Daily Archives: 16 febbraio 2009

Il turismo lucano non è ancora redditizio

In Basilicata, nell’ultimo decennio, Regione ed Enti locali hanno speso mediamente 11,84 Euro per presenza turistica: un valore quasi doppio rispetto alla media meridionale (6,91 Euro) e ancor più elevato rispetto a quella nazionale (4,26 Euro). La spesa pubblica ha quindi offerto un contributo importante allo sviluppo del settore turistico, orientandosi soprattutto sugli investimenti in infrastrutture materiali e immateriali e, quindi, su interventi in grado di creare le condizioni di base per un’offerta turistica adeguata. Tuttavia, a fronte delle risorse investite, la crescita del valore aggiunto turistico (comunque, una delle più elevate tra le regioni italiane) è risultata proporzionalmente meno intensa, in un contesto di difficoltà nell’intercettare una domanda con una più elevata propensione alla spesa e nel trattenere entro i confini regionali i benefici economici generati dall’espansione dell’attività turistica. Un Euro di spesa pubblica ha infatti determinato una crescita di 63 centesimi del valore aggiunto del settore, in media all’anno, contro i 73 centesimi del Mezzogiorno ed i 93 dell’Italia. L’ammontare medio degli investimenti realizzati nel settore per ogni Euro di spesa è stato di 2,96 Euro, contro i 3,74 del Mezzogiorno e i 4,87 dell’Italia.
Sono queste alcune delle indicazioni contenute nel Rapporto sulla dimensione economica del turismo nella regione, redatto dal Centro Studi Unioncamere Basilicata nell’ambito delle attività dell’Osservatorio Turistico Regionale.

“A distanza di cinque anni dall’ultimo lavoro analogo prodotto in materia, in un arco temporale caratterizzato da una crescita ancora sostenuta del fenomeno turistico in Basilicata, si è ritenuto opportuno aggiornare lo studio per dar conto delle dinamiche più recenti e delle problematiche ancora aperte, così da fornire un contributo all’individuazione delle azioni volte a consolidare lo sviluppo del settore ed a valorizzare il suo apporto alla produzione della ricchezza regionale”, commenta il presidente di Unioncamere Basilicata, Pasquale Lamorte.

“Il turismo si configura come un consumo ‘trasversale’ rispetto all’insieme delle attività economiche – aggiunge l’assessore alle Attività Produttive della Regione Basilicata, Gennaro Straziuso – e ciò determina la difficoltà di delimitarne i contorni. Ciò premesso, si è reso necessario scandagliare in tutta la sua complessità uno dei settori ‘vocazionali’ per antonomasia della nostra regione, superando il quadro informativo generale (che solitamente si limitava ad analizzare flussi e caratteristiche dei turisti) così da orientare e mirare meglio le politiche da mettere in campo nel breve e nel medio periodo”.

Il Rapporto sottolinea i passi in avanti registrati negli ultimi anni, pur rilevando che la dimensione economica del turismo in Basilicata, misurata attraverso la spesa turistica, è relativamente inferiore alla sua dimensione fisica, espressa in termini di presenze turistiche. Ciò si spiega con la minore incidenza delle tipologie di turismo caratterizzate da una maggiore propensione alla spesa (turismo d’affari e culturale, turismo straniero), sia alle minori opportunità di spesa che il sistema locale di offerta è in grado di assicurare, a causa della debolezza/carenza di attività e servizi complementari rispetto alle attività ricettive e di ristorazione, che assorbono la maggior parte della quota di spesa turistica.

La relativamente bassa diffusione di consumi turistici nella regione spiega il non elevato contributo del turismo alla produzione di ricchezza regionale: soltanto il 3,3% del Prodotto Interno Lordo della Basilicata è ascrivibile, infatti, alle attività turistiche, contro una media meridionale del 5,0% e nazionale del 5,1%.

La spesa pubblica nel settore turistico

Tra le regioni meridionali, la Basilicata è certamente quella che ha maggiormente orientato al turismo le proprie attività produttive, dagli anni ’90 in poi, alla ricerca di una stabilità che ancora non sembra però avere definitivamente trovato.
Nel Metapontino, lo sviluppo quantitativo è stato accompagnato da un’attenzione qualitativa nelle strutture ricettive, mentre minore sviluppo sembra essere stato riservato alle attività di servizio complementare, anche in conseguenza del fatto che i grandi resort sono sostanzialmente autosufficienti in termini di servizi. Un processo di riqualificazione delle strutture sembra invece essere stato avviato a Matera, oltre che a Maratea. La città di Matera si configura oggi come uno dei “poli” di maggior interesse turistico del Mezzogiorno, dotata di servizi adeguati ad un turismo nazionale ed internazionale, ma le potenzialità per una sua maggiore valorizzazione sono ancora elevate. Il forte sviluppo di posti letto nella regione è stato sostenuto soprattutto dai grandi resort realizzati nell’area metapontina, promossi e gestiti da operatori qualificati e inseriti nei circuiti nazionali e internazionali. La domanda è fortemente “dipendente”, quindi, dalle strategie commerciali di questi operatori e solo in misura modesta dalle attività di promozione svolta dalle istituzioni locali. Rispetto al passato, la clientela è oggi meno internazionale (sebbene non lo sia mai stata in misura significativa) e fortemente caratterizzata dalla prossimità geografica. Con queste caratteristiche e con questo mercato, le possibilità di maggiore sfruttamento dei posti letto sono limitate e, conseguentemente, il tasso di occupazione è assai modesto. La tendenza alla riduzione della permanenza media, inoltre, non ne favorisce certamente l’incremento.

L’area montana del Pollino non presenta segnali di dinamicità, se si eccettua la crescita degli agriturismo e dell’ospitalità familiare e sociale. E’ un area che deve rivedere la propria vocazione turistica, anche alla luce delle difficoltà a sostenere le attività sciistiche invernali.
In generale, nella regione si avverte la necessità di una strategia promozionale e commerciale maggiormente mirata nei confronti dei mercati esteri e di quelli nazionali più interessanti, accompagnata magari da interventi finalizzati al miglioramento delle condizioni di accessibilità delle destinazioni più attrattive. I segnali positivi che vengono da una recente sensibilità allo sviluppo di un turismo rurale e familiare possono rappresentare un fattore di attrazione per nuovi mercati che, anche se di prospettive quantitative relativamente modeste, possono contribuire a fornire un positivo impulso allo sviluppo di alcuni territori.

Lo sviluppo dei servizi e dell’occupazione nel settore: buone performances in un’armatura fragile sotto il profilo patrimoniale.

La forte crescita delle attività turistiche, soprattutto della ricettività, ha indotto uno sviluppo dei servizi e, quindi, dell’occupazione nel settore. Da diversi anni, infatti, la Basilicata presenta tassi di crescita più elevati, rispetto alle altre regioni meridionali, con riferimento sia alle unità locali che agli addetti. Nel periodo più recente si osserva una crescita dei servizi complementari, in particolare quelli che vanno ad accompagnare lo sviluppo dei resort balneari. Tuttavia, l’armatura del sistema imprenditoriale, salvo alcune eccezioni, è ancora fragile sotto il profilo patrimoniale e della consistenza societaria, tipico dello sviluppo di un sistema di piccoli servizi che si dispone ancora timidamente a supporto delle maggiori attività di un territorio, quasi a verificarne la solidità. Si tratta, quindi, di piccole imprese sotto il profilo dimensionale, con una forte domanda di manodopera esclusivamente non qualificata e, comunque, precaria e stagionale, tale cioè da poter far fronte alle possibili forti escursioni congiunturali, che hanno effettivamente caratterizzato l’andamento del turismo negli ultimi anni.

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Viggiano OIL WAY

Il giorno 27 di gennaio già dedicato alla memoria, al Comune di Viggiano si è voluto ricordare con una conferenza che esiste il problema petrolio in Val d’Agri. Dunque oltre alla Shoah dovremo non dimenticarci di questo fatto nuovo, si fa per dire.

Con i miei studenti presenti all’assemblea abbiamo rilevato l’alto livello e l’eccellenza dei relatori che si sono avvicendati. Abbiamo molto apprezzato l’intervento dell’ambasciatore di Norvegia che puntuale e preciso ha riferito sullo stato di fatto della produzione di greggio nel suo paese usando un linguaggio efficace, tipico della letteratura del grande Nord.

Tipicamente latino americano l’intervento di un importante signore venezuelano che ha riferito sulla produzione petrolifera nazionale e soprattutto ci ha chiarito che cosa significa per il paese in termini di sviluppo. La relazione, sebbene effettuata in lingua inglese magistralmente tradotta in simultanea, è stata molto chiara ed esaustiva anche nella parte non recitata. Ciò a riprova del fatto che la comune radice latina ovvero di una cultura ricca di metafore ci consente di comunicare a di là delle parole.

Il Venezuela è un grande produttore di petrolio e bene fa a puntare molto su questa risorsa, peccato che prima o poi questa si esaurirà con conseguenze facili da immaginare se le ricadute non sono mirate soprattutto alla costruzione di un Welfare moderno e a interventi strutturali duraturi.
I problemi della Norvegia legati alla grande produzione di greggio sono di ben altro tipo, infatti la domanda che avremmo voluto porre, se ne avessimo avuto facoltà, è se la proverbiale saggezza di questo paese sarà sufficiente per mitigare la fame di energia dei vicini di casa. Difatti, i bacini petroliferi più importanti sono ubicati in una zona molto fredda dal punto di vista climatico ma bollente dal punto di vista geopolitico e senza voler fare per forza i “Cassandra” , ci risulta che i molti paesi interessati all’area in questione tendono a ridefinire continuamente i limiti delle acque territoriali accampando diritti storici spesso attinti dalla famosa favola di Fedro (lupus et agnus).

Questo è un copione vecchio di una tragedia già recitata troppe volte nella storia dei popoli e ciò nonostante l’umanità non è ancora stanca di assistere a questa, a dir poco, grottesca rappresentazione.

A conclusione della conferenza avremmo voluto congratularci con gli illustri ospiti per meglio rappresentare il nostro senso della sacralità dell’ospitalità quale retaggio di cultura antica che ci ha guidato per millenni e che oggi è più attuale che mai grazie alla sublime invenzione dei nostri padri, la dialettica.

Dialettica che non ha avuto luogo, purtroppo, nel corso del convegno. Avremmo comunque fatto rilevare che la nostra questione petrolifera è ben differente da quelle esposte. Vero è che la produzione del bacino della valle dell’Agri rappresenta da solo più del 70% della intera produzione nazionale di greggio ed è pertanto una realtà di tutto rispetto in un paese che importa energia dal resto del mondo. E’ nostro dovere quindi occuparci di questa vicenda che appare più grande della nostra realtà regionale e ancora di più della nostra timida valle. Disgraziatamente questo evento ci coglie impreparati e inadeguati soprattutto dal punto di vista della rappresentanza politica. Ciò non significa che non esistono soggetti capaci di gestire con autorevolezza e competenza la questione petrolio ma che i soggetti validi sono stati esclusi dalla politica di arrembaggio e di pressappochismo.

La gente di Basilicata in questi ultimi anni ha operato su due canali paralleli, uno dove le persone abili hanno dato fondo alle loro capacità dando il meglio di se tanto da essere apprezzati in ogni campo soprattutto per l’umiltà, la competenza e lo spirito di sacrificio. L’altro dove ha avuto buon gioco la furbizia, il qualunquismo e qualcosa di estremamente pericolosa come l’ignoranza che ha fatto osare ad alcuni soggetti di aspirare e ricoprire ruoli chiave nella società lucana senza esserne all’altezza. Ritornando infine al tema proposto ma non sviluppato dalla conferenza, rimarcando che la nostra condizione geopolitica è ben diversa da quella dei paesi dei relatori ospiti, ricordiamo che l’Italia è collocata non a caso al centro del Mediterraneo ed è qui che è chiamata a svolgere un ruolo chiave assegnatole dalla storia malgrado i difetti di noi italiani che qualcuno acutamente definisce “virtù impazzite”.
Nel terzo millennio, dunque, l’Italia sarà chiamata a svolgere un ruolo di primaria importanza nel quadro geopolitico del mediterraneo. Questo mare che ha visto nascere la civiltà moderna non è stato sempre scenario di scontro di culture e di civiltà ma spesso e a lungo scenario di pace e di prosperità dei popoli affacciati sulle sue rive. Non è lontano, a nostro avviso, il tempo della pace in quanto necessità logica per l’intera specie umana. Non sembra vero ma il processo di pacificazione ha avuto inizio con l’esplosione della comunicazione e prosegue inesorabilmente non ostante l’accanita ostruzione di caste ottuse che hanno la presunzione di fermare il tempo e congelare la storia. La pace ha ovviamente un costo elevato in termini di vite umane e di risorse ma la politica, la buona politica servirà per contenere la spesa in questi termini e a dare una forte accelerazione al processo in corso.

La domanda che ora ci poniamo è : in un tale scenario quale ruolo avrà realmente il nostro paese e in particolare noi quale ruolo vorremo svolgere ?

Intanto dovremo rivedere la filosofia su cui si basa la nostra economia per evitare le catastrofi come quella attuale. Il nostro paese può svolgere in questo campo un ruolo importante poiché la nostra cultura pone al centro l’uomo e le sue necessità nell’accezione più generale del termine e infine per quanto riguarda noi nello specifico bisogna che investiamo nella ricerca e nelle produzioni di beni ad altissimo valore aggiunto. Questa potrebbe essere la destinazione della ricaduta della produzione petrolifera interna. Ciò comporta che le università, gli istituti di ricerca, le scuole di ogni ordine e grado vengano potenziate al massimo e preparino i giovani a cimentarsi in campi di eccellenza.

Tale scelta intelligente proteggerà le generazioni future anche quando l’oro nero sarà sempre meno oro sia per motivi geologici che politici e questi imprevedibili nel tempo e nello spazio.
Le produzioni di eccellenza, naturalmente, esigono qualità della vita adeguate in termini sociali e ambientali. In altri termini il personale altamente qualificato avrà conoscenze adeguate per favorire una politica imperniata sul rispetto dell’uomo e quindi della natura. Altre considerazioni importanti non trovano qui il giusto spazio ma ci auspichiamo di affrontarle in altri convegni se ci sarà data l’opportunità della partecipazione attiva. E’ infine fisiologico il fatto che le argomentazioni trattate suonino male a chi con grande approssimazione vuole tutto e subito ma a noi che siamo figli di gente umile e laboriosa non fa specie avviarci in questo cammino con fiducia nel futuro e amore per la nostra terra.

Gli allievi della Va B
dell’IPSIA di
Moliterno.
Prof. Antonio Aulicino.