Daily Archives: 22 ottobre 2008

CSAIL: Istituire seconda "Radioterapia" tumori presso S.Carlo e/o Villa D’Agri

Malgrado l’appello, (con la sottoscrizione di oltre 40 mila cittadini e familiari di pazienti affetti da patologie tumorali), per l’istituzione del secondo centro di radioterapia, la Regione e in particolare l’Assessore alla Salute Antonio Potenza perdono tempo prezioso.

Eppure, anche di recente, riviste specializzate in temi ambientali e pubblicazioni scientifiche si sono occupate dell’incremento di patologie tumorali specie nell’area della Val d’Agri dove si svolgono le attività petrolifere. Per questo può essere presa in considerazione anche la possibilità di localizzazione presso l’ospedale di Villa d’Agri, senza però alcuna contrapposizione con il S.Carlo”.

A sostenerlo è il presidente del Csail Filippo Massaro aggiungendo che “gli ammalati di tumore provenienti dai piu’ lontani paesi lucani – da Senise, Terranova del Pollino, Corleto Perticara, Missanello, S.Arcangelo, Lagonegro -vengono sottoposti al maggiore dolore, sacrificio, disagio aggravando la malattia per raggiungere l’ospedale di Rionero, l’unico centro di radioterapia in Basilicata. Il Csail , (comitato per lo sviluppo delle aree interne lucane e pertanto sostenitore delle esigenze primarie delle popolazioni delle zone interne più indifese ed abbandonate), sollecita l’assessore Potenza a prendere in seria considerazione l’importante iniziativa sociale al fine di favorire i cittadini delle zone interne che, oltre al dolore quotidiano, vengono sottoposti a disagi che si “devono” evitare .

E’ un atto dovuto concretizzare le richieste di oltre 40 mila cittadini che in questi casi valgono piu’ di “quarantamila” assessori regionali o amministratori di enti e asl, che dimostrano essere insensibili e indifferenti a tali esigenze .

Tra l’altro, a dimostrazione dell’inadeguatezza della politica sanitaria regionale, è stato assai “vergognoso” il caso della chiusura della cardiologia riabilitativa presso l’ospedale S.Carlo (avvenuto in sordina) per aprirla all’ospedale di Matera, privando la struttura sanitaria regionale d’eccellenza di un presidio fondamentale per cardiopatici.
Se tali richieste non saranno subito prese in seria considerazione il Csail si mobilitera’, anche attraverso una petizione popolare, per chiedere le dimissioni dell’assessore Potenza con l’accusa di inerzia, incapacita’ e incompetenza dell’importante e delicato Dipartimento della salute pubblica.

I cittadini lucani vogliono essere governati da uomini competenti e dinamici e non da quanti sperperano tanto danaro pubblico solo a fini demagogici e clientelari senza rispondere al bisogno primario di salvaguardia della salute sia nella fase di prevenzione che in quella di cura e riabilitazione.

Villa d’Agri

CSAIL – Filippo Massaro

Cassa integrazione: 51 i casi in Puglia, 17 aziende in Basilicata

La crisi globale non dimentica nessuno. Il ministero del Lavoro dall’inizio dell’anno ha emesso 51 decreti per cassa integrazione in Puglia e 17 per la Basilicata. Non esistono periferie quando si tratta di contare i morti e i feriti dell’economia reale. Perché è sulle fabbriche piccole e grandi che ora sono puntati gli occhi: il crollo finanziario ha da un lato bruciato risparmi e investimenti magari destinati ai consumi, dall’altro ha indotto le banche a contrarre il credito e anzi a chiedere alle imprese di rientrare da fidi ed esposizioni. Il risultato è una tenaglia mortale, con le aziende senza credito e senza commesse. Gli effetti peggiori di questa onda si vedranno a partire dai prossimi mesi. Qualcuno parla già di un Natale «freddo» come non mai.
Una congiuntura che per Puglia e Basilicata si sovrappone ad una situazione difficilissima. L’Ilva a Taranto, la Fiat in Basilicata e la Bosch a Bari sono i tre colossi che per primi subiscono: la crisi dell’auto è mondiale, la contrazione delle produzione industriale è cominciata ancora prima dei terremoti finanziari. I «giganti » sono subito corsi ai ripari, ma dietro di loro si sono ritrovati in ginocchio le piccole aziende dell’indotto: nelle provincie di Taranto, Bari, Matera e Potenza sono concentrate le aziende metalmeccaniche che hanno chiesto e ottenuto il beneficio della cassa integrazione. Un altro capitolo singolare riguarda i trasporti ferroviari. I tagli e le ristrutturazioni operati da Trenitalia non creano difficoltà solo ai viaggiatori. In Puglia sono quattro le società che si sono ritrovate senza lavoro nel settore dei servizi ferroviari.

Poi c’è il settore tradizionale dell’economia pugliese, quello manifatturiero. Che nel Nordbarese e nel Salento significa calzature. E a cavallo con la Basilicata significa una cosa sola: salotto. La crisi dell’economia americana ha fatto proprio nel triangolo dell’imbottito le prime vittime illustri. Dieci delle 17 aziende lucane ammesse alla Cig sono fabbriche di salotti, la parte restante è invece «vittima» della Fiat, sono aziende dell’indotto automobilistico in preda alla crisi. Di quanto questi dati si aggraveranno di qui ad un anno nessuno è in grado di prevederlo. Secondo un dato elaborato dalla Cgil a luglio relativamente ai primi 5 mesi dell’anno, a maggio le ore di cassa integrazione autorizzate sono state 16 milioni e 200mila circa, quattro milioni in più rispetto ad aprile e tre milioni in più rispetto allo stesso mese del 2007. La Puglia in questa pessima classifica è stata la regione più colpita, dove l’aumento di ore di Cig è stato di un milione e 300mila.

Gianfranco Summo

Fierro (Centro), rilanciamo la Val d’Agri terra di ricchezze e risorse

La politica incontra le forze sociali per rilanciare le questioni della Val D’Agri giovedì 23 ottobre, ore 18:00, presso l’Hotel Sirio di Villa D’Agri. Il dibattito prende spunto dalla situazione critica in cui versa il territorio dal punto di vista occupazionale e riprende, pure, alcune esperienze già fatte nel settore delle estrazioni che possono essere indicative per il futuro delle popolazioni locali. Infatti, alla scoperta di giacimenti di metano nella Valle del Basento, negli anni ‘60, seguì un periodo di intenso dibattito politico.

La stessa cosa sta accadendo, oggi, in Val D’Agri con la scoperta del petrolio. Due allora erano le questioni: bisognava portare il gas per gli usi domestici (riscaldamento e cucina)? O bisognava trasportarlo, tramite condotte, sulla costa? Negli anni compresi tra il 1962 ed il 1964, l’ANIC costruì una raffineria a Pisticci scalo e a questa seguì la costruzione di strade, alberghi e di un villaggio residenziale; vennero inoltre rafforzati gli argini del fiume e allacciata l’elettricità. Enorme fu l’investimento di capitali, anche se le cifre non sono note. Dalle amene colline materane si spostarono verso la vallata, indebolendo le strutture agricole ivi presenti, migliaia di giovani con le speranze di fare un salto di qualità nella vita.
Il benessere si allargò con l’assunzione di 1.275 persone, di cui 268 impiegati, 126 donne.

La Valle del Basento pulsava e sembrò che questo processo di crescita improvvisa non avesse mai fine. Il metano, invece, esaurì le sue funzioni come pure rimasero inermi le attività industriali avviate. Per questo l’esempio del modello della Val Basento merita una chiave di lettura ben precisa per la classe politica che ha dalla propria tutte le informazioni e le esperienze opportune per impostare un programma di sviluppo per la Val D’Agri a medio e lungo respiro in modo diverso.

Va detto che la Val D’Agri, rispetto alla Val Basento, gode di benefici naturali ed ambientali differenti e più consistenti e questo le consente di poter avviare nei singoli settori come l’agricoltura, il commercio, il turismo, l’artigianato, la cultura, azioni mirate, paese per paese, idonee a trattenere le popolazioni in loco e a procurare per i giovani nuovo lavoro. Il petrolio, si sa, è una grande risorsa che va utilizzata ma non è tutto; ha una sua scadenza temporale con cui bisogna purtroppo fare i conti. Di converso abbiamo settori produttivi tradizionali, precedentemente citati, che meritano sostegno e provvidenze economiche certe, grazie alle quali è possibile organizzare un sistema di vita efficiente. In primis l’agricoltura che gode nella Val D’Agri di consolidate tradizioni che vanno rinnovate con l’attuazione del Piano di Sviluppo Rurale 2007-2013 che ha in dotazione ingenti risorse per la formazione di nuovi quadri e per la ristrutturazione delle aziende agricole singole o associate. L’agricoltura è un settore vivo, ma va organizzato dagli addetti con una visione più concertata e con una logistica adeguata a livello locale tutta da creare, e capace di indirizzare le logiche del mercato nella zona in modo più aperto, considerando che la Val D’Agri è baricentrica rispetto alla Campania e alla Puglia.

Nuove attività, intanto, complementari sono nate con risorse comunitarie nel settore agricolo, vedesi gli agriturismi, gli equiturismi, l’apicoltura con ricadute positive a livello di occupazione.
Un settore, che a parer nostro, va interamente impiantato è la floricoltura e il vivaismo, che, godendo in sufficienza di acqua e di gas, possono essere il volano di crescita e di occupazione per centinaia di giovani e di donne.

Esperienze di questo genere sono già presenti nel metapontino e nel melfese, con strutture operative che danno lavoro a centinaia di giovani, soprattutto donne; analoghe iniziative potrebbero essere intraprese in Val D’Agri che ha tutte le condizioni ambientali e strutturali per vedere decollare la floricoltura con risultati interessanti. Altri due settori da ritenersi capitali per le dinamiche di sviluppo della Val D’Agri sono il turismo di prossimità e l’artigianato.

La Val D’Agri gode di risorse uniche, vanno governate turisticamente con l’intento di rafforzare le relazioni con le regioni contermini, che hanno un bacino demograficamente interessante e tradizioni socio-economiche da interscambiare. Forti motivazioni esistono, altresì, nella classe politica locale per il comparto dell’artigianato e delle micro attività, venendo meno le quali si minerebbe alla base la qualità di vita delle popolazioni locali.
Poi, per concludere, la presenza di laghi, monti, borghi antichi ed ospitali, boschi, ruderi archeologici fanno da cornice ad una realtà, demograficamente contenuta, che ha tante potenzialità per esprimersi e per crescere armonicamente.
Alla politica spetta l’ultima parola.

prof. GAETANO FIERRO
CONS. REGIONALE DELLA BASILICATA
GRUPPO COSTITUENTE DI CENTRO

Fonte: Lucanianews