Archive del 27 giugno 2007

PostHeaderIcon Conosciamo chi guida il nostro paese: PARTE II


Cari lettori,

Continua la nostra iniziativa “Conosciamo chi ci guida”.

Anche in questa fase sarete voi lettori a scegliere le 8 migliori domande da porre ai consiglieri dei due schieramenti!

La scelta delle migliori domande da porre ai leader dei due schieramenti (G. Votta e D. Vita) avverrà tramite un sondaggio presente in homepage da domani.

Per info e suggerimenti non esitate a scriverci!

VOTATE VOTATE VOTATE!

Redazione La Valle

PostHeaderIcon CSAIL, LE ROYALTIES DEL PETROLIO VANNO UTILIZZATE SOLO NEI COMPRENSORI SAURO-CAMASTRA E VAL D’AGRI

Dichiarazione Presidente CSAIL, Filippo Massaro

In coerenza con le battaglie e le iniziative degli ultimi anni e soprattutto raccogliendo le attese e le aspettative delle comunità del Sauro-Camastra come della Val d’Agri, il CSAIL (Comitato per lo Sviluppo delle Aree Interne Lucane) ribadisce la propria posizione: le royalties del petrolio devono essere utilizzate dai Comuni dei due comprensori interessati all’attività di estrazione e di ricerca degli idrocarburi, mentre i “benefici” derivanti dalle risorse petrolifere vanno estesi a tutto il territorio regionale, o meglio a comuni delle aree interne e più svantaggiate.

Ad affermarlo è il presidente del CSAIL Filippo Massaro per il quale “in proposito è necessario fare chiarezza per non deludere le popolazioni del Sauro-Camastra e della Val d’Agri. Del resto come dimostrano il finanziamento proveniente dalle royalties destinato all’Università degli Studi della Basilicata ed altri interventi finanziari decisi negli anni scorsi c’è già un utilizzo di questi soldi per scopi ed obiettivi più generali.

Ma ipotizzare una ripartizione a pioggia e addirittura, come qualche consigliere regionale di Matera ha proposto, a favore dei Sassi di Matera, è da scongiurare perché non porterebbe alcun vantaggio né alla gente che vive a contatto quotidiano con i pozzi, le perforazioni, il Centro Agip di Viggiano e in futuro conviverà con il Centro di Corleto, e né agli altri lucani. La posizione del CSAIL è per una ripartizione prioritaria alla trentina di Comuni interessati (che sono già troppi) vincolandola però a progetti di maggiore qualità e di diretto impatto occupazionale e quindi evitando che si continui a finanziare marciapiedi, impianti di pubblica illuminazione o persino una piscina coperta come sta accadendo a Viggiano.

In proposito il CSAIL chiede l’istituzione di una Commissione di inchiesta per verificare i programmi di spesa a Viggiano delle royalties specie dopo le dichiarazioni fatte dal sindaco al Sole 24 Ore quando si è vantato di avere in cassa tanti soldi e di non sapere come spenderli.

Secondo Massaro, inoltre, agli amministratori comunali e comunitari devono essere impartite “direttive di spesa” precise da parte della Regione e del Comitato di Coordinamento dei sindaci del quale chiediamo di far parte proprio allo scopo di tutelare gli interessi delle nostre comunità. Infine, ci risulta che la Giunta Regionale nelle settimane scorse ha rifinanziato il Fondo di Coesione destinato ai piccoli comuni svantaggiati sino a triplicarne la posta finanziaria e quindi – conclude Massaro – ci sono già gli strumenti di intervento per contribuire a superare le condizioni di arretratezza dei centri minori, mentre alla tutela dei Sassi di Matera, patrimonio Unisco, deve provvedere il Governo Nazionale e gli organismi europei”.

Filippo Massaro

PostHeaderIcon Istat, in Italia i divorzi sono aumentati del 74% in dieci anni

 Anche le separazioni sono aumentate
Anche le separazioni sono aumentate

Sono fortemente aumentati i divorzi in Italia nell’ultimo decennio. Secondo i dati Istat diffusi oggi, infatti, nel 2005 i divorzi sono stati 47.036, con un aumento del 74% rispetto al 1995. Le separazioni, sempre nel 2005, sono state 82.291, con un incremento del 57,3%, sempre rispetto a dieci anni prima. Nel 2005 i divorzi hanno continuato a crescere anche sull’anno precedente ed hanno registrato un incremento del 4,3% rispetto al 2004. Sempre nel 2005 sono invece risultate in flessione le separazioni ,che hanno registrato un -1,1% rispetto al 2004.

151 divorzi e 272 separazioni ogni 1000 matrimoni

In sostanza, se nel 1995, ogni 1.000 matrimoni si verificavano 158 separazioni e 80 divorzi, dieci anni dopo le separazioni sono arrivate a 272 e i divorzi a 151. La tendenza a ricorrere al divorzio non è uniforme, ci fa poi sapere l’Istat, e si divorzia più al nord che al sud. Nel Nord, sempre nel 2005, si rilevano infatti 6,2 separazioni e 4 divorzi ogni 1.000 coppie coniugate, contro 4,2 separazioni e 1,8 divorzi nel Sud.

Più divorzi al Nord che al Sud
La Liguria è la regione dove ci si separa di più, 8 separazioni e 5,8 divorzi ogni 1.000 coppie coiniugate, seguita dalla Valle d’Aosta, con 7,6 separazioni e 5,6 divorzi ogni 1.000) e dal Lazio, con 7,9 separazioni e 4 divorzi ogni 1.000. In fondo alla scala ci sono la Basilicata. con 3 separazioni e 1,2 divorzi ogni 1.000 coppie coniugate, la Calabria, con 3 separazioni e 1,4 divorzi, e la Puglia, 3,8 separazioni e 1,6 divorzi.

Preferiti separazioni e divorzi consensuali
Nel 2005 si sono chiuse consensualmente l’85,5% delle separazioni e il 77,6% dei divorzi. Circa l’82% delle separazioni giudiziali è concesso per intollerabilità della convivenza, il 14,6% con addebito al marito e il 3,5% con addebito alla moglie. Ricorrono al rito consensuale più le coppie che vivono al nord che quelle che risiedono al sud: le prime nell’89% delle separazioni e nell’80,8% dei divorzi; le seconde rispettivamente nel 76,7% e 64,1% delle cause. Occorre comunque tener conto – avverte l’Istat – che la procedura consensuale è condizionata anche dalla diversità di durata della causa e dei costi. E la ‘consensuale’ dura in media 150 giorni contro gli 886 del rito contenzioso per la separazione e i 634 per il divorzio.

Gli uomini chiedono di più la separazione, gli uomini di più il divorzio
A chiedere la separazione sono più le donne, mentre sono più uomini separati a chiedere il divorzio.Nel 2005, il 71,7% delle richieste di separazione è stato presentato dalla moglie, mentre il 56,3% delle istanze di divorzio è stato presentato dal marito.

Ci si lascia intorno ai 40 anni, dopo matrimoni tardivi
Quanto all’età, nel 2005 all’atto della separazione i mariti avevano mediamente 43 anni e le mogli 40. Ci si sposa più tardi e cala quindi la quota di coniugi che si separano prima dei 30 anni, gli uomini passando dal 7,3% del 2000 al 4,7% del 2005, e le donne dal 16,8% all’11,5%9.

Il 45,4% delle coppie lascia la casa dove ha vissuto
Nel 2005 il 45,4% delle coppie che ha divorziato ha lasciato la casa dove ha vissuto il matrimonio per delle abitazioni autonome e distinte. Per le separazioni, sempre nel 2005 la casa dove la famiglia viveva prima del provvedimento del giudice e’ stata assegnata alla moglie nel 57,4% dei casi, al marito nel 21,7% e a nessuno dei due circa
nel 19%, in quanto entrambi i coniugi sono andati a vivere altrove, ossia in abitazioni autonome e distinte, come avviene invece soprattutto per i divorzi.

Le differenze tra i coniugi si appianano se ci sono figli affidati
In queste circostanze, infatti, la casa familiare viene attribuita al genitore affidatario nel 60,4% dei casi se si tratta del padre, nel 73,1% se e’ invece la madre.
Le cause di separazione e divorzio che nel 2005 si sono concluse prevedendo una forma di sostentamento economico a favore del coniuge costituiscono rispettivamente il 25% e il 12,9% del totale. L’importo mensile del contributo economico a favore del coniuge risulta mediamente pari a 495,37 euro nelle separazioni e a 472,87 euro nei divorzi.

Fonte: RaiNews 24

PostHeaderIcon L’Università di Basilicata attiva Economia e Farmacia

Negli obiettivi dell’ateneo lucano «c’è la prossima istituzione del corso di Laurea in Scienze della Formazione – ha spiegato il rettore – che potrebbe avvenire già nel prossimo anno accademico, mentre crediamo che la facoltà di Architettura possa nascere in quello successivo, 2008-2009»
POTENZA - L’Università della Basilicata attiverà, nel prossimo anno accademico, le facoltà di Economia e Farmacia: le iscrizioni partiranno dal prossimo 1 agosto. Per la facoltà di Economia è prevista l’organizzazione del percorso triennale, mentre per Farmacia (in cui sarà adottato il numero programmato, con un massimo di cento studenti) il piano di studi sarà quinquennale.

I due corsi di laurea sono stati presentati stamani a Potenza, nel corso di un incontro con i giornalisti. Negli obiettivi dell’ateneo lucano «c’è la prossima istituzione del corso di Laurea in Scienze della Formazione – ha spiegato il rettore dell’Università della Basilicata, Antonio Mario Tamburro – che potrebbe avvenire già nel prossimo anno accademico, mentre crediamo che la facoltà di Architettura possa nascere in quello successivo, 2008-2009».

Potenza sarà la sede di Economia (con corsi nelle aule del rione Francioso) e di Farmacia, localizzata in prevalenza nel campus di Macchia Romana. In entrambi i casi saranno organizzati due concorsi per la selezione di sei nuovi ricercatori (tre per ogni facoltà). Il percorso didattico di Economia è semestrale, con esami da dieci crediti ognuno e con materie «classiche – ha spiegato il presidente del comitato ordinatore della facoltà – Adriano Gianola – e una serie di corsi particolari nell’ultimo anno, tra cui Gestione delle imprese, della produzione e dei progetti di investimento».

Farmacia invece avrà corsi annuali (per un totale di 25 esami), e sarà, «insieme a Biotecnologie – ha sottolineato Tamburro – la base di un ciclo scientifico che ci potrebbe permettere di istituire, in futuro, la facoltà di Medicina. E’ un grande sforzo del nostro Ateneo, che in 25 anni di storia raddoppia l’offerta didattica».

In totale sono 30mila i ragazzi lucani iscritti nelle università italiane, di cui settemila in Basilicata. Circa 23mila sono studenti fuori sede, e il 70 per cento, al termine degli studi, decide di non tornare nella regione di origine.

25/6/2007

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

PostHeaderIcon Basilicata: la bioenergia viene dal bosco

Come bilanciare le emissioni di C02 nell’atmosfera terrestre? La risposta è nel suolo; un esempio innovativo è in Basilicata, nel piccolo comune di Calvello.
Lì, infatti, è stato realizzato un piccolo impianto di teleriscaldamento di 230 KW, funzionante con le biomasse prelevate dai boschi circostanti. La struttura, che riscalda un centro polifunzionale, è alimentata con gli scarti del legno.

“Se si riuscisse ad incrementare la quantità di carbonio nei suoli di una percentuale minima, l’1,14% – spiega a tal proposito su What’s Up, per i giovani scritto dai giovani (in edicola), Matteo Monni, membro del Consiglio direttivo di ITABIA (Italian Biomass Association) - si riuscirebbe, in Italia, a bilanciare le emissioni di un intero anno di anidride carbonica in atmosfera.

Inoltre – prosegue Monni – le biomasse utilizzabili a fini energetici possono venire dal comparto agricolo, come le paglie che vengono dal grano, le potature delle colture arboree, e dal settore agro-industriale.
Ad esempio dal conservificio dove ci sono quantità di bucce di nocciole, mandorle, noci che possono essere recuperate per fare le confetture, le marmellate, i succhi di frutta che possono dare un contributo in più a produrre energia rinnovabile”.

Fonte: Nuova Agenzia Radicale

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