
Pur rispettando la volontà di chiunque decida di andare a votare, non votare o astenersi, vorrei sinteticamente precisare il senso della nostra azione che non è di tendenza anarchica, ma di rinnovamento, o meglio, di ricostituzione di sistema.
In parole povere l’Italia, che è in forte crisi di identità, è come se fosse una piramide divenuta così mastodontica che sta per crollare. Una nuova piramide (meno colossale e più dinamica) non può essere costruita partendo da (o integrando) un qualsiasi stadio del suo precedente vertice.
Se si vuole costruirne un’altra meno “appesantita” bisogna per forza di cose ripartire dal basso. La cosa di cui più si ha bisogno in questo momento è di individuare una nuova classe politica, a tutti i livelli, onesta e capace di rendersi finalmente credibile ed autorevole; a prescindere da qualsiasi sua estrazione o provenienza (destra, sinistra, centro…), e che possa essere totalmente svincolata (o non controllata) dal tradizionale sistema di oligarchia partitocratica.
Per fare ciò, noi riteniamo necessario evitare i tradizionali schemi e ripartire dal basso, vale a dire dal primo stadio di ricostituzione del mandato politico, che è quello comunale o circoscrizionale. Successivamente a questa prima fase, si potrà pensare al suo innalzamento di livello (provinciale, regionale, nazionale). Le nuove basi di credibilità ed autorevolezza politica non possono, per forza di cose, che partire da un nuovo epicentro che non potrà più essere fondato su un rapporto di convenienza di interessi soggettivi o clientelari (l’origine di tutti i difetti del sistema-Italia), ma sulla effettiva capacità di questa nuova espressione di rispondere ai fisiologici interessi o bisogni collettivi della società.
Un sistema di controllo sociale che possa contribuire ad individuare tali nuovi percorsi, si rende a questo punto indispensabile, per verificarne man mano le idoneità. Esso potrà essere basato sui principi della democrazia partecipativa, che da noi è ritenuta come la più consone per affrontare le delicate fasi richieste da questa nuova intrapresa o fase transitiva; tale controllo (che dovrà essere preventivo e di esercizio dei mandati) potrà evitare – sia per la società che per i singoli elettori – le “brutte sorprese” che la politica ci ha rassegnatamente abituati (brutte sorprese, che poi altro non sono se non il prezzo in termini sociali che viene pagato dalla collettività a gestioni della cosa pubblica condotte con modalità prevalentemente privilegistiche e clientelari).
Noi abbiamo deciso di “sperimentare” questa nuova possibilità, rinunciando ad ogni forma di favoritismo personale, anzi subendo tutti gli effetti di ritorsione che l’attuale sistema di potere ci sta ponendo a fronte di tale azione innovativa. Pazienza.
Conclusioni
L’astensione, per queste elezioni, serve a rimarcare l’inutilità della prossima espressione di voto ai fini di questo cambiamento. Essa potrà servire a “non avallare” né a “legittimare” l’attuale sistema, che è proprio esso, il problema. Altro elemento è costituito dal fatto che “chiunque” vincerà le elezioni, o costituirà governi di larghe coalizioni, tenterà di “risanare i baratri” a mezzo di metodologie autoritaristiche sempre più marcate – ulteriormente disconosciute, nel contempo, dalla società – , con la vana speranza che l’utilizzo di tali atteggiamenti impositivi (ed antipopolari) possano costituire effetto mascherante di una forte carenza di autorevolezza o leadership che il prossimo governo invece deterrà.
Si cercherà, insomma, di risolvere i sempre più gravi problemi che attanaglieranno la nostra Società con metodi sempre più autoritari e repressivi. Su quest’ultimo punto, la nostra viva speranza è che quest’analisi ci venga smentita. Ma per i fatti che quotidianamente stanno accadendo temiamo, purtroppo, che tutto ciò sarà invece confermato.
Antonio Forcillo (Commissario di Vigilanza per la Democrazia Partecipativa) del Comitato “Cittadini Attivi” di Bernalda e Metaponto