
Sono appena trascorsi 24 ore da, quando la Terra ha tremato con forza a L’Aquila e nei piccoli e bei paesini di provincia. Si cerca di sapere le notizie, le riprese in diretta, grazie alla moderna comunicazione si accavallano, portando notizie in diretta di una tragedia che si sta consumando sotto gli occhi di milioni di persone trepidanti. Non si ha il tempo e non è il caso di parlare su quello che poteva essere fatto e che non è stato realizzato. Ora è necessario intervenire per dare speranza a chi è ancora sotto le macerie.
L’Italia è una nazione soggetta a forte rischio sismico. Molte sono state le tragedie e le distruzioni che in mille anni sono state riportate.
La prima da ricordare è accaduta a Catania nell’anno 1169 che procurò moltissime vittime, stimate in 20.000.
Dopo tre secoli si ha notizia certa di un altro grave sisma che colpì, nel 1468 l’Irpinia, il Matese ed il Sannio.
Il XVII secolo è senza dubbio quello che ha procurato più terremoti che hanno coinvolto il Gargano, la Basilicata (Pisticci in particolare), la Calabria e per ultimo, il 1693 la Sicilia orientale (Val di Noto): in questo terremoto, durato 2 anni con 1500 repliche, sono stati distrutti 45 centri abitati, con 60.000 vittime. Novant’anni dopo, si è verificato quello che è stato definito “Il Terremoto della Calabria”, durato circa 3 anni con una serie di 5 scosse catastrofiche dello XI grado della scala Mercalli che hanno raso al suolo interi paesi. Il sisma interessò tutta la Calabria meridionale ed anche Messina.
Nel 1826 e nel 1857 la terra trema, a lungo in Basilicata. La prima volta a Potenza, Satriano, Melfi, Tito interessando tutto il materano. Trent’anni dopo, il sisma, con epicentro a Tramutola, provoca dei danni a tutti gli edifici di Potenza e nella zona della Val d’Agri. Nel mese di Dicembre le scosse replicarono, tutti i giorni, nelle zone terremotate, dove “la terra si apriva e i colli franavano”. Questi episodi sismici si sono ripetuti a Salerno, Ischia (1883), Nicastro (1905) e Ferruzzano (1907). Il 28 Dicembre del 1908, cento anni fa, a Messina e Reggio Calabria si è verificato il terremoto con maremoto, che testimoniava l’epicentro in mare, che ha procurato il maggior numero di vittime nella storia italiana, da 80 a 120.000.
Le due città furono letteralmente rase al suolo.
Nel secolo scorso, la terra è stata, spesso, in movimento: si annoverano terremoti nella Marsica (1915 Avezzano distrutta con migliaia di morti) in Sicilia (Giarre 1918), in Toscana (Mugello e Garfagnana 1919-20), in Irpinia (1930), in Sicilia (Belice 1968), in Friuli (1975, Gemona e altri paesi con 1000 morti) e di nuovo il terremoto tra Irpinia e Basilicata, con più di 3000 morti.
Sono trascorsi circa 29 anni da quella Domenica sera del 23 Novembre del 1980, quando l’orologio di Piazza Prefettura, a Potenza, si ferma alle 19,34! Da lontano s’ode un forte boato, poi la terra comincia a tremare, in continuità per un tempo che sembra infinito. Ottanta lunghi secondi e quelli finali creano un movimento ondulatorio così forte che tocca lo stomaco. Non si ha il tempo di capire; quando la mente assimila quello che sta accadendo è già troppo tardi: tutto si compiuto….Le macerie, le pietre ed i muri di fango e la polvere soffocano le grida che s’inseguono e dopo si fermano e muoiono. Le case di molti paesi, antichi presepi naturali, posti in cima alle colline, hanno ceduto, seppellendo nell’ultima scossa ondulatoria di 15 secondi, tutto. Dopo un lungo silenzio si cerca di comprendere, e con gli occhi lavati dalle lacrime si comincia a scavare con le mani, cercando una voce, un palpito di vita nell’oscurità..
Qui c’era la mia casa…
I miei figli erano in Chiesa per la funzione…
Dal buio profondo ed impenetrabile si odono delle voci fievoli e da lontano un abbaiare di cani.
Anche la nostra anima è sconquassata, il pianto non c’è: tutto è stato così improvviso. Un terremoto, magnitudo 7 della scala Richter ha raso al suolo anche la nostra coscienza.
Aspetteremo molto con il coraggio e con la nostra atavica rassegnazione, che arrivi qualcuno per aiutarci.
In Basilicata ed in Irpinia, tutto è stato più devastante, poiché non esisteva, ancora, la Protezione Civile, nata subito dopo, ma operante solo da pochi anni.
Un Presidente che grida la vergogna, un santo con la tonaca bianca impolverata che arriva subito nell’Ospedale di Potenza, la solidarietà nazionale, tramite i giovani, accorsi da tutte le parti d’Italia, “gli angeli del terremoto”, sono i ricordi di una gran tragedia che ha colpito la nostra nazione.
Cosa si può fare in futuro per evitare simili disastri? Molto come prevenzione.
Michele Santoro
Fonte: LucaniaNews 24