Monthly Archives: novembre 2008

Basilicata: Regione approva piano per salvaguardia e risparmio idrico

Potenza, 27 nov – Un progetto di gestione delle acque basato sulla salvaguardia e la protezione degli ecosistemi, sul contenimento e la riduzione dei fenomeni di inquinamento, nonche’ sul risparmio idrico: sono gli obiettivi fissati dal Piano di tutela delle acque lucane, approvato dalla Giunta regionale, su proposta dell’assessore all’Ambiente, Territorio e Politiche della sostenibilita’, Vincenzo Santochirico.

L’orientamento seguito e’ stato quello di considerare i corpi idrici non soltanto come una risorsa sfruttabile, ma come un sistema il cui equilibrio va mantenuto e rispettato.

Per elaborarlo, si e’ resa necessaria una approfondita conoscenza, una visione complessiva e documentata della situazione idrica dei bacini della regione, al fine di proteggerli con opportune misure che permettono un controllo globale. Il provvedimento introduce anche misure per il risparmio idrico, prevedendo la riduzione delle tariffe per le utenze industriali sulla basa del riutilizzo di acqua reflua.
Fonte: ASCA

La gestione dei rifiuti in Basilicata: per il WWF un suicidio ambientale!

L’emergenza che nei giorni scorsi ha interessato Potenza con grandi quantità di rifiuti accumulati nelle strade della città, nonostante le rituali, rassicuranti dichiarazioni delle autorità, dovrebbe farci riflettere su quello che rappresenta il sistema di gestione dei rifiuti in Basilicata. Un sistema ambientalmente ed economicamente insostenibile, basato essenzialmente sulla logica dello smaltimento e, quindi, lontanissimo dai principi sanciti dalla normativa europea e nazionale secondo i quali, una corretta gestione dei rifiuti deve passare in primo luogo attraverso politiche di prevenzione, in secondo dal recupero di materia e solo successivamente dal recupero di energia e quindi dallo smaltimento.

In Basilicata, infatti, è stata letteralmente invertita la scala gerarchica di tali azioni, privilegiando sostanzialmente lo smaltimento in discarica e l’incenerimento a discapito della prevenzione e soprattutto del recupero di materia mediante la raccolta differenziata nella quale siamo il fanalino di coda in Italia con un misero 7% di rifiuti differenziati. Rincorrere la disponibilità di discariche più o meno a norma, nelle quali sversare i nostri rifiuti, come è stato ampiamente dimostrato da esperienze pregresse, rappresenta solo la dimostrazione di una incapacità di gestire un problema di elevata rilevanza ambientale, sociale ed economica per la nostra società.

Basti solo pensare ai progetti per la realizzazione di nuove discariche a Venosa, Atella, Lauria, Colobraro per farci comprendere quale attenzione dimostriamo verso il nostro territorio e soprattutto verso alcune risorse fondamentali della nostra economia locale legate proprio alla qualità dell’ambiente come, ad esempio, le acque minerali e l’aglianico del Vulture!

Non dovremmo dimenticarci, inoltre, che in una situazione di gravissima crisi economica come quella attuale, la raccolta differenziata spinta dei rifiuti per il recupero di materia andrebbe a favorire tanti nuovi posti di lavoro (circa 20 volte in più dell’incenerimento!), ridurrebbe enormemente i costi ambientali legati allo smaltimento, farebbe risparmiare enormi quantità di energia, consentirebbe ai cittadini di risparmiare sulla tariffa di smaltimento.

Come WWF, da anni diffondiamo tali concetti, anche nella nostra regione, con convegni, pubblicazioni studi analitici e progetti didattici che oramai sono condivisi a tutti i livelli scientifici, economici e istituzionali. Purtroppo al di là di proclami ed obiettivi minimi peraltro disattesi, inseriti in una pianificazione regionale e provinciale ormai obsoleta, la nostra regione non ha mai dimostrato una determinazione politica, più che tecnico-istituzionale, nell’affrontare seriamente la problematica dei rifiuti.

Ancora oggi, alla luce dell’emergenza vissuta dalla città di Potenza, le uniche soluzioni purtroppo ricorrenti sono rappresentante da “nuove discariche” e “nuovi inceneritori”!

La recente approvazione da parte del Consiglio Regionale della Basilicata di un disegno di legge che modifica la legge del 2001 sul ciclo dei rifiuti istituendo un Ambito unico per tutto il territorio regionale e liquidando le due ATO provinciali, sebbene riteniamo che i problemi attuali non siano legati all’organizzazione degli ambiti ma piuttosto al sostegno “politico” venuto a mancare a tali organismi, auspichiamo, con un pizzico di “residuale ottimismo”, che ci sia un cambiamento radicale nella nostra regione e che finalmente, se non altro per mero opportunismo determinato dalle pesanti penalità verso le quali andremmo incontro per le inadempienze accumulate, si dia vita ad un efficiente sistema gestionale dei rifiuti, piuttosto che, ancora una volta, a un insostenibile sistema impiantistico di trattamento e smaltimento.

Gianfranco Botte Responsabile Energia e Rifiuti WWF Basilicata

Cinema: Programmazione da Venerdì 28 a Lunedì 1 Dicembre 2008 presso il Cineteatro EDEN di Villa d’Agri (Marsico Vetere)

Il musical rivelazione dell’anno arriva al cineteatro Eden di Villa d’Agri! HIGH SCHOOL MUSICAL: Il passaggio dalla TV al Grande Schermo non vi deluderà!!!

E poi… “L’Uomo che ama”… la storia di un amore in scadenza nella Torino contemporanea…

BUONA VISIONE!


da Venerdì 28 a Lunedì 1
ore 17:00 – 19:00

Trailer:

Alla East High School fervono i preparativi per il musical di primavera che per alcuni chiuderà l’anno scolastico e per altri l’intera stagione liceale. In attesa di prendere l’agognato diploma, i Wildcats si interrogano su quale sarà il loro futuro fuori dalle familiari e sicure aule della scuola che li ha visti crescere. Se Gabriella ha già scelto la Stanford University, Troy è combattuto tra il dovere di frequentare l’Università locale che il padre ha selezionato per lui – e che gli permetterebbe di continuare a giocare in squadra con l’amico del cuore Chad – e il desiderio di conciliare il basket con il teatro. Rimanere nel New Mexico vorrebbe anche dire separarsi da Gabriella. Nel frattempo la signora Darbus, l’insegnante di teatro, ha comunicato ai suoi alunni che al musical di primavera saranno presenti due selezionatori della Juilliard per individuare tra i partecipanti il candidato all’unica borsa di studio messa in palio dalla prestigiosa scuola d’arte di New York.

Inizia con un’apparente sconfitta l’atto terzo di High School Musical. I Wildcats, impegnati nella finale di basket, sono sotto di parecchi punti e hanno solo il 4° quarto per conquistare la vittoria. “Ora o mai più” è il canto di incitamento che permetterà alla squadra di ribaltare il risultato un attimo prima dello scadere del tempo. Il messaggio del musical della Disney che debutta sul grande schermo dopo aver superato a pieni voti l’esame televisivo, è contenuto negli ultimi minuti di una partita che mette in chiaro anche l’orientamento del film. I passi coreografati in campo sottraggono il musical al palcoscenico in un lavoro di rinnovamento che utilizza stili di danza moderni (ma non acrobatici come ci aveva abituati un certo cinema di ultima generazione) e graziose canzoni pop facilmente assimilabili.

Sebbene il trillo della campanella riporti alla memoria i tempi di Saranno famosi (la serie televisiva ispirata al film), i ragazzi della East High School non sono costretti a lunghe e faticose lezioni, non si devono applicare in plié, attitude o arabesque, non indossano tutù né conchiglie e vivono in una bolla di sapone dove l’unico dramma è rappresentato dall’imminente separazione e dalla paura di sbagliare. Anche gran parte dei balletti prima di venire allestiti sul palco del musical di primavera si sviluppano in una dimensione fantastica e patinata. Considerato che si tratta di un prodotto della Disney rivolto a giovani e giovanissimi (adolescenti nell’età dei primi amori ma anche bambini che si affrettano a chiudere gli occhi di fronte al più casto dei baci), High School Musical 3 non tradisce le aspettative. Al contrario regala cento minuti di sano intrattenimento al ritmo delle buone prove di ballo e recitazione degli ormai celebri protagonisti che non mancano di salutare il loro pubblico con uno sguardo velato e commosso.

Fonte: My Movies

da Venerdì 28 a Lunedì 1
spettacolo unico ore 21:30

Trailer:

Roberto ama Sara. La ama la notte, la ama col sole, la ama lungo il fiume, dentro una macchina, sotto e sopra le lenzuola. Dopo avere interrotto una storia d’amore e di convivenza, a un passo dal matrimonio e dalla paternità, Roberto ha voglia di ricominciare e di sgombrare il cassetto del passato. Sara invece resiste al suo amore esagerato fino a trasformare un telefono spento in un silenzio assordante. Roberto indaga e scopre il tradimento. Sara ha fatto l’amore con l’uomo sbagliato, coniugato e amato più di lui. Disperato, Roberto la respinge e la pretende, la disprezza apertamente e la ama ostinatamente. Tra notti insonni, appostamenti notturni e passeggiate appannate, l’uomo che ama esaurisce gli eccessi e impara l’amore.

Di che cosa parla Maria Sole Tognazzi quando parla d’amore? Parla di uno sguardo (maschile) attraversato dalla forza desiderante dei corpi e dal potere di attrazione della carne. Parla di un cinema del separarsi e del soffrirsi addosso per un amore che non ha più tempo, un amore in scadenza. Attraversando Torino, i suoi marciapiedi e i suoi portici, L’uomo che ama racconta la fatica di una storia che finisce, la pena del distacco e l’inevitabile autocombustione di un sentimento. La regista procede nel pedinamento psicologico del suo personaggio, il Roberto ossessionato (e ossessionante) di Pierfrancesco Favino votato all’eccesso dal cromosoma melodrammatico. Resta incollata a lui, senza perderlo mai di vista, seguendolo anche negli interstizi insignificanti e vuoti della sua giornata (fare la doccia, preparare il caffé, camminare per strada, guardare attraverso una finestra), dove si manifesta l’intensità dell’amore e dove poi si manifesterà la sua fine. La messa in scena della passione tra Sara e Roberto, che ha cessato di amare un’altra donna e di svegliarsi all’ “alba” con lei, prepara la propria scomparsa e mima la propria rottura dentro un cinema di soli corpi, cuori e lacrime. Nel duetto Roberto parte svantaggiato perché, folgorato da Sara al primo incontro, sembra esserne la vittima predestinata. Ma vittima è pure l’Alba senza sorpresa della Bellucci. Perché l’uomo che ama oscilla disperato tra il rimpianto di chi ha cessato di amare e la paura di un amore appena arrivato e svanito in un fragoroso silenzio.

L’amour fou di Favino diventa ridicola ostinazione per una relazione totale e perfetta soltanto nella sua testa. Lo sfondo dell’ Uomo che ama è il normale ritratto di una realtà urbana in cui irrompe l’amore eccessivo del protagonista. Lungo il Po scorre un film declinato al maschile e riuscito soltanto a metà perché cerca di riassorbire il dolore piuttosto che capirlo, perché promette qualcosa di profondo nella scrittura e non lo mantiene nel visibile, perché si perde in spiegazioni continue e in storie e strade parallele, che conducono al lago o all’ospedale, perché cerca un equilibrio quasi impossibile tra il sorriso e il dramma, perché crea più attesa di quanto sia in grado di sopportare. Nondimeno, negli occhi di Favino, resta il calore di ciò che è insondabile. Quell’abbandonarsi, senza difese, al mistero del cuore.

Fonte: My Movies

WWF: ‘GLOBAL DEAL’ per un mondo a carbonio zero rivoluzione possibile

Nel dossier 2009 anno del clima: Effetto Global Deal, il WWF Italia traccia la mappa attraverso cui ‘il Pianeta sociale’ potrà vincere i cambiamenti climatici, superare la crisi economica e assicurarsi un futuro

28 e 29 novembre: due giornate ‘clou’ per la consegna del Calendario WWF Anno del Clima Il WWF sarà ricevuto dal Quirinale, dalla Conferenza Stato Regioni, da Presidenti regionali e da centinaia di comuni

Il WWF invoca per il pianeta un Global Deal sul clima (il nuovo accordo globale dopo il termine del primo periodo di impegni previsti da protocollo di Kyoto) da chiudersi a dicembre 2009, attraverso un percorso a tappe obbligate, delineato dal calendario dei vertici internazionali che vedrà i governi impegnati nel corso di tutto l’anno: questa è per il WWF, la sfida che il mondo deve cogliere per superare la crisi economica attuale e andare verso un mondo a Carbonio Zero.

Secondo i dati più recenti della ricerca scientifica i cambiamenti climatici stanno avvenendo ad un ritmo più veloce di quanto previsto dai modelli pubblicati dal Comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) nell’ultimo rapporto del 2007. In altre parole, i 3.800 scienziati, vincitori del Premio Nobel per la pace nel 2007, avevano peccato di ottimismo, mentre da qualche angolo si gridava al catastrofismo.

“ Solo un intenso, laborioso, responsabile lavoro di cooperazione tra i governi, un’alleanza tra ambiente, industria, agricoltura, finanza, economia potrà portare all’adozione di un Trattato Globale sul clima – commenta Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia – Un grande piano di riforme equo, efficace e coerente con le indicazioni della migliore conoscenza scientifica disponibile che metta l’umanità al riparo da conseguenze senza ritorno dovute all’impatto dei cambiamenti climatici e ci fornisca una capacita’ di maggiore controllo del nostro futuro”.

Molti si sono già mossi e alcuni risultati si vedono: nel 2006 in Europa l’incremento della capacità generativa di elettricità da fonti di energia rinnovabile ha superato quello da fonti tradizionali, posizionando il Vecchio Continente come il primo continente avviato nella nuova era dell’energia. Negli Stati Uniti, dal 2000 al 2007, la potenza eolica installata è cresciuta da 18.000 a circa 92.000 megawatt; nel 2008 questa capacità ha superato la soglia dei 100.000. La Danimarca è la nazione leader nel mondo per la quota di energia elettrica proveniente dall’eolico, con il 20% del totale dell’energia utilizzata dal paese e sta pianificando l’espansione del parco eolico a copertura del 50% del fabbisogno elettrico nazionale. La Germania nel 2007 ha installato oltre 1.100 megawatt di potenza in impianti fotovoltaici, diventando così il primo paese al mondo in un solo anno per aver installato più di un gigawatt (in Italia nello stesso anno appena 100 MW), 38 volte meno). Sul versante industriale, alcune grandi aziende, superando la politica dei loro governi, hanno attuato strategie di riduzione delle emissioni, guadagnandoci in miliardi di dollari e incremento della produzione: la Du Pont, nel 2007 ha ridotto le emissioni del 72% rispetto al 1991 e l’utilizzo globale di energia del 7% risparmiando 3 miliardi di dollari. La ST Microelectronics, si è posta l’obiettivo di raggiungere zero emissioni di gas serra entro il 2010 e contemporaneamente di incrementare la produzione di 40 volte. La più grande catena di negozi al dettaglio del mondo, la Wal-Mart si è data l’obiettivo di ridurre del 5% gli imballaggi entro il 2013 eliminando 213.000 camion dalla strada e risparmiando circa 324.000 tonnellate di carbone e 350 milioni di litri di carburante diesel l’anno. Le grandi aziende sono anche protagoniste di Climate Savers, il Programma Internazionale WWF che propone l’adozione di volontari piani di riduzione delle emissioni di gas serra, attraverso strategie e tecnologie innovative. Sono già Climate Savers 18 Aziende Internazionali tra cui Hewlett Packard, IBM, Nokia, Sony. Nel 2005 IBM ha raggiunto una riduzione delle emissioni di CO2 del 40% rispetto ai livelli del 1990. Risparmio economico stimato: circa 115 milioni di dollari. Entro il 2010 le aziende Climate Savers avranno collettivamente ridotto le proprie emissioni di circa 13 milioni di tonnellate l’anno, che equivale a togliere dalla circolazione circa 3 milioni di automobili ogni anno.

“Contro un clima che cambia, cambiamo le modalità di utilizzo dell’energia. Abbiamo una nuova, rivoluzionaria infrastruttura fatta di fotovoltaico, solare termico, eolico, biomasse, cogenerazione, geotermoelettrico, efficienza energetica, risparmio che aspetta di diventare realtà e sancire il principio di una rivoluzione industriale per la sostenibilità – aggiunge Gianfranco Bologna – Bisogna creare i cosiddetti ‘colletti verdi’, prevedendo forme adeguate di istruzione e formazione professionale. Serve un impegno corale della società e del mondo intero che deve essere sostenuto da profonde riforme in ciascun paese. Questa opportunità può fornirci i mezzi per ripensare il nostro modo di produrre e consumare, con la migliore capacità di visione e di innovazione possibile. Tutti devono svolgere la propria parte: istituzioni, imprese, cittadini. Questo importante cambiamento di rotta ci consentira’ di far rientrare i nostri modelli di sviluppo socio-economico nell’ambito della biocapacita’ dei sistemi naturali che ci sostengono come indicato dal rapporto internazionale del WWF “Living planet report 2008” lanciato in tutto il mondo l’ottobre scorso.

LE ISTITUZIONI RICEVONO IL CALENDARIO ‘ANNO DEL CLIMA’ DEL WWF:
Il WWF ha inaugurato l’Anno del Clima lo scorso 10 novembre con la consegna al Presidente della Camera, on. Gianfranco Fini, di uno speciale Calendario che evidenzia le date di vertici mondiali e appuntamenti istituzionali cruciali insieme al Dossier “Effetto Global Deal”, un vademecum che approfondisce il contesto scientifico, internazionale e nazionale, nonché le opportunità di innovazione. Il giro di incontri proseguirà il 28 novembre con la consegna presso il Quirinale e nel pomeriggio con i rappresentanti della Conferenza Stato Regioni; sabato 29 il WWF sarà ricevuto dai Presidenti regionali di Toscana, Marche, Puglia, Sardegna, Sicilia, Liguria, Basilicata e da centinaia di comuni incontrando, tra gli altri, il sindaco di Venezia Cacciari, di Bari Emiliano, gli assessori all’ambiente di Milano, Roma, Napoli, Genova. Il 2 dicembre sarà la volta della Regione Piemonte, Veneto e del Comune di Torino.

In Basilicata la consegna del calendario Anno del Clima avverrà sabato 29 alle ore 10.00 presso il Dipartimento della Giunta della Regione Basilicata; Il Presidente Regionale del WWF Vito Mazzilli ed il Codirettore Generale del WWF Italia Gaetano Benedetto incontreranno il Presidente della Regione Basilicata Vito De Filippo. Giovedì 04 dicembre alle ore 13.00 presso la sede del Comune di Potenza sarà la volta del Sindaco di Potenza Vito Santarsiero ricevere il calendario Anno del Clima da parte del Presidente del WWF Basilicata Vito Mazzilli.

“L’impegno che ci siamo assunti, ovvero, richiamare l’attenzione delle istituzioni sul tema dei cambiamenti climatici, lo manterremo per tutto il corso dell’Anno del Clima – ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile del Programma Clima ed Energia del WWF Italia – la sfida di un Global Deal per il Clima va raccolta subito: il Governo deve contribuire con una strategia nazionale davvero innovativa, subordinando gli investimenti alla decarbonizzazione, e con un ruolo finalmente positivo a livello europeo e internazionale, specie come presidente del G8. Dai Governi regionali e locali ci attendiamo un ruolo propulsivo, sia per ottenere un atteggiamento costruttivo dell’Italia sia per cominciare a far vivere la nuova rivoluzione sostenibile sul territorio”.

I cardini del Trattato internazionale sul clima dovranno ruotare attorno a pochi, seppur fondamentali e giganteschi impegni, vale a dire riduzione delle emissioni climalteranti per i paesi industrializzati almeno del 30% entro il 2020; impegno globale di riduzione dei gas a effetto serra dell’80 per cento entro il 2050; finanziamento urgente alle politiche di adattamento nei paesi più vulnerabili; accesso alle tecnologie pulite e sostenibili per le economie in via di sviluppo.

“L’accordo globale sul clima dovrà porre le basi per andare verso un mondo a Carbonio Zero – sottolinea Mariagrazia Midulla – È su questo che si dovrà fondare la Nuova Economia, e il luogo naturale dove ciò potrà avvenire è la Convenzione delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico (UNFCCC). Il nuovo accordo sul clima dovrà lanciare una grande sfida, quella della decarbonizzazione del pianeta attraverso un percorso e tappe stabilite. Ma i paesi sviluppati devono confermare e aderire all’obiettivo, già fissato a Bali nell’ambito dei paesi aderenti al protocollo di Kyoto, di una riduzione delle emissioni del 25 – 40% entro il 2020. L’Italia dovrà giocare un ruolo molto importante per il raggiungimento di un accordo globale sul clima a Copenaghen nel dicembre 2009: a luglio del prossimo anno, infatti, ospiterà il G8, l’incontro dei Capi di Stato e di Governo delle economie più forti del Mondo. E’ indispensabile che gli 8 leader delle maggiori economie mondiali diano l’impulso decisivo a un accordo globale sul clima equo, efficace e basato sugli scenari e le indicazioni della migliore conoscenza scientifica disponibile. Le prossime settimane saranno cruciali anche per il Pacchetto clima ed energia europeo: se verrà approvato tempestivamente, la UE dimostrerà agli altri paesi, in particolare a quelli in via di sviluppo, la volontà dei paesi industrializzati di affrontare seriamente la riduzione delle emissioni”. Dal 1 dicembre, a Poznan, in Polonia, riprenderanno le trattative per il nuovo accordo sul clima (COP14): “Occorre che finalmente si passi dalle idee al negoziato verio e proprio”, sottolinea Midulla che sarà presente al Summit di Poznan.

Nel Dossier del WWF si elencano gli scenari del clima che cambia, lo stato di conoscenza scientifica, domande e risposte sul nuovo Accordo Globale, quali sono gli ‘attori’ principali dei negoziati internazionali; si analizzano le politiche per il clima, il ruolo del Governo, delle Regioni, delle Province e dei Comuni nella lotta al cambiamento climatico; infine, si analizza la sfida dell’innovazione di un’energia che cambia e le ‘migliori pratiche’ sostenute dal WWF, come il programma internazionale “Climate Savers” e il progetto “Top Ten”.

Roma – Ufficio stampa WWF Italia
Ufficio stampa WWF Italia – 02-83133233 – 329 8315718
http://generazioneclima.wwf.it
Ufficio stampa WWF Basilicata 0971411382

  • Il Dossier “Effetto Global Deal” è scaricabile sul sito: http://generazioneclima.wwf.it
  • E’ on-air da sabato 22 novembre, negli spazi RAI per il Sociale, il nuovo Spot del WWF “Microonde”, realizzato insieme all’agenzia Y&R con la regia di Luca Lucini.
  • Dal 28 novembre sarà possibile scaricare il Calendario “Anno del clima” e partecipare alle iniziative legate alle date cruciali sul clima organizzate dal WWF.

Parco della Val d’Agri: CSAIL, evitare la guerra di campanile sulla sede

“La guerra di campanile, che si è scatenata da qualche tempo, per “accaparrarsi” la sede del Parco Nazionale Val d’Agri, è inutile ed anzi dannosa perché distoglie dai veri obiettivi ai quali, non a caso, con stile di assoluto riserbo, sta lavorando il commissario Totaro”.

E’ quanto sostiene il presidente del Csail Filippo Massaro rilanciando l’iniziativa del “Parco day” che – precisa – “può diventare una sorta di mediazione tra le varie candidature, tutte legittime, di Comuni, associazioni, movimenti, comitati nel tentativo di introdurre un metodo nella scelta che deve rispondere ad alcune caratteristiche fondamentali:

  • centralità rispetto all’intera area del Parco;
  • valenze ambientali-naturalistiche particolari ed anche culturali-storiche;
  • infrastrutture e contenitori da destinare ad attività dell’Ente;
  • collegamenti viari adeguati.

Ho letto invece di autocandidature che non hanno nessuno di questi aspetti e rispondono solo a “capricci municipalistici”, mentre accade che si carica eccessivamente di significato la sede del Parco che pur avendo indubbi benefici su piccole realtà comunali sarà sempre una struttura tecnico-amministrativa al servizio di tutte le comunità, gli operatori e le popolazioni.

Il modello di Parco che vogliamo – sottolinea Massaro – deve avere caratteristiche del tutto inedite rispetto a quelle che si riscontrano in altri Parchi italiani, compreso il Parco del Pollino, perchè non si può certamente “esorcizzare” la presenza a ridosso del comprensorio naturalistico da tutelare delle compagnie e società di ricerca ed estrazione di petrolio. Pertanto diventa necessario individuare strumenti e modalità per la coesistenza di ambiente-territorio e giacimenti di idrocarburi e gas. Si tratta per questo di superare comportamenti di vetero-ambientalismo riferiti solo a difendere l’albero piuttosto che a pensare come possa produrre di più e di qualità. Sono certo che l’ing. Totaro sarà in grado di definire un primo programma di azioni e soprattutto coinvolgerà le popolazioni e le autonomie locali perchè non si ripetano più i fenomeni di inquinamento di aziende agricole ed aree rurali a ridosso del Centro Oli (le “famose vigne al petrolio”), i danni ad attività industriali e commerciali e complessivamente al turismo. Al neo commissario – dice Massaro – non mancherà il sostegno del CSAIL.

Filippo Massaro

La Regione chiusa con un fax. La bancarotta della Basilicata

Ferrandina. La remota Baviera pubblica del Sud chiude con un fax. I manager delle multinazionali, in Valbasento, da mesi non vengono più. Comunicano. Poche righe, inviate da qualche ufficio lontano, per spiegare che la crisi del mercato Usa, che il crollo delle Borse, che il calo dei fondi pensione. Che la Cina e che l’ India, eccetera. Pochi minuti, insomma, per abbassare i basculanti e appiccicare sul cancello l’ avviso agli operai: “Da oggi a casa”.

Il cuore della nuova recessione italiana, che silenziosamente respinge il Meridione nella povertà del dopoguerra, è sepolto in Basilicata, da qualche parte, tra Ferrandina e Pisticci. Il “polo della chimica”, voluto da Mattei e liquidato da Fanfani, è un deserto di capannoni pericolanti. Sconfinati parcheggi vuoti. Piazzali invasi da erbe seccate. Campi da tennis coperti da muschi e con la rete sfasciata tra i gelsi. Ciminiere spente. I vetri rotti rivelano stabilimenti fermi. Pochi custodi del nulla, abbandonati qui come cani, rossi e rabbiosi per il dolore e per la nostalgia dei loro olivi soffocati, minacciano chiunque si avvicini. Sulle colline di terra smossa sono appoggiati, quasi fossero concime, sacchi bianchi di amianto.

Tra le fabbriche, riconvertite nel tempo alla meccanica, o a qualsiasi lavorazione avvelenata, si nascondono le case incompiute per i dirigenti mai trasferiti. Le occupano famiglie operaie, cassintegrati decennali, neo disoccupati, giovani sposi precari. Si vergognano di vivere su al paese antico. Con “ottocento euri” al mese abitano le stanze di un fallimento, giù nel villaggio nuovo.

Sotto le finestre, rivoli aromatici di trielina confluiscono nel letto prosciugato del Basento. I maschi, troppo vecchi per rifare la valigia, sperano che sotto il cimitero dell’ industria assistita si celi la necropoli di una bonifica eterna. Si consegnano all’ inquinamento, condanna e salvezza estreme, ostili ai comitati che dopo anni denunciano la morte di centinaia di colleghi intossicati. Tagliati, in pochi mesi, altri 1300 posti di lavoro. Nessuno si incatena ai macchinari, come un tempo, occupa strade dove non passa che qualche trattore, o fa lo sciopero della fame.

Contro chi, se un padrone ignoto si fa chiamare globalizzazione? Michele Sirago, appena licenziato, mostra un passo di Carlo Levi, confinato da Mussolini pochi calanchi più in là: «Nessuno ha toccato questa terra se non come un conquistatore o un nemico o un visitatore incomprensivo. Le stagioni scorrono sulla fatica, oggi come tremila anni prima di Cristo: nessun messaggio umano o divino si è rivolto a questa povertà refrattaria». L’ indicazione però, mezzo secolo dopo, è chiara. L’ industria politica fondata sullo Stato, o aggrappata ai favori di Colombo, crolla. La delocalizzazione straniera in Italia, chiude. La linea dell’ economia e della ricerca abbandona i meridioni e si concentra nei nord dell’ Occidente. Il lavoro operaio si trasferisce negli Orienti dell’ Europa e dell’ Asia. La Basilicata, simbolo della parodia clientelare dello sviluppo affidato a catastrofi e ricostruzioni, precipita nel vuoto della rinuncia alla propria vocazione. «Ci vorrebbe un terremoto ogni dieci anni – dice lo storico Raffaele Giuralongo – perché il Sud ormai produce solo il cemento delle opere pubbliche.

La recessione, qui, è una sentenza senza appello: essere l’ impresentabile e irraggiungibile retrovia tossica della riconversione verde del Nord». Non se ne parla, nell’ ottimista tivù padanizzata. Ma nel Paese che inizia a fare i conti con la spietatezza dei propri errori, c’ è una terra dispersa già in caduta libera. La Basilicata, venduta come modello della modernizzazione meridionale, è la regione italiana dove negli ultimi due anni ha chiuso il maggior numero di imprese. Detiene, in percentuale, il record dei posti di lavoro perduti. Segna l’ esodo più massiccio di emigrati negli ultimi tre anni e il più drammatico crollo demografico del Sud. È l’ unica regione dove sono negativi sia il saldo naturale sia quello migratorio. In pochi mesi hanno perduto il lavoro oltre 7 mila persone, strappando al Piemonte il primato dei giorni in cassa integrazione. In tre anni si è passati da un crescita del 3% ad un recessione dell’ 1%. In nessun luogo l’ indebitamento delle famiglie è esploso del 50%. Le imprese in crisi, da gennaio, sono 152, seimila i lavoratori in mobilità, ottomila i posti a rischio entro la primavera.

La Fiat di Melfi, campione europeo di produttività, ventila per il prossimo anno sei mesi di stop: novemila, con l’ indotto, gli operai che intravedono lo spettro dell’ impossibilità di pagare il mutuo. Eppure, questa, è la regione più industrializzata del Meridione, quella che ospita lo stabilimento automobilistico più importante, quella dove lo Stato ha effettuato il più grande investimento degli ultimi trent’ anni. Naviga sul giacimento petrolifero di terra più ricco d’ Europa, vanta il bacino idrico più generoso del continente, la diga più imponente.

Sette distretti industriali, grazie al sisma del 1980, ospitano i gioielli dell’ imprenditoria nazionale e straniera. Un tesoro di carburante, gas, acqua e motori, sfumato tra le mani di seicentomila abitanti rimasti poveri. «La Basilicata – dice il sociologo Davide Bubbico – ospita solo filiali, terminal produttivi, catene di montaggio. Come il resto del Sud, non ha generato imprenditoria, un progetto economico interno. Si fabbricano voti per la politica, non beni per il mercato. Non ci sono teste. Per questo la somma esplosiva delle crisi spazza via le aziende con una velocità impressionante. Resta una massa di ricattabili depressi: vittime di un sistema incompatibile con il mondo ridisegnato dal tramonto di un’ epoca». In nessun altro luogo, come in questo follemente sacrificato territorio contadino, si avverte oggi il senso di abbandono disperato che rioccupa le periferie del Paese. I quotidiani locali aprono ogni giorno con il bollettino dei fallimenti e dei processi contro i truffatori di contributi. Da quattro mesi, per un viadotto pericolante, l’ autostrada è interrotta prima di Potenza.

L’ interporto, dopo vent’ anni di progetti, non si farà. Tramontato, dopo cinquant’ anni di dibattiti, anche l’ aeroporto. Trenitalia ha appena annunciato i tagli dei principali collegamento ferroviari. In molti paesi, nonostante la distribuzione pubblica di computer, non arrivano Adsl, segnale telefonico, metano. I negozi, il pomeriggio, aprono dopo le 17. Le case non si vendono più e nel capoluogo è scoppiata la “guerra del pane” contro i gruppi di acquisto popolare che lo distribuiscono per un euro al chilo.

«Se non fosse per oleodotti, acquedotti e vagoni di rifiuti – dice l’ economista Nino D’ Agostino – saremmo già isolati. Ci stiamo trasformando in una discarica-serbatoio, popolata da cassintegrati, vecchi, badanti rumene ed emigranti». Il “distretto del salotto”, fuori Matera, è lo specchio dell’ ignorato choc dell’ economia meridionale. Tre aziende di divani imbottiti, fino a tre anni fa, offrivano lavoro a 14 mila persone ed esportavano in tutto il mondo. Una è fallita, due oscillano tra contributi, ammortizzatori sociali e delocalizzazioni. Restano 3 mila occupati, a casa per settimane. Stabilimenti e magazzini sono sbarrati. «All’ inizio – dice Corrado Asquino, ex dipendente di un’ agenzia interinale – lottavamo con il sindacato per avere subito la liquidazione, invece della cassa integrazione. Uscivi dalla fabbrica e ti assumeva il laboratorio a fianco. In sei mesi sono spariti tutti».

L’ abisso della smobilitazione affiora però nella zona industriale di Potenza. A Tito Scalo, da settembre, hanno chiuso le multinazionali più importanti. Tre nelle ultime quattro settimane. Americani e tedeschi se ne vanno: riportano il lavoro in patria, o nei Paesi dove la mano d’ opera costa meno e i sindacati non esistono. Centinaia di famiglie non arrivano più nemmeno alla seconda settimana. Le donne, fuori dai supermercati, vengono fermate con la bistecca sfilata dal vassoio e nascosta nel fazzoletto dentro la borsetta. Rimane il veleno nei terreni, su cui tornano greggi a pascolare, il business miserabile delle bonifiche a pagamento. Il Comune ha vietato l’ uso dell’ acqua per dissetare bestie e campi. Sul cancello di un’ industria abbandonata, un cartello dice “se il destino è contro di noi, peggio per lui”. Anche nella “Sinoro”, metafora della rapace industrializzazione lucana, rimangono solo i custodi asserragliati. È il più grande stabilimento cinese in Italia. Doveva trasformare l’ oro in gioielli. Vent’ anni di vita, venti milioni di euro pubblici scomparsi, tre fallimenti, tre nomi cambiati. Mai prodotto un orecchino, solo due corsi di formazione finanziati con 400 mila euro. Sei giorni fa, la grottesca richiesta italiana di risarcimento alla Cina.

«Dobbiamo riconoscere – dice Antonio Mario Tamburro, rettore dell’ Università della Basilicata – che abbiamo sbagliato tutto. Non è un caso se questa regione e il Meridione si risolvono in un elenco di occasioni perdute. La recessione mondiale travolge prima i territori più fragili, dove l’ economia è una finzione. Invece di lamentarci dobbiamo riconoscere che il drenaggio del denaro pubblico non funziona più. E che la società del Sud implode per cinque ragioni: classe dirigente impreparata, industria nata vecchia, prodotti privi di innovazione, infrastrutture inesistenti, vocazione territoriale tradita». Le conseguenze, con la frenata occidentale, sono drammatiche. Nove giovani laureati su dieci lasciano la Basilicata entro sei mesi. Quattro maschi attivi su dieci, negli ultimi tre anni, sono emigrati. Otto immigrati extracomunitari su dieci, spina dorsale di ciò che resta dell’ agricoltura, cambiano regione entro un anno. Una fuga senza precedenti, da una terra meravigliosa che si svuota nella distrazione assoluta del Paese. Nel Novecento se ne andavano poveri e analfabeti.

Nel Duemila partono ricchi e laureati. Gli emigrati però, per la prima volta, trovano negli immigrati concorrenti più convenienti di loro. Il fallimento si nasconde lontano dalla culla. La stessa corsa all’ energia, in Val d’ Agri, tradisce più il profilo di uno scippo, che l’ opportunità di un riscatto. Tra Viggiano e Sant’ Arcangelo scorre l’ 80% del petrolio italiano, oltre il 10% del fabbisogno nazionale. Le compagnie pagano localmente le royalties più basse del pianeta: 7%, contro il 50% di Paesi arabi e America del Sud. Poche centinaia i posti di lavoro, legati alla manutenzione delle condotte verso Taranto. Quantità di combustibile estratto e tassi di inquinamento sono affidati al monitoraggio degli stessi produttori. Regione e Comuni impiegano i proventi delle trivellazioni per tappare buchi e comperare consenso. La cassaforte delle risorse naturali italiane, che i paesani chiamano amaramente “Lucania saudita”, consumata per riprodurre il sistema del ricatto ai miserabili.

«Milioni di euro – dice l’ economista Pietro Simonetti – per sagre, lampioni, convegni e centri per il recupero dell’ arpa. Potremmo finanziare lo sviluppo, tagliare i costi locali dell’ energia, abbattere i tassi dei mutui, riconvertire le imprese, rifondare un modello economico capace di unire il Meridione attorno alle sue risorse secolari. La politica non ha ancora compreso la dimensione della crisi reale che ci investe: salva l’ Alitalia, si rianima sulla Rai, e non vede che il Sud è sull’ orlo di una rabbiosa mobilitazione di massa».

Anche Melfi, epicentro industriale tra Bari e Napoli, per la prima volta trema. Dieci settimane di cassa integrazione, nella Sata – Fiat di Lavello, tra luglio e Natale. I parcheggi riservati ai 5480 operai sono vuoti. Deserti i capannoni delle venti aziende dell’ indotto. I piazzali interni traboccano di auto da consegnare. I dipendenti, anche questa settimana, raccolgono olive e castagne, o pigiano l’ uva. Nel bar del distributore di benzina si cerca di capire perché, se oggi fallisce una banca a New York, domani saltano gli stipendi a Venosa. «Eravamo i giapponesi d’ Europa – dice Libera Russo, impiegata – un esempio di qualità. Ma se fatica il Nord, alle prese con i tagli europei, difficile che qualcuno salvi questo Sud». Un annunciato effetto a catena. Le imprese lucane, aperte per consumare i fondi pubblici, impiegano solo braccia. Sono qui perché anno ricevuto soldi, terra, uomini, sicurezza e assenza di diritti. La responsabilità, pur promessa, non è mai arrivata, come la ricerca e il portafoglio.

«Il lavoro – dice Antonio Pepe, segretario regionale della Cgil – non si è trasformato in economia, l’ industria non è diventata progetto. Per questo, ora che alla politica mancano i soldi per l’ assistenza, l’ occupazione si estingue». La gente si era illusa di aver compiuto il salto nel consumo. A garantirlo, marchi come Fiat, Barilla, Ferrero, Parmalat, Coca Cola, Panasonic, Natuzzi, Eni, Total, Shell, più le multinazionali della chimica e della meccanica mondiale. Un caso unico, a sud di Bologna. Invece, all’ improvviso, il crollo secco che ridona al “Texas italiano” la sua identità di mediterraneo Meridione. «Il rischio – dice il vescovo di Potenza Agostino Superbo in un’ assemblea di operai licenziati – è che una generazione senta perduta anche la propria dignità». Un appello estremo, subito ottimizzato in locale rissosità di partito. «Intanto – dice Anna Maria Dubla, presidente di “Ambiente e legalità” – i russi sono pronti a stoccare il gas nei pozzi esauriti della Valbasento e il governo federalista sfila alla Regione anche la competenza sulle concessioni petrolifere. La Basilicata, presa per fame, non può più dire di no. Confonde il futuro, vende anche l’ ultima terra, chiude le fabbriche e si prepara ad essere discarica e ciminiera. Solo i disperati possono morire silenziosamente tra i rifiuti, o intossicati: il destino del Sud, che il Paese prontamente riconsegna, svuotato, a se stesso». Pochi, si salvano. Qualche grande contadino, un pugno di magnifici artigiani, alcuni ineguagliabili pastori, non più di dieci vignaioli d’ eccezione, un gruppo di ragazzi e di donne, come la scrittrice Mariolina Venezia, che si ostinano a credere nella cultura e nella natura. Fedele Agata, a 70 anni, a Ferrandina sta costruendo una sella di cuoio “per non perdere una capacità”.

Il figlio spreme la “maiatica nera” nell’ oleificio stretto tra le fabbriche fallite. Rino Botte, rientrato a Barile dopo una vita di gloria a Cremona, è ridisceso nelle cantine dell’ Aglianico. Non c’ è altro, oltre la “retorica dell’ impossibile”, di mondiale. Botte invece fa, e se ci pensa si commuove, fino a piangere in pubblico. Pochi esempi, pigri ed eterni, soli. E nessuno che accetti di ascoltare la drammatica lezione dei maestri semplici. -

GIAMPAOLO VISETTI

Fonte: Repubblica — 25 novembre 2008 pagina 29 sezione: CRONACA

CRISI IDRICA – Migliora la situazione nelle dighe Lucane


E’ in lieve miglioramento, ma resta critica, la situazione delle principali dighe della Basilicata, dopo le piogge e le brevi nevicate dei giorni scorsi.

Lo hanno stabilito le rilevazioni del Centro di Telecontrollo di Ginosa (Taranto) dell’Ente di irrigazione.
Oggi nei sei invasi lucani vi sono 59,5 milioni di metri cubi di acqua, rispetto ai 239,5 del 2007. A Montecotugno vi sono 8,2 milioni di metri cubi (rispetto ai 133,4 milioni di metri cubi del 2007), nel Pertusillo 17 milioni rispetto ai 34,8 del 2007, nella Camastra 3,8 rispetto agli 8,8 dello scorso anno. Non vi sono dati sulla diga del Basentello, dove lo scorso anno vi erano 17,4 milioni di metri cubi; a San Giuliano vi sono 28,1 milioni di metri cubi rispetto ai 44 del 2007, a Gannano, che lo scorso anno era totalmente vuota, vi sono oggi 2,1 milioni di metri cubi di acqua.

Fonte: Giornale Lucano