pati in agricoltura (2,9 mila in meno) e nei servizi (1,3 mila in meno), che avevano alimentato la crescita occupazionale nel 2006. La domanda di lavoro ha mostrato, invece, una certa tenuta nell’industria nel suo complesso, grazie al settore delle costruzioni dove la crescita degli occupati (+2,2%) ha in parte compensato l’ulteriore calo degli occupati nel manifatturiero (-3,0%). Da segnalare, infine, l’andamento di segno opposto degli occupati dipendenti e indipendenti: in forte calo i primi (-3,7%), in crescita i secondi (+1,4%) in tutti i principali settori, compresa l’industria manifatturiera.

Fonte: Basilicat@press

Basilicata – Presidente De Filippo sottolinea efficenza gestionale acquedotto lucano

“Tante altre regioni che, anche in questo campo, vedono nella Basilicata un esempio da imitare”

“Il perseguimento degli obiettivi finanziari, che hanno consentito di chiudere in attivo il bilancio 2006, insieme ai risultati ottenuti sui temi strategici della salvaguardia della salute, della tutela dell’ambiente, dalla ricerca, del contenimento dei consumi energetici, confermano l’efficienza gestionale di Acquedotto Lucano“.

È quanto ha dichiarato il presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo, intervenendo all’assemblea degli azionisti di Acquedotto Lucano, che si è svolta questa mattina a Rifreddo di Pignola. “Occorre sottolineare come il conseguimento di questi traguardi – ha aggiunto De Filippo – sia avvenuto su un piano di grande trasparenza e di piena condivisione dei propri intenti da parte dell’Autorità d’ambito territoriale ottimale e delle amministrazioni locali, e sia stato caratterizzato da uno spirito di grande attenzione agli utenti finali.

Sono questi i segni piú evidenti della ferma volontà di Acquedotto Lucano di porsi quale innovativa forma di governance, capace di coniugare efficienza gestionale e perseguimento del pubblico interesse. Non è un caso se oggi questo modello ispiri il disegno di legge della riforma dei servizi pubblici locali. Non è un caso – ha proseguito – se questo è il modello al quale guardano con estrema attenzione tante altre regioni che, anche in questo campo, vedono nella Basilicata un esempio da imitare”. De Filippo ha poi confermato la massima fiducia nei confronti del presidente e del consiglio di amministrazione, nonché del management di Acquedotto Lucano, rivolgendo un “formale invito affinché proseguano la loro attività lungo la linea di rigore e di responsabilità che il presidente Mitidieri ha tracciato” (red).

Fonte: ASG Media

Tutti ai blocchi di partenza: parte la stagione dei saldi

In Piemonte prezzi ribassati già dal 1° luglio, segue la Liguria il 6, Bologna Ancona e Milano il 7. Bisogna attendere per la Basilicata (10 luglio) e per Firenze, Roma e Palermo (14 luglio). Buone ultime Venezia, Bari e reggio calabria (15)

I saldi Roma, 28 giugno 2007 – Per i patiti dello shopping e gli amanti degli acquisti a prezzi scontati è iniziato il conto alla rovescia. Partiranno infatti domenica 1 luglio a Torino e in Piemonte i saldi estivi 2007, seguiti il giorno successivo da Napoli e dalla Campania.

Il calendario delle date di inizio, deliberate da Regioni o Comuni, passa poi per il 6 luglio di Genova e della Liguria, per il 7 luglio di Bologna, Ancona e Milano. In Basilicata permane la data del 10 luglio mentre a Firenze, Roma e Palermo il calendario prevede come data il 14 luglio, seguita il 15 luglio da Venezia, Bari e Reggio Calabria.

Negli ultimi anni gli sconti di fine stagione hanno assunto la valenza di un appuntamento da non perdere per tantissime famiglie italiane per le quali i saldi restano un’attesa occasione per risparmiare.

“Esiste una vera e propria categoria di consumatori, i cosiddetti ‘saldisti’ – afferma Alfredo Ricci, Presidente di Fismo-Confesercenti, la Federazione italiana settore moda – che si adegua anche in questo modo al mancato incremento del proprio potere d’acquisto. Ma i saldi rappresentano un’occasione anche per i commercianti, per tentare di risollevare le sorti aziendali e poter ottenere parte di quella liquidità necessaria per gestire l’attività commerciale in maniera economicamente sana.

“Ulteriore appeal è dato dal fatto che i saldi effettuati nei negozi tradizionali garantiscono nella pressoché totalità dei casi prodotti di qualità ed un servizio al cliente certamente non riscontrabile in diversi settori della distribuzione al dettaglio. Devo poi aggiungere – precisa Ricci – che i commercianti, per evitare incongruità normative e confusione, sono orientati ad ottenere una data unica nazionale. Valutiamo dunque positivamente la discussione della Conferenza Stato-Regioni su due ipotesi di date: 2 gennaio e 2 luglio anche se, oggettivamente, appaiono troppo ravvicinate”.

I commercianti della Fismo-Confesercenti prevedono che il periodo dei saldi, complice la situazione meteorologica indirizzata a un caldo costante, potrà, almeno nella fase iniziale, non deludere le aspettative e sperano si possa concludere con buoni risultati per le imprese. Stretti tra crisi dei consumi, aumento della pressione fiscale, abusivismo, contraffazione, i commercianti del settore moda continuano a fornire alla collettività un servizio insostituibile e non si arrendono.

“Il settore moda – conclude Ricci – che pure sta attraversando una crisi non soltanto congiunturale, resta uno dei più importanti per l’economia nazionale. La Fismo continuerà nel suo impegno per ottenere dal Parlamento una disciplina che faccia finalmente chiarezza su quella specie di terra di nessuno costituita dagli outlet, per una nuova definizione del periodo dei saldi (occorre prendere atto che ‘era meglio quando era peggio’) e per riprendere la questione delle rimanenze di magazzino, sulla quale non intendiamo assolutamente demordere”.

Fonte: Il Quotidiano.net

MEMORIAL PRICOLO 2007

viggiano_pan_valleIl passato dell’aeronautica militare lucana, il futuro dell’aviosuperficie di Grumento Nova. Su questo asse si svilupperà il Memorial Pricolo 2007 in programma il 30 giugno e il 1° luglio in Val d’Agri.

L’evento nasce grazie all’organizzazione del Club Arrow e alla passione di due liberi professionisti di Roma, Alessandro e Pino Cavallo, originari di Grumento, affettuosamente legati alla famiglia Pricolo e da sempre attaccati alla loro radici (oltre che appassionati del volo su ultraleggeri) e può fregiarsi del sostegno dell’Apt Basilicata, ufficialmente sancito da una nota del Commissario Straordinario Gianpiero Perri che ha ritenuto meritoria di attenzione la manifestazione.

La doppia giornata servirà da un lato a onorare la memoria di due generali lucani dell’aeronautica militare, Francesco e Peppino Pricolo, e dall’altra a sollevare un costruttivo dibattito intorno all’aviosuperficie di Grumento Nova, sul cui futuro verranno avanzate ipotesi e proposte da parte di istituzioni ed esperti del volo.

Questo il programma della due giorni: il 30 giugno, alle ore 18.30, nella sala consiliare della Comunità Montana Alto Agri, si svolgerà un convegno dal titolo “Prospettive di sviluppo dell’aviosuperficie di Grumento Nova”, durante il quale verranno consegnate, tra gli altri, targhe ricordo alla moglie del generale Giuseppe Pricolo. Il 1° luglio, a partire dalle 10.00, gli appassionati del volo potranno prendere i primi contatti, nell’area dell’aviosuperficie di Grumento Nova, con gli info point dell’Associazione Arma Aeronautica – Sezione Vallo di Diano Sant’Arsenio, con la Pattuglia acrobatica VEGA ULM dell’Aeroclub di Lecce con i velivoli del club Arrow e della Pattuglia Vega, in mostra statica.

L’evento è stato patrocinato dalla Comunità Montana Alto Agri e prevede la partecipazione, tra gli altri, del Generale Leonardo Tricarico, ex capo di stato maggiore dell’aeronautica, del Comando della III regione aerea BARI, probabilmente con il suo Comandante Giovanni Mazzone, del Generale Antonio Tricarico e del capitano Antonio Bertolini, presidente dell’associazione Arma Aeronautica Sant’Arsenio.

Fonte: BasilicataNews



Conosciamo chi guida il nostro paese: PARTE II


Cari lettori,

Continua la nostra iniziativa “Conosciamo chi ci guida”.

Anche in questa fase sarete voi lettori a scegliere le 8 migliori domande da porre ai consiglieri dei due schieramenti!

La scelta delle migliori domande da porre ai leader dei due schieramenti (G. Votta e D. Vita) avverrà tramite un sondaggio presente in homepage da domani.

Per info e suggerimenti non esitate a scriverci!

VOTATE VOTATE VOTATE!

Redazione La Valle

CSAIL, LE ROYALTIES DEL PETROLIO VANNO UTILIZZATE SOLO NEI COMPRENSORI SAURO-CAMASTRA E VAL D’AGRI

Dichiarazione Presidente CSAIL, Filippo Massaro

In coerenza con le battaglie e le iniziative degli ultimi anni e soprattutto raccogliendo le attese e le aspettative delle comunità del Sauro-Camastra come della Val d’Agri, il CSAIL (Comitato per lo Sviluppo delle Aree Interne Lucane) ribadisce la propria posizione: le royalties del petrolio devono essere utilizzate dai Comuni dei due comprensori interessati all’attività di estrazione e di ricerca degli idrocarburi, mentre i “benefici” derivanti dalle risorse petrolifere vanno estesi a tutto il territorio regionale, o meglio a comuni delle aree interne e più svantaggiate.

Ad affermarlo è il presidente del CSAIL Filippo Massaro per il quale “in proposito è necessario fare chiarezza per non deludere le popolazioni del Sauro-Camastra e della Val d’Agri. Del resto come dimostrano il finanziamento proveniente dalle royalties destinato all’Università degli Studi della Basilicata ed altri interventi finanziari decisi negli anni scorsi c’è già un utilizzo di questi soldi per scopi ed obiettivi più generali.

Ma ipotizzare una ripartizione a pioggia e addirittura, come qualche consigliere regionale di Matera ha proposto, a favore dei Sassi di Matera, è da scongiurare perché non porterebbe alcun vantaggio né alla gente che vive a contatto quotidiano con i pozzi, le perforazioni, il Centro Agip di Viggiano e in futuro conviverà con il Centro di Corleto, e né agli altri lucani. La posizione del CSAIL è per una ripartizione prioritaria alla trentina di Comuni interessati (che sono già troppi) vincolandola però a progetti di maggiore qualità e di diretto impatto occupazionale e quindi evitando che si continui a finanziare marciapiedi, impianti di pubblica illuminazione o persino una piscina coperta come sta accadendo a Viggiano.

In proposito il CSAIL chiede l’istituzione di una Commissione di inchiesta per verificare i programmi di spesa a Viggiano delle royalties specie dopo le dichiarazioni fatte dal sindaco al Sole 24 Ore quando si è vantato di avere in cassa tanti soldi e di non sapere come spenderli.

Secondo Massaro, inoltre, agli amministratori comunali e comunitari devono essere impartite “direttive di spesa” precise da parte della Regione e del Comitato di Coordinamento dei sindaci del quale chiediamo di far parte proprio allo scopo di tutelare gli interessi delle nostre comunità. Infine, ci risulta che la Giunta Regionale nelle settimane scorse ha rifinanziato il Fondo di Coesione destinato ai piccoli comuni svantaggiati sino a triplicarne la posta finanziaria e quindi – conclude Massaro – ci sono già gli strumenti di intervento per contribuire a superare le condizioni di arretratezza dei centri minori, mentre alla tutela dei Sassi di Matera, patrimonio Unisco, deve provvedere il Governo Nazionale e gli organismi europei”.

Filippo Massaro

Istat, in Italia i divorzi sono aumentati del 74% in dieci anni

 Anche le separazioni sono aumentate
Anche le separazioni sono aumentate

Sono fortemente aumentati i divorzi in Italia nell’ultimo decennio. Secondo i dati Istat diffusi oggi, infatti, nel 2005 i divorzi sono stati 47.036, con un aumento del 74% rispetto al 1995. Le separazioni, sempre nel 2005, sono state 82.291, con un incremento del 57,3%, sempre rispetto a dieci anni prima. Nel 2005 i divorzi hanno continuato a crescere anche sull’anno precedente ed hanno registrato un incremento del 4,3% rispetto al 2004. Sempre nel 2005 sono invece risultate in flessione le separazioni ,che hanno registrato un -1,1% rispetto al 2004.

151 divorzi e 272 separazioni ogni 1000 matrimoni

In sostanza, se nel 1995, ogni 1.000 matrimoni si verificavano 158 separazioni e 80 divorzi, dieci anni dopo le separazioni sono arrivate a 272 e i divorzi a 151. La tendenza a ricorrere al divorzio non è uniforme, ci fa poi sapere l’Istat, e si divorzia più al nord che al sud. Nel Nord, sempre nel 2005, si rilevano infatti 6,2 separazioni e 4 divorzi ogni 1.000 coppie coniugate, contro 4,2 separazioni e 1,8 divorzi nel Sud.

Più divorzi al Nord che al Sud
La Liguria è la regione dove ci si separa di più, 8 separazioni e 5,8 divorzi ogni 1.000 coppie coiniugate, seguita dalla Valle d’Aosta, con 7,6 separazioni e 5,6 divorzi ogni 1.000) e dal Lazio, con 7,9 separazioni e 4 divorzi ogni 1.000. In fondo alla scala ci sono la Basilicata. con 3 separazioni e 1,2 divorzi ogni 1.000 coppie coniugate, la Calabria, con 3 separazioni e 1,4 divorzi, e la Puglia, 3,8 separazioni e 1,6 divorzi.

Preferiti separazioni e divorzi consensuali
Nel 2005 si sono chiuse consensualmente l’85,5% delle separazioni e il 77,6% dei divorzi. Circa l’82% delle separazioni giudiziali è concesso per intollerabilità della convivenza, il 14,6% con addebito al marito e il 3,5% con addebito alla moglie. Ricorrono al rito consensuale più le coppie che vivono al nord che quelle che risiedono al sud: le prime nell’89% delle separazioni e nell’80,8% dei divorzi; le seconde rispettivamente nel 76,7% e 64,1% delle cause. Occorre comunque tener conto – avverte l’Istat – che la procedura consensuale è condizionata anche dalla diversità di durata della causa e dei costi. E la ‘consensuale’ dura in media 150 giorni contro gli 886 del rito contenzioso per la separazione e i 634 per il divorzio.

Gli uomini chiedono di più la separazione, gli uomini di più il divorzio
A chiedere la separazione sono più le donne, mentre sono più uomini separati a chiedere il divorzio.Nel 2005, il 71,7% delle richieste di separazione è stato presentato dalla moglie, mentre il 56,3% delle istanze di divorzio è stato presentato dal marito.

Ci si lascia intorno ai 40 anni, dopo matrimoni tardivi
Quanto all’età, nel 2005 all’atto della separazione i mariti avevano mediamente 43 anni e le mogli 40. Ci si sposa più tardi e cala quindi la quota di coniugi che si separano prima dei 30 anni, gli uomini passando dal 7,3% del 2000 al 4,7% del 2005, e le donne dal 16,8% all’11,5%9.

Il 45,4% delle coppie lascia la casa dove ha vissuto
Nel 2005 il 45,4% delle coppie che ha divorziato ha lasciato la casa dove ha vissuto il matrimonio per delle abitazioni autonome e distinte. Per le separazioni, sempre nel 2005 la casa dove la famiglia viveva prima del provvedimento del giudice e’ stata assegnata alla moglie nel 57,4% dei casi, al marito nel 21,7% e a nessuno dei due circa
nel 19%, in quanto entrambi i coniugi sono andati a vivere altrove, ossia in abitazioni autonome e distinte, come avviene invece soprattutto per i divorzi.

Le differenze tra i coniugi si appianano se ci sono figli affidati
In queste circostanze, infatti, la casa familiare viene attribuita al genitore affidatario nel 60,4% dei casi se si tratta del padre, nel 73,1% se e’ invece la madre.
Le cause di separazione e divorzio che nel 2005 si sono concluse prevedendo una forma di sostentamento economico a favore del coniuge costituiscono rispettivamente il 25% e il 12,9% del totale. L’importo mensile del contributo economico a favore del coniuge risulta mediamente pari a 495,37 euro nelle separazioni e a 472,87 euro nei divorzi.

Fonte: RaiNews 24