Dalla cocaina al plutonio: clan della mafia accusato di traffico di scorie nucleari

Le autorità italiane stanno studiando un clan della mafia accusato del traffico di scorie nucleari negli anni ’80 e ’90.

La Ndrangheta, che è salita agli onori della cronaca in agosto per l’uccisione di sei uomini in Germania, è indicata come la principale responsabile per le spedizioni illegali di scorie radioattive in Somalia, così come per la ricerca “della produzione in clandestinità” di plutonio.

Indagati due dei membri del clan calabrese con otto ex dirigenti dell’Enea, l’agenzia per la ricerca energetica.Gli otto indagati sono accusati per aver gestito i traffici tra gli anni ’80 e gli anni ’90, quando erano impiegati nella sede ENEA di Rotondella, città lucana in provincia di Matera.

Un funzionario dell’Enea (che non ha voluto dichiarare il suo nome) ha affermato che l’ “Enea ha sempre operato nel rispetto delle regole e sotto rigoroso controllo nazionale ed internazionale”.

Un responsabile dell’Enea ha affermato di aver pagato il clan per eliminare 600 fusti di rifiuti radioattivi tossici dall’Italia, dalla Svizzera, dalla Francia, dalla Germania e dagli Stati Uniti, trasportandoli in Somalia come destinazione finale.E qui viene la parte interessante: i fusti radioattivi sono stati anche seppelliti segretamente in Italia in un posto non ben precisato nel sud della Basilicata. Il clan avrebbe evitato la vicina Calabria solo per “amore della loro terra natia”.

Ora c’è da individuare il posto di questi rifiuti tossici anche se, grazie ad una ricerca parallela, si sospetta che siamo sepolti vicino a Matera, citta patrimonio dell’Unesco e famosa per i suoi sassi.

“La ‘Ndrangheta non ha morale e, se ci sono soldi da guadaganre, non si fa scrupoli, anche per un tema pericoloso e complesso come quello del nucleare”, ha detto Nicola Gratteri, il magistrato dell’anti-mafia che indaga sulla sparatoria in Germania dello scorso agosto.

Fonte: The Guardian



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