Daily Archives: 16 ottobre 2008

ENI: la sede direzionale del centro sud sorgerà a Viggiano

Ortona, 6 ottobre – Non sorgerà più a Ortona il centro oli previsto da Eni, che ha deciso di smantellare tutto il Distretto E&P di Sant’Elena, destinato così a perdere il coordinamento che aveva da 30 anni nel settore delle ricerche e sfruttamento di idrocarburi dalle Marche alla Calabria.

Il nuovo Piano Industriale è stato comunicato da Eni al sindaco del comune abruzzese, Nicola Fratino. Esultano gli ambientalisti, che vogliono acquistare i terreni dove doveva sorgere il centro Oli, insorgono invece i sindacati preoccupati per la perdita di posti di lavoro. Il programma di ristrutturazione varato dell’Azienda conferma in Ravenna la sede direzionale principale per il Centro-Nord con accentrate le attività in materia di perforazioni, geologia, ingegneria etc., e in Viggiano quella per il Centro-Sud, con Ortona riconvertita a semplice Polo di produzione con logistica fino a Molise e parte della Puglia.

La strategia di riconsiderare la presenza stessa del colosso in Abruzzo nasce dalla forte incertezza nell’attuazione dei programmi sul territorio, dal clima di opposizione al Centro Oli su 12 ettari di terreni a Feudo, le cui pratiche d’acquisto sono state completate, e dal fatto che Eni in Lucania ha grossi interessi nel campo delle politiche energetiche e dello sfruttamento di idrocarburi con il giacimento a terra più grande dell’Europa Occidentale, in fase di ampliamento, ed altre concessioni. A fine mese il Piano dovrebbe essere discusso a Roma in un tavolo di concertazione con le organizzazioni sindacali e con le delegazioni zonali di categoria, che temono a questo punto gravi conseguenze e ricadute negative sull’indotto e nell’hinterland, con perdita di posti di lavoro e commesse nelle piccole e medie aziende.

La Femca-Cisl, intanto, impegna le altre sigle Filcem-Cgil e Uilcem a “promuovere le opportune ed urgenti iniziative in difesa dei livelli occupazionali. I sindacati hanno già aperto una guerra contro gli ambientalisti, responsabili “di aver alimentato disinformazione e terrorismo mediatico”. E dal fronte ecologista arriva la proposta di acquistare i terreni, a cui avrebbe aderito anche il Comune di Pescara, che aveva offerto 50mila euro. Mentre il sindaco Fratino frena e definisce l’idea “pura fantasia”, gli ambientalisti rilanciano l’iniziativa. Intanto, ripercussioni sull’occupazione si sono registrati per Eni anche a Venezia, dove la principale compagnia nazionale ha dovuto rispondere alle critiche circa il mancato assorbimento del personale della Dow che ad oggi sarebbe avvenuto solo al 75%.

A Mantova, invece, alla Polimeri Europa c’è angoscia per il futuro. L’ad Scaroni ha annunciato cento milioni di rosso e una cura dimagrante. È stata chiusa la linea di produzione dei noninfenoli ed è stato deciso il blocco delle assunzioni almeno sino a fine anno, con il ridimensionamento di alcuni uffici e di qualche servizio.

Fonte: Geaton

Lettera aperta: sogno un paese normale in cui i cittadini decidano le svolte del paese sul nucleare

Caro Direttore,
non sono contrario allo sfruttamento delle risorse petrolifere lucane. Credo sia attuazione dell’art. 2 della Costituzione: dovere civico di solidarietà a cui tutti siamo chiamati come cittadini italiani. Pagando le tasse (non aveva forse ragione l’ex ministro Padoa Schioppa ? In questo senso sono una cosa bellissima) come singoli, estraendo petrolio dal sottosuolo. Non soffro insomma della sindrome NIMBY.

A dirLe la verità, in linea di principio non ero contrario nemmeno al deposito unico delle scorie a Scanzano Jonico.
Quello che contesto è il metodo. Il metodo con cui in Italia si debbono fare le cose: o alla chetichella, di nascosto, o imposte dall’alto. Lo sfruttamento delle risorse petrolifere fa parte del primo caso. Strani giri di società, costituite da chissà chi e con con chissà quali capitali: fatte e rivendute. Amministratori che sembrano incapaci di trattare con le società petrolifere royalties che garantiscano un adeguato indennizzo per lo sfruttamento del sottosuolo. Ricorderà quell’articolo firmato da Vulpio sul Corriere della Sera. Ed è inutile ricordare che la Regione Basilicata ignora quanto petrolio si estragga ogni giorno, ogni anno sul proprio territorio. Percepiamo royalties in base a quanto dichiarato dalle Compagnie petrolifere.

Per non parlare poi dell’impatto ambientale. A quasi tutta la stampa è sfuggito quel rapporto dell’ARPAB sul miele della Val d’Agri che sa di idrocarburi. C’è un elenco di sostanze da far paura. Forse c’è anche miele….

Scanzano fa parte invece di quelle cose che in Italia si impongono (o si tenta di imporre) dall’alto.
Dicevo di non essere contrario al deposito unico. Contesto solo il metodo con cui quel sito fu scelto e le modalità con cui quella scelta veniva attuata. In Consiglio dei Ministri, senza che la popolazione fosse stata adeguatamente informata.

Sogno un Paese in cui queste decisioni vengano condivise con le popolazioni interessate, in cui si spieghi andando sul territorio che svantaggi e che vantaggi possono derivare dalla presenza di una centrale nucleare come di un deposito nucleare. Sogno un Paese in cui una fuga radioattiva non venga nascosta alle popolazioni locali (come accade alla Trisaia), in cui ai cittadini venga data la possibilità di monitorare costantemente il livello di sicurezza. Metodo francese, direttore. Fanno con le centrali nucleari quello che l’Enel fa con le centrali elettriche in Italia. Visite guidate, monitoraggi e dati pubblici, costantemente aggiornati. Perchè in Italia non si dovrebbe fare?
Leggevo qualche mese fa’ di un paesino Ispra, in provincia di Varese, sul Lago Maggiore, lì i rifiuti nucleari sono considerati una importante “opportunità economica”. Il Comune ha un bilancio di 6,5 milioni di euro. Ma altri due sono arrivati dalla Comunità Europea a titolo di indennizzo, di risarcimento per le scorie stoccate. Perchè non si poteva fare lo stesso a Scanzano ? Con quei due milioni Ispra costruisce asili ed un nuovo ambulatorio. A Scanzano ed in Basilicata cosa si sarebbe potuto costruire ?

Cordiali saluti.

DOMENICO GIANTURCO