PostHeaderIcon Basilicata: Permessi petroliferi nel parco della Val D’Agri

La OLA, Coordinamento territoriale di Associazioni, Comitati, Movimenti e Cittadini è costretta nuovamente a denunciare pubblicamente la “politica del fatto compiuto” in Basilicata. Questa volta é la richiesta di nuovi permessi di ricerca petrolifera della Shell nel territorio dell’istituendo parco nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, anche all’interno di SIC e ZPS. Le amministrazioni comunali di Brienza, Sasso di Castalda, Marsico Nuovo,e Satriano di Lucania ed altri comuni nella provincia di Salerno sono stati chiamati a dare il loro parere entro il 16 agosto prossimo, così come le eventuali osservazioni da parte di associazioni e cittadini.

Ciò accade nuovamente nel periodo di ferragosto senza averne dato adeguata pubblicizzazione (così come il caso del mega stoccaggio di gas in Val Basento). A fronte del parere contrario già espresso dal Comune di Brienza, i Comuni di Marsico Nuovo, Sasso di Castalda e Satriano di Lucania avrebbero optato per un “pilatesco ed interessato silenzio assenso”, annunciando di essere intenzionati a far scadere i termini per un eventuale pronunciamento, passando quindi ogni decisione alla Regione Basilicata e cedendo così nuovamente al consolidato ricatto della lobby petrolifera nel timore di essere esclusi dalle royalties erogate dalla Regione. Ciò accade mentre si sono perse le tracce della Conferenza Unificata Stato Regioni del 6 luglio scorso nel corso della quale, in “pompa magna”, era stata annunciata la nascita del parco nazionale (sul sito del governo non esiste alcuna conferenza unificata iscritta nella data del 6 luglio né i relativi verbali, così come annunciato http://www.governo.it/Conferenze/c_unificata/report/index.asp).

Si protrae così la ultradecennale “telenovelas del parco che non c’è” in una regione ormai asservita agli interessi della lobby energetica divenuta governo-ombra del Paese e della Regione, capace di tenere bloccata la perimetrazione del parco nazionale le cui conseguenze potrebbero essere gravose per le regioni ed amministrazioni inadempienti per ulteriori e possibili sanzioni da parte dell’Unione Europea per infrazioni alle norme comunitarie in materia di tutela dell’ambiente. A tal proposito va ricordato che lo scorso 13 luglio si è riunito il Ciace (Comitato Interministeriale per gli Affari Europei) alla presenza del Ministro per le Politiche Europee, Emma Bonino, che ha ricordato il trend positivo riportato in un anno nella diminuzione delle infrazioni comunitarie dell’Italia – relegata ancora all’ultimo posto – scese da 275 a 213 di cui 64 riferite all’ambiente, un vero record per l’Italia.

www.olambientalista.it

Fonte: Newsfood

Foto: Media.rai.it



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