
La moralità, intesa NON come aspetto non deleterio frutto di illeciti coinvolgenti questa o quella compagine politica o amministrativa o sociale
ma come atteggiamento etico, trasparente e condiviso della condotta comportamentale, deve per forza di cose trovare la sua massima espressione e applicabilità in tutti quei soggetti che di fatto guidano gli apparati e le istituzioni di uno Stato.
Solo così si può poi pretendere (con leggi, decreti e ordinamenti) che ogni cittadino rispetti e favorisca la giusta applicazione di tale fattivo comportamento morale.
Qualcuno sicuramente ricorderà, qualche mese fa, i numerosi scambi epistolari fra il sottoscritto e i forumisti dell’Espresso (che indussero la redazione a pubblicare anche un blog dal titolo “va di moda l’astensionismo”), così come si ricorderà che eravamo veramente in pochi ad esserci addentrati nel tema, analizzandone a fondo le cause che invece esso determinano (l’astensionismo appunto).
Alcuni di loro, infatti, confondendo proprio il limite fra causa ed effetto, additavano agli astensionisti la colpa di aver fatto perdere le elezioni sia a Veltroni che a tutta la “compagine sinistrata”.
PRIMA QUESTIONE; a costoro vorrei chiedere: “nel caso di vittoria del centro-sinistra, sarebbe mai scoppiata una questione morale? E se sì, in quali ambiti e in quali termini?”
Ammettiamo ora per assurdo che i dieci e passa milioni di astensionisti si fossero recati in blocco a votare. C’è da aspettarsi ragionevolmente, per i principi di statistica, che la volontà di questi elettori mancati si sarebbe equamente spalmata e divisa nei termini percentuali usciti dalle urne (dando comunque sempre la maggioranza al centro destra). Oppure, come ipotizzato erroneamente da molti di loro, la maggioranza degli astensionisti si sarebbe invece riversata sul centro sinistra facendogli addirittura recuperare il gap elettorale perdente.
SECONDA QUESTIONE; sempre a costoro vorrei chiedere: “ma se a questo punto gli astensionisti fossero in gran parte di sinistra, non vi sfiora l’idea sul perché questi elettori non sono andati a votare? Non è che per caso sono proprio la sfiducia e la rassegnazione verso chi dirige e occupa i partiti e le istituzioni dello Stato (determinate appunto da una questione morale irrisolta) il vero motore astensionistico?”
A conferma di ciò, come già detto anche nei passati forum, io ed altre sette persone abbiamo costituito, sperimentalmente, rinunciando al nostro sacrosanto diritto-dovere di voto, quella famosa “Commissione di Vigilanza per la Democrazia Partecipativa”, costituita da semplici cittadini che, astenendosi dal voto in maniera preventivamente regolamentata, hanno vigilato e posto numerose questioni proprio su quegli aspetti di offuscata moralità che nel corso delle elezioni sono via via emersi (la questione dei sondaggi “truccati”, il clientelismo elettorale, i raggiri nei confronti degli elettori, le spudorate promesse da mercanti, il rischio-brogli, ecc. ecc.)
Ma sono state principalmente due le azioni che in particolare hanno caratterizzato maggiore incisività e impegno di tale siffatta Commissione:
- l’annosa questione della mancata visibilità in campagna elettorale delle ragioni astensionistiche (che in una democrazia compiuta non dovrebbero caratterizzare il tabù di cui invece godono);
- l’accaparramento da parte dei partiti delle quote di rimborso elettorale attribuibili agli astensionisti, risorse spartite in barba ai più elementari doveri di moralità, che invece proprio come Commissione abbiamo, in diversi appelli alle alte Istituzioni, evidenziato debbano rimanere nelle casse dello Stato, o date in subordine ai cittadini più poveri o a chi non ce la fa più ad arrivare alla fine del mese (e non ai partiti che invece già usufruiscono di molte altre cospicue quote di finanziamento pubblico).
Dopo una lettera di risposta ricevuta dal Capo dello Stato, che sostanzialmente prendeva atto delle questioni da noi sollevate, qualche giorno fa è arrivata la comunicazione da parte del Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini con la quale ci ha comunicato di aver investito la competente Commissione Parlamentare a decidere al merito.
Un primo passo, questo, da noi molto apprezzato e che crediamo vada dritto nella direzione di quell’auspicato risanamento morale di cui ha estremo bisogno la nostra democrazia malata.
Antonio Forcillo, Cittadini Attivi di Bernalda-Metaponto