
In merito alla notizia del prossimo inizio dei lavori di posa dell’oleodotto nell’azienda agrituristica il
Querceto in località Barricelle di Villa d’Agri, il WWF di Basilicata esprime la propria preoccupazione e chiede la revisione del tracciato dell’oleodotto che rischia di pregiudicare la sopravvivenza dell’azienda, riconosciuta di recente anche come
“Fattoria del Panda”.
“La vicenda che si sta svolgendo ai danni dell’azienda il Querceto, da tempo in contenzioso giudiziario con l’ENI, – si legge in un comunicato – è la chiara riprova di quanto il WWF sta sostenendo da anni: il petrolio non solo non aiuta l’economia lucana ma al contrario la danneggia, pregiudicando le possibilità di sviluppo sostenibile basate sulla valorizzazione delle nostre risorse ambientali, forestali e culturali.
Petrolio e ambiente, petrolio e sostenibilità non sono compatibili!
La storia di Francesca Leggeri in tal senso è emblematica. L’azienda “il Querceto” si è infatti imposta nel panorama nazionale come un azienda che ha puntato tutto sulla qualità e sull’ambiente: è azienda agrituristica biologica, da anni svolge iniziative di valenza culturale volte alla ricerca del benessere psico-fisico delle persone, di recente è entrata nel circuito delle “Fattorie del Panda”, promosso da Anagritur, il consorzio formato dalle tre principali organizzazioni agrituristiche nazionali, Federparchi e WWF, che raccoglie non solo le aziende che hanno un elevato standard nei servizi erogati, ma anche quelle che hanno attività di educazione ambientale e di divulgazione delle valenze naturalistiche e culturali delle aree in cui si trovano, svolgendo vera e propria attività di promozione territoriale.
Se a ciò aggiungiamo anche che il tracciato degli oleodotti riguarda un’importante villa romana di epoca imperiale ed un raro insediamento neolitico dell’VIII millennio a.C. situato lungo il Torrente Molinara, affluente del fiume Agri, sempre in località Barricelle, completiamo un quadro di risorse veramente unico e di straordinaria importanza.
Ma niente di tutto questo è servito a fermare i progetti dell’ENI che, sulla esclusiva logica del profitto aziendale, non ha voluto trovare soluzioni meno dannose per l’azienda, svelando l’ipocrisia di una multinazionale che stampa calendari con belle immagini facendosi paladina della salvaguardia ambientale della Val d’Agri ed invece sul campo ben pochi riguardi ha per il territorio ed i suoi abitanti, come dimostra per ultimo anche la vicenda dell’oleodotto contestato a Calvello in quanto fortemente impattante sulle faggete e pregiudizievole rispetto ad altri interventi di valorizzazione territoriale effettuati dallo stesso Comune”.
Fonte: BasilicataNet