Di Sabrina Barbante
I Giochi Olimpici sono, da sempre, in particolare dopo lo strazio delle due grandi guerre, un momento per ricordare che c’è qualcosa che unisce gli uomini almeno nei loro intenti migliori.
Pochi potrebbero dubitare dell’importanza dello sport come momento di condivisione dei migliori ideali della specie umana.
Il 18 ottobre 2005, l’allora ministro degli esteri Gianfranco Fini, in occasione della risoluzione della tregua olimpica ribadiva l’universalità del messaggio olimpico: Fratellanza, uguaglianza, solidarietà, fair play, pace.
Il prossimo anno la fiamma olimpica brillerà di nuovo, con i suoi bagliori di pace, buoni propositi, insomma con il fuoco dello sport.
Come recita il sito di Radio Cina Internazionale,
“È possibile discutere la peculiarità delle Olimpiadi di Pechino sotto diversi aspetti, tuttavia dal punto di vista dello sviluppo dello sport olimpico, il valore più evidente delle Olimpiadi di Pechino consiste nell’offerta di un grande palcoscenico al dialogo e all’integrazione tra le culture orientale e occidentale, importantissimi per lo sviluppo dello sport olimpico nel 21° secolo”.
Sempre lo stesso portale spiega alcuni aspetti delle olimpiadi pechinesi:
”Le Olimpiad di Pechino saranno organizzate nel paese con la maggiore popolazione del mondo, diffondendo gli ideali olimpici nel paese con un quinto della popolazione mondiale, innalzando così al massimo l’universalità dello sport olimpico”.
Fonte: italian.cri.cn/441/2006/10/26/ 124@67859.htm
Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
Ma come poter conciliare gli ideali olimpici con alcuni aspetti del paese in cui il fuoco olimpico sarà fatto brillare il prossimo anno?
In Cina, infatti, sono 68 i reati che prevedono la condanna a morte, tra cui traffico di droga, bigamia, pubblicazione di materiale pornografico, frode fiscale e svariati tipi di furto di cavi elettrici, di bestiame, di attrezzi agricoli. Il numero delle esecuzioni annuali è dell’ordine di milioni, a quanto dicono le organizzazioni umanitarie. Nessuno, nemmeno le Nazioni Unite, e desumo nemmeno i comitati organizzatori delle Olimpiadi, conoscono i numeri esatti del genocidio annuale nel paese del sol levante, a causa della segretezza relativa ad ogni genere di dato in uscita.
Si sa però che ogni imputato ha, dopo la condanna, meno di 10 giorni per ricorrere in appello; azione abbastanza complicata da compiere dal momento che non sempre viene riconosciuto il diritto alla difesa legale e che dal momento della sentenza di condanna sino all’esecuzione vera e propria i condannati restano talvolta tutto il tempo in catene.
Fonte: http://www.umanisti.it/karl/penamortemondo.htm
Ricordo di essermi trovata a Torino un mese prima dell’inizio delle ultime olimpiadi invernali e di aver trovato una città ancora sotto forma di cantiere a cielo aperto.
C’è da dire che si nota l’efficienza cinese nei preparativi per il grande evento, dal momento che ad un anno dall’inizio delle olimpiadi quasi tutto è pronto; impianti avveniristici e 400 ettari di terreno adibiti con impianti sportivi quali il Bird’s Nest, stadio la cui forma riproduce un nido, o il Water Cube, immenso stadio di nuoto, tutto per richiamare il rispetto e il contatto con l’ambiente. Tutti questi lavori a ritmi incalzanti e… costanti.
Costanti in tutti i sensi, dal momento che gli operai e i contadini che vengono prelevati dalle loro campagne per costruire il prossimo tempio dello sport internazionale lavorano in media 15 ore al giorno per sette giorni a settimana. I salari sono il corrispettivo di 20 centesimi di Euro l’ora.
A lavorare sono anche bambini (si parla dell’ordine di migliaia di unità), sottoposti allo stesso tipo di orari e salari, e senza guanti e protezioni per essere più svelti e produttivi. Loro sono principalmente impegnati a produrre cappelli, zainetti e oggettistica che porteremo felicemente a casa come ricordo del clamoroso evento, tutto col beneplacito e licenza ufficiale del Comitato Olimpico. (dati denunciati da Play Fair 2008).
Io credo che ancora una volta la maschera del Politically Correct, del Vogliamoci bene, messo in atto dalle autorità, sportive e non, sia servito a chiudere gli occhi su una serie di incresciosi cavilli inaccettabili per chi ama lo sport, o semplicemente da un senso ai diritti umani.
Io non credo che avrò il coraggio di seguire i prossimi giochi olimpici e ancor meno di regalare o acquistare articoli prodotti da chi non ha forse mai giocato a pallone; ma io non faccio testo.
Con l’inizio del delirio mediatico in concomitanza con l’evento, tutto verrà nascosto dai sorrisi dei vincitori e dai bagliori delle medaglie d’oro; dall’orgoglio degli stati che avranno più vincitori e dalla celeberrima frase l’importante è partecipare di chi comunque sarà stato protagonista.
Di sicuro non gli operai, non i bambini, non la Cina che soffre, non gli ultimi di questo paese.