Questa è la nuova campagna lanciata dal WWF per difendere la Val d’Agri. A parlarne è il Presidentre del WWF Basilicata V. Mazzilli che spiega come l’impatto dell’ estrazione petrolifere sia già molto alto in questa valle, e date le richieste delle multinazionali, si potrebbe arrivare a livelli insostenibili per il territorio e per la popolazione. Ormai è sotto l’occhio di tutti che il Petrolio non ha cambiato in meglio la vita degli abitanti della valle, tanto che i tassi di emigrazione sono rimasti gli stessi della fine degli anni ottanta, prima del Boom Petrolifero. La questione petrolio che tanto potrebbe fare per queste terre sotto il punto di vista economico è stata e continua a essere gestita male, tante chiacchiere e tanti progetti mai realizzati. Abbiamo bisogno di fatti e di una politica più seria che si occupi di questo argomento.
“La Basilicata, con i due giacimenti in Val d’Agri e Val Camastra ha già abbondantemente dato il suo contributo alla bolletta energetica nazionale, sacrificando porzioni importanti del proprio territorio all’industria petrolifera”, ha dichiarato Vito Mazzilli, presidente regionale del WWF, “estendere le attività delle compagnie petrolifere ad ulteriori territori significa compromettere irrimediabilmente le possibilità di sviluppo, qualunque tipo di sviluppo, della Basilicata.”
“L’industria petrolifera”, ha aggiunto Luigi Agresti, responsabile del programma mediterraneo del WWF per l’Italia meridionale, “è infatti un’attività ad alto impatto ambientale, in tutte le sue fasi, di ricerca, di coltivazione, di trasporto e di raffinazione, con gravi rischi relativi all’inquinamento atmosferico (emissioni di azoto, idrocarburi, biossido di zolfo ), all’inquinamento delle falde idriche, al dissesto idrogeologico, al rischio sismico, senza dimenticare le problematiche relative allo smaltimento dei rifiuti e gli impatti sulla biodiversità.”
Il WWF fa anche riferimento ai rischi per la salute, sembra che in Val d’Agri siano in aumento i casi di tumori e leucemie, così come succede in altre zone interessate dall’estrazione e dalla lavorazione di idrocarburi, a Gela sono infatti decine le morti sospette, centinaia le malformazioni che l’inchiesta giudiziaria dovrà accertare in che misura dipendenti dall’attività del petrolchimico. Casi analoghi si sono verificati ad Augusta e Priolo in Sicilia, a Ravenna, e qui l’elenco potrebbe continuare a lungo.
Altro problema molto importante è il rischio di inquinamento delle acque, di recente l’ Ing. Philippe Pallas, consulente ONU per la valutazione delle risorse idriche, in una sua dettagliata relazione sugli impatti ambientali del programma di esplorazione e di sfruttamento di gas in Val di Noto, in cui emergono numerosi e significativi punti di criticità in pregiudizio del territorio e della comunità insediata, evidenzia gli impatti già in fase di ricerca delle attività sulle acque sotterranee con il rischio di sparizione di sorgenti, rischi di impatti che aumentano decisamente nella fase di trivellazione anche in relazione alla dispersione in superficie di tutti i detriti e rifiuti di perforazione. Nella relazione vengono inoltre riportati diversi esempi di inquinamento delle acque dovute alle attività petrolifere e si sottolinea che la stessa “Environmental Protection Agency” , l’agenzia di protezione ambientale degli Stati Uniti, ha pubblicato migliaia di pagine sui problemi di inquinamento e di rischi ambientali legati alla ricerca ed allo sfruttamento del gas naturale.
A rafforzare la netta posizione del WWF contro le attività petrolifere è anche il bilancio di quasi vent’anni di attività petrolifera in Val d’Agri. E’ utile in tal senso ricordare il titolo di un articolo apparso sulla stampa i giorni scorsi: “Val d’Agri, una valle di dolore e delusione”. Nell’articolo si evidenzia che nell’area, nonostante le grandi aspettative generate dalla presenza dell’ENI, la disoccupazione aumenta, così come il malessere sociale si diffonde
Ciò nonostante le nuove richieste della Shell oggi sono all’attenzione dei comuni e della Regione. Non solo ma sul Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi e della Geotermia n. 10 del 31 ottobre 2006 sono stati pubblicati le nuove istanze di permesso di ricerca di idrocarburi in Basilicata: esse sono 19 a cura di tutte le maggiori compagnie petrolifere del pianeta ( Italmin petroli, Fina, Mobil, Enterprise, British Gas, Esso, Gas Plus, Jkx, Aleanna Resorces, Celtique petroleum, Consul Service,Mac Oil, Indipendent solutions, Edison Gas, Intergas Più, Petrorep,Gas Natural Vendita Italia, Vega Oil) ed interessano ben il 50 % del territorio regionale. Aggiungendo a quanto sopra il progetto per lo stoccaggio del gas in Val Basento della Geogasstock, ne vien fuori un progetto di Basilicata come grande campo petrolifero che forse qualcuno da tempo sta perseguendo e che la politica regionale sta avvallando.
Mentre il resto del mondo discute dei piani di adattamento alle modificazioni climatiche promuovendo uno sviluppo razionale delle fonti rinnovabili, la Basilicata punta sugli idrocarburi fossili, guardando inspiegabilmente al passato; mentre ovunque in Italia cittadini ed amministratori si oppongono decisamente a nuove incursioni delle compagnie petrolifere, come in Val di Noto in Sicilia ed in Toscana, in Basilicata si rischia nell’indifferenza generale di destinare il 50% del territorio all’industria più inquinante del pianeta.
Il WWF pertanto lancia la campagna“Lucania No Oil: Stop alle trivelle in Basilicata”,
e chiede: