Monthly Archives: giugno 2008

DAL CORO DEL NABUCCO ALLE IMPRONTE DIGITALI DEI BIMBI ROM ovvero DALLE STELLE ALLE STALLE!


L’Italia è in discesa vertiginosa dalle vette del Risorgimento agli odierni bassifondi.

Nell’Ottocento essa fu fiera di Vincenzo Cuoco, del Mazzini, di Manzoni e di Rosmini, di Capponi, Tommaseo e Lambruschini, di Ferrante Aporti e di Ardigò, i quali sostanziarono di robusta pedagogia la formazione del giovane popolo italiano. Era il seguito di quella straordinaria sapienza educativa che nel Rinascimento aveva trovato i massimi interpreti in Leon Battista Alberti, in Guarino Veronese, in Vittorino da Feltre e in Tommaso Campanella.

Con rassicurante ottimismo essi avevano parlato della perenne e integrale educabilità dell’uomo. A riscontro delle teorie si ebbero nei fatti un Filippo Neri che, al tempo della Controriforma, trasformava in persone i trovatelli di Roma, e dopo l’Unità d’Italia un Giovanni Bosco che trasformava i ragazzi di strada in operai delle fabbriche torinesi.

Era già Europa Unita all’inizio del Novecento, quando Froebel, Claparede, Freinet e Piaget, in continuità con le dottrine del Pestalozzi, rinnovavano i sistemi educativi universali, e la Montessori e le Sorelle Agazi creavano le Scuole per la Prima Infanzia. Ogni bambino è “prodigio” della natura che si dispiegherà, fin dai primi anni, come valore individuale “unico e irrepetibile” e come “umana risorsa” per la società. Non è pensabile che in un processo di naturale sviluppo e di crescita integrale possano interferire condizionamenti che ne alterino il dinamismo intrinseco. E’ nel diritto naturale, prima ancora che in quello positivo, che si abbia uguale rispetto per tutti i bambini del mondo.

L’ipotesi di una “anagrafe” delle impronte digitali dei bambini rom è contro natura. I bambini del campo nazista di Terensin disegnavano le loro paure e i loro incubi, non la gioia di vivere. Invito Maroni a vedere quei disegni custoditi a perenne ammonimento nel Museo delle Sinagoghe ebraiche di Praga. L’ipotesi di rilevare le impronte digitali dei bambini rom è iniqua, perché successiva a quella della discriminazione razziale nel mondo, e offende la nostra cultura e la nostra sensibilità, stemperatrici della virulenza barbarica subita nel lungo percorso della nostra storia.

Maroni è un celtico: non si può pretendere che egli conosca a fondo la nostra cultura latino-mediterranea. Ha il dovere, però, di rinunziare al suo inquietante progetto, perché egli opera in nome del popolo italiano. Al tempo stesso egli non deve ignorare che in democrazia le scelte di pubblico interesse non hanno per fondamento e giustificazione i soli quozienti delle elezioni, ma anche i valori di storia e di civiltà che il popolo esprime. L’euforia connessa al suo trionfo elettorale non può distogliere lui e altri collaboratori dal dovere del confronto con chi opera, esclusivamente e da sempre, per il miglioramento di questo mondo. Il Signor Maroni rammenti che solo “per caso” lui è “quello che è”. Avrebbe potuto essere, per diversa casualità, rom anche lui, e rom i figli che eventualmente abbia avuto o possa avere.

In questa condizione avrebbe accettato quello che egli oggi vuole imporre ai bambini rom? L’accattonaggio si vince con la frequenza regolare di una scuola, nella quale anche i bambini rom possano conseguire utili profitti per la crescita propria e del paese che li ospita. Il Ministro provi a pensare questo, e ne guadagnerà per la carriera e per la salute. Se poi ha bisogno di rilevare impronte digitali ad ogni costo, rilevi quelle dei politici che mettono le mani ovunque e su tutto, e sempre impunemente.

Questa “anagrafe” sarebbe preziosa per tutti i cittadini onesti. Le mani dei bambini non devono mai protendersi per accattonare o per digitare sulle tabelle di Maroni, ma solo per giocare e per abbracciare. Signor Ministro, faccia la prova a piegarsi e a stringere tra le braccia un bambino rom come se fosse suo figlio. Farebbe festa anche la Padania.

Pietro Tamburrano, Comitato “Cittadini Attivi” di Bernalda e Metaponto

Rubrica: Una Foto, Una Frase

La frase della settimana:


Maverick: Lassù non c’è tempo di pensare. Se pensi sei morto

Top Gun

La foto della settimana:

Guardia Perticara:
Uno dei paesi gioiello della Basilicata!

NAPOLI: anche in Basilicata si rischia emergenza rifiuti

“Dopo aver tenuto l’incontro, meritevole, per il fare il punto su ‘Ambiente e Legalità’, spieghi l’assessore Santochirico ai lucani la ragione per la quale l’Ente Regione è stata ‘bacchettata’ dal Ministero dell’Ambiente che ha rilevato imprecisioni e gravi anomalie nell’ordinanza n. 5 emanata dal Presidente della Giunta della Basilicata nell’aprile scorso”. E’ quanto chiede il consigliere regionale del gruppo misto – La Destra, Michele Napoli.

“Spieghi l’Assessore al ramo – afferma Napoli – perchè la Regione Basilicata è stata costretta a ricorrere a procedure straordinarie ed urgenti, anzichè procedere attraverso le vie ordinarie, per approvare i progetti concernenti gli impianti relativi allo smaltimento dei rifiuti sul territorio regionale, risvegliandosi un attimo prima dell’emergenza rifiuti.Evidentemente – continua l’esponente de La Destra – le note vicende che interessano la vicina regione Campania non hanno insegnato nulla, men che meno alla classe politica che, pur consapevole dell’esistenza di procedure ordinarie per fronteggiare la gestione del problema rifiuti, è impegnata nella ricerca di visibilità fine a se stessa e non certo nella risoluzione di problemi che ormai rasentano la soglia dell’emergenza”.

“Dica allora il presidente De Filippo – incalza Napoli – quali iniziative intende ora mettere in campo per dare risposte alle precise e puntuali rimostranze del Ministero dell’Ambiente e rassicuri i lucani sul fatto che i danni economici ed ambientali che scaturiranno da responsabilità chiare non saranno a carico dei cittadini, bensì a carico di chi, lautamente pagato, non è stato in grado di assolvere degnamente al proprio compito. Il riferimento – precisa Napoli – va in particolare all’Amministrazione provinciale di Potenza ed all’Assessorato all’Ambiente della Provincia di Potenza che, sul punto, non ha giustificazioni di sorta. Preme ricordare che, con l’ordinanza contestata, il Presidente della Giunta regionale ha fatto obbligo al Comune di Potenza di dotarsi, in tempi ristrettissimi, di un nuova discarica per i rifiuti, sopperendo alla inefficienza dell’Amministrazione provinciale incapace di dare vita ad una pianificazione progettuale rispondente alle esigenze del territorio”.

“Continuando di questo passo – conclude il consigliere Napoli – e chinando il capo di fronte a palesi responsabilità di natura politica, la storiella della ‘Basilicata – Regione di qualità – Territorio di eccellenza’ non sta più in piedi, con il territorio lucano che rischia di crollare in uno stato di vera emergenza rifiuti”.

Fonte: Basilicatanet

Oggi scrivo da lucano incazzato e… al diavolo il “bon ton”!


  • 2000 (duemila) posti di lavoro persi nell’indotto FIAT;
  • 700 (settecento) posti di lavoro persi nel polo del salotto;
  • l’area industriale di Pisticci Scalo in procinto di scomparire dalla faccia del mondo produttivo;
  • la penuria di acqua per l’irrigazione delle colture pregiate lucane;
  • un turismo definito, di volta in volta, come straccione, mordi e fuggi, della domenica, ecc.
  • la popolazione residente in diminuzione.

Quello che si legge sulle testate giornalistiche regionali e locali, negli ultimi giorni, non è un bollettino di guerra: è la cronaca miserabile di una “caporetto” dell’economia e della politica lucana! una sorta di bancarotta sociale e politica forse senza precedenti! Un’intera regione pare ormai messa col “culo per terra”!

Ma come è possibile? Come può essere stato possibile? È come se un demone infernale avesse sciolto le catene in Regione; è come se, da queste parti, operasse un re Mida alla rovescia: Mida trasformava tutto in oro, il suo rovescio, qui, trasforma tutto in “merda”!

Non ci vantavamo di essere una regione baciata dalla fortuna? Non ci siamo sempre vantati della nostra agricoltura, dei nostri giacimenti archeologici, dell’acqua, del petrolio, delle nostre attrattive turistiche? Non hanno gestito, i nostri amministratori e politici, negli anni, ingenti fiumi di denaro pubblico? Quanto è costata alle finanze pubbliche la FIAT di Melfi? Siamo in grado oggi di valutarne il rapporto costi/benefici? E le “centinaia di miliardi” di vecchie lire spesi negli ultimi 12 – 15 anni per la “formazione” a che cavolo sono serviti? Quanti posti di lavoro si sono creati?

Forse sta davvero giungendo il momento di tirare le somme di un’epopea che sembra manifestarsi come squallida e decadente oltre ogni dire: quella della politica lucana del dopo tangentopoli; una quindicina d’anni di sciupii, di chiacchiere, di cialtronerie, di parassitismi, di clientelismi, di mezze tacche, di nuovi parassiti, di ciarlatani e di incapaci.

Ora è forse giunto il momento di sapere e di conoscere! Per esempio: chi ha campato, in questa regione, di “formazione professionale”? con quale resa per l’economia ed il sociale? Quali imprenditori? chi ha materialmente beneficiato ed in quale misura della marea di contributi pubblici? E con quale ritorno occupazionale, reddituale e sociale? Quali “grandi dell’imprenditoria” si sono insediati nelle nostre terre? Quelli attratti da una sana politica industriale capace di rendere competitive le aziende che operano sul territoio o quelli che “vengo se mi date i soldi” e che, quando i soldi finiscono, chiudono i battenti “se non me ne date altri”?

Sissignori, qui, una volta, almeno si viveva di sola speranza; oggi, al popolo lucano, viene negata pure quella! In Basilicata, nel poco dato, tutti hanno lasciato un piccolo segno:

  • i piemontesi, appena arrivati, con le tasse, la leva e la repressione (per i meridionali, le rappresaglie sui civili, non sono state inventate dai nazisti), ci hanno dato la cittadinanza italiana e le ferrovie;
  • il fascismo ha portato acqua e fogne nei centri abitati ed è arrivato persino ad immaginare la tratta ferroviaria Metaponto-Foggia;
  • la prima repubblica ci ha portato la riforma agraria ed un paio di aree industriali;
  • la seconda repubblica cosa ci ha dato e cosa ci sta dando?

Ed allora: dai nostri politici e governanti, vogliamo sapere e vogliamo conoscere!

  • quanto costano davvero le loro campagne elettorali?
  • Chi e/o come le finanzia?
  • Qual è lo stato patrimoniale delle loro famiglie? (non sembri, per favore, impertinente questa domanda!);
  • Qual è il fiore all’occhiello delle loro pluriennali attività di politici e di amministratori?

Lo vogliamo sapere per darci una regolata alle prossime amministrative: vogliamo capire chi merita di restare e chi farebbe bene a togliersi di torno; restituendo all’agricoltura e alla raccolta dei pomodori quelle braccia insensatamente rubatele. No, non vogliamo fare “di tutta erba un fascio”, vogliamo solamente votare “a ragion veduta”! E se la cosa più funzionale che hanno messo in piedi è quella sorta di macchina per il “controllo capillare” delle masse elettorali che tutti vediamo; e se “controllo capillare” è metafora che sta per “controllo o conta delle cose più minute, ovvero finanche dei capelli”; allora anche noi, deprivati della speranza e depauperati ormai di tutto, vogliamo “contare qualche cosa”: vogliamo, finalmente, “contargli i peli in culo!” (chiamatela pure, se vi garba, “voglia di trasparenza”).

Siamo il “popolo sovrano”! Ne abbiamo il diritto! Lo pretendiamo!

Nunzio Dibiase

Fonte: Circolo Pitagora

Euro 2008: per la Spagna un sogno diventato realtà!


Dopo 44 anni la Spagna torna sul tetto dell’Europa. Per la Germania solo una amara sconfitta dopo due finali e un terzo posto negli ultimi 12 anni in competizioni continentali e mondiali.

Bellissima partita per Fernando Torres che ha dato alla Spagna quel brio e quella freschezza di gioco che ha imbrigliato i tedeschi.

Eppure l’inizio gara sembrava completamente diverso: Germania in attacco e Klose che dopo appena 180 secondi sfrutta quasi un errore in difesa di Puyol. Hitzlsperger che si assist di Ballack tira senza impensierire Casillas.

Pian piano la Spagna però esce dalla sua difesa e mostra all’Europa la sua forza: prima azione ocn scambio marchiato Barcellona tra Xavi e Iniesta e parata di istinto di Lehmann su deviazione di Metzelder.

I tedeschi sono una squadra compatta e combattiva, ma la difesa è lenta e troppo statica: la Spagna se ne accorge e, grazie ad una splendida combinazione uno-due Fabregas-Torres si arriva al gol dell’1-0. Si continua così senza sussulti fino alla fine del primo tempo.

Nella ripresa ci si aspetta una Germania diversa, ma alla fine è sempre la Spagna a gestire il gioco: ecco allora i tiri di Xavi e poi di Silva.

La Germania si sveglia! Fuori Hitzlsperger e dentro Kuranyi: il neo-entrato suona la carica non arrivando su un paio di palloni favorevoli. La Spagna è in evidente difficoltà!

La Spagna fa entrare Güiza e Cazorla e si ristabiliscono i valori in campo: all’81° Senna non arriva sulla palla per pochissimo… ormai poco conta… dopo 3 minuti di recupero Rosetti (ottimo arbitraggio dell’arbitro che sfoggia una bellissima divisa azzurra…) sancisce la fine.

La Spagna torna al successo continentale dopo 44 anni!

A volte arrabbiarsi e’ anche utile per riflettere


Sul sito del Circolo Pitagora, l’esimio Nunzio Dibiase, da lucano sensibile e giustificatamente arrabbiato, ha posto in chiave politica, legittime domande. Il problema è che le risposte alle sue domande, sono a parere di chi scrive, scontate ed anche abbastanza note, però irrisolte.

Mi spiego: La politica, intesa come gestione della cosa pubblica, si manifesta e agisce attraverso un governo e un’opposizione, e nelle prerogative dei rispettivi ruoli, e questo indipendentemente dalla colorazione politica delle parti. Naturalmente governo e opposizione, nelle loro funzioni esistono, si manifestano, e agiscono attraverso gli uomini, che di essi fanno parte. Guardiamo quindi questi uomini, che per tanti anni sono stati gli attori nel gioco delle parti (governo-opposizione).

Sono sempre gli stessi, anche a dispetto di risultati elettorali negativi, che li avrebbe voluti sicuramente sostituiti.

Questa condizione, il sostituirsi a se stessi, valida sia per il governo che per l’opposizione oltre ad essere assolutamente sbagliata, perché nega i principi di alternanza e rigenerazione, ha creato in politica la categoria della gerontocrazia con tutto quello che questo comporta. La tecnologia e gli eventi conseguenti viaggiano a velocità altissima. Il mancato aggancio di questi mutamenti equivale al suicidio delle evoluzioni.

Quindi, sono questi gerontocrati della politica, a qualsiasi livello comune-provincia-regione a essere responsabili del fallimento della loro azione politica.

Una responsabilità tanto pesante quanto coinvolgente. Infatti essendo gli uomini sempre gli stessi, il gioco delle parti li ha visti fallire in entrambi i ruoli (governo-opposizione).

La mancata assunzione di responsabilità del fallimento, e quindi, l’abbandono dell’agone politico, non è mai avvenuta perché questi uomini hanno un concetto della politica di tipo utilitaristico (si servono della politica, invece di servire la politica).

Non serve, quindi, chiedersi chi sono. Sono sempre gli stessi e sono noti a tutti.

Non serve chiedersi perché hanno generato tanto disastro collettivo. Questi uomini non hanno mai guardato l’interesse collettivo, e non hanno mai ragionato in termini di costi e benefici, ma hanno sempre anteposto a tutto e attuato, una sola domanda “cui prodest”, la cui risposta è con tutta evidenza una sola, SE STESSI.

A mio parere, è indispensabile la rigenerazione delle espressioni politiche a tutti i livelli. Quest’auspicabile risultato risponderebbe a tutte quelle condizioni sino a oggi negate.

Pinuccio Rinaldi
Bernalda 24/06/2008
Fonte: Circolo Politico Pitagora