Daily Archives: 17 febbraio 2009

Parco Laghi: SOAVE (PDCI), un primo passo significativo

“La decisione della Giunta provinciale di Potenza di prevedere, all’interno dello schema di bilancio previsionale 2009, una misura a sostegno dell’istituzione del Parco dei Laghi artificiali, dando seguito ad una proposta di legge approvata in Consiglio Provinciale, è un primo passo importante per l’attuazione del progetto di cui, da anni, sostenitore con diverse iniziative”. E’ il commento del capogruppo del Pdci in Consiglio Provinciale Raffaele Soave che proprio in occasione dell’ultima seduta del Consiglio aveva nuovamente sollecitato un “provvedimento concreto” e che sottolinea l’impegno portato avanti in tal senso dal Presidente Sabino Altobello e dall’ assessore alle Aree protette Carmine Antonio Rossi.

“Il provvedimento – aggiunge Soave – consentirà di avviare le prime azioni necessarie a disciplinare la promozione dell’utilizzo a fini ludici, sportivi, turistici, ambientali e culturali degli invasi naturali e artificiali presenti sul territorio della provincia di Potenza (il Pertusillo, Monte Cotugno-Senise, il Rendina). E’ da tempo che sto insistendo perché – continua il capogruppo del Pdci – in particolare i comprensori del Senisese e della Val d’Agri possano diventare offerta turistica vera e propria a 360 gradi superando l’attuale situazione di “gita domenicale” e di visitatori occasionali e di appassionati della pesca sportiva e infine di “buongustai” alla ricerca appunto della cucina tradizionale.

Come ha dimostrato il successo di presenze a Monte Cotugno in occasione delle gare di canottaggio o la partecipazione di turisti per le manifestazioni del Progetto Culture In Loco in Val d’Agri si possono finalmente realizzare le condizioni per far diventare queste aree al pari di altre zone turistiche in Basilicata più conosciute e più “promosse” in fiere e rassegne specializzate una meta di quel turismo cosiddetto ambientale che è in crescita nel Paese e che attira nuovi target.

Le aspettative dei giovani come di commercianti ed artigiani del Senisese e Val d’Agri sono puntate sulla possibilità di rafforzare i servizi ai turisti. Con il Parco sarà possibile dare più organicità a progetti e programmi di valorizzazione e promozione dei laghi di Monte Cotugno, del Pertusillo e di quello del Rendina, per farli diventare strumenti di sviluppo per le comunità locali e autentici “contenitori” di richiamo turistico, per un loro utilizzo come aree attrezzate per il turismo all’aria aperta, per itinerari eno-gastronomici, ambientali e storico-culturali. Gli ulteriori passi da compiere – conclude Soave – vanno condivisi con le Amministrazioni Comunali di cui riconosco il sostegno ricevuto per avviare il progetto, gli operatori del turismo, i commercianti e gli artigiani, le associazioni di pesca sportiva e canottaggio, le comunità locali”.
Per altre INFO: http://raffaelesoave.spaces.live.com

Aspettando il messia

Tanto, tanto tempo fa, ero un giovane studente come tanti che partiva dal paesello con una piccola valigetta di cartone zeppa di ogni cosa. Alla stazione ferroviaria ci attendeva la “littorina “, una piccola locomotiva diesel a forma di autobus appena più grande del trenino giocattolo di Natale.

Erano gli anni del miracolo italiano e molti compagni più fortunati partivano come me ma con le loro 500 fiat o addirittura con auto da sogno proibito come la“ mini-minor”.
Li guardavo, li invidiavo e capivo di essere povero. Ero però felice perché la mia valigia era zeppa di sogni segreti e fra i più belli le improbabili risposte ai miei troppi perché.
Così “traballando – traballando” sui binari incerti e poi sulla tratta principale dopo alcune ore si giungeva a Napoli. Lo si capiva subito dalla confusione allegra a noi del tutto estranea, di un altro mondo.

Tutti i parametri di misura della mia realtà saltavano inesorabilmente. I suoni, le facce, le strade, i palazzi e i colori erano un tripudio di sconcertanti novità.
C’era tuttavia una cosa che conoscevo bene perché non differente dalla mia, la povertà. Questa segna il volto delle persone a prescindere dall’età e dal sesso. Le rughe, gli occhi, la fronte e gli zigomi costruiscono sulla faccia la maschera della dignità, cioè della consapevolezza e dell’accettazione della propria condizione.
Quando si è poveri si è sereni, a volte felici per piccole cose e quando la malinconia ti assale il cuore si spacca e lascia entrare il mondo. Gli occhi, allora, diventano quelli dell’amore.
Questi momenti impagabili potrebbero essere buone giustificazioni per non desiderare la ricchezza ad ogni costo.
Dopo alcuni mesi mal sopportando la nostalgia, tra una sessione d’esami e l’altra si tornava a casa con la valigia piena della biancheria sporca e nella tasca interna ben custodito il libretto con i voti delle prove d‘esame.

Era messo a bella posta perché mia madre lo trovasse nel disfare il bagaglio e lo leggesse passandolo poi furtivamente a mio padre.
Nei giorni seguenti avevo la conferma dell’accaduto perché papà sorrideva per nulla e anziché camminare come al solito sembrava levitasse sul pavimento della stanza da pranzo.
Al ritorno, contrariamente all’andata, mi assaliva l’ansia per la curiosità delle novità che avrei trovato e il viaggio sembrava interminabile.
Le montagne verdi fuori dal finestrino della “littorina “ sembravano di gomma, a ogni sobbalzo si deformavano per poi riprendere istantaneamente la loro forma. Era tale l’isolamento coi miei pensieri che il piccolo universo pur traballante sembrava fermo mentre il mondo esterno ci veniva contro.

Alla fine del viaggio s’imboccava un tunnel buio e interminabile, l’ultima galleria dei “Cappuccini”.
Avanti al trenino s’intravedeva un buco di luce che a poco a poco diventava più grande e quando si usciva finalmente all’aperto avevo la sensazione di uscire dal ventre della balena di pinocchio.
Fuori ad aspettare, però, non c’era il mare ma la valle colorata, la nostra valle. Poi più avanti sfacciatamente appariva all’improvviso il paese, le tre colline, le vie, le case, tutto uguale a quello che avevo lasciato alle spalle qualche mese prima. Ancora un centinaio di metri e poi la littorina si fermava avanti allo stabile della stazione sbuffando e cigolando come se dicesse stiracchiandosi la carrozzeria “finalmente a casa ! ”.

Allo stop tutti i passeggeri, tre o quattro al massimo, si ammassavano alle porte spalancate mentre fuori ad attendere c’era il capo treno in divisa da giostraio che gesticolava farfugliando qualcosa di incomprensibile ma che suonava come :
- “signori avanti, altro giro altra corsa”.
Effettivamente quel piccolo locomotore avrebbe ben figurato in un Luna Park.
Sul piazzale puntuale come la morte era già pronto il taxi per salire su in paese. Una carrozza scalcinata d’altri tempi trainata da un mulo che si reggeva in piedi per miracolo e a cassetta Zì Leonardo, una figura spettrale incollata al sedile con la frusta appoggiata sulla spalla come un vecchio archibugio.

Zì Leonardo era quasi cieco e ciò nonostante riusciva a guidare perfettamente il calesse e il mulo; impartiva gli ordini alla povera bestia in una lingua strana a noi incomprensibile ma loro, sembrava, si intendessero benissimo. Il tassista, impedito dal pesante pastrano che lo avvolgeva completamente si girava appena e bestemmiando tra i denti sibilava :
- guagliù movitv cà si no face notte.

Io rapido come gli altri mi aggrappavo alla carrozza già in movimento a seguito di una frustata intimidatoria rivolta al mulo dal bizzarro figuro.
Ogni tanto il mulo senza un perché apparente si fermava e allora Zì Leonardo inveiva pesantemente:
- chi t’è muort e chi ti sona e campane a muort,

il mulo allora con uno scatto innaturale riprendeva la lenta marcia fino alla prossima fermata.
Qualcuno mi spiegò che la bestia aveva delle fermate fisse in memoria e perciò faceva il suo dovere visto che il guidatore era praticamente cieco nella fioca luce della sera. L’imprecazione, dunque, era un ordine perentorio a riprendere la marcia.
Tra bestemmie articolate, saette varie di frustate a salve e colorite imprecazioni si giungeva in fine nella piazza principale del paese dove gli amici di sempre e presenti occasionali si accalcavano incuriositi attorno alla carrozza.

Nei giorni delle vacanze estive, impagabili erano le notti passate in piazza sotto le stelle e senza una lira in tasca. C’era però Antonino che aveva progettato e poi realizzato il “DIURNO” , un locale per le docce pubbliche. Secondo lui la gente più era pulita e più era felice. L’impianto a suo dire era un capolavoro di idraulica, migliore di quanto avrebbe potuto progettare un aspirante ingegnere come me. Antonino era un caro genio ruspante un po’ fuori di testa magari ma amava questa sua città come un donna che non aveva mai avuto e che forse non ebbe mai.
C’era poi Nunzio, studioso e conservatore delle “storie patrie”, ad ascoltarlo ci si sentiva un po’ orgogliosi di noi stessi e dei ciottoli che calpestavamo.
Si chiacchierava di tutto senza sosta e quando veniva poi il mio turno si fermava tutto, come se qualcuno dicesse :
- silenzio parla la scienza !

Venivo considerato da questi amici quasi come un apprendista stregone, un ingegnere chimico era un po’ come il cavolo a merenda ma meritevole dell’attenzione ammirata. In sintesi mi veniva tacitamente riconosciuta l’autorevolezza e la sacralità dell’uomo di cultura, bontà loro.
Parlavo e parlavo della necessità di impiantare delle attività produttive per arginare l’esodo della speranza verso il Nord del mondo, parlavo della bellezza della nostra terra e della dolcezza delle nostre donne forti come radici di alberi secolari aggrappate a questa terra che ci ha dato la vita e che inesorabilmente ci chiamerà a se per custodirci quando ormai stanchi riposeremo per sempre.

Alla fine tutti incantati e sgomenti zittivano per un po’ ma qualcuno poi metteva un punto a tutto ciò che pesava come un macigno enorme, inamovibile.
- Sarebbe bello ma ci vorrebbe “qualcuno “ coi soldi che venga a investire quaggiù.
Il sottoscritto allora sconsolato chinava la testa, riprendeva fiato e si rimproverava mentalmente di essere ricascato per l’ennesima volta nel peccato di presunzione di convincere questi compagni di cose che conoscevano meglio di me e cioè che Babbo Natale non esiste e che tutto ciò che avevamo era frutto di un duro lavoro per strappare alla terra quel poco che ha consentito alla nostra gente di sopravvivere.

Oggi in qualche modo ce la caviamo, io sono diventato un professionista stimato, Nunzio e Antonino sono andati e nella sostanza nulla è cambiato.
Si parla sempre di come risolvere quelle piaghe antiche e a conclusione qualcuno ripete come un’eco che viene da lontano: “ci vorrebbe qualcuno” ….
Io ormai ho imparato a tacere e insieme a questi nuovi amici aspetto qualche “messia” sotto le stelle di agosto, sapendo bene che quello che verrà giudicherà “ i vivi e i morti” ma sperando che almeno qualcuno resti vivo ad aspettarlo.

A.A.

Gherardo Colombo a Bernalda

Mercoledì 18 febbraio 2009, alle ore 10,00, al Palazzetto dello Sport “Palacampagna” di Bernalda parlerà agli studenti e ai cittadini lucani l’illustre giudice di Mani Pulite Gherardo Colombo, modello assoluto di coerenza professionale, di integrità morale e di fedeltà allo Stato e alla sua umana evoluzione.

Coordinerà i momenti dell’incontro il Direttore del ‘Quotidiano di Basilicata’ dott. Paride Leporace.
L’evento eccezionale è occasione rara per tutti di ascoltare dalla viva voce del Giudice la via giusta da seguire per vivere e realizzare la vera democrazia.
Nel rispetto delle persone e delle Istituzioni il Comitato ha esteso l’invito a tutte le Autorità Costituite della Regione, della Provincia e dell’Ente Locale.

Il Comitato “Cittadini Attivi”
di Bernalda e Metaponto