POTENZA - Una volta erano le braccia ad emigrare. Poi è stata la volta dei cervelli, laureati in cerca di opportunità professionali in viaggio verso il nord o l’estero. Oggi vanno via dalla Basilicata anche i corpi. E che corpi: spogliarelliste, cubiste, ragazze immagine e lap-dancer. Sì, perché in un territorio lucano avaro di posti di lavoro c’è anche carenza di occasioni per chi vuol guadagnare lavorando nell’industria del divertimento notturno. In tutta la regione, infatti, c’è soltanto un locale, a Scanzano Jonico, che offre spettacoli di strip e lap dance (si veda articolo al lato). E le ragazze che sbarcano il lunario facendo le cubiste nelle poche discoteche lucane riescono a mala pena a rientrare nelle spese di costumi, make up e quant’altro. Di qui la decisione di emigrare. Di notte si fanno chiamare Jenny, Miriana, Aurora, Alba. Cambiano nome per regalare emozioni dalle tinte forti, all’insegna del «guardare, ma non toccare». Sono ragazze potentine che vivono da protagoniste gli spettacoli organizzati nei locali notturni di Calabria, Puglia e Campania. C’è chi, come Luciana Spera, 40 anni, di Potenza, è riuscita a «sfondare». Una vita da precaria in una ditta di pulizie. Poi l’illuminazione: perché non sfruttare la propria bellezza, il talento nel ballare e la capacità di «reggere» il pubblico per mettere su una società, un’agenzia di ballerine e cubiste? Detto, fatto. Per dieci anni è stata lei stessa in trincea: raggiunti gli «anta» ha preferito fermarsi dietro le quinte. Lavora a Bologna, dove è titolare della «Miss and Fashon», e si definisce «un’emigrante di successo». «Ho lavorato per anni barcamenandomi tra precariato, stipendi non pagati, difficoltà economiche. Riuscivo ad andare avanti grazie agli impegni del fine settimana come ragazza immagine e ballerina, ma da noi c’erano poche occasioni. Un’amica – racconta – mi ha convinta a seguirla a Bologna ed eccomi qui. Da dieci anni, ormai». Nella sua agenzia oggi lavorano sette ragazze, tutte regolarmente registrate all’Inpdap (l’istituto di previdenza dei lavoratori dello spettacolo): «Hanno firmato un regolare contratto. Ci tengo a dirlo – aggiunge Luciana – perché dopo aver passato le pene dell’inferno come precaria so cosa significa lavorare senza uno straccio di garanzia». Un’altra «emigrante di successo » è Jenny Dj, 22 anni. D’inverno lavora a Potenza come barista, d’estate gira tra i locali della riviera romagnola con un carico di cd e spartiti: «Propongo musica vestendomi con corpetti e abiti sexy. Fa parte dello spettacolo. Oltre a farli ballare divento anch’io un’attrazione aggirandomi tra i tavoli del locale e improvvisando qualche passo di danza. I corteggiatori – sottolinea – ci sono tutte le sere e questo fa piacere, ma per fortuna non sono mai incappata in quei sanguisuga che ti si appiccicano addosso». È pur vero, però, che c’è un vecchio cliché difficile da smontare: donna svestita, donna facile. «Quelle che appaiono santarelle, mi creda – tuona Jenny – hanno cose da nascondere, noi no». Chi parte e chi resta. Nonostante tutto. Carmen, 24 anni, sedici dei quali trascorsi a ballare, resiste alla tentazione di andare via. Lavora in u n’agenzia di modelle della Basilicata e racimola qualche soldo in più allietando gli addii al celibato: «Mi esibisco in una danza del ventre e divento la sorpresa per il futuro sposo». Sorpresa in tutti i sensi? «Niente di quello che i maliziosi pensano. Non c’è sesso – dice Carmen – ma puro e sano divertimento ». Rigorosamente casto. Sarà.