Daily Archives: 28 ottobre 2008

In Basilicata i calli valgono più d’una laurea

POTENZA - Basilicata terra di laureati, ma per i «cervelloni» non c’è lavoro. La regione ha il più alto tasso di scolarità secondaria (il 98% di giovani fra i 14 e i 18, si sono iscritti, nello scorso anno, a un istituto superiore) e conta 28 laureati su cento persone di 25 anni (nel Sud la media è di 24, in Italia di 27): a conclusione del percorso di studi questi giovani sono costretti a emigrare perché il tessuto produttivo lucano cerca soprattutto manodopera ed è «allergico» a figure manageriali.

Infatti la stragrande parte delle nuove assunzioni previste nei prossimi anni – incrociando i dati di un’indagine della Forim (Camera di Commercio di Potenza) nell’ambito del progetto Equal Mano e del rapporto Accenture-Bocconi – riguarda figure professionali di qualifica per le quali è sufficiente come titolo di studio quello della scuola dell’obbligo. Le assunzioni programmate dalle imprese lucane di personale in possesso di un diploma di scuola superiore si attestano intorno alle 1.600 unità a fronte delle 80 di laureati.

I titoli di studio più richiesti sono quelli relativi all’indirizzo amministrativo/commerciale (ragioniere, perito aziendale, operatore commerciale): si tratta di titoli caratterizzati da una forte «trasversalità» della preparazione che consentono di accedere a un ampio ventaglio di professioni nell’industria e nei servizi. Ma il mercato occupazionale lucano cerca soprattutto manualità. Soffriamo di una penuria di volenterosi dei lavori manuali (molti dei quali una volta si passavano di padre in figlio).
Ecco qualche esempio: sarto, carpentiere edile, escavatorista, cartellista, idraulico, elettricista, carrozziere, gruista, tornitore, meccanico, imbianchino, caldaista/ conduttore di generatori di vapore, saldatore, ma anche professionalità che dovrebbero essere una caratteristica legata alla storica vocazione della Basilicata come addetti alla trasformazione del latte, potatore, floricoltore-vivaista, bracciante agricolo.

La domanda occupazionale, dunque, è orientata a profili medio bassi: per ragioni di budget, ma anche culturali, vengono snobbate figure professionali come manager, professionisti del marketing e della ricerca. I piccoli imprenditori, insomma, appaiono riottosi a investire risorse economiche in profili che tendono ad assorbire nelle proprie competenze. Della serie, faccio tutto da me. Le medie e grandi realtà produttive presenti sul territorio lucano? Quasi tutte hanno la casa- madre fuori regione e preferiscono affidarsi a dirigenti interni. Per intenderci: Fiat, Ferrero, Barilla e Coca-Cola hanno già i «cervelloni» nel proprio organico.

Risultato: i laureati lucani continuano ad emigrare e il comparto industriale ancora non riesce ad interagire con il sistema univers itario. E questa è una frattura che affonda le radici nell’assenza di un collegamento tra mondo scolastico e imprese. Ciò crea non poche difficoltà nel reclutamento di personale, tanto che le imprese ricorrono prevalentemente a segnalazioni di persone di fiducia e alle autosegnalazioni attraverso i curricula. Un percorso che da un lato impedisce alle imprese di ottimizzare il momento della selezione del personale, perché la scelta è spesso effettuata sulla base di informazioni incomplete, dall’altro comporta la dispersione del patrimonio di conoscenze che il sistema scolastico ha prodotto. Un ultimo tassello riguarda la formazione professionale: il sistema formativo regionale asseconda un processo di scolarizzazione che è «spiazzante» rispetto alle reali opportunità della Basilicata.

I nostri giovani sono orientati verso attività concernenti le professioni impiegatizie. Accade così che nel Metapontino, tanto per fare un esempio, il 60% della forza lavoro regolare in agricoltura (settore trainante) viene dalla Puglia. Tutto ha origine in un approccio culturale delle famiglie che tendono ad escludere certi lavori dal futuro dei propri figli. Aprendo, di fatto, le porte al precariato a vita o all’emigrazione.

Massimo Brancati

La rapina dell’oro nero e gli "Sceicchi Lucani"

“Ci vuole l’inchiesta di Reporter –Rai e della Magistratura Lucana nei confronti dei dirigenti nazionali dell’Eni-Agip” per aprire gli occhi a livello politico- istituzionale regionale sull’affare petrolio in Val d’Agri (Territorio Lucano con grandi giacimenti petroliferi che copre il fabbisogno nazionale per circa il 30 % , il gas per oltre il 35 % )

Territorio che gode del triste primato: disoccupazione, emigrazione e povertà !!!

Il Csail – fondato da oltre 10 anni con l’adesione di 21.126 cittadini- ha denunciato, come testimoniano i numerosi articoli di giornali da almeno cinque anni, che i controlli sui prelievi di petrolio dai giacimenti della Val d’Agri sono, vergognosamente, di parte (l’Eni-Agip è controllore e controllata) e necessitano di verifiche.

La stessa situazione accadrà per il gas di provenienza dai pozzi del Sauro-Camastra con la Total . Se non si corre seriamente ai ripari, tale sistema diventa “mafioso”.

Per questa ragione il Csail intende rilanciare la “battaglia dei contatori” per ottenere l’installazione al Centro Oli Eni-Agip di Viaggiano – alla partenza dell’oleodotto Viaggiano-Taranto, vale a dire prima che il greggio raffinato sia imbarcato per raggiungere il porto di Istambul dove i controlli sono impossibili, per il fatto che non esistono forme specifiche di fatturazioni …..( forse, o quasi certamente, per creare i famosi fondi neri per ……..) , strumenti di misurazione, determinanti per il calcolo esatto delle royalties a favore della Regione Basilicata e delle accise a favore dello Stato. E’ possibile che l’Eni-Agip non ha raggiunto, in dieci anni di estrazioni, la quota giornaliera di 104 mila barili di greggio estratto? Se avessimo dati “ certi “ tale quota farebbe scattare per le società petrolifere un maggiore e consistente esborso delle royalties e delle accise ( che potrebbero favorire lo sviluppo socio-economico di tutta la Basilicata).

Si tratta di un affare (su cui dovrebbero indagare Magistratura e Guardia di Finanza), non certamente da poco tenuto conto della rilevanza strategica delle nostre risorse petrolifere e di gas naturale della Val d’Agri e del Sauro.

Più volte abbiamo espresso, come Csail, una revisione degli accordi e di dover rinegoziare le condizioni per poter ottenere maggiori vantaggi per le Comunità del territorio petrolifero. Perché gli Organi istituzionali continuano a fare “orecchie da mercante” sulla “ ZONA FRANCA “ ? PERCHE’ NON SI ADOTTANO I NECESSARI PROVVEDIMENTI PIU’ EFFICIENTI E TRASPARENTI PER VERIFICARE L’AUMENTO DI CASI DI TUMORE SUL TERRITORIO PETROLIFERO DELLA VAL D’AGRI – SAURO ?

Ci sono dunque tutti gli elementi per riprendere con forza la battaglia che il Csail ha lanciato per la gestione più trasparente ed efficace delle importanti risorse energetiche lucane, a partire da controlli rigorosi sul petrolio e sul gas di provenienza dal sottosuolo lucano . Prima condizione perché ciò avvenga è la dotazione di idonei misuratori. Chissà perché la Regione , dopo anni di battaglie del Csail, temporeggia in segno di venerazione verso l’Eni-Agip per la mancata installazione di contatori ?

= LA RAPINA DELL ’ORO NERO E GLI “ SCEICCHI LUCANI” ? =

CSAIL – il presidente Filippo Massaro