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Mamma dopo il cancro alle ovaie: a Bologna primo caso nel mondo

BOLOGNA – E’ diventata mamma di due gemelline dopo aver vinto il cancro alle ovaie, grazie alla tecnica degli ovociti congelati. E’ il primo caso al mondo ed è stato realizzato al Sant’Orsola di Bologna. La donna, che oggi ha 31 anni, vive in un paese della Basilicata, con due gemelline dagli occhi chiari e il loro papà. Le bambine, che stanno benissimo, hanno dieci mesi. Soddisfatta la dottoressa Eleonora Porcu, responsabile dell’équipe medica: “Sono questi i casi in cui un medico si sente utile”.

Nel 2002, a causa della malattia, la donna aveva subito l’asportazione di entrambe le ovaie: era dunque destinata ad essere sterile, vittima di una menopausa assoluta e precoce. Il sogno di diventare mamma è invece diventato realtà. La fecondazione, dopo il congelamento e lo scongelamento dei suoi ovuli, è avvenuto al Sant’Orsola di Bologna: la notizia è stata data dalla dottoressa Eleonora Porcu, responsabile del Centro di sterilità del Policlinico bolognese, in occasione dell’apertura del secondo Congresso mondiale sulla crioconservazione degli ovociti che prende il via oggi a Bologna e andrà avanti fino al prossimo 2 dicembre.

Le ricerche sulla crioconservazione degli ovociti, vedono al primo posto in Italia Bologna, con il Policlinico Sant’Orsola e altri centri privati specializzati all’avanguardia: sono diverse migliaia gli ovuli congelati conservati nel capoluogo emiliano, in attesa che il sogno di diventare mamme possa diventare realtà. Una speranza per le centinaia di migliaia di donne che ogni anno al mondo diventano sterili a causa del cancro, molte della quali in giovanissima età: la mamma della Basilicata si era infatti ammalata tra i 25 e i 26 anni.

La tecnica della conservazione degli ovociti, a differenza del più comune congelamento degli embrioni, è praticabile per tutte le donne, anche quando non c’è ancora un candidato papà, e non è vietata dalle attuali leggi italiane, che hanno invece messo al bando gli embrioni congelati. La maternità della prima mamma “sterile” al mondo è stata assistita dall’equipe medica guidata dalla dottoressa Eleonora Porcu. “Era il sogno che aspettavamo dal 1997 – dice la ricercatrice, che non nasconde l’emozione – dicevamo: chissà se riusciremo a raggiungerlo. Oggi questa famiglia è felice e noi anche: sono questi i casi in cui un medico si sente utile”.

A causa del cancro, prima dell’intervento chirurgico di asportazione di entrambe le ovaie, la donna lucana aveva chiesto ai medici bolognesi di congelare i suoi ovociti. Alcuni di questi, dopo 4 anni, scongelati e fecondati col seme del papà, hanno poi consentito una normale gravidanza che si è conclusa felicemente, lo scorso febbraio, con la nascita delle due gemelle. “Si può stimare – spiega la dottoressa Porcu – che il cancro in generale renda sterili ogni anno 3.500 donne in Italia e alcune centinaia di migliaia nel mondo. Può infatti rendere necessaria, come in questo caso, l’asportazione delle ovaie, o più spesso una chemioterapia che nel 30 per cento delle pazienti distrugge definitivamente gli ovociti”.

“Fino ad oggi – spiega ancora la dottoressa – la tecnica abitualmente impiegata per aiutare queste donne era la crioconservazione degli embrioni”. Se negli Stati Uniti è possibile la fecondazione degli ovuli anche con seme di donatore sconosciuto, in Italia non si può scegliere l’altro genitore biologico: dunque solo la crioconservazione degli ovuli, conclude la ricercatrice, consente di aspettare anche per anni il momento e la persona propizi per scongelarli e fecondarli.

“Una stima per difetto dei bimbi nati da ovuli congelati è di circa 300 casi in tutto il mondo, di cui almeno 200 in Italia e 150 solo a Bologna. Questi sono però solo quelli oggetto di pubblicazioni scientifiche. E’ plausibile che la casistica sia in realtà più numerosa”, spiega la dottoressa Porcu.

La prima fecondazione di un ovulo scongelato è avvenuta nel 1986 in Australia (all’83 risale invece la prima nascita da embrione congelato). Il primo parto in Italia, tra i primi al mondo, sempre seguito dallo stesso gruppo di ricercatori bolognesi, risale invece al 1997. Anche qui una bimba che oggi ha 10 anni, sta bene e vive in Veneto.


(30 novembre 2007)

Fonte: Repubblica


Morire a 2 anni di bronchite nel 2007

Una bambina come tante altre, bella, con due occhioni pieni di allegria e voglia di vivere! Francesca Immacolata C. è nata a Melfi nel dicembre del 2005, pochi giorni prima delle grandi feste che avvicinano i parenti e gli amici e fanno diventare tutti un po’ più buoni.

Cresce la piccola, più sana che mai, più bella che mai: nessuna anomalia, nessuna preoccupazione per i genitori, nessun motivo di sconforto… bella e sorridente ogni giorno di più!

A tutte le regolari visite pediatriche mai nessun motivo di preoccupazione, sempre tutto nella norma, la bambina cresceva in piena forma.

Qualche settimana fa una piccola tosse: chissà una influenza, un banale raffreddore. I genitori, sempre attentissimi alla piccola, la portano urgentemente dal Pediatra che prescrive una cura a base di Antibiotici, Aerosol e Sciroppi... tutto sembra andare nel verso giusto, la tosse migliora, la bambina sembra tornare nel pieno delle sue forze…

Inaspettato pochi giorni dopo accade l’inverosimile: una tosse forte, molto forte, assale il corpicino, la Bambina diventa cianotica, vengono prescritti ulteriori antibiotici, Aerosol e Sciroppo. Nulla, la tosse non passa anzi le crisi aumentano: la tosse si fa fortissima e il medico di base consiglia il ricovero Ospedaliero all’Ospedale di Venosa.

Anche qui dopo i classici esami di routine viene prescritta soltanto una cura a base di aerosol: NULLA NULLA NULLA! La bambina viene ricoverata lo scorso giovedì ma sabato mattina, alle 5:30, dopo una forte tosse la bambina si è irrigidita: portata in medicheria si tenta di intubarla e rianimarla… troppo tardi… ormai la piccola Francesca non è più tra noi.

Si aspettano ora i risultati dell’autopsia disposta dal procuratore Dott. Erminio in seguito a denuncia presso la Procura di Melfi: i risultati arriveranno entro i due mesi.

Intanto c’è dolore e rabbia, per una malattia scambiata per un semplice raffreddore, per un sistema sanitario che talvolta è inefficiente ed inefficace… perché morire di bronchite nel 2007 non è più concepibile.

Magari ora Francesca sarà li, a giocare nei giardini del creatore, a correre e ridere nella massima spensieratezza… lei, orfana di un mondo in cui non potrà mai assaporare le gioie e i dolori del vivere.

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