Daily Archives: 17 dicembre 2008

Quel petrolio che non porta ricchezza

VAL D’AGRI (Potenza) — Texas o Lucania Saudita, ormai i luoghi comuni si sprecano, per la Basilicata che galleggia sul più grande giacimento di petrolio dell’Europa continentale e sul gas. Qui, nel parco nazionale della Val d’Agri, dove non c’è la sabbia del deserto ma il verde degli orti e dei boschi, tutto è di primissima qualità: olio, vino, carne, fagioli, miele, nocciole. E anche il petrolio, che si estrae da quindici anni, è di ottima qualità. I 47 pozzi del giacimento della Val d’Agri custodiscono, dicono le stime ufficiali, circa 465 milioni di barili (finora ne sono stati estratti quasi 11 milioni), che al valore corrente di 90-100 dollari al barile formano un tesoro da quasi 50 miliardi di dollari.

Ma la Basilicata, che produce l’ottanta per cento del petrolio estratto in Italia, non si fermerà a quello della Val d’Agri, estratto dall’Eni. Dal 2011 comincerà a sfruttare — con Total, Esso e Shell — i giacimenti di Tempa Rossa, poco più a nord: altri 480 milioni di barili, altri 50 miliardi di dollari. Ed è pronta a far trivellare anche Monte Grosso, proprio a due passi da Potenza, dove c’è altro petrolio per 100 milioni di barili. E poi farà scavare nel Mare Jonio, nelle acque di Metaponto e di Scanzano, dove dai templi greci si vedranno spuntare piattaforme petrolifere come nel Mare del Nord.
Nessuno, ancora fino a qualche anno fa, e nonostante i giacimenti della Val d’Agri, avrebbe scommesso che nel sottosuolo lucano e nei fondali jonici fosse nascosta tutta questa ricchezza. Dopo l’intuizione di Enrico Mattei, che tra gli anni 50 e 60 venne qui a cercare petrolio e trovò «soltanto» gas, l’idea che la Basilicata potesse davvero essere un enorme serbatoio di petrolio era per lo più giudicata un volo della fantasia.

Invece i sondaggi e le trivelle si sono spinti fino nelle viscere della terra, a tre-quattromila metri di profondità, e hanno trovato il mare nero che cercavano. Come non essere contenti? Sembrava l’annuncio dell’inizio di una nuova era, per la Basilicata e per il Mezzogiorno d’Italia, per la questione meridionale e per il federalismo fiscale, per il lavoro ai giovani e per la fine dell’emigrazione.

E infatti, all’inizio, tutti erano contenti.

Dicevano: «Pagheremo meno la benzina, come in Valle d’Aosta, dove costa la metà senza che si produca una goccia di petrolio. E pagheremo meno anche le bollette della luce e del gas». Dicevano: «Con le royalties del petrolio avremo strade e ferrovie, che qui sono ancora quelle di un secolo fa». Dicevano: «Finalmente non saremo più costretti a emigrare, avremo il lavoro a casa nostra». Dicevano: «Si metterà in moto un meccanismo virtuoso, da cui tutti trarremo vantaggi. Il petrolio è la nostra grande occasione». Dicevano tutte queste cose, i lucani. Che oggi non dicono più. La delusione ha frantumato i sogni, lo scetticismo ha svuotato la speranza. E il petrolio, da grande risorsa per la grande occasione, sta diventando sempre di più una maledizione.
E infatti. Il lavoro manca come prima. Le opere infrastrutturali nessuno le ha ancora viste. Mancano i fondi per i prestiti agevolati agli imprenditori, anche stranieri, che volessero investire in Basilicata. Il costo della benzina non ha subìto sconti. Il risparmio sulla bolletta del gas è solo apparente. La gente, soprattutto i più giovani, continua a emigrare: negli ultimi quindici anni a Grumento Nova, 2.500 abitanti, la popolazione è diminuita di un quarto, mentre da tutta la regione — che ha poco più di 570 mila abitanti — si continua a emigrare al ritmo di quattromila persone all’anno. E l’aria, l’acqua e persino il rinomato miele della Val d’Agri sono sempre più a rischio perché sempre più «ricchi» di idrocarburi.

Il petrolio puzza, e in tutta l’area del Centro olii di Viggiano l’odore è forte e si sente: è normale, sono gli idrocarburi policiclici aromatici e l’idrogeno solforato dovuti alla produzione e al trasporto del petrolio (che però adesso avviene attraverso un oleodotto di oltre cento chilometri che porta il greggio alle raffinerie di Taranto). Ciò che non è normale è che in Italia i limiti di emissione di idrogeno solforato siano diecimila volte superiori a quelli degli Stati Uniti e che il monitoraggio di queste sostanze in Val d’Agri avvenga solo due o tre volte l’anno. Ciò che non è normale è il valore altissimo delle «fragranze pericolose per l’uomo» (benzeni e alcoli) trovate nel miele prodotto dalle api della Val d’Agri, come sostiene una ricerca dell’università della Basilicata pubblicata dall’International
Journal of Food Science and Technology. Ciò che non è normale è che all’Arpab, l’Agenzia regionale di protezione ambientale, non crede più nessuno, tanto che c’è chi ha deciso di fare da solo. Come il Comune di Corleto Perticara, che l’anno scorso ha ceduto a Total per 99 anni, e per 1,4 milioni di euro, il diritto di superficie su un’area di 555 mila metri quadrati in cui realizzare il Centro olii, ma che si è dotato (finora unico comune fra i 30 interessati all’estrazione di petrolio) di un proprio sistema di monitoraggio ambientale.

L’accordo tra Eni e Basilicata prevede ben 11 progetti «compensativi», del valore di 180 milioni di euro, per la sostenibilità ambientale, la formazione e lo sviluppo culturale. E il vicedirettore generale dell’Eni, Claudio De Scalzi, vanta i seguenti risultati: «Royalties per 500 milioni di euro già versati, con un potenziale di 2 miliardi per i prossimi anni se si riuscirà ad arrivare a uno sviluppo completo dei campi della Vald’Agri. Centotrenta tecnici lucani assunti e altre 30 assunzioni in corso. Trecento ditte lucane dell’indotto in rapporto con l’Eni, di queste 60 lavorano in modo continuativo con la società».

Ma a guardare bene i numeri si fa presto a capire che si tratta di «piccoli numeri». A cominciare dalle royalties, il 7% (il 4% se il petrolio è estratto in mare), tra le più basse del mondo. Quando già nel 1958 Enrico Mattei considerava «un insulto» il 15% che le Sette Sorelle versavano ai Paesi produttori e parlava di «reminiscenze imperialistiche e colonialistiche della politica energetica». Tanto è vero che oggi — in Venezuela, Bolivia, Ecuador — i contratti vengono rinegoziati per portare le royalties oltre il 50%.
Più «vantaggioso», almeno in apparenza, l’accordo stipulato nel 2006 dalla Regione Basilicata con Total, Esso e Shell per i giacimenti di Tempa Rossa, che, tra le altre cose, dovrebbe consentire alla Regione di dotarsi di un sistema di monitoraggio ambientale da 33 milioni di euro (a riprova che finora su questo fronte non s’è fatto nulla) e di fornire gratuitamente tutto il gas naturale estratto (con un minimo garantito di 750 milioni di metri cubi) alla Società energetica lucana, interamente a capitale regionale. L’effetto immediato sarà una bolletta del gas meno cara, almeno di un buon 10%. Ma non per tutti lucani. Ne beneficeranno solo i pochi allacciati alla rete del metano. Già, perché il gas c’è, ma dove va se non ci sono le condotte?

Carlo Vulpio

Presentato “Scanzano Informa”

E’ stata presentata questa mattina presso la Sala Giunta del Comune di Scanzano Jonico la rivista “Scanzano Informa”, il nuovo periodico ufficiale dell’Amministrazione Comunale.
Il primo numero del bimestrale al servizio della collettività scanzanese è in distribuzione da oggi e apre una nuova possibilità di dialogo tra Amministrazione e cittadini.

“L’esigenza di informare ed informarsi –ha detto il Sindaco di Scanzano Jonico, Salvatore Iacobellis- è propria del nuovo modello di amministrazione compartecipata che il Comune persegue sin dal suo insediamento. Ora questa esigenza di comunicazione pubblica trova nuova linfa attraverso uno strumento informativo che si propone di diventare occhio e orecchio dell’apparato politico, in grado cioè di raccogliere suggerimenti, conoscere stati d’animo, individuare punti di difficoltà e contrasto. Per questo ci aspettiamo consigli, spunti e segnalazioni invitando i cittadini di Scanzano Jonico, le associazioni, la scuola, il mondo economico e quello della cultura ad essere parte attiva di questo progetto attraverso il proprio contributo. Insomma un modo per costruire su basi di fiducia il senso di appartenenza alla comunità”.

Stampato in 3000 copie a due colori, questo primo numero arriverà nelle famiglie scanzanesi attraverso la distribuzione nelle scuole, bar, uffici pubblici, associazioni e centri di ritrovo o durante manifestazioni collettive, mentre è in via di perfezionamento l’accordo con Poste Italiane per recapitare la rivista (dal prossimo numero) in ogni famiglia e in ogni impresa di Scanzano. Tra qualche giorno sarà possibile consultare e scaricare la rivista su internet al sito istituzionale del Comune e sul sito www.scanzanoinforma.it un servizio aggiuntivo a costo zero per l’Amministrazione comunale dove troveranno spazio anche i comunicati stampa comunali oltre a notizie aggiornate sull’attività amministrativa, curiosità ed eventi riguardanti la vita cittadina.

“Le sue caratteristiche di house organ –afferma il Direttore Responsabile, Giovanni Martemucci- lo rendono fruibile da un pubblico molto esteso, grazie ai contenuti chiari, ad uno stile semplice ed efficace, ad una grafica sobria. Elementi che ne determinando la sua vocazione alla comunicazione di servizio, con l’obiettivo di sviluppare una rete di interrelazione con i cittadini che migliori la capacità di ascolto del Comune verificando più facilmente i risultati dell’attività amministrativa”. “La realizzazione del giornale –ha detto il Vicesindaco Antonio Ceruzzo- è un traguardo che ci consentirà di rendere ancora di più il Comune una ‘casa di vetro’ dove poter dare spazio anche ai consigli costruttivi dei cittadini”.

Per numero di copie, diffusione e posizionamento, Scanzano Informa è il primo esempio di rivista istituzionale edita da un comune lucano se si escludono i bollettini amministrativi, non classificabile come prodotti editoriali.
“Con il giornale e la sua declinazione sul web, oltre al già esistente sito istituzionale -afferma Alessandro Martemucci, Responsabile Marketing di Scanzano Informa- il Comune ha in mano un innovativo media mix che lo pone all’avanguardia nel campo della comunicazione integrata nel settore pubblico. Un modo per differenziarsi, facendo informazione, ma soprattutto un modo per attrarre l’attenzione e stare più vicino ai portatori di interesse come cittadini, aziende, tour operator, enti pubblici, sul modello ormai collaudato della comunicazione istituzionale delle più avanzate città europee. Il prossimo numero della rivista, realizzato con contenuti idonei alla promozione del territorio, sarà presente anche alla Borsa Internazionale del Turismo di Milano per portare Scanzano su una vetrina internazionale ”.

Commenti positivi sono stati espressi dal Vicepresidente dell’Associazione della Stampa di Basilicata, Pierantonio Lutrelli. “E’ un’iniziativa fondamentale –ha detto- per permettere a tutte le famiglie di conoscere l’attività istituzionale del Comune, visto che non tutti comprano i giornali. Essendo un bimestrale si presta bene all’approfondimento, mentre, il sito internet sopperirà all’emergenza, diffondendo la cronaca amministrativa giornaliera”.

MARTEMIX

Petrolio lucano ed arresti eccellenti: questione politica e questione morale non vanno separate

In relazione ad un presunto affare di mazzette bagnate di petrolio lucano, il Magistrato Henry John Woodcock, della Procura della Repubblica di Potenza, ha chiesto ed ottenuto oggi, 16 Dicembre 2008, la custodia in carcere dell’Amministratore Delegato di Total Italia, Lionel Levha, del responsabile del progetto “Tempa Rossa”, Jean Paul Juguet (attualmente all’estero: beato lui!), del responsabile dell’ufficio di rappresentanza lucano della Total, Roberto Pasi, del suo collaboratore, Roberto Francini, dell’imprenditore Francesco Ferrara, del sindaco di Gorgoglione, in provincia di Matera, Ignazio Tornetta.

E’ coinvolto nelle indagini anche il deputato del PD Salvatore Margiotta, vicepresidente della Commissione Ambiente di Montecitorio, agli arresti domiciliari e prontamente autosospesosi da qualunque incarico (cosa che, prescindendo da come finirà la questione, non è da poco, se solo si pensa che ci governa un plurinquisito che norma per sé e gioca a guardia e ladri nei processi). Contemporaneamente si sono effettuate numerose perquisizioni presso le abitazioni di personalità del mondo politico (Nicola Montesano, PD, ai domiciliari; Carmine Nigro, Popolari Udeur, Presidente Provincia di Matera).

Non intendiamo sostituirci ai magistrati. D’altronde non abbiamo prove dirette, tranne la nausea che ci assale: in Italia viviamo nella stagnante e castrante situazione di chi pensa che (di certo) i concorsi pubblici siano truccati, che (di certo) occorra la spintarella anche per fare lo spazzino, ma che (ahimè) nulla si può dimostrare nè con le chiacchiere nè con i fatti in sè. Servono prove certe. Per esempio, essere adulti nella seconda metà degli anni ottanta significava chiedersi, anche ingenuamente, da dove uscissero tutti quei soldi, insieme alla spocchia, s’intende, che stavano facendo la fortuna e la fossa del Partito Socialista Italiano di Bettino Craxi. Si sospettava, si rispondeva sottovoce. Risposte che ci si teneva per sè: Povera Italia, da sempre piena di cagoni e di potenziali clientes! In più, i socialisti erano (e sono tuttora, divisi equamente fra PD e PdL) gente irascibile e, facilmente, querelavano.

Tutto ciò premesso, nella querelle etica e legale (un fiume carsico che riaffiora di tanto in tanto solo perché qualche magistrato onesto si prende la briga di fare il suo mestiere: bravissimi De Magistris e Forleo) scissa dalla faccenda prettamente politica non intendiamo entrare. Riteniamo che riesaminare l’intera sequenza di mirate e scellerate scelte politiche prese dalla classe politica dominante per lo sfruttamento dei giacimenti di petrolio lucani a favore delle multinazionali del settore, anche se per sommi capi, sia ben più salutare ed instruttivo.

A questo proposito, come non accorgersi dell’ennesima prova di incapacità dell’informazione che mentre parla di qualcosa non spiega nulla. Si scrive dell’ennesimo caso di presunto coinvolgimento di politici del PD ma si omette di entrare nel dramma del saccheggio perpetrato legalmente dai capitalisti e dai suoi lacchè ai danni di centinaia di migliaia di donne e uomini.

Crediamo, perciò, e lo rivendichiamo con forza, che questione politica e morale vadano sempre a braccetto. Riteniamo opportuno riannodare tutto, per amore della verità e della Giustizia popolare (che quasi mai è degnamente rappresentata dai Giudici di Tribunale: basti pensare alla vergognosa sentenza lavatrice della macelleria Diaz operata dalla Polizia di Stato).

Ed allora questo. Sono anni che in Basilicata, Comitati di semplici cittadini, Associazioni Ambientali, chi scrive, danno battaglia contro quello che è un vero furto ai danni della comunità lucana: con il consenso delle autorità politiche locali (di centrosinistra) e dei vari governi centrali (Prodi, D’Alema, Berlusconi, ancora Prodi, ancora Berlusconi) suolo e sottosuolo sono stati rapinati dall’ENI e dalle multinazionali del petrolio. I politici tanto tempo fa hanno smorzato l’atavico sospetto meridionale assicurando prosperità, piena occupazione e la realizzazione di un sogno: il Texas d’Italia. Balle.

La Basilicata non è mai uscita dal sottobotta dell’immigrazione, soprattutto giovanile (molti paesi non esistono più, sono ormai fantasma): chi rimane si divide fra la noia, la rassegnazione e la sottoccupazione (spesso in nero). In una terra votata da sempre all’agricoltura ed all’allevamento, dentro Parchi Nazionali bellissimi come quello della Val d’Agri, si levano trivelle e bocchedifuoco. Un lungo gasdotto dal centro olii di Viggiano parte ed arriva a Taranto, laddove si raffina il greggio: tutto ciò tagliando e sfregiando il territorio. Un cielo prima limpido e puro ora è tossico. Sono in rapido aumento i casi di tumore del sangue e delle vie respiratorie: ma anche per questo non ci saranno mai prove certe, of course! Che tutto sia dovuto alla corrente che parte dal Golfo Persico e che rimbalzando in Tunisia arrivi fino a noi? Probabile.

Del resto con l’Uranio impoverito in dotazione agli yankee e che ha ammazzato nell’ex Jugoslavia i militari italiani male equipaggiati, il professor Mandelli (chiamato dalla Difesa ad approfondire gli studi in merito) ha proprio detto che non si può essere certi della diretta relazione causa-effetto. Si dirà che però ci sono le royalties (la “social card” che Total e sorelline versa per ogni barile di petrolio prodotto): nel 2006 scrivemmo un pezzo intitolato “se cinquanta cents vi sembran pochi”. Era l’anno in cui Rafael Correa avrebbe vinto le elezioni dell’Ecuador al grido “un barile su cinque è un oltraggio”.

In Basilicata, all’epoca, Vito De Filippo, il Presidente della Giunta Regionale, firmava per molto meno: io ti do la terra, tu la perfori, me la inquini, mi fai morire i cittadini, ti prendi il bottino ed in cambio mi dai 50 cents ogni 70 dollari (all’epoca il prezzo del barile era sotto i cento). La domanda è semplice: se anche tutti i signori di questa vicenda venissero assolti per non avere commesso il fatto, quale giornalista embedded parlerà mai della questione politica? Crediamo che l’ingordigia del ceto politico dominante interprete dei progetti padronali sia una corsia preferenziale per la realizzazione di scempi come quello dell’estrazione del petrolio in Basilicata. Ma ugualmente pensiamo che l’ingordigia del capitalismo alimenti il desiderio di potenza e di regalità che ammanta tacche e mezzetacche della politica nostrana, producendo lo scarto che è sotto gli occhi di tutti tra regnanti (di maggioranza e minoranza) e sottoposti.

Come si vede la questione morale non è un parassita che succhi sangue alla carcassa del libero mercato.

La questione dell’immoralità è un carattere peculiare del capitalismo.

Francesco Fumarola