Addio faggio trecentenario: non ti ha distrutto il freddo, il gelo, la neve, la grandine, non ti ha ucciso l’età o l’effetto serra… la tua morte non è stata naturale, ma causata da un solo incendio, un barbaro atto compiuto da ignari vandali.
Il faggio è una pianta dal legno duro, difficile da incendiare, un qualcosa da colpire, uno dei simboli del parco del Pollino.
Sembra che l’incendio sia l’inizio di un disegno precostituito: la gestione del parco del Pollino, che al momento verte in una situazione di scarsi controlli, di diminuzione del personale addetto, e di problemi che si sommano giorno dopo giorno.
Attualmente nel parco manca un vero e proprio regolamento, è un parco che sulla carta c’è, ma è come se non ci fosse… eppure sono passati 14 anni dalla sua fondazione!
Un esempio di cattiva gestione ci è stato dato dal nodo cinghiali: nel 1994 ci fu una campagna di ripopolamento fuori da ogni regola… risultato? I cinghiali sono aumentati a dismisura, tanto che al momento non si sa se abbattere alcuni esemplari.
Come risolvere questa situazione? E’ necessario un cambio di mentalità, di idee, puntare su un territorio che può e deve offrire tanto, pensare al parco come qualcosa da salvaguardare e promuovere. Solo così il parco potrà rinascere e vivere la sua vera seconda vita.