Daily Archives: 3 marzo 2009

I cittadini non vogliono il petrolio!

petrolio Apprendiamo dalla stampa locale e con un certo ritardo che in data 29/12/2008 e magari a notte fonda (guarda caso le decisioni importanti vengono prese sempre quando la gente è distratta dalle feste o dalle ferie agostane) la giunta regionale della Basilicata di cui fa parte l’assessore Antonio Autilio ha votato all’unanimità l’autorizzazione all’estrazione per 5 nuovi pozzi petroliferi, 4 dei quali ricadenti sul territorio del comune di Marsico Nuovo (all’interno del Parco Della Val D’Agri) ed il quinto a quanto ci è dato di sapere dovrebbe sorgere a soli 400 metri dall’ Ospedale di Villa D’Agri.

Ora, l’inquinamento ed i danni alla salute umana che il centro olii di Viggiano sta provocando ormai da 10 anni all’aria, alle acque, all’agricoltura e soprattutto alla salute dei cittadini della Valle, alla luce anche dei dati scientifici che cominiciano ad essere pubblici e che in modo tristemente inequivocabile dimostrano la crescita esponenziale di casi di tumore, ci chiediamo e vi chiediamo (in particolare ad Autilio): possibile che non vi sia venuto un solo dubbio prima di firmare le nuove autorizzazioni ??

Possibile che non abbiate sentito l’esigenza di riflettere un attimo, di pensare magari ad informarvi su cosa ad esempio significa essere esposti all’Idrogeno Solforato o al Benzene ?? Non sarebbe stato meglio aspettare ??

Sappiamo già la risposta  che ci darete in perfetto "burocratese"  "le autorizzazioni erano un atto dovuto in quanto frutto di accordi ed autorizzazioni fatti precedentemente e quindi l’assessore Antonio Autilio non ha potuto sottrarsi alla firma" si ma resta il fatto che sotto quelle autorizzazioni c’è la firma Dell’Assessore Antonio Autilio del Partito dell’Italia dei Valori. Autorizzazioni che potrebbero rappresentare la definitiva "CONDANNA A MORTE"   per Marsico Nuovo, per la Valle, per il suo Eco-sistema e cosa più grave per la sua gente.

Vi rivolgiamo un accorato e pressante appello a rivedere la vostra decisione e contrastarla in tutti i modi ed in tutte le sedi fino a quando non sarà fatta chiarezza  sulle cause e gli  effetti delle estrazioni petrolifere in Val D’Agri.

Sempre dalla stampa apprendiamo che:

A Roma il senatore Belisario ha presentato interrogazioni parlamentari e richieste di chiarimenti al governo nazionale circa la pericolosità delle emissioni di Idrogeno Solforato e di tante altre schifezze che l’ENI gentilmente ci fa respirare tramite il centro olii di Viggiano.

A Potenza l’assessore Autilio autorizza altri 5 pozzi di petrolio, delle due l’una, o di qua o di là, quello che state facendo ha tanto il sapore di un becero doppio gioco per mettere il cappello ad un malumore che serpeggia e sta crescendo tra la popolazione lucana con il nascere giornaliero di comitati ed associazioni su tutto il territorio.

AMBIENTALISTI E PREOCCUPATI A ROMA

POLTRONARI E DISTRATTI A POTENZA

e..no !! caro Antonio, così non va.

Comitato Rinascita Marsicana

Il Presidente Mario Colella

‘O Bannu’: il nuovo fantastico CD degli ETHNOS

Sarà pubblicato a fine marzo l’album "O Bannu" prodotto da Graziano Accinni ed Ennio Rega.

Copert CDTRE SORELLE _5 ETHNOS nasce da un progetto di Graziano Accinni, collaboratore e chitarrista di Mango dal 1981 al 2005, compositore e performer molto apprezzato collabora tra gli altri con Mina e Jan Anderson. La passione manifestata dall’eclettico chitarrista lucano nella riscoperta musicale della storia della Basilicata, muove dalla convinzione che il vissuto di ogni comunità possa coincidere con nuove letture interpretative e forme espressive contemporanee: se ogni comunità sarà capace di ripensare in maniera creativa e critica il suo passato, la coscienza di esso permetterà sia di individuare la distanza che lo separa dal presente che di essere rievocato e valorizzato.

Nei 16 brani dell’album “O BANNU” (dalla figura del banditore ormai scomparsa, che lancia un ultimo grido di una profezia inascoltata), scorre la vita della civiltà contadina del popolo lucano, un’umanità che non crede in monachicchi, streghe e filtri magici, ma ne conserva la ritualità, i gesti, ma anche i suoni, i sapori e i colori.

Questo repertorio appartiene a quei musicanti provenienti dalla Valle dell’Agri in provincia di Potenza, che con i loro strumenti: arpa popolare, violino, mandolino, flauto e chitarra, giravano il mondo, dall’Australia alla Francia, dall’Inghilterra alle Americhe proponendo i loro repertori antichissimi. Ethnos trasforma nenie, canti alla Madonna, tarantelle e ballate popolari in brani dalle caratteristiche tecniche nuove. L’incrocio delle voci interpretate con le chitarre danno luogo a una varietà di echi che rimandano alla cultura greca e marocchina, altre voci ci riportano inconsapevolmente alla cultura andalusa e al Fado portoghese: un’antica tarantella è suonata al triplo della velocità originale, una polca apre ad un sound country americano e dopo un solo di banjo ritorna nei saloni da matrimoni del Sud Italia. Una sperimentazione di grande impatto live.

Gli Ethnos si muovono quindi tra due sponde, quella della comprensione delle radici antiche e quella della trasformazione evitando la rigidità di una ricerca puramente scientifica, ma usando le melodie popolari come scambio tra modelli e possibilità diverse, al fine di rivitalizzare un patrimonio immateriale che rischia di estinguersi. L’album è composto da brani di grande virtuosismo (Musa mediterranea, Polcabasilisca, Antidotum, Polca a matrimonio, Lucanae, Tarantella all’aviglianese, O Bannu) e brani che restituiscono armonie e melodie provenienti da canti devozionali (Madonna del sacro monte, Rusariu, Crevu, Devozionale), e ancora brani descrittivi o racconti (Sciucam, Fiore ri lu fiori, Vola e mena, Cirasieddu, Sona si vuoi sunà).
“O Bannu” è prodotto da Scaramuccia Music in collaborazione e con la direzione artistica del cantautore Ennio Rega.

Gli Ethnos da oggi sono anche presenti su MySpace al seguente link.

La Corte dei Conti: bilanci di Enti locali apulo-lucani a rischio per colpa dei derivati

soldi BARI - Un Comune pugliese su 4 ha in pancia strumenti finanziari derivati, e circa un terzo di questi contratti sono in perdita. Lo rivela la Corte dei Conti, che in un rapporto presentato giorni fa in Senato ha circoscritto la portata del fenomeno. Per quanto riguarda la Puglia, le perdite potenziali stimate dai Comuni ammontano infatti a poco più di 5 milioni di euro. Poca cosa rispetto ai 682 milioni di debiti che quelle stesse amministrazioni espongono nel bilancio 2008: la sola Regione rischia perdite per derivati 8 volte più pesanti.

A novembre era stata l’Anci a lanciare l’allarme, annunciando che c’erano 60 Comuni pugliesi a rischio crac per via dei derivati. Il numero degli enti locali che hanno stipulato quel tipo di contratti coincide (secondo i giudici contabili sono 67), ma lo scenario è molto differente. La Corte sottolinea infatti che la perdita prevista per derivati, a livello nazionale, è pari allo 0,99% del debito complessivo dei Comuni. L’Anci però non cambia idea e invita a tenere gli occhi aperti. «Il problema – spiega il vicepresidente regionale Fabiano Amati – è che quei derivati hanno scadenza medio-lunga, e che si tratta di prodotti molto rischiosi: nessuno è in grado di prevedere cosa accadrà tra 10 o 15 anni. Può un Comune essere assoggettato a un rischio così alto?». Insomma, dice Amati, un ente pubblico – che gestisce soldi pubblici – ha l’obbligo di pensare al caso peggiore: «Spesso i Comuni hanno firmato contratti che non hanno nemmeno capito, nonostante abbiano dichiarato di essere operatori specializzati».

Secondo l’Anci, dunque, gli enti locali dovrebbero abbandonare questo tipo di investimenti speculativi, anche se Fabiani giudica «improbabile» l’ipotesi di un accordo con le banche, e paventa invece la possibilità di percorrere la strada giudiziaria. L’alternativa è la soluzione legislativa, che è quella su cui sta lavorando il Senato, ed a cui il rapporto della Corte dei Conti ha portato la fotografia del fenomeno. 
Tornando ai numeri, il rapporto si occupa anche dei Comuni lucani: sono 12 (il 9%) quelli che hanno stipulato derivati, e 6 prevedono una perdita che valutano in poco meno di 200mila euro. Ci sono poi tre Province pugliesi (nessuna in Basilicata) che hanno fatto ricorso alla finanza creativa, ma nessuna ha dichiarato in bilancio perdite potenziali. Fino alla scadenza dei contratti, infatti, i guadagni (o le perdite) sono puramente teorici, anche se una prudente gestione induce gli amministratori pubblici ad accantonare in bilancio le risorse necessarie a far fronte alle perdite.

Stando ai numeri, rispetto a quella dei Comuni è molto più preoccupante la situazione della Regione. In una operazione di ristrutturazione del debito portata a termine dalla giunta Fitto, nel 2003 la Puglia ha stipulato due swap con Merrill Lynch per un valore di 870 milioni di euro. A oggi il mark to market (valore di mercato) di quei due contratti è negativo per 43 milioni. Stesso discorso per l’Acquedotto Pugliese, che nel 2004 ha contratto un debito da 165 milioni di sterline con la stessa banca inglese, debito collegato a un derivato che ad oggi sarebbe in perdita per circa 40 milioni. In entrambi i casi si parla di cifre teoriche, che andranno valutate alla scadenza. Aqp sta cercando da uscire dal tunnel attraverso un’azione legale contro Merril Lynch, con la quale spera di arrivare ad un accordo che permetta di rinegoziare il contratto a cifre ragionevoli.

Anche alla Regione qualcuno si era posto il problema: l’ex assessore al Bilancio, Francesco Saponaro, aveva predisposto una strategia per limitare le perdite. Attraverso la rinegoziazione dei mutui dell’intesa convenzionale, Saponaro aveva previsto di ottenere risparmi sugli interessi che sarebbero stati in parte utilizzati per costituire un fondo rischi: l’operazione è stata recentemente rinviata a tempi migliori.

MASSIMILIANO SCAGLIARINI

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

Non c’è pace nella sinistra italiana

DARIO RE DEI PERSI

Non c’è pace nella sinistra italiana… tanto da far pronunciare al motivatissimo Dario Franceschini, sapientemente disegnato nella vignetta di Bochicchio, la frase "dobbiamo finirla con la stagione della litigiosita’ interna che danneggia e copre anche le cose buone che abbiamo fatto fino ad ora alimentando il circuito di polemiche sulla stampa".