Monthly Archives: novembre 2008

CRISI IDRICA – Migliora la situazione nelle dighe Lucane


E’ in lieve miglioramento, ma resta critica, la situazione delle principali dighe della Basilicata, dopo le piogge e le brevi nevicate dei giorni scorsi.

Lo hanno stabilito le rilevazioni del Centro di Telecontrollo di Ginosa (Taranto) dell’Ente di irrigazione.
Oggi nei sei invasi lucani vi sono 59,5 milioni di metri cubi di acqua, rispetto ai 239,5 del 2007. A Montecotugno vi sono 8,2 milioni di metri cubi (rispetto ai 133,4 milioni di metri cubi del 2007), nel Pertusillo 17 milioni rispetto ai 34,8 del 2007, nella Camastra 3,8 rispetto agli 8,8 dello scorso anno. Non vi sono dati sulla diga del Basentello, dove lo scorso anno vi erano 17,4 milioni di metri cubi; a San Giuliano vi sono 28,1 milioni di metri cubi rispetto ai 44 del 2007, a Gannano, che lo scorso anno era totalmente vuota, vi sono oggi 2,1 milioni di metri cubi di acqua.

Fonte: Giornale Lucano

"Un figlio di nome Benito o Rachele e avrete subito 1500 euro"

1500 euro per ogni bambino o bambina che porterà il nome di Benito o Rachele, in onore di Mussolini. L’operazione nostalgia è firmata dal Movimento sociale-Fiamma Tricolore della Basilicata. Un modo, dicono dal partito di estrema destra, per “affrontare il problema dello spopolamento della Regione”.

Le condizioni per la concessione di questo contributo una tantum, da parte dello stesso partito, sono state fissate dal segretario regionale del partito, Vincenzo Mancusi, e sono rigide: Benito per i maschietti, Rachele per le femminucce; il parto deve essere avvenuto nel 2009, nei cinque paesi dell’area sud della regione (Calvera, Carbone, Cersosimo, Fardella e S. Paolo Albanese); i soldi devono tassativamente essere usati per il nascituro (per comprare culla, vestiti o alimenti). La stessa cifra, garantiscono, sarà destinata anche ai bambini nati da genitori extracomunitari. I paesi sono stati scelti perché, a causa dello spopolamento e del bassissimo tasso di natalità, sono a rischio cancellazione.

Per Mancusi questo è anche un modo per “onorare le radici profonde del partito” di cui è segretario regionale: “Noi rappresentiamo la destra vera, e non dimentichiamo la storia”. Definisce i nomi “simpatici”, e ci tiene a prendere le distanze da quanti hanno rinnegato il loro passato, Gianni Alemanno incluso: “Prima ha detto che il fascismo non era da tutto condannare, poi ha fatto marcia indietro. Ovviamente non sono d’accordo, perché sono tra quanti, a Fiuggi, dopo la vergognosa svolta di Gianfranco Fini, se ne andarono da quella carognata”.

Mancusi non ha problemi a sottolineare che “il fascismo non è tutto da condannare” e che, anzi, ha fatto “anche” del bene all’Italia: “Penso al nostro patrimonio urbanistico, tutto merito di quel periodo storico”.

Il contributo, ammettono gli stessi dirigenti del Movimento Sociale-Fiamma Tricolore, “non risolve certamente il problema dello spopolamento della regione”, ma è “un piccolo segnale di un piccolo partito. La regione Basilicata potrebbe fare molto di più”. Un’altra idea che viene lanciata è quella di far destinare “dalle Royalties del petrolio, almeno 1500 euro l’anno, fino al raggiungimento della maggiore età, per ogni bambino nato in qualsiasi comune della Basilicata per i prossimi 20 anni”.

La notizia è stata subito rilanciata da un quotidiano britannico, che fa notare come il nome Benito, oggi, sia praticamente scomparso, “per via del suo collegamento con la figura di Mussolini”.

Fonte: La Repubblica

Vivere col petrolio in Val D’Agri

In Val d’Agri presso il Centro Olio di Viggiano, vi è stato l’ennesimo incidente alla fiamma della torre di uscita del gas metano derivante dal petrolio, con boato e fuoruscita di materiale vario della combustione, materiale che si è sparso sulle abitazioni rurali degli abitanti di quella zona. Lo stesso Sindaco di Viggiano, l’Ing. Alberti, ha dichiarato che “sarebbe il caso di provvedere allo spostamento degli abitanti che vivono a contatto col centro olio, in luoghi più sicuri”. Il buon Sindaco ritiene finalmente, dopo tutto l’inquinamento che affligge quell’area, che la salute dei cittadini viene prima di tutto, poi si possono anche incassare le royaltes, ridurre le bollette del gas, erogare provvidenze varie agli agricoltori ed allevatori del territorio di Viggiano.

A dieci anni dall’accordo di programma tra l’ENI e la Regione, mai interamente rispettato, il WWF Basilicata ritiene che non vi siano elementi nuovi e più confortanti nello scenario dell’estrazione del petrolio in Basilicata: basti pensare al fatto che non vi è il monitoraggio continuo delle attività pur previsto dal suddetto accordo. La Val d’Agri ha dimostrato che le popolazioni lucane non hanno tratto quei vantaggi che erano stati promessi dal petrolio, che devono ancora aspettare per avere un ruolo dignitoso nel panorama dello sviluppo economico e sociale dell’Italia, per cui si sentono più testimoni che protagonisti di questa situazione, si sono sacrificati per il bene comune offrendo le loro risorse (petrolio, acqua, territorio) ed in cambio non hanno avuto molto, i giovani devono ancora emigrare per cercare lavoro fuori in situazioni disagiate in Italia ed Europa.

Ora si levano da più parti voci che confermano interamente quello che noi ambientalisti abbiamo detto dall’inizio di questa “avventura” del petrolio in Basilicata. Citiamo uno dei più autorevoli quotidiani italiani “Il Corriere della sera” che in una sua corrispondenza del 21 settembre 2008 a firma Carlo Vulpio, intitola un articolo :”Basilicata, il petrolio che non porta ricchezza”, sottotitolo: ”aumenta l’inquinamento, pochi assunti”. In questo articolo Vulpio denuncia che i cittadini della valle continuano ad emigrare, che i paesi si spopolano, il lavoro manca come prima, il petrolio puzza in tutta l’aria del Centro olio di Viggiano, la benzina si paga eguale alla pompa, sono a rischio i prodotti tipici della valle perché sempre più ricchi di idrocarburi, fa l’esempio del miele della api della Val d’Agri dove si sono trovate fragranze pericolose per l’uomo quali il benzene ed alcoli.

Citiamo ancora il Financial Times, testata economica londinese, il più prestigioso giornale economico d’Europa, che intitola una corrispondenza dall’Italia di Guy Dimore: ”10 anni sprecati per l’accordo ENI-Regione”. In questo articolo si descrive, tra l’altro, il territorio su cui insiste l’estrazione petrolifera come un territorio “ricco di foreste, fattorie ed antiche comunità”, “ territorio designato parco nazionale dove , in maniera incongrua, ci si imbatte in piattaforme petrolifere fra le cime degli alberi”, mentre “l’odore sulfureo delle attività petrolifere arriva ai villaggi medievali in cui la gente chiude la casa e va via”. Si parla ancora di politici locali che per la maggior parte appoggiano i piani delle compagnie abbagliati dalle royaltes. Viene citato il medico Pino Laveglia, un dottore del posto, che collega l’aumento dei casi di tumore alle attività petrolifere e per questo ha denunciato l’ENI.

Inoltre questo giornalista fa i conti in tasca all’ENI ed afferma che i costi produttivi sono di soli tre dollari per barile e che salgono ad otto se si include lo sviluppo. In sostanza il Financial Times tifa per il Parco, cosa che abbiamo sempre sostenuto noi del WWF, perché solo quest’ultimo può assicurare sviluppo e protezione ambientale. Il WWF Basilicata prende atto dell’esistenza del petrolio in Val d’Agri e del fatto che non ha risolto il problema dello sviluppo socio-economico nella Valle né lo risolverà in altre parti della Regione; ritiene, che esiste ora un’altra realtà che si chiama Parco Nazionale della Val d’Agri, istituito e con un governo provvisorio e quindi auspica che le royalties ricavate dall’oro nero si riversino in buona parte in attività di sviluppo sostenibile implementate dal Parco e che finalmente si realizzino le condizioni di lavoro che assicurino la permanenza dei nostri giovani nei loro paesi.

Ritiene, infine, cha alla luce dell’esperienza del petrolio in Val d’Agri, non sia più il caso di insistere con l’occupazione di altri territori della Basilicata e che la vocazione di questa Regione va nel senso di utilizzare le risorse naturali, aree protette, agricoltura ed attività connesse per la migliore condizione di vita delle popolazioni locali.

Il presidente del WWF Basilicata
Prof. Vito Mazzilli

Rubino secondo assoluto al trofeo inverno velocita’

Con un ottimo secondo posto in classifica generale si conclude il Trofeo Inverno Velocità per il pilota materano Angelo Raffaele Rubino che nell’ultima gara è salito ancora una volta sul podio. Ieri, nell’ultimo appuntamento di stagione, il giovane centauro del team Otello si è piazzato secondo dopo una prestazione degna di nota, archiviando positivamente questa ventesima edizione del trofeo barese che, in passato, ha visto correre anche Max Biaggi. Rubino era partito in quarta posizione, dopo un weekend di prove caratterizzato da pioggia e pista umida. Dopo lo start, alla prima staccata, il pilota iscritto con il club Matera Racing, aveva già recuperato due posizioni, risultando secondo, alle spalle di Fabio Gentile. Rubino si è subito messo all’inseguimento tentando, in più di una occasione, il sorpasso: per ben sette giri la Yamaha del materano ha tallonato minacciosamente quella di Gentile.

Poi, inspiegabilemte, Rubino ha rallentato ed è stato sorpassato da due piloti finendo al quarto posto e mandando il box in apprensione. “La visiera ha iniziato ad appannarsi –spiega Rubino- e ho dovuto rallentare finchè ho deciso, letteralmente, di strapparla dal casco e di correre senza, pur con una temperatura esterna di 3 gradi. Non avevo altra scelta per risolvere questo banale problema”. Così al nono giro Rubino è ritornato di nuovo al secondo posto ed ha ripreso a spingere forte per riacciuffare Gentile. Inanellando giri veloci uno dietro l’altro, Rubino si è portato di nuovo a ridosso del pilota di Fasano a quattro giri dalla fine. “Stavo studiando una strategia sul punto in cui sorpassarlo –continua Rubino- anche perché giravamo sugli stessi tempi. In quel frangente un pilota delle retrovie, cadendo alla seconda curva, ha sparso olio in pista. Siamo strati costretti tutti a rallentare perché altri 4 piloti sono caduti in quel punto. Così durante gli ultimi giri abbiamo mantenuto solo le posizioni per finire la gara: sferrare un attacco significava andare a terra”.

Il risultato, però, non delude il team Otello. “Chiudere il Trofeo al secondo posto ci gratifica –sostiene il team manager, Eustachio Rubino- e rende giustizia a tutto il lavoro svolto dalla squadra sin dall’inizio dell’anno. Un ringraziamento particolare va al tecnico dell’elettronica, il brindisino Giancarlo Caccioppoli, che con la perfetta messa a punto delle centraline ha contribuito a questo successo. Un grazie va anche agli sponsor e al presidente del club Matera Racing, Pino Battilomo che ci ha sopportato sia nel trofeo Yamaha R Series che nel Trofeo Inverno”. Da segnalare, infine, che un altro pilota del Matera Racing, Pino Oliva di Montescaglioso, si è piazzato terzo nella classifica generale del Trofeo.

MARTEMIX

Rubrica: Una Foto, Una Frase

La frase della settimana:


Molto spesso, col cambiare del governo, per i poveri cambia solo il nome del padrone.

Fedro

La foto della settimana:

Per ridere un pò…
una vignetta di
Mario Bochicchio

Impianto Eni di Viggiano: «Un boato poi le fiamme»

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POTENZA - Una grossa fiamma sul centro oli di Viggiano. È accaduto giovedì quando, intorno alle 20.30, la fiammella che brucia costantemente sulla torcia dell’impianto dell’Eni in Val d’Agri si è improvvisamente levata in cielo. Il rumore delle fiamme, il rosso intenso nel cielo della Valle hanno allarmato i cittadini.

Si è verificata quella che in gergo tecnico si chiama «sfiammata» e che parte quando scattano i sistemi di sicurezza. In sostanza, è una sorta di campanello di allarme quando c’è o ci potrebbe essere qualcosa che non va nell’impianto.

Per 15 minuti, così, la fiamma ha bruciato nel cielo di Viggiano. Diverse le reazioni ieri nella valle del petrolio. «È stato l’argomento del giorno», ripete il signor Paolo. Lui lavora in mezzo alla gente e di commenti ne ha sentiti tanti. «Ma come sempre si dividono in due: quelli del sì al petrolio e quelli del no. Chi sa che non è successo niente e che non c’è da preoccuparsi perché quella fiammella che brucia è un’operazione di sfogo con la quale si è abituati a convivere. Anche se ieri è stata più palese del solito. E chi, invece, è sempre pronto a gridare all’ennesimo disastro ambientale». La Ola (Organizzazione lucana ambientalista) evidenzia «la grande pericolosità del Centro Oli di Viggiano» e parla di «forte boato, fiamme alte fino a 40 metri e olio nebulizzato e gas sprigionatosi per diverso tempo dalle torce dell’impianto». Il Csail (il Comitato per lo sviluppo delle aree interne lucane), ripropone la necessità di «un adeguato piano di protezione civile in grado di garantire sicurezza a dipendenti, lavoratori e residenti dell’area industriale di Viggiano».

«Il mio capannone – dice Pasquale Criscuolo – è a 200 metri dal Centro Oli. Sono sereno, anche in questo momento la fiamma è leggermente più alta del solito, quando brucia vuol dire che l’impianto funziona e siamo in sicurezza. Sono tranquillo io e le persone che lavorano con me». «Siamo stufi – replica, invece Giambattista Mele – occorre una forte informativa come cittadini di Viggiano dobbiamo sapere. Il piano di monitoraggio non esiste».

Lo smentisce il direttore dell’Arbab, Vincenzo Sigillito. «In Basilicata ne abbiamo 11, per legge ne avremmo bisogno di 3. La centralina di monitoraggio è a 150 metri dal Centro Oli di Viggiano e rileva i dati continuamente. Lo ha fatto anche giovedì e sta continuando a farlo (il direttore ci legge i dati in diretta, ndr). Tra le 17 e le 18 si sono registrate leggere modifiche, poi i livelli di monossido di carbonio, biossido di azoto e anidride solforosa sono cominciati a salire. I valori massimi tra le 9 e le 13 di oggi (ieri, per chi legge) ma rientrano nei limiti massimi consentiti. Il monossido di carbonio di solito a 0,5 è salito a 0,9 microgrammi su mc (non dovrebbe superare i 10), l’anidride solforosa da 25 a 45 (tetto massimo 350), il biossido d’azoto da una media di 40-45 è passato a 90 (tetto massimo 200). Insomma anche se c’è stata una cuspide nei valori, gli episodi sono di gran lunga inferiori. L’orientamento dei venti a sud-ovest e la velocità di 15 km all’ora ha per di più facilitato la dispersione. E oggi un fisico validerà, cioè acquisirà i dati e li studierà per capire cosa è successo».

Questa la spiegazione dell’Eni: «Alle 20,30 circa si sono attivati i sistemi di sicurezza al Centro olio di Viggiano in seguito ad un’erronea segnalazione dei sistemi automatici di protezione. I dispositivi di sicurezza sono prontamenti intervenuti. Si è trattato di un’operazione di messa in sicurezza dell’impianto, senza creare situazioni di pericolo per le persone e cose. L’episodio è legato al sistema di controllo preventivo estremamente sofisticato adottato nell’impianto e dimostra il corretto funzionamento dei dispositivi di sicurezza». «Episodi che non comportano rischi per la popolazione».

Fonte: Peacelink