Monthly Archives: settembre 2008

Ultimo fuoco: il primo romanzo di Sabrina Barbante

Parliamo oggi di Ultimo Fuoco, bellissimo romanzo di Sabrina Barbante, scrittrice di origini lucane (precisamente di Marsico Nuovo) ma attualmente residente in Lombardia.

Sabrina Barbante nasce a Lecce il 1 Ottobre 1981. Nel 2004 si laurea in Lingue presso l’Università di Lecce. Ha scritto racconti brevi per la rivista studentesca “La Girandola” (edita dall’associazione Nuovi Ingranaggi) e nel 2008 ha coordinato la redazione del periodico on line “Ripensandoci”. Attualmente scrive regolarmente su www.testatealmuro.it.

Il suo esordio letterario al grande pubblico si intitola “Ultimo Fuoco”, un romanzo pubblicato da “Il Mio Libro”, portale di self-publishing del gruppo editoriale l’Espresso.

Estate 1999, un nuovo secolo è alle porte, una nuova moneta sta per fare l’ingresso nelle tasche di oltre 500 milioni di europei, un ragazzo si accorge di diventare grande.
Davide, un ragazzo come tanti, ogni estate passa le vacanze nel paese della madre, un paese incantato, dove tutto sembra rimanere uguale anno dopo anno: le insegne luminose, i negozi, il modo di vivere (“Non mi sembrava nemmeno di andare in vacanza perché tutto era come ogni anno…”), la festa del paese per il Santo Patrono…

Per Davide però l’estate del 1999 sarà una estate diversa, unica, incredibile: una estate in cui il nostro protagonista si accorgerà che il mondo intorno a lui sta cambiando, dagli amici più cari (“Claudio, che fine ha fatto il pallone?…”) ai propri interessi, dal comportamento del nonno rimasto sempre uguale negli anni (“Non era sarcastico come sempre. Mi parve stanco, forse vecchio…”) alla scoperta di un sentimento nuovo… quello dell’amore per una ragazza nuova, Marta, arrivata dal nulla ma capace di far scoprire a Davide un mondo diverso da come lo stesso protagonista lo aveva sempre immaginato.

Un racconto unico, scorrevole e intenso, un libro non solo per ragazzi grazie soprattutto ai significati profondi nascosti nelle parole di Davide e Marta.
Unica pecca: il carattere adottato è molto piccolo e dopo poco tempo si potrebbe avvertire un certo fastidio agli occhi.
Un ottimo inizio per la scrittrice salentina di origini lucane.

Di seguito una breve intervista all’autrice:

  • Sabrina, come mai un libro sull’adolescenza?

Più che all’adolescenza pensavo al cambiamento, ai tanti che affrontiamo nella
vita. L’adolescenza era il modo più semplice e più fresco per parlarne.
Da li ci siamo passati tutti…

  • Il libro ruota attorno due personaggi principali, Marta e Davide: ti identifichi in uno dei due? Cosa ti avvicina di più a Marta, cosa di più a Davide?

Non mi identifico in nessuno in particolare, perchè il romanzo non è in nessuna sua forma tobiografico. Certo è che quando si scrive non si può non seminare qua e là qualcosa di sè e del proprio vissuto. Marta è forse quello che avrei voluto essere a 17 anni… Davide è quello che un po’, per alcuni aspetti interiori, ero.

  • Rileggendo gli ultimi capitoli sembra che il libro avrà un sequel: magari un libro sulla storia d’amore tra Davide e Marta o forse potremo sapere qualcosa di più su quel Philip citato nel libro ma saggiamente nascosto?

Non tutte le storie d’amore sono destinate ad avere un seguito. Alcune persone entrano nella nostra vita solo per cambiarla e poi vanno via. può sembrare triste, ma in fondo è giusto (e bello) così.

  • Da poco tempo hai cambiato domicilio, dalla calda Lecce all’industriale Milano… come hai vissuto questo cambiamento? Hai influito sulla stesura del libro?

Il libro ho iniziato a scriverlo al rientro da Malta e l’ho concluso dopo il trasferimento a Milano… I periodi di transito mi piacciono: sono difficili e non si hanno mai i piedi ben piantati a terra, condizione migliore a mio parere per scrivere.

  • Nel libro si parla della marcia di Seattle dal 30 novembre al 4 dicembre del 1999 in tono ottimistico: quanto una marcia può far cambiare idea ad un gruppo di politici? E come fa un politico a capire come una manifestazione è opera di gente comune o di un gruppo schierato e manipolato (vedi Genova)?

La marcia di Seattle del 1999, al di là di quanto abbia potuto cambiare o meno le sorti dell’economia mondiale, ha aperto le porte ad un movimento di responsabilizzazione verso i consumi che viviamo ancora oggi. Finché si crede che sono i politici a “dover cambiare idea” non si risolverà nessun problema. E’ quando tutti iniziano a riflettere che si può cambiare davvero qualcosa. La responsabilizzazione fa paura, ma qualche matto che ci crede per fortuna esiste ancora.

  • Parliamo della casa editrice: ci potresti dire qualcosa a riguardo? Chi si occupa della stampa? Chi della diffusione, chi della pubblicità?

Attraverso ilmiolibro.it ci si fa onere della pubblicazione, della pubblicità e della distribuzione, e per questo i costi sono quasi nulli per gli autori. La cosa più stimolante è che si crea un network di contatti con gli altri autori iscritti al sito che si danno reciproci commenti e feedback sulle relative opere.

  • Hai già una idea di come utilizzare i proventi delle vendite?

I diritti di autore (molto più alti in questo tipo di pubblicazione che in quelle dell’editoria “tradizionale” ) saranno tutti investiti nelle cure di una bambina di un anno, che a seguito di problemi al momento del parto ha subito gravi danni celebrali curabili attraverso lunghe cure di ossigenoterapia (www.aiutiamogabriela.it). Adesso lei e la sua famiglia è negli USA perchè solo lì è possibile effettuare la (costosissima) cura.

  • Hai altri progetti in cantiere?

Ovviamente sì, e spero di poterli realizzare nonostante non viva di questo. Mi piace scrivere, mi diverte, non posso immaginare me stessa senza farlo, quindi scrivo. Quello che ne verrà fuori sono solo dettagli…

Angelo Rubino torna in pista a Misano

Domenica 28 settembre è in programma la penultima gara di stagione. A supportarlo tecnicamente sarà l’ex pilota Luciano Fabiani

Domenica 28 settembre sul circuito “Santa Monica” di Misano Adriatico è in programma il penultimo impegno stagionale, per il pilota materano Angelo Raffaele Rubino che corre nel campionato Yamaha R Series categoria 1000.

Il weekend agonistico inizia venerdì con le prove libere sul rinnovato circuito romagnolo dove si è svolta anche l’ultima gara, lo scorso 27 luglio.

Il team Otello si presenta nel paddock con una grossa novità: a supportarlo tecnicamente ci sarà il fiorentino Luciano Fabiani ex pilota con esperienza nel mondiale 250, in Superbike e, recentemente, nel mondiale Stock 1000. Il tecnico, ha “messo gli occhi” sul pilota materano per portarlo al suo team nella prossima stagione agonistica. Per questo motivo nelle ultime due gare di stagione lo affiancherà nella messa a punto della moto.

“Lucio Fabiani –afferma Rubino- è un tecnico di grande esperienza che saprà darmi i giusti consigli in queste ultime due gare per riuscire a ottenere il massimo dalla moto e da me stesso. Con il titolo conteso tra i piloti Zerbo e Brunelli c’è da aspettarsi un livello di gara elevato. Conosco bene il veloce circuito di Misano Adriatico per cui spero di fare bene, anche se stiamo lavorando ancora per perfezionare la messa a punto della motocicletta che, nei curvoni da 200 orari, non mi da molta fiducia. È un problema di forcella che si evidenzia nelle tre curve del ‘Carpo’ ma il tecnico delle sospensioni mi farà testare, già dalle prime prove, delle nuove tarature”. Per il resto la moto dovrebbe comportarsi bene anche a livello di motore dopo gli ultimi interventi sulla rapportatura (effettuati proprio a Misano) che garantiscono una spinta più vigorosa in uscita di curva.

Angelo Raffaele Rubino, iscritto al club Matera Racing, si trova attualmente in undicesima posizione in classifica generale e al terzo posto in quella ‘Under 23’.

Ufficio Stampa:
Dr. Giovanni Martemucci

Martemix

Cinema: Programmazione da Sabato 27 Settembre a Giovedì 2 Ottobre 2008 presso il Cineteatro EDEN di Villa d’Agri (Marsico Vetere)

Riapre il cineteatro Eden di Villa d’Agri e si parte subito con un grande film Italiano con attori di prim ordine quali Isabella Ferrari, Valerio Mastandrea, Stefania Sandrelli e tanti tanti altri!

BUONA VISIONE!


dal 27 Settembre al 2 Ottobre

ore 19:00 – 21:30



Trailer:

Emma e Antonio, sposati e con due figli (Valentina e Kevin) sono separati da circa un anno. Antonio, che fa l’autista dell’onorevole Fioravanti, non ha per nulla riassorbito il trauma del distacco. Un giorno la polizia viene chiamata dalla sua vicina di casa che ha udito dei colpi di arma da fuoco. Passiamo così a conoscere le vicende della giornata precedente, non solo in relazione a questo nucleo familiare ma legate anche a moglie e figli dell’onorevole nonché ad altri personaggi. La tragedia umana è in agguato.

Ferzan Ozpetek questa volta rinuncia a scrivere in proprio un oggetto affidandosi a un testo letterario di Melania Mazzucco. Stanno proprio in questa operazione i pregi e difetti del film. La parte iniziale è asciutta (colonna musicale a parte) e riesce a collocare narrativamente tutti i personaggi (che non sono pochi e la cui condizione psicologica ed esistenziale è complessa. L’interesse che il regista nutre per l’uso dei primi piani lo spinge a scavare nel loro animo, quasi tentando di scoprire il mistero profondo che sta alla base della relazione amorosa.

Mentre gli adulti la vivono con grande tormento e con una fragilità che deborda nella patologia i giovani (per quell’eterno ciclo che presiede al dipanarsi della vita) provano, nonostante la negativiità che li circonda, a riaccendere un bagliore di speranza nella possibilità dell’amore.
Ozpetek riesce a gestire il succedersi dei personaggi e l’intrecciarsi delle loro emozioni grazie anche a un casting particolarmente ben scelto. Le note di inconsapevole volgarità che Isabella Ferrari offre al personaggio di Emma o il tormento di Antonio che esplode nel tentativo di stupro sono solo due degli esempi possibili. Purtroppo però nella parte finale il film diventa ‘letterario’ e molto di quanto nella pagina scritta trovava una sua giustificazione finisce con l’essere didascalicamente sottolineato privandolo di quell’autenticità che l’inizio prometteva. Tre stelle nonostante.

Fonte: My Movies

Basilicata (FUL), “Studenti” precari in formazione

Ci hanno insegnato la pazienza, a desiderare tutto e subito, ma a lavorare pazientemente affinchè i nostri sacrifici vengano ripagati. Questa pazienza ci contraddistingue nell’affrontare con dignità ed impegno il nostro “mestiere” di studenti, precari in formazione, che probabilmente dalla vita non avranno quello che desiderano e per cui pazientemente lavorano, giorno dopo giorno, esame dopo esame. Abbiamo subito sulla nostra pelle riforme dopo riforme, aggiustamenti dopo aggiustamenti, dall’incognita X alla Y, dal piano Bologna alla riforma Moratti, passando per decreti ministeriali e circolari che hanno fatto della nostra carriera universitaria un misterioso percorso ad ostacoli, più nella burocrazia e negli ordinamenti che nella profondità del Sapere.

Per noi, a volte anche bistrattati nella società come fannulloni o perdigiorno, mantenuti alcuni, studenti lavoratori poco tutelati altri, una borsa di studio, frutto del sacrificio dello studio significa in primo luogo autonomia.

Abbiamo apprezzato la risoluzione della controversia tra Regione e Ardsu, disputatio che si è consumata sulla solita pelle, con una netta decisione da parte della Regione che ha portato allo stanziamento dei fondi per coprire il 100% delle borse di studio per gli studenti dell’Università della Basilicata. Non ci siamo illusi, eravamo consapevoli che era un punto di partenza, qualcosa su cui vigilare e non la fine di tutto. Netta decisione che è stata presa, noi crediamo, per l’impegno delle studentesse e degli studenti in un coordinamento spontaneo, il coordinamento per il diritto allo studio, nato per l’esigenza specifica delle borse di studio e del diritto allo studio universitario, quando in molti si erano rassegnati al peggio. Coordinamento che ha allargato i propri orizzonti alle condizioni, in alcuni casi indecorose, degli studentati e alle condizioni di vita degli studenti in questa città, alla mancanza di tutele e di diritti, insomma alla dignità di essere studenti.

Una decisione che può contribuire a colmare quel gap, la differenza tra università ed università, il principio della scelta, anziché un ripiego per chi non si può permettere altro. Continuamo a credere che la giovane Università della Basilicata possa divenire una università di grande profilo culturale e scientifico.

Ed allora, con pazienza, ci chiediamo, dopo l’assestamento di bilancio, dove sono stati smarriti i fondi per l’erogazione delle borse di studio, quanto tempo sarà ancora necessario per dare agli studenti ciò che spetta agli studenti. Non vogliamo di più o di meno, vogliamo solo che vengano rispettati i patti presi con quella nutrita delegazione di studentesse e studenti, che in quella calda giornata di luglio hanno incontrato il governatore della Regione Basilicata chiedendo che gli errori di altri non ricadano, come al solito, sull’anello debole della catena: le studentesse e gli studenti dell’università della nostra Regione. Qualcuno ci potrà dire che vogliamo tutto e subito, ma in realtà siamo ad oggi in notevole ritardo, basti pensare che la prima rata di tutte le borse di studio dovrebbe essere erogata entro il 30 aprile.

Siamo, ormai a fine settembre e quelle studentesse e studenti, continuano a chiedere i soldi alle famiglie o a lavorare il doppio per poter continuare i propri studi. Anche per questo, oltre che per chiedere ad alta voce l’Università come bene comune, pubblica e libera da briglie esclusivamente economiche, ci mobiliteremo insieme alla CGIL, domani, sabato 27 settembre nel capoluogo lucano. Ci appelliamo dunque alla sensibilità delle studentesse e degli studenti di questa università per costruire una delegazione che partecipi alla mobilitazione e come, purtroppo troppo spesso sta succedendo, all’ARDSU di chiarire, in modo trasparente e pubblico, i nostri dubbi e le nostre perplessità, magari erogando le nostre borse di studio.

Fonte: LucaniaNews 24

Il sindacato, la politica e la responsabilita’ delle scelte

La scelta è un esercizio cui tutti siamo chiamati, però non tutti rispondiamo con uguali criteri, e fra questi, la responsabilità è il criterio che distingue gli uomini.

Nella vicenda ALITALIA, questo criterio di responsabilità si è dimostrato assente. Infatti:

  1. ALITALIA è fallita
  2. L’ITALIA non dispone più di una compagnia di bandiera
  3. Tutte le tratte aeree di bandiera non esisteranno più.
  4. Diciottomilacinquecento persone si dovranno cercare un nuovo lavoro

Dinanzi a questo scenario la responsabilità delle scelte avrebbe operato perché il tutto non si verificasse, ma non è avvenuto e la responsabilità è stata latitante.

Ognuna delle parti in causa, sembra non sentirsi responsabile dell’evento.

Invece nel gioco delle parti, la responsabilità delle scelte effettuate coinvolge tutti.

  • Il sindacato CGIL, con una logica che non risponde neanche al buon senso, per difendere 300 unità circa, ne abbandona 20000 (il solo buon senso delle proporzioni avrebbe detto altro.)
  • La politica non capisce che questo terreno di scontro (ALITALIA) è inidoneo alla lotta politica perché è un’azienda portatrice d’interessi sovranazionali ed anche strategici.
  • Tutto questo purtroppo è stato fuori dalle considerazioni di questi signori, ma non certo dalle nostre, che ci spinge anche ad una severissima condanna del loro operato.

FONTE: http://www.circolopoliticopitagora.it

Alitalia, la terza via tra una nazionalizzazione che non ci sarà ed un saccheggio evitabile

Nel mondo intero c’è un forte ritorno dell’intervento pubblico a salvaguardia dei beni indisponibili (pensiamo, per esempio, all’America Latina di Evo e di Chavez) ovvero al salvataggio (pensiamo agli Stati Uniti di Bush) di interi settori in crisi (come quello bancario colpito dalla crisi dei fondi mutualistici e per il quale sono stati appena sganciati 50 miliardi di dollari, ma è soltanto una piccola parte di un piano generale più ampio, dall’amministrazione del ranger Bush).

Naturalmente ben diversi sono gli approcci di queste due “scuole”: nel primo caso è il sentimento di ribellione e di riconquista della propria libertà, del proprio suolo, sottosuolo e degli spazi aerei da parte dei popoli indigeni e delle classi subalterne del sud sociale del mondo (ed in questo contesto si inseriscono le tante Resistenze, da quella Irakena a quella Palestinese, ben diverse dalle rivendicazioni sacerdotali dei piccoli buddha tibetani, ex schiavisti in esilio); nel secondo, la necessità di venire incontro ai disastri del Capitalismo al fine di evitare l’esplosione, in casa, della bomba sociale che, qualora deflagrasse, avrebbe conseguenze devastanti per gli interessi vitali degli imperialisti yankee. Entrambe, però, ammettono un passaggio comune:
intervenire a tutela di interessi propri (legittimi in entrambi i casi, seppur da versanti opposti) è possibile. Ad eccezione, naturalmente, dell’Italia, dove è in atto la svendita di Alitalia.

A memoria d’uomo, ed eccezion fatta dei lavoratori della compagnia di bandiera che vi si stanno opponendo con tutte le loro forze, non si ricorda una procedura meno osteggiata di quella che il Governo ha messo in campo su Alitalia per far passare l’idea che si possano accollare i debiti in capo alla collettività scorporandovi i crediti (che, ovviamente, si è deciso di lasciare nel piatto della classe imprenditoriale dei soliti Colannino, Benetton, ecc.).

Gli italiani, ormai è confermato, vivono in un torpore della coscienza che quasi intenerisce, coccolati da quintali di carta di giornali a pagamento che assomigliano più che altro a veline aziendali e di free-press che non vanno oltre la difesa dell’ignaro consumatore-passeggeroincazzato. Addirittura, un disastro manageriale come quello Alitalia (cresciuto sotto i tanti governi Berlusconi, i due di Prodi ed i protettorati di Dini e di D’Alema il Balcanico, sulla scia dei decennali disastri delle politiche stataliste democristiane e socialiste poi addossati, non si sa come, ai Comunisti che, al più, guidavano pezzi di Padania oggi orgogliosamente celtica), ben orchestrato a livello mediatico (“bizzarra esultanza dei lavoratori Alitalia alla notizia del ritiro CAI”, secondo il TG1 del riottoso Riotta), fa “schizzare in alto i sondaggi” che, si sa, sono l’unica cosa che conta in questo paese. Infatti sono finti.

Comunque sia, oltre la svendita interna, da più parti si invoca o la svendita esterna a Lufthansa (Epifani e PD) o la nazionalizzazione della compagnia.

Naturalmente questo secondo evento, pure auspicabile, non accadrà mai, né perchè al Governo abbiamo Chavez né tantomeno, perchè, ed è il colmo ammetterlo, abbiamo Bush che sgancia qualche qualche miliardo di euro “necessari per salvare famiglie ed imprese”.

Capo del Governo è, invece, Silvio Berlusconi, i cui avvocati-parlamentari si sono dimenticati di presenziare all’udienza per il processo Mills.

Abbiamo quindi un quadretto desolante: mentre la cosiddetta “società civile” dorme in piedi, impegnata nei piccoli affarucci familistici, i padroni agiscono e provano a mettere le mani su tutto, compresa Alitalia: dell’ultim’ora è la notizia che Marco Tronchetti Provera è anche, dove troverà il tempo non si sa, vicepresidente di Mediobanca, la cassaforte di tutto, quella dalla quale possono uscire somme disponibili per rientrare dall’ ingente debito accumulato da Telecom.

Fa da contorno Marina Berlusconi, che sta crescendo (è tutta suo padre!) come consigliera di amministrazione della Banca di Piazzetta Cuccia.

Fallirà Alitalia? I padroni troveranno un’uscita per sfanculare i debiti sui dormienti e trattenersi le quote di profitto?

Ad oggi, non è dato saperlo. Una cosa è certa. Al di là di nazionalizzazioni che non verranno o di nemmeno pensabili piani di rientro pubblico, le maestranze Alitalia sono capacissime di continuare a fare da sole: i piloti a volare, gli assistenti di volo a interpretare i radar, le hostess ad assistere i viaggiatori, gli addetti alla manutenzioni ad effettuare i cambi. Si dirà: mancano i soldi per pagare i fornitori.

Esiste il Banco del Sur, una realtà concreta al servizio delle classi subalterne. Si potrebbe provare a chiedere un prestito. Non penso sia una follia dire che si possa fare. Magari, essendo compagni, non si fanno manco pagare gli interessi.

Francesco Fumarola