Qualche giorno fa la rivista Panorama ha pubblicato un articolo che ha stranamente riscosso pochissimo successo: secondo i dati della Pubblica sicurezza gli stupri nel 2008 sono diminuiti del 8,4%.

In forte diminuzione anche gli stupri di gruppo, scesi del 24,6%, e le violenze sessuali aggravate con un trend in diminuzione del 16% nel triennio 2006-2008. Per quanto riguarda il riconoscimento e l’individuazione degli autori delle violenze sessuali lo scorso anno le forze di polizia hanno individuato 8.845 stupratori, a fronte di 8.749 segnalazioni nel 2007 e di 7.715 nel 2006.
Inoltre, se le diminuzioni sono pur sempre esigue per un reato così odioso, il dato significativo sta nei dati relativi agli autori: nel 60,9% dei casi infatti gli autori delle violenze sono italiani e solo il 7,8% dei violentatori è romeno e il 6,3% marocchino.
Analizziamo ora cosa accade nelle grandi città osservando ad esempio la situazione di Roma e Milano. Simonetta Matone, capo di gabinetto delle Pari opportunità, afferma che “rimane la prevalenza degli italiani, ma nei dintorni della capitale la percentuale scende al 48 per cento, mentre quella dei romeni sale al 28 per cento”.
A Milano si è passati dai 526 casi nel 2006 ai 480 nel 2008, con una netta prevalenza degli italiani nel 41% delle violenze (solo l’11% è romeno e l’8% egiziano).
La diminuzione del dato non è comunque di quelle che fanno fare i salti di gioia, ma se si pensa che da mesi i media non parlano che di violenza sessuale, mettendola in risalto soprattutto quando il reato è compiuto da un rumeno o da un extracomunitario, il beneficio del dubbio sul motivo di un simile interesse morboso da parte dei media va concesso.
La crisi economica è di certo un argomento che fa accumulare tensioni per quanto essa sta influendo sulla vita degli italiani. Migliaia di posti di lavoro che ogni giorno vanno in fumo, prezzi che continuano a salire, famiglie che non riescono ad arrivare alla terza settimana, banche in crisi, valore dei nostri risparmi via via sempre meno consistente…
L’Italia, come tutti i paesi occidentali, è in un tunnel in cui ci si è entrati lo scorso anno ma da cui ancora non si riesce a scorgere la luce. Sono in crisi le banche, l’industria dell’automobile, le assicurazioni, le aziende tessili, il settore aeronautico (Boeing e Airbus hanno già annunciato licenziamenti), le telecomunicazioni. E’ una crisi dalle proporzioni gigantesche, su scala globale, forse anche maggiore di quella del 1929.
Cresce nei più attenti il sospetto che si voglia sviare l’attenzione dell’italiano medio, vincolandone l’attenzione su altri problemi che smuovano, nel cittadino-spettatore, reazioni viscerali e che concedano vie di sfogo, che vadano dall’odio per lo straniero alla pietà per il malato terminale (vedi tormentone mediatico del caso Englaro).
Forse, sulla crisi in corso, è anche corretto non generare inutili isterismi collettivi che potrebbero portare ad un collasso del nostro sistema economico (si dice che se tutti noi prelevassimo i nostri soldi dalle banche si rischierebbe un enorme crack finanziario).
Tuttavia in questo modo ci si imbatte in un altro pericolo, già manifestatosi in modo nefasto all’inizio del secolo con conseguenze sin troppo note. Il rischio che, a lungo andare, il focalizzarsi dei media verso le violenze dello “straniero” potrebbe generare in tutti noi una sorta di xenofobia ridicola che non considera la stragrande maggioranza degli stranieri che lavora e produce in maniera onesta e costituisce l’ossatura dell’Italia di oggi e di domani e che, insieme a tutti noi, sarà l’anima della prossima rinascita economica.
G. Massari
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