Caro Direttore,
non sono contrario allo sfruttamento delle risorse petrolifere lucane. Credo sia attuazione dell’art. 2 della Costituzione: dovere civico di solidarietà a cui tutti siamo chiamati come cittadini italiani. Pagando le tasse (non aveva forse ragione l’ex ministro Padoa Schioppa ? In questo senso sono una cosa bellissima) come singoli, estraendo petrolio dal sottosuolo. Non soffro insomma della sindrome NIMBY.
A dirLe la verità, in linea di principio non ero contrario nemmeno al deposito unico delle scorie a Scanzano Jonico.
Quello che contesto è il metodo. Il metodo con cui in Italia si debbono fare le cose: o alla chetichella, di nascosto, o imposte dall’alto. Lo sfruttamento delle risorse petrolifere fa parte del primo caso. Strani giri di società, costituite da chissà chi e con con chissà quali capitali: fatte e rivendute. Amministratori che sembrano incapaci di trattare con le società petrolifere royalties che garantiscano un adeguato indennizzo per lo sfruttamento del sottosuolo. Ricorderà quell’articolo firmato da Vulpio sul Corriere della Sera. Ed è inutile ricordare che la Regione Basilicata ignora quanto petrolio si estragga ogni giorno, ogni anno sul proprio territorio. Percepiamo royalties in base a quanto dichiarato dalle Compagnie petrolifere.
Per non parlare poi dell’impatto ambientale. A quasi tutta la stampa è sfuggito quel rapporto dell’ARPAB sul miele della Val d’Agri che sa di idrocarburi. C’è un elenco di sostanze da far paura. Forse c’è anche miele….
Scanzano fa parte invece di quelle cose che in Italia si impongono (o si tenta di imporre) dall’alto.
Dicevo di non essere contrario al deposito unico. Contesto solo il metodo con cui quel sito fu scelto e le modalità con cui quella scelta veniva attuata. In Consiglio dei Ministri, senza che la popolazione fosse stata adeguatamente informata.
Sogno un Paese in cui queste decisioni vengano condivise con le popolazioni interessate, in cui si spieghi andando sul territorio che svantaggi e che vantaggi possono derivare dalla presenza di una centrale nucleare come di un deposito nucleare. Sogno un Paese in cui una fuga radioattiva non venga nascosta alle popolazioni locali (come accade alla Trisaia), in cui ai cittadini venga data la possibilità di monitorare costantemente il livello di sicurezza. Metodo francese, direttore. Fanno con le centrali nucleari quello che l’Enel fa con le centrali elettriche in Italia. Visite guidate, monitoraggi e dati pubblici, costantemente aggiornati. Perchè in Italia non si dovrebbe fare?
Leggevo qualche mese fa’ di un paesino Ispra, in provincia di Varese, sul Lago Maggiore, lì i rifiuti nucleari sono considerati una importante “opportunità economica”. Il Comune ha un bilancio di 6,5 milioni di euro. Ma altri due sono arrivati dalla Comunità Europea a titolo di indennizzo, di risarcimento per le scorie stoccate. Perchè non si poteva fare lo stesso a Scanzano ? Con quei due milioni Ispra costruisce asili ed un nuovo ambulatorio. A Scanzano ed in Basilicata cosa si sarebbe potuto costruire ?
Cordiali saluti.