Scuola: anche in Basilicata riapertura tra mille problemi

Ritornano i ragazzi tra i banchi e puntuale riparte il dibattito sulla scuola, ovunque. Anche in Basilicata. A parte i nuovi scenari indicati dal ministro Gelmini, e sostenuti con gran vigore nella trasmissione Radio anch’io, a parte le cose da risolvere e le mille risposte da dare a quanti (famiglie e alunni) attendono una parola autorevole dalla scuola, c’è da rilevare che questo 2008 ha portato una innovazione sulla quale è possibile probabilmente scommettere: la Basilicata diventa regione pilota proprio nel campo dei mutamenti significativi dell’istruzione. Prosegue infatti il corso biennale di formazione degli insegnanti tendente a dare nuovi strumenti operativi e nuova capacità di diffondere la cultura scientifica ai docenti della primaria. “Non solo Pitagora” è una iniziativa che tenta di affermare il principio della “cooperazione tra allievi” e di una conoscenza acquisita in modo diverso. Le tappe del corso, promosso da Confcooperative, sono anche laboratori e università del Centro Nord: si parla per ora di Bolzano e di Bologna.

Il tema centrale rimane tuttavia il rapporto della scuola lucana non solo con sé stessa e con gli utenti, quanto con la realtà e il territorio, con il ritmo di vita quotidiano e la politica. Con le tante espressioni in cui si articola la società di questa Basilicata radicalmente mutata rispetto a ieri. L’ argomento, in fondo, è emerso nel momento in cui, grazie a un lavoro teatrale di fine anno presentato dall’Istituto comprensivo di Viggiano a maggio (La leggenda dell’arpista sull’oceano) , è esplosa la polemica sul “rischio” di una partecipazione della scuola agli eventi della politica, e nella valle dell’Agri, alle vicende del petrolio. Tema spinoso, a quanto pare. “Non vogliamo essere confusi con il petrolio” precisa la portavoce della scuola, come se qualcuno volesse fare entrare Total o Agip nelle aule e destinare Paolo Scaroni, numero uno dell’Eni, a reggere le sorti di questo o quell’istituto.

Qual è in proposito il punto di vista del direttore scolastico regionale, Franco Inglese.

“Per troppo tempo la scuola è stata individuata come una turris eburnea, una specie di monade. Esclusa da qualunque contattato con la realtà, quella scuola sembrava non avere un futuro. Poi per fortuna c’è stata l’apertura della scuola al territorio, grazie ad alcune norme e disposizioni. Il punto oggi qual è? Si tratta di capire in che modo la scuola riesce a diventare elemento di propulsione e di sviluppo del territorio. Io reitengo che la scuola ha tutti gli elementi intrinseci perché possa fare questo , è necessario che si saldino alcune questioni. Anzitutto la politica deve delegare alla scuola il posto che merita, senza sopraffazione, poiché sono due entità completamente diverse. Questo vuol dire che debbono collaborare, in virtù di un obiettivo comune che è quello dello sviluppo del territorio.Da quanto è stato introdotto il Piano dell’offerta formativa la scuola deve programmare le proprie attività da quanto è previsto dallo sviluppo del territorio, tant’è vero che nel POF dovrebbe entrare anche l’Ente locale.”

Lo scorso anno, difatti, l’istituto comprensivo di Viggiano ha ottenuto dal Comune qualcosa come 180 mila euro delle royalties. Non è poco.

“Difatti sarebbe auspicabile che una saldatura del genere avvenisse non solo a Viggiano. La scuola tenta di colloquiare con la politica ma spesso non riesce. Il problema è che oggi investire sulla scuola è un investimento che non paga sul piano elettorale ma che ha la sua importanza per lo sviluppo del territorio. Il calo della popolazione scolastica, pari a circa 2 mila studenti all’anno in Basilicata, ripropone il tema della centralità della scuola nel suo rapporto con il territorio. La scuola diventa partecipe della crescita. Non vogliamo governare certi processi, ma interagire, si. Molte volte è più facile stare nel proprio contesto anziché uscire allo scoperto, entrare in rapporto con altre realtà. Non vi è dubbio. Ma il contesto in cui viviamo ci dimostra ampiamente che noi da soli non siamo nessuno! O noi facciamo sistema o la scommessa di far crescere la qualità formativa dei nostri ragazzi la perdiamo. Se non ci apriamo a questo nuovo modo di essere vuol dire che non abbiamo capito dove sta andando il mondo. Il destino della nostra scuola va verso una sinergia davvero forte con il territorio.”

Rocco De Rosa

Fonte: LucaniaNews 24

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