Daily Archives: 21 ottobre 2008

Pianeta dimenticato: la Basilicata

Mattina del 17 ottobre 2008, la trasmissione radiofonica “Pianeta dimenticato”, che segue al Giornale Radio uno delle 8:00, ha parlato dello Zambia, Paese dell’Africa indipendente dalla Gran Bretagna dal 1956, ricco di oro, argento, rame e smeraldi, ma tra i più poveri del mondo. Delle sue ricchezze si sono impossessate le multinazionali.

Gli abitanti di questa terra sono stati esclusi dai benefici che esse potrebbero dare primariamente a loro. I tre governi corrotti che si sono succeduti hanno consegnato questo territorio nelle mani di cinici sfruttatori.

La Basilicata, come lo Zambia, è nelle mani delle multinazionali per lo sfruttamento dell’acqua, del gas e del petrolio. In più, essa ha il privilegio di poter continuare ad essere “pattumiera d’Italia”.

Gottfried Helder chiama “Patria” il paese che “accorda le sue leggi alle leggi naturali” del popolo, e che non va dietro “le leggi altrui”. I politici dovrebbero sapere che nel diritto internazionale è affermato il principio della “proprietà collettiva del territorio”. In Basilicata come nello Zambia si viola questo diritto, perché a decidere del destino del suo territorio sono i Pubblici Amministratori e le Imprese Multinazionali.

Sono sistematicamente assenti sul tavolo delle trattative i cittadini che sono i naturali titolari del territorio. E’ contro natura, contro ragione e contro il diritto che, nella gestione della “cosa pubblica”, gli interessi privati prevalgano su quelli comuni.

Dopo la Val d’Agri, tocca alla costa jonico-metapontina essere trivellata e poi puntellata di pozzi petroliferi. Sono pochi a pensare che questa invadenza possa distruggere in breve tempo la prospera agricoltura conseguita alla Bonifica degli anni Sessanta, la prospettiva di un turismo d’eccellenza, il patrimonio di cultura e di storia disseminati in questa terra che un tempo aveva nome di “Magna Grecia”.
Thurioi, Syris, Heraclea, Pandosia, Metaponton sono “siti” della Storia che nessuna trivellazione può rimuovere dalla memoria e dagli occhi.

Intelletuali di Basilicata e d’Italia, opponetevi a queste forme di “saccheggio” culturale!
Di pari gravità è lo spopolamento della Basilicata, nonostante l’estrazione del petrolio.

In questa regione sono precarie persino le imprese, le quali abbandonano poi al loro destino la terra che prima hanno sfruttato.
La Basilicata si spopola progressivamente di studenti e operai che cercano fortuna lontano dalla terra che li ha generati. Chi resta vive nell’impotenza lo sfruttamento che si consuma a proprio danno.

Presidenti di Provincia e di Regione, Sindaci, Prefetti, Comandi delle Forze dell’Ordine, Partiti politici, Sindacati, Vescovi e Preti di Basilicata, da che parte state?

Nello Zambia dalla prte degli “sfruttati” stanno solo i Missionari cattolici e luterani.
In Basilicata non c’è sufficiente consapevolezza della comune condizione di “sfruttati”. Viene il timore che “l’idrogeno solforato” stia avvelenando, oltre l’organismo, l’intelletto e il sentimento.

Pietro Tamburrano
a nome del Comitato “Cittadini Attivi”

di Bernalda e Metaponto

Sacerdote: i lucani vogliono la verità sulla mafia in Basilicata

POTENZA – I lucani «cercano la verita’, non la rassegnazione», sperano «nella politica alta e non nell’anti-politica» per la soluzione dei “tanti misteri della Basilicata”: sono state queste le parole con cui il coordinatore della Basilicata dell’associazione «Libera», don Marcello Cozzi, ha presentato un estratto del docufilm dal titolo «Libera nos a malo» su alcuni omicidi e casi di sparizione avvenuti negli ultimi 20 anni.

Al termine della proiezione, il direttore de “Il quotidiano della Basilicata”, Paride Leporace, ha moderato un dibattito a cui hanno partecipato don Cozzi, il regista del film, Fulvio Wetzl, l’ex gip di Milano, Clementina Forleo, e il giudice di Corte d’appello di Potenza, Alberto Iannuzzi.

Forleo, in particolare, si è augurata che anche «la mia ‘Puglia felix’ possa scoperchiare certe pentole» mentre Iannuzzi ha spiegato che «la Storia ha illustrato la difficoltà della giustizia quando i processi incontrano certa politica, a partire da clamorosi episodi post-unitari». Temi che, ha detto don Cozzi, «portano la gente, i familiari delle vittime e delle persone scomparse, a chiederci di non fare passi indietro».

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

Cinema: Programmazione da Mercoledì 22 a Giovedì 23 Ottobre 2008 presso il Cineteatro EDEN di Villa d’Agri (Marsico Vetere)

Il film in gara agli oscar torna per due giorni al cineteatro Eden di Villa d’Agri! Gomorra, il film di Matteo Garrone tratto dall’inedito libro di Roberto Saviano, vi attende a Villa d’Agri! Non lasciatevelo scappare!

BUONA VISIONE!


Mercoledì 22 e Giovedì 23
ore 19:00 – 21:30

Trailer:

Totò ha tredici anni, aiuta la madre a portare la spesa a domicilio nelle case del vicinato e sogna di affiancare i grandi, quelli che girano in macchina invece che in motorino, che indossano i giubbotti antiproiettile, che contano i soldi e i loro morti. Ma diventare grandi, a Scampia, significa farli i morti, scambiare l’adolescenza con una pistola. O magari, come accade a Marco e Ciro, trovare un arsenale, sparare cannonate che ti fanno sentire invincibile. Puoi mettere paura, ma c’è sempre chi ne ha meno di te. Impossibile fuggire, si sta da una parte o dall’altra, e può accadere che la guerra immischi anche Don Ciro (Imparato), una vita da tranquillo porta-soldi, perché gli ordini sono mutati, il clan s’è spezzato in due. Si può cambiare mestiere, passare come fa Pasquale dalla confezione di abiti d’alta moda in una fabbrica in nero a guidare i camion della camorra in giro per l’Italia, ma non si può uscire dal Sistema che tutto sa e tutto controlla. Quando Roberto si lamenta di un posto redditizio e sicuro nel campo dello smaltimento dei rifiuti tossici, Franco (Servillo), il suo datore di lavoro, lo ammonisce: non creda di essere migliore degli altri. Funziona così, non c’è niente da fare.

Matteo Garrone porta sullo schermo Gomorra, libro-scandalo di Roberto Saviano che in Italia ha venduto oltre un milione di copie, aprendo il sipario sulla luce artificiale e ustionante di una lampada per camorristi vanitosi ed esaltati. Il sole non illumina più le province di Napoli e Caserta, impossibile rischiarare questa terra buia e straniera al punto che gli italiani hanno bisogno dei sottotitoli per decifrarla. Siamo in un altro paese: all’inferno. Che non si trova nel centro della terra, ma solo pochi metri giù dalla statale o sotto la coltivazione delle pesche che mangiamo tutti, nutrite di scorie letali, trasformate in bombe che seminano tumori con la compiacenza dei rispettabili industriali del nord.

Nessun barlume di bellezza dentro questo buio fitto sotto il sole; forse la bellezza è nata qui, per caso o per errore, ma è volata lontano, addosso a Scarlett Johansson, col risultato che chi l’ha partorita è rimasto ancora più solo ed impotente.
Il film di Garrone è crudo e angosciante, ripreso dal vero, musicato dal suono delle grida e degli spari di Scampia. Una volta si diceva “giusto”, quando dire “bello” non aveva senso. Giustissimo, dunque.

Del libro, il film sceglie alcuni fili, li intreccia, s’impone come uno sciroppo avvelenato, senza la possibilità di voltar pagina o sospendere la lettura. Del libro, soprattutto, sposa il punto di vista, da dentro, e tuttavia inevitabilmente fuori, in salvo. “Ma – scrive Saviano – osservare il buco, tenerlo davanti insomma, dà una sensazione strana. Una pesantezza ansiosa. Come avere la verità sullo stomaco”. Gomorra, sullo stomaco, pesa come un macigno. Solo una ruspa potrebbe sollevarlo, per “sversarlo” altrove e chiudere in circolo vizioso, come il suono del film.

Fonte: My Movies