- 2000 (duemila) posti di lavoro persi nell’indotto FIAT;
- 700 (settecento) posti di lavoro persi nel polo del salotto;
- l’area industriale di Pisticci Scalo in procinto di scomparire dalla faccia del mondo produttivo;
- la penuria di acqua per l’irrigazione delle colture pregiate lucane;
- un turismo definito, di volta in volta, come straccione, mordi e fuggi, della domenica, ecc.
- la popolazione residente in diminuzione.
Quello che si legge sulle testate giornalistiche regionali e locali, negli ultimi giorni, non è un bollettino di guerra: è la cronaca miserabile di una “caporetto” dell’economia e della politica lucana! una sorta di bancarotta sociale e politica forse senza precedenti! Un’intera regione pare ormai messa col “culo per terra”!
Ma come è possibile? Come può essere stato possibile? È come se un demone infernale avesse sciolto le catene in Regione; è come se, da queste parti, operasse un re Mida alla rovescia: Mida trasformava tutto in oro, il suo rovescio, qui, trasforma tutto in “merda”!
Non ci vantavamo di essere una regione baciata dalla fortuna? Non ci siamo sempre vantati della nostra agricoltura, dei nostri giacimenti archeologici, dell’acqua, del petrolio, delle nostre attrattive turistiche? Non hanno gestito, i nostri amministratori e politici, negli anni, ingenti fiumi di denaro pubblico? Quanto è costata alle finanze pubbliche la FIAT di Melfi? Siamo in grado oggi di valutarne il rapporto costi/benefici? E le “centinaia di miliardi” di vecchie lire spesi negli ultimi 12 – 15 anni per la “formazione” a che cavolo sono serviti? Quanti posti di lavoro si sono creati?
Forse sta davvero giungendo il momento di tirare le somme di un’epopea che sembra manifestarsi come squallida e decadente oltre ogni dire: quella della politica lucana del dopo tangentopoli; una quindicina d’anni di sciupii, di chiacchiere, di cialtronerie, di parassitismi, di clientelismi, di mezze tacche, di nuovi parassiti, di ciarlatani e di incapaci.
Ora è forse giunto il momento di sapere e di conoscere! Per esempio: chi ha campato, in questa regione, di “formazione professionale”? con quale resa per l’economia ed il sociale? Quali imprenditori? chi ha materialmente beneficiato ed in quale misura della marea di contributi pubblici? E con quale ritorno occupazionale, reddituale e sociale? Quali “grandi dell’imprenditoria” si sono insediati nelle nostre terre? Quelli attratti da una sana politica industriale capace di rendere competitive le aziende che operano sul territoio o quelli che “vengo se mi date i soldi” e che, quando i soldi finiscono, chiudono i battenti “se non me ne date altri”?
Sissignori, qui, una volta, almeno si viveva di sola speranza; oggi, al popolo lucano, viene negata pure quella! In Basilicata, nel poco dato, tutti hanno lasciato un piccolo segno:
- i piemontesi, appena arrivati, con le tasse, la leva e la repressione (per i meridionali, le rappresaglie sui civili, non sono state inventate dai nazisti), ci hanno dato la cittadinanza italiana e le ferrovie;
- il fascismo ha portato acqua e fogne nei centri abitati ed è arrivato persino ad immaginare la tratta ferroviaria Metaponto-Foggia;
- la prima repubblica ci ha portato la riforma agraria ed un paio di aree industriali;
- la seconda repubblica cosa ci ha dato e cosa ci sta dando?
Ed allora: dai nostri politici e governanti, vogliamo sapere e vogliamo conoscere!
- quanto costano davvero le loro campagne elettorali?
- Chi e/o come le finanzia?
- Qual è lo stato patrimoniale delle loro famiglie? (non sembri, per favore, impertinente questa domanda!);
- Qual è il fiore all’occhiello delle loro pluriennali attività di politici e di amministratori?
Lo vogliamo sapere per darci una regolata alle prossime amministrative: vogliamo capire chi merita di restare e chi farebbe bene a togliersi di torno; restituendo all’agricoltura e alla raccolta dei pomodori quelle braccia insensatamente rubatele. No, non vogliamo fare “di tutta erba un fascio”, vogliamo solamente votare “a ragion veduta”! E se la cosa più funzionale che hanno messo in piedi è quella sorta di macchina per il “controllo capillare” delle masse elettorali che tutti vediamo; e se “controllo capillare” è metafora che sta per “controllo o conta delle cose più minute, ovvero finanche dei capelli”; allora anche noi, deprivati della speranza e depauperati ormai di tutto, vogliamo “contare qualche cosa”: vogliamo, finalmente, “contargli i peli in culo!” (chiamatela pure, se vi garba, “voglia di trasparenza”).
Siamo il “popolo sovrano”! Ne abbiamo il diritto! Lo pretendiamo!
Nunzio Dibiase
Fonte: Circolo Pitagora