
Ci hanno insegnato la pazienza, a desiderare tutto e subito, ma a lavorare pazientemente affinchè i nostri sacrifici vengano ripagati. Questa pazienza ci contraddistingue nell’affrontare con dignità ed impegno il nostro “mestiere” di studenti, precari in formazione, che probabilmente dalla vita non avranno quello che desiderano e per cui pazientemente lavorano, giorno dopo giorno, esame dopo esame. Abbiamo subito sulla nostra pelle riforme dopo riforme, aggiustamenti dopo aggiustamenti, dall’incognita X alla Y, dal piano Bologna alla riforma Moratti, passando per decreti ministeriali e circolari che hanno fatto della nostra carriera universitaria un misterioso percorso ad ostacoli, più nella burocrazia e negli ordinamenti che nella profondità del Sapere.
Per noi, a volte anche bistrattati nella società come fannulloni o perdigiorno, mantenuti alcuni, studenti lavoratori poco tutelati altri, una borsa di studio, frutto del sacrificio dello studio significa in primo luogo autonomia.
Abbiamo apprezzato la risoluzione della controversia tra Regione e Ardsu, disputatio che si è consumata sulla solita pelle, con una netta decisione da parte della Regione che ha portato allo stanziamento dei fondi per coprire il 100% delle borse di studio per gli studenti dell’Università della Basilicata. Non ci siamo illusi, eravamo consapevoli che era un punto di partenza, qualcosa su cui vigilare e non la fine di tutto. Netta decisione che è stata presa, noi crediamo, per l’impegno delle studentesse e degli studenti in un coordinamento spontaneo, il coordinamento per il diritto allo studio, nato per l’esigenza specifica delle borse di studio e del diritto allo studio universitario, quando in molti si erano rassegnati al peggio. Coordinamento che ha allargato i propri orizzonti alle condizioni, in alcuni casi indecorose, degli studentati e alle condizioni di vita degli studenti in questa città, alla mancanza di tutele e di diritti, insomma alla dignità di essere studenti.
Una decisione che può contribuire a colmare quel gap, la differenza tra università ed università, il principio della scelta, anziché un ripiego per chi non si può permettere altro. Continuamo a credere che la giovane Università della Basilicata possa divenire una università di grande profilo culturale e scientifico.
Ed allora, con pazienza, ci chiediamo, dopo l’assestamento di bilancio, dove sono stati smarriti i fondi per l’erogazione delle borse di studio, quanto tempo sarà ancora necessario per dare agli studenti ciò che spetta agli studenti. Non vogliamo di più o di meno, vogliamo solo che vengano rispettati i patti presi con quella nutrita delegazione di studentesse e studenti, che in quella calda giornata di luglio hanno incontrato il governatore della Regione Basilicata chiedendo che gli errori di altri non ricadano, come al solito, sull’anello debole della catena: le studentesse e gli studenti dell’università della nostra Regione. Qualcuno ci potrà dire che vogliamo tutto e subito, ma in realtà siamo ad oggi in notevole ritardo, basti pensare che la prima rata di tutte le borse di studio dovrebbe essere erogata entro il 30 aprile.
Siamo, ormai a fine settembre e quelle studentesse e studenti, continuano a chiedere i soldi alle famiglie o a lavorare il doppio per poter continuare i propri studi. Anche per questo, oltre che per chiedere ad alta voce l’Università come bene comune, pubblica e libera da briglie esclusivamente economiche, ci mobiliteremo insieme alla CGIL, domani, sabato 27 settembre nel capoluogo lucano. Ci appelliamo dunque alla sensibilità delle studentesse e degli studenti di questa università per costruire una delegazione che partecipi alla mobilitazione e come, purtroppo troppo spesso sta succedendo, all’ARDSU di chiarire, in modo trasparente e pubblico, i nostri dubbi e le nostre perplessità, magari erogando le nostre borse di studio.
Fonte: LucaniaNews 24