Daily Archives: 12 luglio 2007

Conosciamo chi ci guida: votate le 8 migliori domande da porre ai leader dei due partiti

Si conclude la seconda fase di

Conosciamo chi ci guida: votate le 8 migliori domande da porre ai leader dei due partiti

Nei prossimi giorni verranno intervistati i leader dei due schieramenti politici di Marsico Nuovo, mentre poco dopo verranno trascritte le risposte.

Il sondaggio ha riscosso un enorme successo con ben 68 risposte in meno di 15 giorni: un successo dovuto solo grazie a VOI LETTORI DE “LA VALLE BLOG”!

Le domande risultate “vincenti” sono le seguenti:

  • Quali sono state le cause che hanno portato il paese al declino? (13 Voti)
  • Come laureato che prospettive di lavoro ci sono a Marsico? (9 Voti)
  • Come mai durante la festa patronale si vede in giro sempre meno gente? (9 Voti)
  • Quali interventi per rilanciare Marsico Nuovo? (7 Voti)
  • Si parla di ecologico: il paese andrà in questa direzione? e con quali iniziative? (6 Voti)
  • Da chi è composto e cosa farà il comitato feste 2007? (4 Voti)
  • E’ vero che le casse comunali versano in condizioni non ottimali? Quali interventi per un risanamento finanziario? (4 Voti)
  • Ci saranno interventi volti a migliorare la viabilità nel paese? (4 Voti)

Di seguito l’esito del sondaggio completo:

GRAZIE

Redazione La Valle Blog

Il Sud superato dai Paesi dell’Est europeo

Roma Il Garigliano non è il Rubicone, ma soprattutto non esiste un Cesare capace di “cambiare” il corso della Storia e proporre un rilancio sociale ed economico di un territorio. Insomma, non c’è nessuno capace di far riecheggiare la famosa frase cesariana: alea iacta est.

Nel Mezzogiorno d’Italia il Garigliano resta inviolato e con esso lo sviluppo del Sud, di un territorio che un tempo veniva catalogato come “la questione meridionale”. Così, nonostante il tempo trascorso, Giustino Fortunato, si starà ancora girando nella tomba dopo la relazione del presidente della Svimez proprio sullo sviluppo del Mezzogiorno.

Una relazione che fotografa la crescente distanza tra il Nord e il Sud, anche se la fotografia della Svimez non è tutta in bianconero, ma ha anche qualche spruzzo di colore. Lo scorso anno il Pil del Sud è cresciuto dell’1,5%, con un incremento pari a oltre quattro volte quello realizzato dal 2002 al 2005, con una dinamica che però per il quarto anno consecutivo risulta inferiore del Centro-Nord.

Il Pil per abitante è rimasto a 16.919 euro, pari al 57,4% del Centro-Nord (29.459 euro), con una leggera riduzione del divario rispetto allo scorso anno. Guardando alla classifica tra le regioni del Sud, in testa è il Molise (2,2%), seguito a pari merito da Basilicata e Sardegna (1,8%). Tuttavia si tratta di una crescita inferiore a quella degli altri Paesi europei.

Dal 2000 al 2006 nei nuovi Stati membri il Pil è cresciuto di oltre il 5%, a fronte di un modesto 0,4% nel Mezzogiorno. Il tasso di crescita dell’economia meridionale è stato inferiore di 3 volte a quello della Spagna, di 4 volte a quello dell’Irlanda, di 5 volte a quello della Grecia. In valori assoluti, i nuovi occupati sono 320mila al Centro-Nord e 105mila al Sud.

In questo modo il Mezzogiorno supera per la prima volta i 6 milioni 500 mila unità, mentre il tasso di disoccupazione crolla dal 19% del 2000 al 12,3% del 2006. Spina nel fianco il sommerso, che colpisce un lavoratore su 5 (20,5%). I nuovi occupati, rileva il rapporto Svimez, si concentrano soprattutto nei servizi (2,1%), agricoltura (4,5%), e in misura minore nel credito, turismo e trasporti, mentre l’industria, in crescita soprattutto in Campania, cala dello 0,7%. Nel Sud crescono soprattutto gli atipici (75 mila unità in più), con percentuali superiori di 9 volte ai contratti a tempo indeterminato, concentrati soprattutto nella componente giovanile. In crescita anche il part-time e il lavoro autonomo.

Quanto alle esportazioni, sono cresciute del 6,8%, con dinamiche positive in Basilicata (+55,2%) e Sardegna (+13,9%). Ma la quota del Mezzogiorno sul totale nazionale resta inchiodata all’11,1%, in lieve riduzione rispetto al 2005 (11,6%). Guardando poi all’esportazioni, la ripresa dell’export ha toccato principalmente i settori a elevato contenuto tecnologico e caratterizzati dalla presenza di grandi imprese (siderurgico, petrolchimico, automobilistico, aeronautico, energetico, informatico).

Al contrario, le esportazioni hanno registrato un segno negativo nel settore del made in Italy (cuoio, mobili, legno, calzature), dominato nel Sud da un modello di piccola impresa poco incline all’innovazione. Made in Italy che invece continua a crescere al Centro-Nord. Dal rapporto della Svimez emerge poi che lo scorso anno la quota di spesa pubblica in conto capitale del Mezzogiorno è passata dal 40,6% del 2001 al 36,3%.

Una quota non solo è ben lontana dall’obiettivo del 45% fissato in fase di programmazione, ma non raggiunge neppure il peso naturale del Mezzogiorno (la media tra la sua quota di popolazione e di territorio) che è del 38% circa. La quota di risorse ordinarie è appena il 22,3% del totale nazionale, inferiore di circa 15 punti al peso naturale dell’area, e di circa 8 punti rispetto all’obiettivo programmatico del 30%. In calo anche la quota per investimenti pubblici per il Sud, è scesa dal 35-36% del 2000-2001 al 31,3% del 2006. Il livello basso della spesa ordinaria ha prodotto di conseguenza politiche di coesione nazionale poco efficaci. La dispersione delle risorse aggiuntive in molteplici interventi e la progettazione scoordinata degli stessi, gestita soprattutto dagli enti locali, non hanno prodotto i risultati attesi.

Quanto alle infrastrutture, fatto pari a 100 il valore Italia, il Sud è fermo al 77,7% per autostrade (55,1 in Sicilia e Sardegna) e al 72,3% per le ferrovie (con percentuali del 40,9% nelle isole). Dotazione sotto la media per le linee elettriche (74%) e del gas (44,6%). Accettabile, invece, il livello degli aeroporti rispetto alla popolazione (103,5), anche se mancano strutture in Molise e Basilicata.

Fonte: Il Meridiano



Parco della Val d’Agri: Finalmente ad un passo dall’istituzione

Quasi non ci credevo, le notizie che avevo già raccolto venerdì sera da fonti non ufficiali hanno trovato conferma questa mattina. La Conferenza Unificata Stato Regioni, ha ritenuto gli atti amministrativi per l’istituzione del Parco, conformi alle richieste della Corte dei Conti, che aveva fermato l’iter di istituzione da qualche mese. Questo dovrebbe essere il penultimo atto, adesso mancano le firme del Ministro dell’Ambiente e del Presidente della Repubblica per mettere la parola fine ad una vicenda che dura ormai dal 1993.

«Legambiente può ritenersi soddisfatta per il felice esito di un iter tortuoso. Aspetteremo ancora pochi giorni la firma del Ministro e, poi, la controfirma del Presidente della Repubblica Napolitano per festeggiare il parco di nuova istituzione». Con queste parole Marco De Biasi, presidente di Legambiente Basilicata commenta l’istituzione del Parco Nazionale dell’Appennino lucano della Val d’Agri- Lagonegrese.

La notizia è apparsa il giorno 9 Luglio sul sito La Nuova Ecologia, ma data l’importanza dell’evento ho cercato altre conferme prima di pubblicarla. Certo adesso dobbiamo aspettare con ansia le firme delle istituzioni, perché questa storia ci ha insegnato a non stare mai tranquilli e a non dare mai nulla per scontato. Ma nei giorni in cui si parlava tanto di Petrolio e di crisi vicina questa notizia riporta un po’ di sereno e di speranza per tutti.

«Ripartiamo dal Parco della Val d’Agri in Basilicata – prosegue Marco De Biasi – anche per ripensare globalmente il sistema regionale delle aree protette che andrebbero maggiormente sostenute, sia con maggiori investimenti finanziari, sia dotandole delle strutture tecniche, scientifiche e gestionali necessarie al loro funzionamento e a garantire la messa in pratica di adeguate politiche di tutela e valorizzazione dei nostri Parchi. È giunto il momento di instaurare un sistema pragmatico, scevro da politiche astratte e incerte; il parco va adesso costruito con le comunità locali, in concertazione con il tessuto politico e sociale. Occorre saper creare la giusta sinergia tra le parti affinché l’area, a partire da oggi, sia un punto di partenza e non di arrivo. Ora, finalmente, voltiamo pagina».

Si apre adesso una nuova era in Val d’Agri, in cui si potrà finalmente puntare con decisione su una politica di salvaguardia e conservazione del territorio che tenda ad marginalizzare l’effetto deleterio dello sfruttamento petrolifero per costruire un grande “Parco Laboratorio”, dove sperimentare, progettare e attuare un modello di Economia Sostenibile che possa essere da esempio per tutti. Come già annunciato dal Pres. Di Legambiente Basilicata sarà fondamentale, nella scelta delle cariche dell’Ente Parco, affidarsi a gente preparata seria e con esperienza, non ai soliti amici della politica. Bisognerà collaborare a stretto contatto con i cittadini con le associazioni e con tutte le parti sociali. Assicurare da subito una gestione degna e competente ad un Parco così importante è fondamentale, dobbiamo costruire un Parco per tutti fatto con il contributo di tutti, nessuno escluso.

Conte Antonio Luca S. Martino d’Agri

Fonte: www.geaton.blogspot.com

Basilicata: Cdl Presenta Mozione Di Sfiducia Giunta Regionale

Potenza, 11 lug. – (Adnkronos) - I consiglieri regionali lucani dell’opposizione (Cosimo Latronico, Nicola Pagliuca, Franco Mattia e Sergio Lapenna di Forza Italia, Egidio Digilio e Pasquale Di Lorenzo di An; Vincenzo Ruggiero e Agatino Mancusi dell’Udc) hanno presentato una mozione di sfiducia nei confronti del presidente della Regione, Vito De Filippo, con cui chiedono le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio regionale. La mozione e’ stata presentata al termine della seduta di ieri. Nel documento si sottolinea che le linee programmatiche presentate dal presidente De Filippo per il completamento della legislatura evidenziano ”l’inefficacia dell’azione di governo dei due anni precedenti e confliggono con il programma sottoposto al voto dei lucani nel 2005”.

A parere dei consiglieri del centrodestra ”le emergenze della societa’ lucana richiedono politiche volte a sostenere lo sviluppo della regione e non il balletto degli incarichi di potere” mentre ”l’azione di governo ritarda ad eliminare gli squilibri territoriali e rimane indifferente rispetto alle proteste dei tanti lavoratori che hanno perduto un posto di lavoro”.

Dopo la verifica la maggioranza ”risulta essere divisa al proprio interno e, pertanto, incapace di assicurare un governo solido ed efficace per i lucani”. E, quindi, ”al fine di evitare una radicalizzazione dello scontro politico e fenomeni di discriminazione e rovinosa decadenza del sistema economico e sociale”, il centrodestra chiede le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio. In base alle disposizioni dell’art. 126 della Costituzione la mozione non puo’ essere messa in discussione prima di tre giorni dalla presentazione.

Fonte: Yahoo Notizie