Daily Archives: 5 marzo 2009

Tumore al colon, in Basilicata serve screening per salvare 90% dei pazienti

ospedale Ogni anno in Basilicata 450 persone ricevono una diagnosi di tumore del colon retto, e 190 muoiono a causa di questa malattia, seconda per tasso di mortalità per neoplasie dopo il tumore al polmone. I dati sono contenuti nel rapporto “Il tumore del colon retto in Europa e in Australia: sfide e opportunità per il futuro” presentato lo scorso lunedì, a Milano, e realizzato dalla London School of economics. In Basilicata, è scritto in una nota, non sono state organizzate attività di monitoraggio per questa patologia: secondo i ricercatori una diagnosi precoce e un trattamento tempestivo potrebbero salvare il 90 per cento dei pazienti. In Italia il tumore al colon retto colpisce circa 40 mila persone ogni anno, con 15 mila decessi.

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

Dall’estero una esperienza di lavoro nel Parco del Cilento

untitled Si conclude lo stage che la Dott.ssa Marie Neczyporenko, proveniente dalla regione della Vallonia in Belgio, ha realizzato nel parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano. La giovane biologa, benché impegnata nella riserva naturale di Lons-le-Saunier in Francia, ha deciso di fare un’esperienza di lavoro e formazione in Italia per affinare il suo progetto professionale.

Cogliendo l’opportunità di finanziamento del servizio pubblico per l’impiego belga e grazie alla collaborazione della rete locale EURES del Centro per l’Impiego di Vallo della Lucania, ha scelto quindi la nostra area protetta per apprendere nuove tecniche di studio e di ricerca, oltre che migliorare le sue competenze linguistiche. Marie Neczyporenko traccia un bilancio positivo dell’attività svolta nel Parco: “la mia esperienza qui nell’ambito della ricerca è stata senz’altro interessante. Mi sono occupata dell’analisi statistica dei dati sui danni causati dalla fauna alle colture presenti nel parco, utilizzando anche il programma di cartografia GIS. Ho, inoltre collaborato ad un progetto sullo studio dell’habitat del gatto selvatico e della martora, due specie presenti all’interno del Parco”.

Comunicato Parco del Cilento

Ariel Sharon non deve morire!

untitled Ariel Sharon ha compiuto ottantuno anni il 27 Febbraio scorso. E non lo sa. In coma dal 4 Gennaio 2006 per un’emorragia cerebrale, solo la moderna scienza medica riesce a tenerlo ancora in vita.

E’ troppo lontano il 16 Settembre 1982, quando l’allora baldanzoso Ministro della Difesa di Sion diede l’ordine di illuminare a giorno i campi profughi di Sabra e Shatila, alla periferia di Beirut, permettendo ai falangisti cristiani di fare una strage di civili palestinesi e libanesi. Quella volta Sharon si guadagnò sul campo il disprezzo del partigiano Sandro Pertini, che di lui disse: ““il responsabile dell’orrendo massacro è ancora al governo in Israele. E quasi va baldanzoso di questo massacro compiuto. E’ un responsabile che dovrebbe essere bandito dalla società". Parole inascoltate.

Eppure, a differenza degli oltre 3000 civili straziati di Sabra e Chatila (per i quali il Washington Post, il 20 Settembre 1982, scrisse: “la scena nel campo di Shatila, quando gli osservatori stranieri vi entrarono il sabato mattina, era come un incubo. In un giardino, i corpi di due donne giacevano su delle macerie dalle quali spuntava la testa di un bambino. Accanto ad esse giaceva il corpo senza testa di un bambino. Oltre l’angolo, in un’altra strada, due ragazze, forse di 10 o 12 anni, giacevano sul dorso, con la testa forata e le gambe lanciate lontano. Pochi metri più avanti, otto uomini erano stati mitragliati contro una casa. Ogni viuzza sporca attraverso gli edifici vuoti – dove i palestinesi avevano vissuto dalla fuga dalla Palestina alla creazione dello Stato di Israele nel 1948 – raccontava la propria storia di orrori. In una di esse sedici uomini erano sovrapposti uno sull’altro, mummificati in posizioni contorte e grottesche” ), a nessuno è concesso di vedere la morte che si fa spazio sul viso di Sharon. Nessuno può avvicinarsi alla sua stanza d’ospedale: sorvegliata giorno e notte dal Mossad, assomiglia ad un fortino inespugnabile.

Forse suda freddo Sharon oppure, chissà, adattando a Sharon ciò che suor Albina ha detto per Eluana Englaro (“qualche volta muove gli occhi, soprattutto se le parla suor Rosangela, non si riesce a capire se comprende, ma io penso di sì, anche se clinicamente dicono di no”), possiamo immaginare il vecchio pachiderma ribellarsi alla condizione persistente di chi è costretto a rimanere chiuso dentro una stanza di pochi metri quadri, manco fosse una delle tante centinaia di migliaia di palestinesi che lui stesso ha fatto recintare con un Muro lungo centinaia e centinaia di chilometri.

Forse Sharon è davvero cosciente ed ha paura. Come ne avevano i bambini innocenti, le donne e gli uomini di Gaza che il mese scorso, per 23 giorni consecutivi, il suo successore Olmert ha fatto dilaniare con bombe pesanti, ad implosione, silenziose ed al fosforo.
O forse è semplicemente triste l’ex macellaio di Sion, ora ridotto ad un ammasso di rottami umani del peso di 50 kili, perché non potrà più attraversare spavaldo, come fece nel 2000, la spianata della moschee di Gerusalemme, scatenando l’ira dei palestinesi e la seconda intifada.
Anche se i medici sono stufi di dover tenere forzatamente in vita un paziente che se non fosse così ingombrante sarebbe già morto, la famiglia ed il 72% degli israeliani (che lo ringrazieranno sempre per i servigi resi al popolo “eletto” da Jahvè) tengono duro e chiedono che le cure mediche non si interrompano.

Non c’è nulla di male nel volere che Sharon stia ancora un altro po’ in coma. Molto probabilmente è ciò che pensano anche molte di quelle famiglie palestinesi che per colpa sua hanno subito lutti e versato lacrime. Stessa idea per i politici baciapile nostrani, come il Ministro ex Socialista Sacconi, l’ex radicale Capezzone, ora portavoce di Forza Vaticano, il Presidente Berlusconi, o come il Cardinale Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio consiglio per gli operatori sanitari per la Pastorale della salute, che in questi giorni è tornato ad attaccare Beppino Englaro: "Abbiamo un comandamento, il quinto, che dice di non uccidere. Chi uccide un innocente commette un omicidio e questo è chiaro. Se Beppino Englaro ha ammazzato la figlia Eluana allora è un omicida".

Per tutti questi motivi e tanti altri ancora, ci associamo al 72% di israeliani ed alla famiglia di questo sionista criminale di guerra. Non uccidete Sharon.
Ariel Sharon non deve morire!

Francesco Fumarola

Mercante di Venezia

Basilicata; E’ lucana la donna più anziana d’Italia: ha 113 anni

statistiche Potenza, 3 mar. (Apcom) - Lucia Lauria, nata a Pietrapertosa, in provincia di Potenza, il 4 marzo 1896, festeggerà domani i suoi 113 anni. "E’ la donna più anziana d’Italia – ha detto il sindaco di Pietrapertosa, Antonio Stasi – avendo superato, lo scorso 15 febbraio, il record di 112 anni e 346 giorni che apparteneva ad un signore del nuorese. Anche sua madre – ha aggiunto il sindaco – ha vissuto tanto. Lei non ha superato i cento anni, ma in quell’epoca in pochi andavano oltre i 90". Nonna Lucia trascorrerà il giorno del suo compleanno a Salerno, in casa della figlia ultraottantenne, dove vive per tutto il periodo invernale.

Fonte: Tendenze On Line