VAL D’AGRI – Ci sono storie da raccontare, da far conoscere, di fronte alle quali il più rispettoso silenzio può diventare cieca omertà.
Storie di vita vissuta, di dignitosa sofferenza che ci consegnano l’imperativo morale di essere fedeli testimoni anche di scomode verità. Storie sfortunate, e a tratti paradossali, come quella di F. G., casalinga della Val d’Agri.
Racconta volentieri i sui dubbi, le sue perplessità, ma anche la sua voglia di lottare e di lanciare, dal suo piccolo, una piccola denuncia sociale. La signora F. G. è affetta, ormai da oltre cinque anni, da uno stranissimo morbo dal nome “Lupus eritematoso sistemico”. Una patologia rara e, a quanto pare, resa ancora più triste dalla mancanza di conoscenza e di considerazione riservatele dal sistema giuridico italiano.
Nonostante, infatti, il servizio sanitario nazionale e in particolar modo quello regionale risultano essere molto sensibili allo studio e alla ricerca inerenti questa particolare patologia, la legislazione in materia di malattie invalidanti «dimostra in merito scarsi riferimenti, lacune e manchevolezze».
A affermarlo è proprio la signora F. G.: «Per fortuna – dice – in tutta questa triste vicenda c’è un dato positivo. A Potenza, infatti, per fortuna, vi è un centro di reumatologia all’avanguardia per lo studio di questa malattia.L’operato degli addetti a svolgere tale servizio sanitario si contraddistingue non soltanto per la grande professionalità ma anche per una diffusa profondità d’animo».
Il sorriso della casalinga è smorzato però dall’aspetto meno confortante e contraddittorio di questa vicenda. Che emerge, con chiarezza, dall’anlisi delle tabelle del decreto ministeriale del ‘92, in materia di invalidità civile.
L’analisi competente e accurata della signora sembra valere più di qualsiasi commento: «Ciò che mi rattrista è consultare queste tabelle nelle quali sono espressi valori percentuali in materia di invalidità civile, e rendermi conto che intorno a questa malattia esiste totale confusione se non proprio indifferenza ».
Per questa patologia, definita dagli addetti come “malattia dei mille volti”, non c’è tregua. L’unico rimedio è il continuo utilizzo di cortisonici che, oltre a generare effetti collaterali, non sono in grado di arrestare le bizze irreversibili del sistema immunitario. «Purtroppo – aggiunge la signora – nonostante la certificazione medica conclamante la presenza del “lupus eritematoso sistemico”, mi è stata respinta per ben tre volte l’istanza dell’invalidità civile. Non ritengo di poter e di dover sindacare il parere espresso dalla commissione medica provinciale.
Anche perché scaturito da una valutazione assolutamente conforme al dettato ministeriale. Dissento però, fortemente, sulla percentuale di invalidità attribuita al tipo di malattia e al peso attribuito, in negativo, alla professione da me svolta». In pratica, in quanto casalinga, secondo la legge, la signora non sarebbe esposta, nell’espletamento delle proprie funzioni lavorative e delle proprie mansioni, a particolare usura fisica. Ai fini del giudizio di invalidità civile, in tal modo, sembrerebbe prevalere un giudizio preminentemente attinente alla professione svolta e non alla tipologia ed all’entità della malattia.
Purtroppo, però, il “lupus” è una malattia che comporta la riduzione della capacità lavorativa, indipendentemente dalla professione esercitata. La signora lancia, infine un accorato appello: «Vorrei chiedere a chi vive lo stesso problema e alle istituzioni competenti di attivarsi e di fare fronte comune per affrontare nel giusto modo la uestione e rompere il muro del silenzio». “Giù la maschera” recita il motto coniato per lanciare una campagna di sensibilizzazione nei confronti di questa malattia che tanto può provocare sofferenze e, purtroppo, anche discriminazioni.