Daily Archives: 17 ottobre 2008

17 Ottobre: contro i gufi dell’11, buona la prima…ma anche la seconda!

Mentre è ancora in corso lo sciopero generale di ventiquattro ore proclamato per oggi, 17 Ottobre, dalle tre sigle numericamente più rappresentative del sindacalismo di base (RdB-CUB, COBAS, SdL), in Piazza S.Giovanni, a Roma, è terminato con successo il lungo corteo di protesta di lavoratrici, lavoratori, studentesse e studenti, alle politiche del Governo Berlusconi. Lungi dal fornire cifre a casaccio, il nostro occhiale scrutatore ci induce ad affermare, ragionevolmente, come questo corteo abbia potuto contare su un numero di presenze pari, se non superiore, a quelle dell’11 Ottobre (corteo organizzato da Rifondazione e Comunisti Italiani).

Come prima conclusione è da considerarsi erronea la prospettiva di chi paventava un 17 sottotono per colpa dell’11. Veniva presentato il rischio di costringere il lavoratore di Udine piuttosto che di Lampedusa a scegliere tra due date ravvicinatissime. A bocce ferme, sappiamo che si trattava di una falsa paura che non teneva conto di quanto segue:

  • uno, i tre sindacati di base organizzatori dello sciopero contano quasi un milione di iscritti (e ne hanno mobilitati almeno un 10-15% senza particolari problemi) a fronte dei tesserati di Rifondazione, PdCI e compagnia bella, che, a conti fatti, si traducono in poche migliaia (e lo sforzo fatto per mobilitare, oltre i militanti, anche i simpatizzanti comunisti, a meno di panini con porchetta che non ho visto, è forse superiore a quello di alcune centinaia di migliaia di persone che manifestano, con sciopero e cortei, la propria rabbia di non riuscire ad arrivare alla fine del mese, di morire lavorando, di non poter più frequentare una scuola pubblica ed antirazzista);
  • due, la componente studentesca era presente in misura massiccia perché i tagli alla scuola hanno fatto scendere in piazza anche una parte di giovani che non si sente strettamente comunista;
  • tre, visto il pessimo stato in cui versa la coscienza di classe nel nostro paese, ad oggi possiamo dire che in Italia le rivendicazioni sindacali e sociali godono comunque di una platea più ampia rispetto a quelle di natura politica particolare (comunismo verso capitalismo, per esempio).

Per semplificare, in una condizione di generale arretratezza politica, dovuta a frantumazioni, scissioni e degenerazioni di principio, è del tutto naturale che chi rivendica il diritto ad un’istruzione pubblica e ad un salario decoroso scenda in piazza in misura più consistente rispetto a chi rivendica “un altro mondo possibile”, ad ogni buon conto mai ben definito dalle oligarchie figlie di Manu Chao.

In definitiva, viene dimostrato che quanto più la situazione sociale diventa grave e la tenuta democratica si allenta, tanto più è risibile scindere l’agone sindacale da quello politico. Solitamente, interi pezzi di forze produttive fiutano il pericolo prima e meglio dei vari capobastone (se questi sono distratti in operazioni di piccolo e reciproco sabotaggio oppure in inutili aut-aut): ed allora può succedere che ci si spenda davvero in tutte le lotte, senza distinzione alcuna tra tradunionismo e rivendicazione politico-ideologica.

Qual è la lezione dei fatti?

L’orizzonte cui tendere non dovrebbe essere quello di passare il tempo ad esaltare la propria sigla sindacale di nicchia piuttosto che la parrocchietta politica custode della verità assoluta, ma di meglio organizzare i due fronti generali di lotta sindacale e politica, anche attraverso operazioni di raccordo (tra le troppe organizzazioni politiche e sindacali) che producano avanzate piattaforme rivendicative e programmi politici autenticamente rivoluzionari: passaggi determinanti se non si vuole che l’azione rivendicativa tradunionista si isterilisca in un Parlamento svuotato di conflitto ovvero che un Parlamento denso di comunisti (magari!) non possa esplicitare politicamente la volontà generale che viene fuori dal conflitto sociale soltanto perché imperano divisioni, piccolezze, tatticismi di bassa lega, se non veri e propri sgambetti.

Francesco Fumarola, 17 Ottobre 2008

Cinema: Programmazione da Sabato 18 a Martedì 21 Ottobre 2008 presso il Cineteatro EDEN di Villa d’Agri (Marsico Vetere)

Il film di guerra, quello storico, approda al cineteatro Eden di Villa d’Agri con Miracolo a Sant’Anna, il film di Spike Lee che ha destato tanto scalpore tra esponenti della critica e storici.


da Sabato 18 a Martedì 21
ore 18:00 – 21:00

Trailer:

Stati Uniti. Anni ’80. In un ufficio postale un impiegato di colore spara a bruciapelo a un utente italoamericano. L’uomo viene arrestato e nella sua abitazione viene trovata la testa di una statua che ornava un ponte di Firenze.

Toscana 1944. Quattro soldati neri americani della 92^ Divisione “Buffalo Soldiers” dell’esercito americano (la quale è interamente composta da militari di colore) vengono isolati dai commilitoni e si ritrovano in un paesino degli Appennini dopo che uno di loro, Train, ha rischiato di morire per salvare Angelo, un bambino italiano. Costretti in quello spazio limitato, con i tedeschi in arrivo e i superiori incapaci di comprendere le dinamiche della situazione i quattro entrano in contatto con la vita degli abitanti del paese e con la guerra partigiana. Hanno però ricevuto un ordine preciso: catturare un soldato tedesco. Chi si attiva per raggiungerli vuole che questo risultato sia conseguito a tutti i costi. C’è un legame tra la statua e quegli uomini.

Spike Lee tenta la sua operazione più spericolata: uscire dai confini statunitensi per tornare a trattare il tema del rapporto bianchi/neri oltreoceano. Lo fa con un film che affronta (a differenza di buona parte del cinema mainstream made in Usa) la difficoltà della complessità. È complessa in questo film la struttura narrativa che vuole fondere la rilettura del genere bellico con la problematica di forte impatto sociale, inserendovi elementi che vanno al di là di quella razionalità, a volte chirurgica, che ha guidato altri film del regista. Ma la complessità si colloca anche altrove e cioè nello sguardo sulle relazioni che stavano (o forse stanno ancora) alla base dei due nuclei sociali.

Da un lato i 4 commilitoni dalla pelle scura, che proprio su quella pelle hanno vissuto in patria discriminazioni che ora vengono superate grazie al bisogno di forze armate da dispiegare in gran numero sul fronte europeo. Si deve cioè tecnicamente verificare se i ‘negri’ potessero essere utilizzati nella fanteria (oltre che nei battaglioni di lavoro in cui già operavano). Questi ‘oggetti’ di esperimento potrebbero essere facilmente liquidabili sotto l’etichetta che fa riferimento al colore della loro pelle mentre invece tra di loro le differenze sono profonde. C’è chi percepisce il protrarsi della discriminazione e pensa al futuro dei propri figli e chi vive alla giornata cogliendo ciò che può essere colto. Sopra di loro dei superiori bianchi che perpetuano con loro le stesse relazioni discriminatorie cristallizzatesi in patria. Dall’altra parte lo ‘strano’ mondo della Toscana con il paesino in cui convivono fascisti visceralmente convinti, donne pronte a sedurre e a farsi sedurre dal ‘nuovo’ e partigiani. Anche lo sguardo sul mondo dei ‘ribelli’ non è mai semplice nel film. C’è chi combatte il nemico ma sente sulla coscienza il peso di aver ucciso chi fino a poco prima era un vicino di casa ed ora sta sull’opposta barricata. Gli stessi tedeschi non vengono tratteggiati con le semplicistiche tinte da attribuire al ‘nemico’ fonte di ogni male ma vedono nelle loro file chi non sopporta l’orrore della violenza bestiale. Per dominare narrativamente questa complessità il film inserisce l’elemento miracolistico di Angelo (un bambino che non può non far pensare a La vita è bella) e, anche se questo ruolo diviene fondamentale per chiudere la vicenda e soprattutto per consentire il tratteggio della figura del ‘gigante buono nero’ Train, rischia proprio in questo caso di indebolire il tessuto narrativo. Ma quella testa di statua a cui l’oggi offre solo una consistenza di valore patrimoniale, diviene segno di memoria, di secoli di storia, di un passato che gli Stati Uniti non hanno e che forse un po’ invidiano a un’Italia che troppo facilmente tende a dimenticare le proprie radici. È un monito che ci giunge da chi ci guarda da lontano e che nel passato ci ha sbrigativamente etichettato come ‘mangiaspaghetti’: nella memoria del passato sta la forza degli individui e di un popolo.

Fonte: My Movies

ETHNOS: nuove date per assaporare anche in autunno le stupende melodie della musica antica di Basilicata

La musica non muore mai ed anche in autunno le fantastiche melodie degli Ethnos allieteranno le serate lucane.

Di seguito le date dei prossimi concerti:

  • il 19 Ottobre a Melfi in Piazza Duomo alle ore 20.00 per la Sagra della Varola 49ma edizione della Sagra del Marroncino di Melfi “SAPORI, SUONI E COLORI D’AUTUNNO”.
  • Il 23 ed il 24 di Ottobre saremo per due concerti-stage al Castello di Lagopesole per la Manifestazione L’AUTUNNO PROFUMA DI LIBRI seconda edizione organizzato dal Dipartimento alla Cultura della Regione Basilicata con l’Assessore Antonio Autilio.

Partecipate numerosi!!!

Sostegni all’occupazione insufficienti: Polemiche e null’altro

Vi è chi lamenta che sono rimaste senza fondi oltre 3.000 richieste di imprese per il sostegno all’occupazione ( contributi per l’assunzione di lavoratori per tre anni).

La lamentela è sacrosanta perché tutti immaginiamo che ognuna di queste imprese avrebbe assunto almeno una persona e, dunque, l’assenza di fondi significa posti di lavoro in meno.

E se si aggiunge a questo il fatto che le situazioni di crisi di aziende operanti in Basilicata sono agli onori della cronaca quotidiana si ottiene un quadro preoccupante delle prospettive occupazionali in Basilicata senza contare gli effetti della crisi delle Banche con tutto quello che ne consegue.

Quello che però mi sconcerta è il fatto che le questioni siano viste solo ed esclusivamente come mezzo di polemica politica tra chi governa in Basilicata e chi si oppone in Basilicata e, però, Governa l’Italia. Dal mio punto di vista i Lucani di tutti gli schieramenti continuano a commettere un serio errore strategico perché non comprendono che non vi sono prospettive se non si rema nella stessa direzione e cioè nell’interesse dei Lucani.

Un esempio può essere illuminante: alla Basilicata il Governo riconosce Royalty sul Petrolio ridicole ( appena il 6% o il 7%) e sarebbe interesse di tutti i Lucani di destra come di centro come di sinistra portare questa percentuale allo stesso livello degli altri paesi ( noto che Mattei già negli anni 60 dichiarava che il 15% di Royalty era una truffa ai danni della Libia) ma non si vede e non si sente alcun politico che provi ad immaginare un serio modo di far cambiar ciò. Ma se il 15% di Royalty erano una truffa per la Libia allora il 7% è un furto inaccettabile per i Lucani? Ma allora questa politica che vuole fare? Pensa di continuare ad accapigliarsi su proposte propagandistiche quali la promessa (non mantenuta) di riduzione del costo della benzina ?

Il fatto è che rifiutano di affrontare il semplice problema di ottenere l’immediato aumento delle Royalty – almeno al 25% - cosa sulla quale si dovrebbe cimentare insieme tutta la politica Lucana sia di Destra che di Sinistra.

Questo sarebbe un serio modo di fare politica che però, temo, non riusciremo a vedere. Forse un’azione dei Lucani fatta dal basso potrebbe svegliare da questo torpore maggioranze ed opposizioni.

Consiglio Provinciale di Potenza
Gruppo: “Società Civile…” PSDI
Antonio CAIVANO