Monthly Archives: febbraio 2009

Siti nucleari: si costruirà anche in Basilicata?

nucle L’Italia entra nel nucleare. Solo qualche giorno fa l’accordo con i francesi per la costruzione della prima centrale di terza generazione a partire dal 2013.

Dove si costruirà? Tutto è da decidere, dalla A alla Z. Certo è che non ci sono molti nomi. Si parla di Sicilia, Sardegna, Puglia, Basilicata. E poi ci sono i vecchi siti che potrebbero essere riutilizzati…

A Trino Vercellese, Latina, Garigliano e Caorso la popolazione indigena già è abituata all’idea di vivere vicino ad una centrale nucleare. L’Enel ad esempio ha valutato anche l’opzione di riattivare il sito di Caorso a Piacenza logicamente adeguandolo agli standard di sicurezza attuali.

Nel frattempo arrivano i primi no. La Puglia potrebbe essere un “obiettivo sensibile” considerando la vicinanza con Scanzano Jonico nominato da tempo come luogo idoneo allo smaltimento delle scorie. L’assessore all’ambiente, Michele Losappio, si oppone fermamente dichiarando il nucleare incompatibile con le scelte della Regione in tema di energia.

La Basilicata potrebbe ospitare difficilmente una centrale nucleare a causa dell’alto rischio sismico in tutta la regione. Un solo punto potrebbe essere tenuto in considerazione e potrebbe essere proprio quello di Scanzano Jonico, ma anche qui si potrebbe danneggiare l’immagine di un posto turistico meraviglioso. Inoltre lo stesso De Filippo ha affermato che la Basilicata e’ un territorio che gia’ da tanto al Paese con il petrolio. ”Siamo il piu’ grande giacimento petrolifero d’Europa e credo che possa bastare”.

Oltre a Toscana e Lazio un secco no arriva anche dal Piemonte che, come affermato dalla presidente della Regione, Mercedes Bresso, da tempo punta sul rinnovabile avendo investito 300 milioni di euro fino al 2013.

Un secco si arriva dal ministro delle Politiche comunitarie Andrea Ronchi. “spero che una centrale la costruiscano sotto casa mia (n.d.r. il ministro abita in prossimità del centro di Roma, costruire una centrale in quella zona è praticamente impossibile)… ma questa Italia che dice meglio altrove è un’Italia vecchia, è un’Italia che non ci piace, un’Italia che non vuol bene all’Italia”.

A regime le centrali nucleari produrranno 45TWh, ossia il 13% del fabbisogno nazionale di energia. Bisogna però dire che la quota importata dall’estero è circa il 12,5%, di cui l’80% ottenuta da fonti rinnovabili… allora perché non sfruttare anche noi le fonti rinnovabili puntando ad una ricerca più concreta che possa permetterci, entro il 2020 (data di avvio a pieno regime della prima centrale nucleare), di avere ad esempio pannelli solari ad alta efficienza?

Il WWF aderisce alla manifestazione: Un’altra Lucania è possibile, un’altra Lucania è necessaria”

WWF.gif In occasione della manifestazione indetta dal comitato No Oil Lucania che si svolgerà a Villa d’Agri il 28.2.09, il WWF, che ha dato al sua adesione, vuole ribadire le proprie preoccupazioni per il territorio della Val d’Agri, anche in relazione alle recenti dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta Regionale Vito De Filippo che nella sua relazione al Consiglio Regionale sul petrolio, non ha mai citato il Parco nazionale della Val d’Agri, puntando sostanzialmente per il futuro delle aree interessate dalle estrazioni sulla creazione di un distretto energetico con tanto di nuovi insediamenti produttivi.

Il WWF invece chiede per l’area della Val d’Agri un grande progetto di salvaguardia ambientale che muova dalla rapida attivazione dell’Ente Parco, in grado di mettere a sistema tutte le valenze naturalistiche, storiche, archeologiche, le vocazioni agricole e artigianali dell’area, puntando anche, ma non solo, sull’innovazione nel settore energetico. Il Parco, in quest’ottica dovrà essere l’ente naturalmente ed istituzionalmente preposto, con la propria attività di pianificazione e mantenendo una visione d’insieme, ad avviare un Piano di Azione organico che individui gli interventi prioritari in relazione ai valori di biodiversità e paesaggio.

Quanto poi alle scelte energetiche il WWF torna a richiedere alla Regione di aprire il confronto su tutto il Piano energetico regionale, che inspiegabilmente ancora non viene reso pubblico, perché è quella la sede preliminare ove individuare  le scelte ed i relativi interventi da effettuare su tutto il territorio, scelte oggi più che mai cruciali, che auspichiamo vadano decisamente in direzione dell’abbandono delle nuove attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi, anche in relazione all’adempimento degli obblighi derivanti dall’applicazione del protocollo di Kyoto, dal rifiuto netto di ogni scelta nucleare che il governo sembra seriamente voler portare avanti, ed abbracci, in modo consapevole e ragionato, le energie rinnovabili.

Prof. Vito Mazzilli

Presidente WWF Basilicata

“ORIENTATORE TURISTICO” una figura chiave per la conoscenza dei sistemi turistici locali

Il corso organizzato dal Col.Vit di Marconia partirà a fine marzo

Si svolgerà a Marconia a fine marzo il corso di formazione per “Orientatore turistico” un figura chiave per la conoscenza dei sistemi turistici locali. Il corso di qualifica professionale riconosciuto dalla legge regionale 845/78 è organizzato dal Col.Vit di Marconia, e mira a formare figure professionali operanti, sia in proprio sia alle dipendenze, nell’area della amministrazione pubblica, dell’intermediazione culturale e della comunicazione, nell’industria dell’ospitalità.

Particolare attenzione viene rivolta alle interdipendenze del turismo con gli altri aspetti delle realtà locali (beni culturali, ambiente, sistema produttivo, infrastrutture), in modo da integrare e ottimizzare l’offerta turistica con la realtà sociale ed economica locale. Il Corso che può essere frequentato da diplomati o laureati, ha una durata di 250 ore e fornisce agli studenti i metodi e i contenuti per operare nelle imprese che svolgono attività di produzione e commercializzazione di servizi turistici locali e negli enti pubblici preposti alla programmazione e promozione delle offerte locali, collegando le specifiche conoscenze operative nel più generale contesto culturale, economico e sociale a livello nazionale e internazionale.

Il corso punta anche sulla conoscenza delle lingue straniere nell’ambito della comunicazione turistica, scritta e orale per facilitare lo scambio di informazioni generali allo scopo di relazionarsi con le esigenze di una sempre più differenziata domanda di turisti ricreativi, culturali, ambientali, di city users e di metropolitan business men.

Il corso prevede specializzazioni in Enogastronomia, Promotore dei prodotti vitivinicoli, Degustazione vini, Elementi di gastronomia e sommelleria, Cucina esotica. Una volta sostenuto l’esame finale (al quale si accede con una frequenza minima dell’80% delle ore previste), i partecipanti conseguiranno l’attestato di qualifica e di specializzazione rilasciato dalla Regione Basilicata.
I corsi si svolgeranno a Marconia presso la sede della scuola (via Duca D’Aosta 16) che propone anche altre offerte formative nell’ambito turistico. Per informazioni e iscrizioni 0835/585575 o 333/3130045.

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Utilizzano gli stupri per deviare la nostra attenzione!

Qualche giorno fa la rivista Panorama ha pubblicato un articolo che ha stranamente riscosso pochissimo successo: secondo i dati della Pubblica sicurezza gli stupri nel 2008 sono diminuiti del 8,4%.

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In forte diminuzione anche gli stupri di gruppo, scesi del 24,6%, e le violenze sessuali aggravate con un trend in diminuzione del 16% nel triennio 2006-2008. Per quanto riguarda il riconoscimento e l’individuazione degli autori delle violenze sessuali lo scorso anno le forze di polizia hanno individuato 8.845 stupratori, a fronte di 8.749 segnalazioni nel 2007 e di 7.715 nel 2006.

Inoltre, se le diminuzioni sono pur sempre esigue per un reato così odioso, il dato significativo sta nei dati relativi agli autori: nel 60,9% dei casi infatti gli autori delle violenze sono italiani e solo il 7,8% dei violentatori è romeno e il 6,3% marocchino.

Analizziamo ora cosa accade nelle grandi città osservando ad esempio la situazione di Roma e Milano. Simonetta Matone, capo di gabinetto delle Pari opportunità, afferma che “rimane la prevalenza degli italiani, ma nei dintorni della capitale la percentuale scende al 48 per cento, mentre quella dei romeni sale al 28 per cento”.
A Milano si è passati dai 526 casi nel 2006 ai 480 nel 2008, con una netta prevalenza degli italiani nel 41% delle violenze (solo l’11% è romeno e l’8% egiziano).
La diminuzione del dato non è comunque di quelle che fanno fare i salti di gioia, ma se si pensa che da mesi i media non parlano che di violenza sessuale, mettendola in risalto soprattutto quando il reato è compiuto da un rumeno o da un extracomunitario, il beneficio del dubbio sul motivo di un simile interesse morboso da parte dei media va concesso.

La crisi economica è di certo un argomento che fa accumulare tensioni per quanto essa sta influendo sulla vita degli italiani. Migliaia di posti di lavoro che ogni giorno vanno in fumo, prezzi che continuano a salire, famiglie che non riescono ad arrivare alla terza settimana, banche in crisi, valore dei nostri risparmi via via sempre meno consistente…
L’Italia, come tutti i paesi occidentali, è in un tunnel in cui ci si è entrati lo scorso anno ma da cui ancora non si riesce a scorgere la luce. Sono in crisi le banche, l’industria dell’automobile, le assicurazioni, le aziende tessili, il settore aeronautico (Boeing e Airbus hanno già annunciato licenziamenti), le telecomunicazioni. E’ una crisi dalle proporzioni gigantesche, su scala globale, forse anche maggiore di quella del 1929.

Cresce nei più attenti il sospetto che si voglia sviare l’attenzione dell’italiano medio, vincolandone l’attenzione su altri problemi che smuovano, nel cittadino-spettatore,  reazioni viscerali e che concedano vie di sfogo, che vadano dall’odio per lo straniero alla pietà per il malato terminale (vedi tormentone mediatico del caso Englaro).
Forse, sulla crisi in corso, è anche corretto non generare inutili isterismi collettivi che potrebbero portare ad un collasso del nostro sistema economico (si dice che se tutti noi prelevassimo i nostri soldi dalle banche si rischierebbe un enorme crack finanziario).

Tuttavia in questo modo ci si imbatte in un altro pericolo, già manifestatosi in modo nefasto all’inizio del secolo con conseguenze sin troppo note. Il rischio che, a lungo andare, il focalizzarsi dei media verso le violenze dello “straniero” potrebbe generare in tutti noi una sorta di xenofobia ridicola che non considera la stragrande maggioranza degli stranieri che lavora e produce in maniera onesta e costituisce l’ossatura dell’Italia di oggi e di domani e che, insieme a tutti noi, sarà l’anima della prossima rinascita economica.

G. Massari

Cinema: Programmazione da Sabato 28 a Lunedì 9 Marzo presso il Cineteatro Eden di Villa d’Agri

Al CINETEATRO EDEN di Villa D’Agri torna il CINEMA con “Questo Piccolo Grande Amore”!!! Buona Visione!!!

andrea:ho incontrato una ragazza
un suo amico:e com’era?
andrea:bellissima
secco:..quando non ce stanno i testimoni, le ragazze so’ tutte bellissime…

Giorni Feriali

ore 19:00 – 21:30

Giorni Festivi

ore 17:00 – 19:00 – 21:30

locandina

Trailer:

A due passi dal cuore e da Piazza del Popolo si incontrano e si innamorano Andrea e Giulia. Andrea è uno studente di architettura cresciuto in periferia, Giulia una liceale borghese viziata nel centro di Roma. Diversi per estrazione e frequentazioni, i giovani amanti imparano ad amarsi "giù al faro" e lontani dalle contestazioni degli anni Settanta. Ebbri di "baci a labbra salate", vivono spensierati la loro età e il loro sentimento fino a quando la vita non presenta loro il conto e una cartolina rosa. Partito per la leva, Andrea si strugge in caserma in attesa della licenza e del suo piccolo grande amore. Costretti alla cattività, Giulia e Andrea provano a resistere alla lontananza e alla separazione, ritrovandosi e perdendosi "dentro il rosso di un tramonto".
Riccardo Donna, in licenza dalla televisione, scende in piazza (del Popolo) e dirige un com’eravamo (innamorati). La contestazione anni Settanta con cui si avvia il film è armata di capelli lunghi, pantaloni a zampa e maglie strette e "fine". Gli sguardi e i volti sono giovani per sempre. Il tempo è passato (im)perfetto. Questo piccolo grande amore non è un film morale, non è generazionale e nemmeno nostalgico, è piuttosto un’operetta naïf, un racconto breve e lieve che si esprime istintivamente e ingenuamente come i suoi giovani protagonisti. Senza sobbalzi, rovelli o abissi, il piccolo grande amore di Donna ci consegna un segmento autobiografico leggero e musicale di Claudio Baglioni. Mutuato dall’album omonimo del cantautore romano, Questo piccolo grande amore risemantizza le parole delle canzoni nei nuovi contesti visivi e nelle situazioni narrative che il film reinventa, trovando la freschezza della dislocazione. Se però in Across the Universe la musica dei Beatles assumeva nuovi significati e trovava nuovi scenari di riferimento, la traduzione di Donna e Cotroneo non trasforma la lingua di partenza, mantendosi fedele al "soggetto" sviluppato e compiuto da Baglioni e ai luoghi (Porta Portese) e ai non luoghi (Stazione Termini) celebrati nell’album del Settantadue.
Questo piccolo grande amore è uno scioglimento sentimentale e suggestivo affidato allo sguardo mite e incantato del protagonista, prossimo al Gianni Morandi in divisa e in ginocchio da te, dei musicarelli di Ettore Maria Fizzarotti. Giulia e Andrea un po’ si lasciano attraversare dall’ineluttabilità storica e un po’ si dibattono a colpi di chitarra, di disegni, di versioni tradotte dal greco e di esperienza da tradurre in vita. Il regista torinese non osa. Forse non è necessario e si limita a narrare eloquentemente, concedendosi morbidi passaggi di poesia e uno sguardo angelicato sui corpi, esplorando soglie felicemente oniriche o di evasione. La voce "narrante" è quella di Baglioni che (cantando) incrementa la narrazione, approfondisce i pensieri, la passione e le confidenze degli amanti. Amanti con la maglietta scollata e la faccia pulita che si prendono tutto il gusto "dei primi guai" e della stagione che stanno camminando.

Fonte: My Movie

Il fallimento del Sindaco Vita

marsico_nuovoI recenti episodi di mala-amministrazione della giunta VITA, di cui i giornali regionali non hanno dato ampio risalto, ci indicano, anche contro il giudizio dei suoi più accaniti difensori, che il modello VITA imposto alla città è fallito.
Questo modello che partiva dal presupposto di poter accontentare tutti facendo leva sulle risorse del Comune ha nei fatti realizzato gli interessi dei pochi a danno della collettività.

Chi ha beneficiato infatti delle scelte amministrative del sindaco?
Ne hanno forse beneficiato gli anziani e i pensionati del comune bisognosi di cure e assistenza?
I giovani desiderosi di lavorare e vivere qui a Marsiconuovo?
I commercianti le cui insoddisfazioni e lagnanze non passa giorno che aumentano sempre di più? Gli imprenditori, quei pochi coraggiosi rimasti, i professionisti, i lavoratori, gli insegnanti e le scuole, il territorio marsicano?
Insomma se si escludono tutti questi soggetti allora chi ha beneficiato della politica di VITA?

Chi sono questi fortunati?
Eppure non si può dire che VITA non abbia speso i soldi, li ha spesi eccome.
Per gli anziani? Per niente. Le politiche sociali per i prossimi anni non prevedono fondi, il Comune non ha soldi da spendere, già adesso l’assistenza domiciliare è stata dimezzata; l’istituzione per le politiche sociali è agonizzante;
Per i giovani? Per niente. Nessun progetto di lavoro che utilizzasse i fondi regionali è stato elaborato, lo stesso informa-giovani che doveva servire per fornire ai giovani informazioni sul mercato del lavoro si è rivelata una mera propaganda, questi se vogliono lavorare sono costretti a lasciare la città;
Per rendere la città più accogliente e vivibile tale da attrarre investimenti e rendere il tessuto produttivo più ricco e favorire nel contempo il commercio della nostra città che versa da tempo in crisi? Nemmeno.

Marsiconuovo non ha un Piano urbanistico, nonostante la maggioranza blindata che lo favorisce da tempo, il sindaco non è stato capace di far approvare uno strumento che avrebbe disegnato in modo razionale il territorio per i prossimi anni e garantito politiche di sviluppo di lungo respiro.

Di una cosa sono, comunque, certo che nonostante le vanterie del sindaco in merito ai tanti soldi da spendere per rendere Marsico più bella e accogliente, sembra che il risultato sia stato decisamente contrario. La città è diventata, infatti, meno vivibile e meno frequentata e che l’allegra gestione dei soldi dei cittadini sarà per la città motivo di grande preoccupazione, data la forte e nota situazione debitoria in cui versano le casse comunali.

Le ultime vicende relative ai dei debiti fuori bilancio sorti negli anni 80-92 quando il Vita era già amministratore al Comune di Marsiconuovo. Oggi i debiti vengono pagati con una strana formula di stralcio di fondi ex L.219/81 destinati all’edilizia privata e da fondi poco chiari provenienti da donazioni ENI.

Mentre lo Stato ci assegna delle somme per completare la ricostruzione, l’attuale maggioranza attenta a risolvere nel silenzio più assordante, ciò che alcuni di LORO hanno prodotto nel passato (debiti per mancata espropriazione di suoli privati), ha inteso ripartire con oltre il 60% delle somme assegnate il pagamento di tali debiti manifestando nel contempo uno spregio ver so coloro che ancora dopo anni attendono il famoso contributo per riparare le proprie abitazioni.

Quello che è successo in questi giorni a Marsico impone delle scelte coraggiose da parte della politica e di chi in particolare è stato eletto in consiglio comunale; preoccupa, infatti, il silenzio assordante dell’opposizione e il rassegnato e apatico atteggiamento di molti consiglieri della maggioranza stretti nel silenzio voluto da VITA, i cui pensieri sono rivolti più al suo futuro politico che al destino della città.
I Marsicani non meritano tutto questo, per questo Ti Dico di curare meno le faccende dei debiti che hai formato negli anni passati e di dimetterti da capo di un paese che continui ad agonizzare.

Sezione SD Marsiconuovo

Il Responsabile Palmino Fiore

WWF su discarica di Moliterno: La Regione non autorizzi l’ampliamento di 40.000 mc

moliternoIl WWF ha inviato oggi una nota alla Regione Basilicata e per conoscenza al Ministero dell’Ambiente chiedendo che l’Ufficio Compatibilità Ambientale della Regione respinga l’istanza di scooping presentata dalla Comunità Montana della Val d’Agri relativa all’autorizzazione integrata ambientale ed alla valutazione d’impatto ambientale del progetto relativo all’ampliamento della discarica sita in località Tempa la Guarrella di Moliterno per 40.000 mc in elevazione dell’attuale bacino.

Il progetto infatti non può ricevere parere positivo in quanto la localizzazione della discarica ricade nel perimetro del Parco Nazionale della Val d’Agri, istituito con D.P.R. dell’ 8 dicembre 2007 che all’art. 3 lettera e prescrive esplicitamente il divieto relativo all’ “apertura e l’esercizio di cave, di miniere e di discariche, nonche’ l’asportazione di minerali, fatte salve le rispettive attivita’ gia’ in atto, esclusivamente finalizzate al ripristino ambientale dei siti, previa autorizzazione dell’ente Parco;”.

Poiché le misure di salvaguardia del Parco nazionale della Val d’Agri Lagonegrese sono vigenti ai sensi del suddetto D.P.R., e non potendosi di certo configurare un ampliamento di 40.000 metri cubi quale quello previsto dal progetto presentato dalla Comunità Montana della Val d’Agri come un’attività “esclusivamente finalizzata al ripristino ambientale dei siti”, ne discende l’impossibilità da parte della Regione Basilicata di autorizzare il progetto di ampliamento della discarica senza commettere una violazione di legge.

Si fa presente inoltre che la discarica di località Tempa la Guarrella di Moliterno avrebbe dovuto essere chiusa in realtà già dall’anno 2000-2001 secondo una rotazione quinquennale con altri siti più idonei, come risulta dallo “Studio per la ricerca di aree idonee ad accogliere discariche controllate per rifiuti solidi urbani e materiali inerti” del maggio del 1993 commissionata dalla stessa C.M. della Val D’Agri.

Il WWF sollecita inoltra il Commissario del Parco, Ing. Totaro, recentemente reinsediato, ad intervenire con urgenza per  impedire che il territorio del Parco, già minacciato dalle attività petrolifere, venga ulteriormente compromesso dall’ampliamento della discarica in questione.

Prof. Vito Mazzilli

Presidente WWF Basilicata