Daily Archives: 18 dicembre 2008

La mia Lucania (e)saudita

Vita sociale in Basilicata prima del petrolio. Quanti anni saranno passati da quella sera? Dieci, ma forse quasi vent’anni. Eravamo giovani, questo me lo ricordo bene, e ce ne stavamo seduti al solito ristorante del sabato secondo l’uso meridionale: uomini da una parte, donne dall’altra; s’era iniziato a dividerci per gioco, poi sarebbe diventata un’onesta abitudine essendo le chiacchiere degli uomini diverse dalle chiacchiere delle donne. Ma, quella sera, l’argomento era e non poteva che esser uno: in Basilicata avevano appena scoperto il petrolio e noi, nel nostro fondo di provincia, ci sentivamo improvvisamente al centro della nazione, dell’Europa, del mondo!

Lucania Saudita. Come ci ripetevamo entusiasti, si trattava del giacimento più immenso d’Europa. Grosse grasse somme di danaro, sotto forma di royalties, ci avrebbero reso, noi basilischi, i più poveri tra i poveri terroni, ricchi come arabi e non più bisognosi di sovvenzioni ma al contrario pronti a dispensarne; né più saremmo emigrati ma casomai avremmo ora aperto noi le porte della Lucania Saudita ai bisognosi. Quella sera, una ragguardevole quantità di Aglianico aveva riempito i nostri bicchieri e ce ne tornammo a casa pieni di sogni e desideri anche se poi nessuno tra noi si arricchì col petrolio; nessuno proprio in generale, se è per questo, visto che i lucani sono oggi più poveri.

Controsenso karmico. Circa centomila barili di greggio vengono estratti ogni giorno dal nostro fondo di provincia. Sì, non s’è prodotta una grande occupazione — richiedendo gli impianti pochi addetti — e fissare le royalties a un misero 7 per cento non è stato il grande affare che si credeva ma lo stesso nelle casse della Regione s’è creato quel gettito di centinaia di milioni di euro che avrebbe dovuto incentivare nuove attività e imprese. Invece, secondo l’ultimo recentissimo rapporto Istat, i lucani occupano il posto d’onore sul podio dei poveri d’Italia insieme ai siciliani.

Ma com’è mai possibile visto che oltretutto siamo quattro gatti — seicentomila, meno di un quartiere di Roma — e possediamo ogni pensabile risorsa? Il petrolio certo, ma anche acqua talmente buona che è venuta a comprarsela la Coca-Cola, e il sontuoso Aglianico; e peperoni di Senise, fagioli di Sarconi nonché il meraviglioso pecorino di Moliterno — diffidate dell’imitazione sarda, prego! — e spiagge, come si dice, incontaminate, e Maratea, uno-dei-dieci- facciamo-trenta-più-bei-posti-del-mondo? Come si spiega allora, eh?, come si spiega che continuiamo a esser poveri, anzi che diventiamo sempre più poveri?

Scarso senso degli affari, ancora più scarsa capacità progettuale, si dirà: visto che una buona parte delle royalties destinate alle nuove imprese rimangono inutilizzate. Strano però che i lucani, appena fuori dai confini regionali, si trasformino in fior fior di imprenditori. Ma non sarà, per caso, una maledizione?
Ricco come un texano. Così qualcuno potrebbe esser tentato di rivolgersi a una delle nostre celebri masciare come, negli anni Sessanta, fece il latifondista Michelantonio dell’Arco, il quale fiutando che il metano, allora scoperto, invece di renderlo ricco come un texano, sarebbe stata la causa stessa dell’espropriazione delle sue amate terre, si rivolse alla potente strega Lia la Bavosa. Lia gli s’inginocchiò davanti, gli denudò i piedi e dopo aver fatto un bolo di saliva… be’, lasciamo perdere. Fatto sta che da miserabile Re del Gas lo tramutò in ricco Re della Gassosa; noi, da Sovrani del Parco Energetico, potremmo chiederle di farci tornare a esser gli arcadici Sovrani dei Parchi Naturali secondo la vecchia freddura: «Scusi lei è lucano?», «No lu cano è là sotto. Io so’ lu pastore!». Ma chi, oggi, si sottoporrebbe al terribile rituale della Bavosa? No, signori, indietro non si torna. Rimbocchiamoci le maniche piuttosto. D’altra parte siamo in tempo: ci sono ancora ben 465 milioni di barili da estrarre, per un valore astronomico di 50 miliardi di dollari con la conseguente magnifica percentuale in royalties che ci spetta — davvero un gran pacco di soldi! E per una volta che la fortuna ci arride, be’ cerchiamo di meritarcela.

Gaetano Cappelli

La Grande Lucania su "inchiesta petrolio"

“E’ ora che il petrolio da un affare per pochi, come dimostra la inchiesta della Procura di Potenza, diventi una risorsa per tutti i cittadini della Basilicata”.

Nicola Manfredelli, segretario del movimento La Grande Lucania, nel commentare la vicenda della commistione affaristica e clientelare tra politica e petrolio ricorda che, non più di due mesi fa aveva pubblicamente denunciato l’incomprensibile atteggiamento della Regione Basilicata sugli accordi con l’Eni e la Total, sempre più “padroni di casa nella nostra regione”.

“Di fronte all’ennesimo esempio di malgoverno delle istituzioni lucane diventa sempre più indispensabile – afferma Manfredelli – imprimere un forte cambiamento alla politica lucana facendo in modo che tutti i cittadini possano capire, una buona volta, se effettivamente attraverso il petrolio si possono raggiungere importanti obiettivi di sviluppo oppure se, grazie alla connivenza ed alla superficialità di partiti ed istituzioni, si deve continuare ad assistere al solito spettacolo della nostra ricchezza che, viene svenduta e se ne va fuori, senza nessun beneficio per i lucani.

Non a caso – conclude l’esponente del movimento federalista – La Grande Lucania è nata con l’obiettivo di realizzare una politica federalista battendosi per, la difesa del territorio ed una corretta gestione delle risorse e delle ricchezze naturali. Un sistema ove coesistano lo sfruttamento dei giacimenti naturali, l’attività agricola, quella industriale ed il turismo.

Si tratta di una battaglia che la Grande Lucania vuole portare fino in fondo per recuperare quella “lucanità” onesta e dignitosa messa in discussione dalle pratiche del “lucanismo” affaristico ed inconcludente, di cui ne sono esempio lampante anche le ultime vicende dell’inchiesta giudiziaria di ieri che ha coinvolto il potere politico, affaristico ed economico che opera in Basilicata.

movimento federalista La Grande Lucania

Il petrolio va giù… i prezzi no!

Le buone notizie arrivano solo per gli automobilisti e per le spese domestiche di acqua, luce e gas: grazie al petrolio giunto ormai intorno ai 45 dollari al barile un pieno di carburante costa meno rispetto a qualche mese fa, talvolta anche oltre il 10%. Risparmi anche per le bollette meno care di circa lo 0,4% rispetto allo scorso anno.
Non è tutto oro quello che luccica. Secondo l’ISTAT però i prezzi al dettaglio rimangono alti. Ad esempio comprare 1kg di pasta costa mediamente il 30% in più rispetto allo scorso anno seppur il prezzo del grano è diminuito di due terzi (una spesa di 140 euro in più rispetto allo scorso anno per una famiglia composta mediamente da 4 persone). Si segnano rialzi anche per surgelati, insaccati, bevande analcoliche. La crisi globale non rallenta neppure i prezzi nel trasporto aereo: nel 2008 volare costa mediamente il 20% in più.

A causa dell’aumento dei prezzi i consumi crollano con un danno non indifferente per l’economia. Da tempo Federconsumatori chiede una defiscalizzazione dei prezzi per almeno 9 mesi per le famiglie a reddito fisso, lavoratori e pensionati in modo da cercar di rilanciare il potere d’acquisto dei consumatori.

Lo stesso Presidente della Repubblica Napolitano incontrando al Quirinale il mondo dell’imprenditoria in occasione della consegna dei premi Leonardo per la qualità, ha esortato le aziende ad investire sul “made in Italy”.

Nel frattempo l’unica mossa per rilanciare l’economia e i consumi è il taglio delle tasse sui redditi medio bassi, più fondi per gli ammortizzatori sociali e aiuti alle piccole imprese. E di questo se ne parlerà in questi giorni in Parlamento.

Via: Epolis