Daily Archives: 22 giugno 2007

Cambiamenti climatici – In dieci anni raddoppiati i prelievi d’acqua da fiumi e laghi

In cima alla lista del rischio desertificazione sono Sardegna, Sicilia, Calabria, Basilicata e Puglia. Domani, la mappa della desertificazione potrebbe coinvolgere Pianura Padana, Liguria e Piemonte
Cresce l’impatto dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi. Tra le prime vittime, il suolo, sottoposto all’aumento delle temperature e alla scarsità idrica: è la desertificazione, un problema che colpisce un terzo del territorio italiano e che è destinato ad espandersi oltre le regioni del meridione, attualmente le più colpite. In cima alla lista del rischio desertificazione sono oggi infatti Sardegna, Sicilia, Calabria, Basilicata e Puglia. Domani, la mappa della desertificazione potrebbe coinvolgere aree importanti della Pianura Padana, minacciata dall’impatto dell’agricoltura usa e getta; della Liguria, percorsa dagli incendi; del Piemonte, colpito da episodi prolungati di siccità.

Ma a provocare la desertificazione, cioè la perdita di suolo fertile, è anche il sovrasfruttamento delle risorse idriche: Valle d’Aosta e Liguria sono le regioni dove maggiormente si usa l’acqua in maniera incontrollata o la si rende indisponibile, assieme ad Abruzzo, Lazio, Puglia, Calabria e Basilicata. Umbria, Campania e Emilia Romagna rappresentano invece le punte minime di prelievo d’acqua.

Questa la situazione dell’Italia «a rischio desertificazione», fotografata dai lavori del primo workshop preparatorio della Conferenza Nazionale sul Clima «Le variazioni climatiche e i processi di desertificazione: verso i piani di monitoraggio e strategie di riduzione della vulnerabilità e di adattamento», che si apre oggi ad Alghero. A organizzarlo, il Ministero dell’Ambiente, l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i servizi tecnici (Apat) e l’Agenzia Regionale per l’Ambiente della Sardegna. Aprono i lavori il sottosegretario all’Ambiente Bruno Dettori, l’assessore regionale all’Ambiente Cicito Morittu, il direttore generale ARPA Sardegna Carla Testa, seguiti dal commissario straordinario dell’Apat Giancarlo Viglione, dal coordinatore della Conferenza nazionale sui Cambiamenti Climatici Vincenzo Ferrara e dal consulente della Convenzione Onu per la lotta alla desertificazione Valerio Calzolaio.

I cambiamenti climatici in continua crescita determinano rischi di desertificazione, ormai sempre più evidenti, che oltre a provocare la perdita della produttività biologica dei suoli e quindi anche della biodiversità, comportano mutamenti negativi nelle opportunità di sviluppo delle diverse regioni italiane in termini di iniziative economiche nell’agricoltura, nel turismo, nell’occupazione e nella distribuzione della ricchezza.

Esiste infatti una relazione strettissima tra desertificazione e cambiamenti climatici che genera effetti «a doppio senso»: i mutamenti del clima causano principalmente aumento delle temperature e scarsità idrica, mentre la desertificazione agisce sui mutamenti climatici provocando la riduzione dei suoli fertili e della vegetazione, limitandone le capacità naturali di assorbimento di CO2.

Sardegna, Sicilia, Calabria, Basilicata e Puglia sono le regioni italiane dove fenomeni quali salinizzazione, erosione, acidificazione e perdita di suolo determinano una notevole vulnerabilità alla desertificazione per aree che variano tra il 15 % e il 35 % del territorio di ciascuna regione, con fenomeni locali che risultano sempre più estremi ed irreversibili e, soprattutto, in continuo peggioramento.
Anche le altre regioni, a causa dei recenti fenomeni di scarsità idrica, denunciano situazioni nuove ed aree vulnerabili.

Diminuzione dei raccolti nelle aree più calde, aumento di insetti dannosi, incremento del rischio di incendi nelle aree affette da siccità sono solo alcune delle conseguenze provocate dal fenomeno desertificazione.

In particolare la siccità, insieme alla maggiore frequenza di alluvioni, influenza negativamente le produzioni agricole, con effetti drammatici specialmente sull’agricoltura di sussistenza. Se si considera inoltre che l’impatto della siccità sulla disponibilità ambientale delle risorse agricole si manifesta su scale di tempo estremamente differenti, ma tutte alquanto brevi, risulta immediatamente chiara la necessità di adottare, da subito, misure di prevenzione; bastano infatti solo 3 mesi di siccità per incidere sull’umidità dei suoli (siccità meteorologica), dai 3 ai 6 mesi perché influisca negativamente sulla produttività delle colture (siccità agronomica) e dai 6 ai 12 mesi per determinare una riduzione del livello delle falde acquifere e fluviali (siccità idrologica).

Inoltre, uno studio del Cnr-Isac di Bologna relativo ai cambiamenti climatici in atto in Italia, segnala una crescita delle temperature medie annuali – negli ultimi due secoli – di 1,7°C (pari a oltre 0,8°C per secolo), con un aumento di 1,4°C (pari a 2,8°C per secolo) solo negli ultimi 50 anni, circa il doppio rispetto a quello medio del pianeta.
I valori relativi alle escursioni termiche giornaliere nonché della durata e dell’intensità delle ondate di calore estivo non accennano a diminuire (il 2003 è stato il più caldo mai registrato in questi ultimi 200 anni).

In tale contesto appare scontata l’importanza di ridurre al minimo le conseguenze di origine antropica, in particolare il sovrasfruttamento delle risorse idriche. L’uso incontrollato della risorsa acqua, provocato sia da prelievi eccessivi che dall’inquinamento di diversa origine (urbano – agricolo – industriale), determina riduzioni importanti delle acque sotterranee di cui l’Italia è ricca. In linea generale, nell’ultimo decennio si è assistito ad un raddoppio di quantità d’acqua attinta da corpi idrici superficiali.

Valle d’Aosta e Liguria sono le punte estreme dello sfruttamento idrico insieme ad Abruzzo, Lazio, Puglia, Calabria e Basilicata. Umbria, Campania e Emilia Romagna rappresentano invece le punte minime di prelievo d’acqua imputabili, con ogni probabilità, a fattori climatici ma anche all’utilizzo di pratiche agricole a minor impatto.

Piani, programmi e procedure di adattamento, nonché pratiche di gestione del rischio per il settore idrico, dovranno dunque essere sviluppate ed adottate in fretta per affrontare quegli impatti dei cambiamenti climatici che oramai non sono più evitabili.

Fonte: Villaggio Globale

Basilicata in tir, già 30.000 visite

Primo bilancio dell’iniziativa

30.000 visitatori in sette tappe, 80.000 pubblicazioni distribuite (in zona-tir ma anche in aree di grande passaggio e nelle agenzie turistiche), 2.000 visitatori unici sul sito ufficiale dell’iniziativa e 20.000 pagine viste, con provenienze da tutta Italia e dai cinque Continenti. I primi numeri di “Basilicata in tir – Seduzioni in viaggio” confermano le previsioni della vigilia ma rappresentano soltanto l’elemento quantitativo di un progetto che va letto anche da ottiche diverse, avendo fin dalla sua genesi puntato moltissimo sul fattore “qualità”.

“I parametri non misurabili con il criterio dell’oggettività sono molti – sottolinea Antonio Bruno, presidente di Identità Lucana, Associazione culturale ideatrice dell’evento itinerante – ma paradossalmente sono proprio quelli che più ci riempiono di gioia. Le strette di mano, i sorrisi, l’incoraggiamento e le mail di complimenti, il poter incontrare una dimensione umana e vera nel nostro cammino ci consente di dire che questo progetto sta raggiungendo uno dei suoi obiettivi: innalzare il livello della visibilità della regione attraverso canali non convenzionali e forse, proprio per questo, molto più attrattivi dal punto di vista dell’attenzione. Chi viene a trovarci incontra l’espressione di un territorio assolutamente non omologato alle tendenze globalizzatrici, si sente subito a proprio agio, manifesta un livello di attenzione difficilmente percepibile altrove”.

Il fattore umano resta al centro del progetto, basta accedere a www.basilicataintir.it per avvertirlo. Tante le immagini di visitatori sorridenti, lieti di poter conoscere da vicino il fascino una regione tutta ancora da scoprire, o magari di riscoprirla, come accade ai tanti lucani residenti in Italia e all’estero: “I lucani nel mondo che vengono a visitare il tir sono naturalmente molti – aggiunge Bruno -. Non c’è in loro una vena nostalgica, quanto piuttosto un forte interesse sul versante promozionale e turistico, che si traduce in un traino naturale che con il sistema del passaparola ha consentito a molti settentrionali di conoscerci. Abbiamo ricevuto, tra le altre, proposte per portare il tir in Svizzera e a Sidney, e la disponibilità delle comunità lucane di contribuire ad espandere il progetto nel mondo”.

La soglia di attenzione verso le seduzioni in viaggio è confermata dall’analisi quali-quantitativa che Identità Lucana sta conducendo, giorno dopo giorno, sullo strumento di comunicazione che accompagna la tournee, il sito Internet www.basilicataintir.it

“Il 50% delle visite sul sito – spiega Gianluca Caporaso, tresponsabile dell’area comunicazione di Identità Lucana – è relativo a navigatori di ritorno, il che significa che c’è chi si sta affezionando al progetto e lo segue quotidianamente. L’altro 50% riguarda nuovi utenti, che trovano il sito attraverso motori di ricerca, il passaparola o gli artticoli sulla stampa. Anche il tempo medio per visita è sorprendente: 7 minuti e 40 secondi. Significa che chi va sul sito si ferma e ne approfondisce i contenuti, non alimente il mordi e fuggi tipico di Internet”.

Un ultimo dato riguarda una tendenza che inizia a profilarsi, sebbene Basilicata in tir rappresenti un veicolo promozionale e non uno strumento di marketing: “Dopo il passaggio del mezzo itinerante – conferma Giuseppe Coletta, responsabile di Pubblipress, agenzia che collabora con Identità Lucana sul fronte pubblicitario – iniziano ad arrivare richieste telefoniche di notizie ed approfondimenti su pacchetti turistici legati ad eventi culturali o agli itinerari dei sensi, disegnati per l’occasione”.

Il tir è pronto a riprendere la sua marcia in direzione del Centro Italia; la prima tappa sarà il lungomare di Alba Adriatica, il 25 giugno.

Tutte le news su www.basilicataintir.it



Fonte: Basilicat@press

INCHIESTA ORO NERO: CSAIL CHIEDE COMMISSARIAMENTO COMUNE DI MARSICOVETERE

Il CSAIL chiede al Prefetto di Potenza di avviare la procedura per il commissariamento del Comune di Marsicovetere tenuto conto che nell’inchiesta giudiziaria denominata “Oro nero” e nel conseguente provvedimento di rinvio a giudizio figurano anche amministratori comunali di Marsicovetere tuttora in carica tra cui il sindaco, il vice sindaco e due assessori.

“L’inchiesta – è il commento del presidente del CSAIL Filippo Massaro – ha scoperchiato quel perverso intreccio di affari e interessi tra amministratori di alcuni Comuni del comprensorio petrolifero Val d’Agri-Sauro-Camastra, funzionari di Eni-Agip ed imprenditori, che abbiamo più volte denunciato. Ai magistrati potentini – aggiunge Massaro – va dunque il merito di aver indagato e scavato a fondo nel complesso settore dell’attività di ricerca ed estrazione del petrolio.

Ma ci sono ancora troppi punti oscuri da chiarire come la vicenda che abbiamo segnalato anni fa dell’attivitò di ricerca idrocarburi in prossimità di una sorgente in territorio di Marsicovetere in un’area, tra l’altro, a rischio di dissesto idrogelogico e compresa come zona Sic da salvaguardare.

In attesa degli sviluppi giudiziari e quindi senza voler esprimere alcun giudizio sulle singole persone coinvolte, prendendo atto invece del giudizio espresso dal sostituto procuratore titolare dell’indagine circa “la connotazione patologica delle relazioni fra funzionari Eni-Agip e amministratori locali della Val d’Agri”, l’interpretazione che come CSAIL diamo è che siano di fronte a fatti che confermano la nostra denuncia: il petrolio non solo non ha prodotto sviluppo ed occupazione ma è stato utilizzato per scopi non certamente di interesse pubblico.

Dobbiamo purtroppo rilevare il totale fallimento dell’esperienza della Commissione di indagine sul petrolio istituita nella passata legislatura regionale proprio allo scopo di accertare responsabilità amministrative, senza invadere il campo giudiziario. Il nostro auspicio è che alla luce dell’inchiesta “oro nero” in questa nuova legislatura tutti i partiti presenti in Consiglio, sia di maggioranza che di opposizione, vogliano istituire una nuova Commissione di indagine questa volta con un mandato chiaro e a termine nell’interesse delle comunità di Val d’Agri e Sauro”.

Filippo Massaro

Basilicata – Turn over forestazione, completate procedure formazione 400 nuovi addetti

Nei prossimi giorni saranno pubblicati i bandi per la presentazione delle domande

Sono state completate le procedure di assegnazione agli organismi di formazione dei progetti formativi finalizzati alla attivazione del turn over per 400 nuovi addetti alla forestazione. Lo rende noto l’Ufficio Lavoro e Territorio del Dipartimento Formazione, Lavoro, Cultura e Sport della Regione Basilicata. Nel merito, sono in corso di sottoscrizione, tra gli Enti affidatari e il Dipartimento regionale, le convezioni per la realizzazione dei corsi. Nei prossimi giorni saranno pubblicati i bandi per la presentazione delle domande da parte dei lavoratori interessati per ambiti territoriali coincidenti con le Comunità montane, l’associazione dei Comuni non montani del Materano e le amministrazioni provinciali di Potenza e Matera. Per ulteriori informazioni ci si potrà rivolgere alle Comunità montane e all’Ufficio Lavoro e Territorio della Regione (red).

Fonte: ASG Media