…leggere per chi poi? Forse, a seconda delle interpretazioni dell’uno o dell’altro esperto, per chi ne fa uso. Leggere forse non tanto per le popolazioni che da anni vedono bloccare il loro sviluppo e la loro emancipazione anche dalle coltivazioni di hashish e marijuana. Coltivazioni tutt’altro che leggere per loro. Pesanti, come il fardello di una schiavitù indiretta, talvolta psicologica, talvolta assolutamente fisica.
I maggiori centri di produzione di hashish e marijuana, spesso al centro del dibattito politico italiano relativamente agli effetti sul cervello dei consumatori, avviene in paesi tristemente al centro del dibattito politico internazionale, quali Russia, Kazakistan, Marocco, Afganistan e Pakistan. I Principali produttori di Marijuana restano invece Messico, Columbia, Brasile, Giamaica, Sud Africa, Malawi, Nigeria, Ghana, Thailandia, Cambogia, Indonesia, Filippine, India, Nepal e Sri Lanka.
Secondo il rapporto ONU del 2003, vi sarebbe un rapporto inversamente proporzionale tra la ricchezza e la crescita dei paesi produttori di droghe (leggere e pesanti allo stesso modo) e la produzione delle stesse.
I coltivatori infatti, per lo più semplici contadini autoctoni, ricavano meno dell’1% dell’effettivo guadagno del traffico internazionale di stupefacenti. Un vero e proprio esempio di sfruttamento fatto dai signori locali e dai narco-trafficanti con la complicità dei consumatori di tutto il mondo.
I coltivatori dei campi di droga vengono il più delle volte costretti da organizzazione criminali locali a produrre principalmente un tipo di sostanze, a seconda della richiesta da parte dei paesi consumatori in cui la vendita ha fatturati più alti. Molti di essi si lasciano convincere facilmente dai guadagni, irrisori in confronto all’effettiva portata economica che finisce nelle tasche di narco-trafficanti senza scrupoli, ma il dato certo è che i paesi che hanno incrementato la produzione di droga, hanno arrestato la loro crescita economica, la quale invece tende a crescere nei paesi quali Pakistan e Iran a seguito della diminuzione di produzione di stupefacenti e la conversione dei terreni in colture di altro tipo.
Com’è noto, le droghe procurano la moneta per l’acquisto di armi e esplosivi usati nelle guerre in corso e nelle azioni terroristiche, per non parlare di quanto questo commercio nutra le tasche di mafia e organizzazioni criminali in Italia, anche e soprattutto quando si parla di droghe leggere.
La legalizzazione probabilmente non placherebbe i metodi di produzione, tanto meno servirebbe allo sviluppo dei paesi produttori e dei suoi braccianti, che ignari della nostra differenziazione tra droghe leggere e droghe pesanti, portano il fardello della prigionia della loro povertà e della loro schiavitù.
Nel Rapporto 2004 (l’ultimo disponibile) dell’Unodc, l’Ufficio dell’Onu sulla droga e il crimine, si stima che nel 2003 il raccolto mondiale di cannabis – la pianta da cui si ricavano erba (marijuana) e resina (hashish) – fosse di 32mila tonnellate, con 146 milioni di consumatori, il 2,3% della popolazione mondiale e il 3,7% di quella tra i 15 e i 64 anni. Nel 2003 l’erba è stata sequestrata in 142 Paesi, dal che si deduce che è coltivata in un numero di paesi di gran lunga maggiore rispetto alle altre droghe. Un business per reti criminali che ad ora trovano un nuovo concorrente nelle organizzazioni terroristiche, le quali trovano nell’”erba” una fonte di finanziamento.
I derivati della cannabis sono la droga più trafficata: nel 2002 sono state sequestrate 4.700 tonnellate di marijuana, oltre mille di hashish e oltre una tonnellata di olio, un volume superiore 15 volte a quello dei sequestri di cocaina e oltre 100 volte a quelli di eroina. (dati recuperati da Il Sole-24 Ore di lunedì 24 aprile 2006).La mia domanda si rivolge a coloro che possono cambiare il mondo; tutti coloro che si pongono un problema e cercano di rimediare attraverso le proprie azioni e le proprie scelte quotidiane. Qual è la differenza tra il comprare prodotti fabbricati sfruttando persone e ambiente e il fumare marijuana?
Chi condanna il commercio internazionale di armi dovrebbe sapere che in Africa i signori della guerra acquistano fucili con i proventi della vendita internazionale di droghe (anche leggere).
Perchè dedicarsi al commercio equo e solidale se poi si paga per mantenere la schiavitù e lo sfruttamento?
Tutto per cosa poi? Solo per un pugno (anche meno) di fumo… leggero.
Sabrina Barbante