Traffico nucleare dalla Basilicata all’Iraq – L’ombra della ‘ndrangheta

Dall’alba degli Anni Novanta aleggia il dubbio che dal ventre radioattivo dell’Itrec di Trisaia sia stato sottratto materiale nucleare. All’inizio si trattava di voci flebili. Poi s’aggiunsero particolari: il carico sarebbe stato consegnato all’Iraq, forse grazie a dei “caronte” della ‘ndrangheta.

L’ipotesi – smentita da chiunque avesse responsabilità nella gestione dell’impianto – rimane «sottotraccia» anche per tutto l’arco dell’inchiesta del giudice Nicola Maria Pace.

Lui, del resto, ufficialmente non se ne occupava. Puntava piuttosto a far chiarezza su alcuni incidenti avvenuti nel ‘93 e nel ‘94. Così – coinvolgendo cinque dirigenti Enea e con capi di imputazione come «smaltimento abusivo di rifiuti nucleari» – nel 1998 chiuse le indagini e preparò i bagagli. Fu promosso e trasferito, da Matera a Trieste.

Come una fenice, il «dubbio» risorge nel 2000. Se ne occupa il procuratore di Potenza, Giuseppe Galante, e assurge a pista investigativa della Dda (la Direzione distrettuale antimafia). Ora Galante se ne è andato e, in attesa che si insedi il suo successore, l’unica certezza è che vi sono degli indagati.
L’Itrec venne costruito col compito, strategico per l’Italia dell’epoca, di «spillare» uranio pregiato da materiali radioattivi di scarto, in modo efficiente.

9/8/2007

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

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